CRONACA GIUDIZIARIA
Patologie tumorali e uso eccessivo del cellulare: dal caso Ivrea al caso Brescia
fonte: 
Redazione InSic.it
area: 
Salute e sicurezza sul lavoro
Patologie tumorali e uso eccessivo del cellulare: dal caso Ivrea al caso Brescia Si è rincorsa sui social la notizia della sentenza del Tribunale di Ivrea del 30 marzo scorso, che ha riconosciuto il nesso fra un uso eccessivo del cellulare e lo sviluppo di un neurinoma, nel caso di un dipendente, affetto dalla patologia, che aveva usato il cellulare per più di tre ore al giorno senza protezioni.
Al dipendente, INAIL dovrà corrispondere rendita vitalizia da malattia professionale.


Il caso
La notizia è stata riportata in prima battuta dal sito Neurinomi Info, uno spazio di approfondimento sui danni da esposizione ai campi elettromagnetici da telefonia cellulare, realizzato dallo Studio Legale Ambrosio & Commodo con l'assistenza di A.P.P.L.E. (Associazione per la Prevenzione e la Lotta all'Elettrosmog).
È stata poi rilanciata da diverse testate e associazioni.
Di seguito, l'intervista video rilasciata dal dipendente, Roberto Romeo, segnalata anche sul canale Youtube di INAIL.

L'Intervista


Un commento sulla sentenza della Corte di Brescia
In attesa del deposito delle motivazioni, si ricorda su Neurinomi che la Corte d'Appello Brescia del 2009 era stata la prima a riconoscere quel tipo di nesso (ribaltando una decisione del tribunale di Bergamo), confermata poi nel 2012 dalla Corte di Cassazione .
Sulla rivista Ambiente&Sicurezza sul lavoro abbiamo riportato un commento di G. De Falco su quella sentenza apripista, emessa dalla Corte App. Brescia, sez. lav. del 22/12/09 (ud.
10/12/09) n. 514, in base alla quale deve essere riconosciuta l'origine professionale di una malattia tumorale celebrale che ha colpito un dirigente che per ragioni di lavoro aveva utilizzato per molti anni e per circa cinque ore al giorno il telefono cellulare e il cordless, qualora il nesso di causalità tra il lavoro e la malattia, la cui dimostrazione grava sul lavoratore, sia accertato non già sulla base di presunzioni semplici ma alla stregua di una valutazione espressa in termini di ragionevole certezza, intesa come rilevante grado di probabilità.

Scriveva De Falco su Ambiente &Sicurezza sul Lavoro, che si trattava della prima occasione in cui la giurisprudenza ha riconosciuto l'uso del cellulare e del cordless quale causa del tumore insorto al cervello di un dirigente, sul lato in cui gli apparecchi erano prevalentemente appoggiati.
E aggiungeva: "La tutela previdenziale per le malattie non tabellate (e cioè non ricomprese negli elenchi delineati dalle norme) presuppone che il lavoratore dimostri che l'origine della malattia risiede nella causa di lavoro.
Nella specie il consulente tecnico di ufficio aveva accertato, sulla base di una rigorosa analisi condotta alla luce delle cognizioni scientifiche, l'alta probabilità, quanto meno concausale, della riconducibilità della patologia all'uso eccessivo degli apparecchi telefonici".


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