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Clima: a Strasburgo la ratifica dell'Accordo di Parigi
fonte: 
Redazione InSic.it
area: 
Tutela ambientale
Clima: a Strasburgo la ratifica dell'Accordo di Parigi È entrato in vigore ieri, 4 ottobre 2016, l'Accordo di Parigi sul Clima collegato alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, adottato a Parigi il 12 dicembre 2015, grazie all'approvazione della sua ratifica da parte del Parlamento europeo, alla presenza del Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, del Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon e della Presidente della COP 21 Ségolène Royal

Con l'approvazione da parte del Parlamento europeo, il Consiglio può adottare formalmente la decisione. Parallelamente gli Stati membri dell'UE ratificheranno l'accordo di Parigi individualmente, in conformità delle rispettive procedure parlamentari.

Valenza a livello europeo
Ad oggi, 62 parti contraenti, responsabili di quasi il 52% delle emissioni totali, hanno ratificato l'accordo di Parigi. L'accordo entrerà in vigore 30 giorni dopo la sua ratifica da parte di almeno 55 parti che rappresentano almeno il 55% delle emissioni totali. La ratifica e il deposito da parte dell'UE segnano il raggiungimento della soglia del 55% delle emissioni, consentendo così l'entrata in vigore dell'accordo.
Nel comunicato diffuso dalla Commissione europea, si riporta che la stessa Commissione ha già presentato le proposte legislative per rispettare l'impegno dell'UE a ridurre le emissioni dell'Unione europea di almeno il 40% entro il 2030.

E in Italia
Durante il Consiglio dei Ministri di ieri, 5 ottobre, il Consiglio dei ministri, su proposta dei Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale Paolo Gentiloni e dell'ambiente Gianluca Galletti, ha approvato il disegno di legge di ratifica ed esecuzione dell'Accordo di Parigi.
Nello specifico, il disegno di legge prevede, nell'ambito degli impegni assunti dall'Italia, la partecipazione alla prima capitalizzazione del "Green Climate Fund" con 150 milioni di euro, 50 per ogni anno fino al 2018, che si aggiungono ai 50 milioni già versati dal nostro Paese nel fondo che sostiene gli sforzi dei Paesi in via di sviluppo nel conseguimento degli impegni dell'accordo.

L'Accordo
I Governi hanno concordato l'obiettivo a lungo termine di mantenere l'aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli preindustriali, e di cercare di limitarlo a 1,5°C, soglia che ridurrebbe in modo significativo i rischi e le ripercussioni dei cambiamenti climatici.
L'accordo chiede che le emissioni globali raggiungano il picco il più presto possibile, riconoscendo che i paesi in via di sviluppo avranno bisogno di tempi più lunghi, e che vengano poi ridotte velocemente avvalendosi delle migliori conoscenze scientifiche disponibili. Prima della conferenza e durante il suo svolgimento i paesi hanno presentato piani d'azione nazionali sul clima per la riduzione delle emissioni. Il contributo complessivo dei 185 piani nazionali presentati prima della conferenza non è sufficiente per contenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C entro la fine del secolo, ma l'accordo traccia la strada per raggiungere l'obiettivo.

Per comprendere tutti i punti dell'Accordo, leggi il nostro Approfondimento tratto dalle pagine della Commissione Europea

Per maggiori informazioni  
consulta il sito www.regioni.it 
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