QUESITO
Sostituzione estinguenti e tempistica da adottare
fonte: 
Redazione Rivista Antincendio
area: 
Prevenzione incendi
Sostituzione estinguenti e tempistica da adottare Continuiamo con l'analisi del quesito, pubblicato integralmente sul numero di Giugno della rivista Antincendio, che solleva una serie di problematiche e di dubbi sull'applicazione della UNI 9994/1: abbiamo cominciato con una domanda sulla sostituzione delle valvole e successivamente con uno sul collaudo bombole. In seguito, è stata posta una domanda sui termini temporali della scadenza del collaudo, applicato ai Co2 e sui termini di applicazione del DPR 43/12 sui gas fluorurati per la manutenzione estintori a idrocarburi idrogenati .
Ora la domanda si fa più articolata e riguarda la scadenza delle polveri e la tempistica per la sostituzione degli estinguenti, anche rispetto alle esperienze di altri Paesi europei.
A rispondere il nostro Esperto, Sandro Marinelli



Il Quesito
In Germania, Francia, Spagna, Gran Bretagna ecc.... non esiste la scadenza della polvere e gli estinguenti vengono sostituiti solo quando è necessario, o a seguito della verifica effettuata dal tecnico che controlla lo stato della polvere.
In Italia si utilizza una metodologia più restrittiva perché i produttori hanno omologato gli estintori con polveri di bassa qualità e quindi soggette ad un ricambio molto rapido? Oppure le capacità e le attrezzature dei nostri tecnici non sono all'altezza delle attrezzature degli stranieri e pertanto si deve prevedere una tempistica obbligatoria a garanzia che il lavoro venga effettuato?
Questo non significa che per fare fronte a bassi livelli qualitativi dei produttori e dei manutentori obblighiamo le aziende a sostenere oneri maggiori e portiamo all'ambiente un peso di prodotti da smaltire maggiore di quello necessario?

Secondo l'Esperto
La questione delle polveri da sostituirsi ogni tre anni negli estintori è, francamente, un paradosso tutto italiano.
A prescindere che, in presenza di una garanzia quinquennale fornita dalla gran parte dei produttori di polvere europei, qualcuno dovrebbe spiegare perché si continua a "mantenere" la scadenza dei tre anni (sembra la solita fuga dal buon senso e dalla responsabilità di aggiornare la normativa, come l'esempio sopracitato dei 30 mt. dei percorsi d'esodo), quando non esiste una ragione tecnico-scientifica che dimostri che la polvere ha cambiato il proprio stato chimico-fisico nei tre anni e che quindi non sia più idonea alla sua funzione di agente estinguente.
Tale paradosso alimenta, ormai da decenni, l'assurdo rituale della "sostituzione" delle polveri che, nella pratica, al contrario, non vengono quasi mai sostituite o smaltite.
È proprio di questi giorni la notizia, riportata dalla trasmissione televisiva "Striscia la notizia", che una società di Reggio Emilia, da tempo fallita, ha nei propri magazzini un enorme quantità di polveri antincendio ritirate (sembra circa 1200 tonn.) che non solo non sono state mai smaltite, ma che probabilmente vengono già e verranno riutilizzate in altri estintori che, di conseguenza, non saranno conformi alla normativa vigente.
E tutto questo perché nel nostro Paese ancora manca un sistema efficace di controlli sui prodotti circolanti sul mercato.
Attualmente, anche se la magistratura si è occupata in alcuni casi (nei quali lo scrivente ha svolto la funzione di Consulente) di mancate sostituzioni di polveri (i reati erano la truffa per aver fatturato polvere nuova mai sostituita ), il problema di allineare il nostro paese alle normative ed alle procedure esistenti in altri paesi del nord Europa, non è stata ancora affrontata con la dovuta attenzione.
Non c'è dubbio che l'utenza italiana non è in grado di sopportare costi assurdi per rispettare le norme italiane, quando nel resto dei paesi europei i costi sono più contenuti in quanto le scadenze sono più ragionevoli e ciò consente di allungare la vita degli estintori, rendendo giustificabile una manutenzione di tali apparecchiature che, al contrario, nel nostro paese rischiano di non trovare più economicamente possibile la "manutenzione a regola d'arte", così come imposto dal D.M. 20/12/2012.
Il rischio, ben presente a tutti gli operatori del settore, è quello di assistere a "finte" manutenzioni con costi al ribasso scandalosi, che sono la certificazione di vere e proprie truffe, o in alternativa, di assistere all'invasione sul mercato di apparecchiature di scarsa qualità, talvolta anche pericolose, ma che consentono di "contenere" i costi, a tutto discapito della sicurezza della collettività.
Anche in questo caso è urgente un allineamento della normativa italiana a quelle europee, rendendo più trasparente e credibile il settore.

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