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Frodi digitali, dati personali e tutela della fiducia nei servizi di pagamento

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Le frodi digitali rappresentano un rischio strutturale per le aziende e per la fiducia dei clienti nei servizi di pagamento. Ai tradizionali attacchi di phishing si sono aggiunte tecniche più sofisticate quali smishing, spoofing ed e-skimming in grado di colpire app, digital wallet e piattaforme di pagamento, minacciando processi decisionali, comportamenti degli utenti e assetti organizzativi aziendali, con impatti che oltrepassano la dimensione puramente tecnologica e incidono sulla percezione di sicurezza dei servizi digitali.
In questo scenario, le compagnie devono attivare sistemi di gestione del rischio e strutture di governance in grado di prevenire, rilevare e mitigare attacchi di questo tipo prima che si traducano in danni operativi o reputazionali.

Frodi digitali nei servizi di pagamento

Le frodi basate sull’autorizzazione dell’utente rappresentano uno dei principali vettori di rischio: la transazione è formalmente corretta ma l’utente agisce sotto inganno. Truffe molto sofisticate come quelle citate, unitamente a tecniche di social engineering, evidenziano vulnerabilità sia tecniche sia di processo. Smishing e spoofing inducono l’utente a rilasciare credenziali o autorizzazioni mentre l’e-skimming intercetta dati di pagamento direttamente su siti o app legittimi, clonandoli e compromettendo la transazione dell’utente.

App e wallet digitali ampliano ulteriormente la superficie di attacco. L’integrazione tra servizi e la rapidità delle transazioni riducono spesso la percezione del rischio, mentre i controlli tradizionali basati su regole statiche mostrano limiti evidenti nel riconoscere comportamenti anomali formalmente corretti. Questo scenario evidenzia l’importanza di una governance capace di strutturare processi, responsabilità e controlli in modo sistemico.

Frodi digitali: dati personali e prevenzione

La gestione dei dati personali è un elemento centrale nella mitigazione del rischio. Infatti, i sistemi antifrode si basano sempre di più su analisi comportamentali e intelligenza artificiale che implicano frequentemente l’uso estensivo di dati particolari (come i dati biometrici) per i quali il rispetto dei principi diprivacy by design e accountability risultano essenziali. La compliance normativa non si esaurisce con formali adempimenti ma richiede una governance che ne assicuri concretamente integrazione ed efficacia: le aziende devono dimostrare come trattano e proteggono i dati, integrando tali processi nei controlli antifrode.

Il corretto trattamento dei dati

Il corretto trattamento dei dati contribuisce a ridurre falsi positivi e a migliorare l’efficacia dei sistemi di rilevamento, senza compromettere l’esperienza dell’utente. Allo stesso tempo, rappresenta una componente di responsabilità verso clienti e autorità, in linea con le disposizioni del DORA e PSD2/3, che collegano sicurezza e resilienza operativa alla protezione dei dati e alla continuità dei servizi, rafforzandole ulteriormente con l’implementazione di sistemi avanzati per il monitoraggio delle transazioni e la prevenzione delle frodi.

Governance e riduzione del rischio

In questo contesto, governance e gestione del rischio devono essere considerate parti di un unico sistema di indirizzo e presidio della sicurezza. Questo significa superare una visione reattiva o meramente tecnica del problema e collocare la prevenzione e la risposta alla frode all’interno di scelte organizzative consapevoli. Le frodi digitali producono impatti economici, operativi e reputazionali che incidono direttamente sulla fiducia degli utenti nei servizi di pagamento e, più in generale, nei servizi digitali.

Per una governance efficace

Una governance efficace non mira a eliminare completamente il rischio di frode ma a governarne probabilità e impatto.

Ciò richiede la definizione chiara di ruoli e processi decisionali per:

  • definire le soglie di rischio accettabile,
  • valutarne gli scostamenti,
  • presidiare la relazione con il cliente in caso di frode.

In assenza di questa chiarezza, anche i sistemi di controllo più avanzati rischiano di essere inefficaci o controproducenti.

La diffusione di frodi basate su phishing evoluto, smishing, spoofing, e-skimming conferma che il rischio nasce dall’interazione tra fattori tecnologici, organizzativi e decisionali. L’e-skimming, in particolare, evidenzia come applicazioni e siti apparentemente sicuri possano diventare veicoli di compromissione a seguito di modifiche non controllate del codice o di componenti di terze parti.

Da un punto di vista di governance, questo impone presidi strutturati di gestione del ciclo di vita delle applicazioni e controlli sulle modifiche, monitorando continuamente la corretta gestione della supply chain.

Meccanismi antifrode: intelligenza artificiale e sistemi automatici

Un ulteriore elemento critico riguarda l’uso crescente di sistemi automatici e di intelligenza artificiale nei meccanismi antifrode. Se da un lato tali strumenti migliorano la capacità di individuare pattern anomali, dall’altro introducono rischi specifici legati a opacità decisionale, bias e over-blocking, rendendo necessario stabilire criteri di explainability, supervisione umana (c.d. human in the loop) e tracciabilità.

Una governance matura, infatti, deve tradurre i requisiti normativi in presidi operativi concreti, definendo soglie di accettabilità del rischio, protocolli di escalation e una chiara attribuzione delle responsabilità nelle decisioni di autorizzazione o blocco delle transazioni sospette.

Tali elementi sono essenziali per garantire coerenza e tempestività in caso di incidente.

In questo senso, la governance assume un ruolo centrale nel bilanciare efficacia dei controlli, tutela dei diritti degli utenti e continuità del servizio.

Le normative europee

Le normative europee rafforzano questo approccio. Il Regolamento DORA impone un assetto strutturato di gestione dei rischi ICT mentre la PSD2 e la futura PSD3 intervengono sul piano dell’autenticazione, della supervisione e della sicurezza delle transazioni. In questo quadro, la governance consente di trasformare l’adempimento normativo in uno strumento di resilienza a tutela della fiducia nei servizi di pagamento.

Infine, il dibattito sulle CBDC (Central Bank Digital Currency) rafforza ulteriormente questa prospettiva. L’evoluzione dei modelli di pagamento e la crescente centralità dei dati rendono evidente come la fiducia non sia un effetto automatico dell’innovazione tecnologica, ma il risultato di scelte di governance capaci di presidiare l’intera catena del valore, dalla progettazione dei servizi alla gestione dei rischi operativi e reputazionali.

Conclusioni: tutelare la fiducia nei servizi digitali

La fiducia degli utenti nei servizi digitali costituisce un valore strategico che richiede un sistema di governance integrato e coerente con l’evoluzione tecnologica e regolamentare discussa.

La protezione dei dati e delle infrastrutture critiche non può essere affidata a interventi isolati ma deve inserirsi in un sistema organico di gestione del rischio fondato sull’attribuzione di responsabilità, controlli efficaci e monitoraggio continuo.

La compliance normativa non è più mera forma, bensì sostanza, in grado di rappresentare un presidio della resilienza operativa a tutela della fiducia nei pagamenti smart. La capacità di integrare questi aspetti costituisce il presupposto fondamentale per garantire continuità dei servizi, protezione degli utenti e stabilità dell’ecosistema digitale nel suo complesso.

Consulta anche l’articolo:

La governance della resilienza digitale: il Regolamento DORA e la gestione del rischio ICT

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Jacopo Piccioli

Consulente senior nel settore Governance, Risk & Compliance, ha esperienza in privacy e sicurezza delle informazioni.
Laureato in Giurisprudenza a Torino e specializzato in cybersecurity al Politecnico di Milano, opera in contesti internazionali complessi e multiculturali. È lead auditor certificato Europrivacy, ISO 27001 e ISO 42001 e supporta le organizzazioni nell’adeguamento alle normative digitali europee.

Jacopo Piccioli

Consulente senior nel settore Governance, Risk & Compliance, ha esperienza in privacy e sicurezza delle informazioni. Laureato in Giurisprudenza a Torino e specializzato in cybersecurity al Politecnico di Milano, opera in contesti internazionali complessi e multiculturali. È lead auditor certificato Europrivacy, ISO 27001 e ISO 42001 e supporta le organizzazioni nell’adeguamento alle normative digitali europee.