30.07.26
05.02.26 - Jacopo Piccioli
Nell’era della comunicazione digitale, i deepfake rappresentano una delle sfide più insidiose per la tutela dell’informazione e della verità. Questo articolo analizza l’evoluzione dei deepfake, oggi giunti a una seconda generazione (Deepfake 2.0) caratterizzata da una maggiore qualità visiva, accessibilità tecnologica e diffusione su larga scala.
Nell'articolo
Nell’era dell’AI, nuovi orizzonti e possibilità pervadono ogni ambito della società. Tuttavia, mai come ora la massima secondo la quale “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità” è attuale.
In tale contesto, il fenomeno dei c.d. deepfake assume rilevanza sia dal punto di vista tecnologico che legale dato il potenziale distruttivo della qualità dell’informazione che possiede.
Se nelle prime fasi, i deepfake sono stati percepiti con curiosità, oggi possono rappresentare una minaccia alla fiducia collettiva nei contenuti digitali con un risvolto concreto nel campo politico, economico, sociale.
I deepfake sono contenuti sintetici creati manipolando materiale reale attraverso tecniche di deep learning (dalle quali ereditano il proprio appellativo) col fine specifico di farli apparire falsamente autentici o veritieri al soggetto a cui si ispirano.
I sistemi di intelligenza artificiale impiegati vengono addestrati utilizzando grandi set di dati, in particolare biometrici quali caratteristiche facciali, movimenti del viso o impronta vocale, per migliorare esponenzialmente nella riproduzione sempre più fedele dell’identità di una persona.
La tecnologia pulsante dentro questo processo è spesso rappresentata da reti neurali chiamate Reti Generative Avversarie o Antagoniste (GAN) che operano secondo una logica competitiva, in un meccanismo per il quale una rete genera contenuti artificiali mentre l’altra determina se il contenuto generato è distinguibile o meno da quello reale, spingendo il sistema a migliorarsi.
Nel panorama attuale, la seconda generazione di deepfake si caratterizza attraverso un salto qualitativo importante rispetto alle prime versioni.
Il deepfake 2.0 ha una resa audiovisiva accurata, immagini più stabili e una sincronizzazione labiale migliorata. Elementi sui quali è necessario porre particolare attenzione nel tentativo di riconoscere un contenuto di deepfake, quando lo si osserva. D’altronde, gli strumenti per crearli non richiedono più ingenti quantità di denaro o competenze tecniche avanzate, permettendo la diffusione su larga scala dei contenuti falsificati.
Il maggiore rischio legato ai deepfake è rappresentato dal fenomeno della disinformazione. Attraverso tali strumenti, possono essere infatti creati video o registrazioni falsi che attribuiscono erroneamente azioni o dichiarazioni a persone, divulgando false informazioni orientate a influenzare la percezione della realtà da parte di chi ne viene raggiunto e a far prendere decisioni viziate da una possibile predeterminazione. In un complesso informativo sovraffollato, di per sé caratterizzato da notizie flash e non verificate, i deepfake concorrono ad aumentare disinformazione e sfiducia verso un sistema già debole e culturalmente in calo.
Deepfake e diritto: privacy, dati biometrici e responsabilità legali nell’era dell’AI

