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ANAC: Relazione annuale 2022, focus su nuovo Codice Appalti e PNRR

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Pnrr e rinegoziazione, le deroghe e le soglie troppo alte nel nuovo Codice appalti “e quelle scorciatoie meno efficienti e foriere di rischi”. Sono queste le tematiche emerse oggi dalla presentazione della Relazione ANAC 2022. Alla Camera il Presidente dell’Autorità Giuseppe Busia mette in guardia anche dai pericoli del subappalto a cascata, dai freni all’ingresso di donne e giovani negli appalti Pnrr e la mancata introduzione nel Codice dei contratti pubblici 2023 dell’obbligo di dichiarare il titolare effettivo, come richiesto da Anac.

Ecco di seguito, per punti, i passaggi salienti della Relazione

Nuovo Codice Appalti: le deroghe non siano la regola

Quanto al nuovo Codice Appalti approvato con DECRETO LEGISLATIVO 31 marzo 2023, n. 36, in vigore dal 1° aprile 2023, sul quale ANAC aveva già espresso alcuni commenti al momento della pubblicazione, Busia ha scelto stavolta di ricordare che le deroghe in esso previste non devono diventare la regola operativa né serve usare continuamente scorciatoie per ridurre i tempi compromettendo la sicurezza delle procedure stesse.

“La deroga non può diventare regola, senza smarrire il suo significato e senza aprire a rischi ulteriori. Nel tempo in cui, grazie all’impiego delle piattaforme di approvvigionamento digitale e all’uso di procedure automatizzate, è possibile ottenere rilevantissime semplificazioni e notevoli risparmi di tempo, accrescendo anche trasparenza e concorrenza, sorprende che per velocizzare le procedure si ricorra a scorciatoie certamente meno efficienti, e foriere di rischi. Tra queste, l’innalzamento delle soglie per gli affidamenti diretti, specie per servizi e forniture, o l’eliminazione di avvisi e bandi per i lavori fino a cinque milioni di euro”.

Qualificazione stazione appaltanti

Sulle Stazioni appaltanti, Busia ricorda il limite di 500.000 euro quale soglia oltre la quale è obbligatoria la qualificazione per l’affidamento di lavori pubblici: ciò escluderebbe dal sistema di qualificazione quasi il 90% delle gare espletate

“Le potenzialità insite nella riforma sono state, tuttavia, limitate innalzando a 500.000 euro la soglia oltre la quale è obbligatoria la qualificazione per l’affidamento di lavori pubblici, col risultato di escludere dal sistema di qualificazione quasi il 90% delle gare espletate”. “Non possiamo più sostenere un’architettura istituzionale in cui tutte le 26.500 stazioni appaltanti registrate possano svolgere qualunque tipo di acquisto, a prescindere dalle loro capacità. Occorre una drastica riduzione del loro numero, unitamente alla concentrazione delle procedure di affidamento in alcune decine di centrali di committenza specializzate, diffuse sul territorio, che diventino centri di competenza al servizio delle altre stazioni appaltanti. Si tratta di una necessità, non solo per rispondere all’obiettivo posto dal Pnrr, ma anche per assicurare procedure rapide, selezionare i migliori operatori e garantire maggiori risparmi nell’interesse generale”.

Subappalto a cascata

Come già nelle prime note di commento al Nuovo Codice, Busia conferma il rischio derivante dal “subappalto a cascata” reintrodotto dal Decreto 36/2023 nonostante si sappia che porta con sé, in ogni passaggio da un contraente a quello successivo, una progressiva riduzione del prezzo della prestazione.

Ciò comporta a sua volta che tale riduzione si scarichi o sulla minore qualità delle opere, o sulle deteriori condizioni di lavoro del personale impiegato

“Quando il ricorso al subappalto non è giustificato dalla specificità delle prestazioni da realizzare, mentre può risultare vantaggioso per il primo aggiudicatario, si rivela il più delle volte poco conveniente per la stazione appaltante, per i lavoratori e per le stesse imprese subappaltatrici, che vedono via via compressi i propri margini di profitto, rispetto a quanto avrebbero ottenuto come aggiudicatarie dirette”.

Manca l’obbligo di nomina del titolare effettivo nelle gare pubbliche

Busia si rammarica della mancata introduzione nel nuovo Codice dei Contratti pubblici dell’obbligo di dichiarare il titolare effettivo nelle gare pubbliche da parte degli operatori economici e l’assenza di sanzioni per l’omessa o la falsa dichiarazione.

“Gli enti pubblici devono conoscere i soggetti con cui intrattengono rapporti contrattuali, al di là degli schermi societari. Speriamo che il legislatore voglia presto colmare tale mancanza, in linea con quanto richiesto dalla normativa internazionale, anche in materia di antiriciclaggio”.

PNRR: rinegoziare alcune misure

Sul PNRR ANAC si esprime per una possibile rinegoziazione: “Non tutti gli investimenti hanno la medesima urgenza. Per questo possono essere utilmente spostati su altri finanziamenti europei. Il Pnrr deve essere terreno condiviso, sottratto alla dialettica politica di corto respiro. Precondizione di tutto ciò è la massima trasparenza e controllabilità dei progetti e dello stato degli investimenti”.

Donne e giovani: accesso al PNRR, scarsa presenza

Sempre in merito al PNRR il Presidente ANAC riporta gli ultimi dati che confermano che quasi nel 60% degli appalti sopra i 40.000 euro e nel 44% di quelli sopra i 150.000 euro, le stazioni appaltanti non hanno inserito, nei bandi, le relative clausole per l’implementazione della disciplina sulla parità generazionale e di genere nei contratti pubblici, che mira a garantire migliori prospettive occupazionali alle donne e ai giovani in settori del mercato altrimenti difficilmente accessibili.

Aggiungiamo poi che per quanto riguarda la certificazione della parità di genere, le modifiche introdotte hanno causato un depotenziamento della certificazione stessa in sede di gara.

Ponte sullo Stretto: le criticità

Sul progetto di ponte sullo Stretto, sul quale il Governo ha prodotto un apposito Decreto-Legge, Busia rileva uno squilibrio nel rapporto tra il concedente pubblico e la parte privata, a danno del pubblico, sul quale finisce per essere trasferita la maggior parte dei rischi.

“Il recente decreto-legge, sulla base di un progetto elaborato oltre dieci anni fa, ha riavviato l’iter di realizzazione del ponte tra Sicilia e Calabria. Sono stati, da parte di Anac, proposti alcuni interventi emendativi volti a rafforzare le garanzie della parte pubblica, non accolti, tuttavia, dal Governo in sede di conversione del decreto”.

Per approfondire sulla Relazione completa, suggeriamo la pagina di Raccolta dell’ANAC

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Contiene il nuovo Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023), dopo che le ipotesi correlate al PNRR e la Legge delega n. 78/2022 ne avevano previsto la formazione e la successiva emanazione entro il 1° aprile 2023

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