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Rischio chimico in cantiere: quali fonti di esposizione e misure di protezione?

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Il settore edile può rappresentare una fonte rilevante di esposizione occupazionale al rischio chimico, a causa dell’impiego di agenti chimici notoriamente riconosciuti come pericolosi per la salute e, più recentemente, di nuovi inquinanti collegati alla cosiddetta ‘edilizia verde“.

Lo riporta il nuovo Factsheet INAIL: “I DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE PER IL RISCHIO AGENTI CHIMICI NEL SETTORE DELL’EDILIZIA” (ed. 2021) risponibile gratuitamente.

Riportiamo di seguito alcune indicazioni sulle principali fonti di esposizione al rischio chimico in cantiere e i principali DPI approntabili in cantiere. Rimandiamo alla pubblicazione per una integrale consultazione delle misure di protezione possibili e per gli obblighi di datore e lavoratore in cantiere.

Rischio chimico in cantiere: quali fonti di esposizione?

Nel cantiere edile l’esposizione al rischio chimico può manifestarsi:

  • attraverso l’utilizzo e la manipolazione di sostanze e/o preparati pericolosi quali solventi, pigmenti, additivi, disarmanti, collanti e similari,
  • a seguito di specifiche lavorazioni che prevedono, ad esempio, l’utilizzo di bitume o asfalti a caldo, soprattutto durante la spruzzatura manuale di emulsione bituminosa e la stesa di asfalto in particolari condizioni (gallerie, sottopassi, ecc.).
  • a seguito di lavorazioni quali la saldatura, con la produzione di emissioni per vaporizzazione dei metalli e per decomposizione e diffusione nell’aria dei materiali fusi, recentemente classificati come cancerogeni di gruppo 1 (Iarc Vol. 118, 2018);
  • a seguto di i lavori quali la demolizione, lo scavo o la preparazione di calce e malte cementizie, che possono comportare esposizione a particolato e fibre.
  • a seguito della esposizione a inquinanti emergenti connessi alla cosiddetta ‘edilizia verde’, quali:

1. gli isocianati, agenti fortemente sensibilizzanti per le vie respiratorie, irritanti per le membrane mucose e la cute, che nel settore delle costruzioni trovano ampio impiego nell’utilizzo di schiume, fibre, elastomeri, materiali isolanti, pitture e vernici;

2. le resine epossidiche, una delle principali cause di dermatite da contatto allergica professionale nonché di irritazione degli occhi e dell’apparato respiratorio, sempre più utilizzate in edilizia per la produzione di adesivi, vernici, rivestimenti e strutture polimeriche composite;

3. le fibre minerali artificiali (FMA) e fibre artificiali vetrose (FAV), utilizzate in edilizia come materiali isolanti, dalle potenziali proprietà infiammatorie, citotossiche e cancerogene (scopri la Linea guida per l’applicazione della normativa inerente i rischi di esposizione e le misure di prevenzione per la tutela della salute approvata dalla Conferenza Stato-Regioni nel 2015)..


Per approfondire ulteriormente sulle FAV e sui rischi per la salute, suggeriamo un articolo di approfondimento (in integrale pdf su inSic) tratto dalla rivista Ambiente&Sicurezza sul Lavoro sui rischi per la salute nel comparto industriale.

Rischio chimico in cantiere: quale dispositivo di protezione?

Quando non è possibile evitare, ridurre o fronteggiare adeguatamente i rischi con misure tecniche di prevenzione, con sistemi di protezione collettiva o con una differente organizzazione del lavoro, è necessario l’impiego dei dispositivi di protezione individuale (DPI), ovvero qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale fine (d.lgs. 81/2008, Titolo III Capo II artt. 74-75).
INAIL nel Factsheet distingue le principali tipologie di DPI approntabili in cantiere:

  • dispositivi per la protezione della cute, nel caso di agenti chimici che, per contatto cutaneo, possono determinare un pericolo per la cute dell’utilizzatore o essere assorbiti tramite essa. Si parla, in questo caso, di guanti e di dispositivi di protezione del corpo che garantiscono una copertura la più ampia possibile della superficie cutanea potenzialmente esposta, compresa quella del viso e degli occhi;
  • i dispositivi per la protezione delle vie respiratorie, definiti anche APVR (apparecchi di protezione delle vie respiratorie), destinati a proteggere il lavoratore da sostanze pericolose allo stato aeriforme (particelle, vapori, gas).

Conformità dei DPI per la protezione da rischio chimico in cantiere

INAIL ricorda che i DPI devono essere progettati e fabbricati in modo tale che, nelle condizioni di impiego prevedibili cui sono destinati, l’utilizzatore possa svolgere normalmente l’attività che lo espone a rischi, disponendo al tempo stesso di una protezione appropriata e del miglior livello possibile, e in modo da non provocare rischi e altri fattori di disturbo nelle condizioni prevedibili di impiego e, in caso di rischi multipli che richiedano l’uso simultaneo di più DPI, questi devono essere tra di loro compatibili e tali da mantenere, anche nell’uso simultaneo, la propria efficacia nei confronti del rischio e dei rischi corrispondenti.

Redazione InSic

Una squadra di professionisti editoriali ed esperti nelle tematiche della salute e sicurezza sul lavoro, prevenzione incendi, tutela dell'ambiente, edilizia, security e privacy. Da oltre 20 anni alla guida del canale di informazione online di EPC Editore