Mano che conclude muro di mattoni. Simbolo Codice Edilizia e stato legittimo immobili.

Codice dell’edilizia e delle costruzioni: delega al Governo per la riforma del settore

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Il Consiglio dei Ministri del 4 dicembre 2025 ha approvato il disegno di legge di delega al Governo per l’adozione del nuovo Codice dell’edilizia e delle costruzioni. Una riforma attesa, che punta a semplificare, riordinare e aggiornare l’intera normativa edilizia, oggi basata sul DPR 380/2001.

Via libera alla delega per il nuovo Testo unico dell’edilizia

Durante la seduta del 4 dicembre 2025, il Consiglio dei Ministri ha approvato, con procedura d’urgenza, il disegno di legge che delega il Governo all’adozione del Codice dell’edilizia e delle costruzioni.
Il provvedimento, si legge nel comunicato ufficiale del CdM, è stato proposto dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, dal Ministro per le Riforme Istituzionali e la Semplificazione normativa Maria Elisabetta Alberti Casellati e dal Ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo.

Revisione del DPR 380/2001 e semplificazione dei procedimenti

La delega intende consentire al Governo di adottare uno o più decreti legislativi che realizzino una revisione «ampia e organica» della normativa edilizia. Il comunicato del CdM sottolinea l’obiettivo primario:

  • «semplificare, riordinare e razionalizzare i procedimenti amministrativi oggi disciplinati dal Testo Unico dell’edilizia, approvato con DPR 6 giugno 2001, n. 380».

Dopo oltre vent’anni, il DPR 380/2001 risulta appesantito da modifiche stratificate, interventi speciali, deroghe, normative regionali eterogenee e un quadro spesso difficile da interpretare. Il nuovo Codice dovrà reimpostare l’architettura legislativa della materia, garantendo un riferimento unico, aggiornato e coerente.

Dal “Salva-casa” alla riforma strutturale

Il comunicato richiama che la delega segue il decreto-legge 29 maggio 2024, n. 69, il cosiddetto Salva casa, intervento pensato come prima tappa verso un ripensamento complessivo del sistema autorizzativo edilizio. Il Codice dell’edilizia rappresenterà quindi il secondo livello della riforma, con un impatto più ampio e strutturale.

Competenze Stato-Regioni: verso una maggiore uniformità

Uno dei nodi principali che il nuovo Codice dovrà affrontare riguarda la ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni. Il CdM indica chiaramente l’obiettivo:

  • «porre chiarezza sulla ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni, garantendo il rispetto dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP)».

Questo significa che alcune prestazioni e standard minimi dovranno essere garantiti uniformemente sul territorio nazionale, riducendo disallineamenti normativi, prassi difformi e incertezze operative.

Aggiornamento della sicurezza delle costruzioni: focus sismico ed energetico

La riforma interverrà anche sulla disciplina legislativa di settore relativa alla sicurezza delle costruzioni, indentificata dal CdM come priorità. Il comunicato mette in luce, infatti, che il quadro normativo necessita di un aggiornamento:

  • «alla luce delle moderne tecniche costruttive e delle accresciute esigenze di sicurezza sismica ed energetica».

Coordinamento normativo e semplificazione dei titoli edilizi

La delega si pone inoltre come obiettivo, quello di favorire una maggiore integrazione tra normativa edilizia, disposizioni urbanistiche e le altre normative di settore come la disciplina dei beni culturali e paesaggistici. Questo coordinamento vuole contribuire a ridurre i casi in cui il progettista deve navigare tra norme settoriali separate, con logiche e terminologie non sempre compatibili.

Da ultimo, si vuole procedere a:

  • «semplificare la dimostrazione dello stato legittimo degli immobili e rafforzare l’efficacia e la trasparenza delle procedure per il rilascio dei permessi di costruire, delle SCIA e degli altri titoli del settore edilizio».

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