Veduta interna della cabina di guida di un treno con macchinista al lavoro: focus sulla vigilanza e sicurezza ferroviaria.

Qualità del sonno e gestione della fatica nel settore ferroviario: una variabile organizzativa della sicurezza

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Nel settore ferroviario, caratterizzato da elevata complessità operativa e forte dipendenza dalla prestazione umana, la qualità del sonno e la gestione della fatica rappresentano fattori determinanti per la sicurezza, spesso sottovalutati o ricondotti esclusivamente alla sfera individuale.
A partire da evidenze consolidate presenti in letteratura e da dati emersi da sondaggi di ampia scala del settore, l’articolo propone una riflessione sul sonno come variabile organizzativa e non privata, inserendola all’interno di un approccio sistemico alla prevenzione. L’analisi è integrata da un’esperienza di indagine esplorativa condotta sul campo, utilizzata come osservatorio qualitativo sulle percezioni dei lavoratori.

In occasione del World Sleep Day (13 marzo 2026), il contributo intende stimolare una lettura preventiva del fenomeno, evidenziando il ruolo delle misure organizzative, dei sistemi di segnalazione e della prevenzione partecipata nella gestione della fatica lavoro-correlata.

Sonno, fatica e sicurezza nei sistemi ferroviari

Il settore ferroviario rientra a pieno titolo tra i cosiddetti sistemi ad alta affidabilità, nei quali la sicurezza complessiva dipende dall’integrazione tra tecnologie, procedure e prestazione umana. Nonostante l’elevato livello di automazione e standardizzazione, il ruolo dell’operatore resta centrale, soprattutto nelle attività di vigilanza, controllo, preparazione e gestione delle situazioni non routinarie. In questo contesto, fattori quali attenzione, prontezza cognitiva e capacità decisionale assumono un valore critico.
Tra le variabili che influenzano direttamente la prestazione umana, la qualità del sonno e la gestione della fatica occupano una posizione particolare: ampiamente riconosciute dalla letteratura scientifica come determinanti di rischio, ma frequentemente ricondotte, nella pratica organizzativa, ad elementi individuali o privati. Nel settore ferroviario, il lavoro a turni, le attività notturne e l’irregolarità degli orari rappresentano invece condizioni strutturali che incidono in modo sistematico sui ritmi biologici dei lavoratori.

La fatica lavoro-correlata come rischio latente e fattore organizzativo

La fatica lavoro-correlata non si manifesta necessariamente attraverso eventi acuti o immediatamente osservabili, ma tende a operare come fattore latente, capace di ridurre progressivamente i margini di sicurezza e di aumentare la probabilità di errore in condizioni operative complesse. Per questo motivo, una lettura esclusivamente comportamentale o individuale del fenomeno risulta insufficiente e rischia di occultarne la dimensione organizzativa.
Partendo da queste considerazioni, il tema del sonno e del recupero psicofisico può essere interpretato come parte integrante dei sistemi di gestione della sicurezza, al pari di altri fattori umani già consolidati nella pratica preventiva. Collocare il sonno all’interno di una prospettiva organizzativa consente di superare approcci colpevolizzanti e di orientare l’attenzione verso misure strutturali, adattive e partecipate.

Qualità del sonno e capacità lavorativa: una variabile sottovalutata

Numerose evidenze scientifiche mostrano come la qualità e la durata del sonno rappresentino determinanti fondamentali della capacità lavorativa, in particolare nei settori caratterizzati da lavoro a turni e attività notturna. Studi ormai consolidati evidenziano come l’alterazione dei ritmi sonno-veglia e il sonno insufficiente siano associati a un aumento della stanchezza cronica e a una riduzione delle funzioni cognitive essenziali per la sicurezza (Åkerstedt, 2003; Kecklund & Axelsson, 2016).
Nel comparto ferroviario, il lavoro a turni e l’attività notturna non costituiscono un’eccezione, ma una componente strutturale dell’organizzazione del lavoro. Indagini di settore condotte in diversi contesti nazionali mostrano come una quota significativa di personale ferroviario riferisca difficoltà di recupero, sonno frammentato e stanchezza persistente, soprattutto in presenza di turnazioni irregolari e notturne (RSSB; Ferini Strambi, 2000; “Ancora in marcia!”).

La letteratura internazionale evidenzia che anche livelli moderati di deprivazione di sonno incidono negativamente su attenzione sostenuta, vigilanza e tempi di reazione, con potenziali ricadute sulla sicurezza operativa (Folkard & Tucker, 2003; Dawson & McCulloch, 2005). Tali effetti risultano particolarmente critici nei sistemi ad alta affidabilità, nei quali la prestazione umana rappresenta una barriera fondamentale rispetto al rischio.

La “normalizzazione della fatica” e la dimensione organizzativa del riposo

Un aspetto ricorrente emerso da studi e sondaggi riguarda la discrepanza tra percezione soggettiva della stanchezza e reale decadimento prestazionale. Questo fenomeno, descritto in letteratura come “normalizzazione della fatica”, porta i lavoratori ad accettare livelli di stanchezza cronica come parte ordinaria dell’attività lavorativa, riducendo la probabilità che il problema venga riconosciuto e segnalato (Williamson et al., 2011).
Nei contesti in cui il lavoro a turni e l’attività notturna costituiscono una condizione strutturale, i lavoratori sviluppano infatti strategie adattive che consentono di mantenere la continuità operativa, pur in presenza di un decadimento prestazionale. Questa apparente stabilità può generare una discrepanza tra percezione soggettiva di controllo e reali capacità cognitive disponibili, contribuendo a mantenere il rischio in una dimensione sommersa.

Ulteriori evidenze mostrano come, in presenza di stanchezza persistente o disturbi del sonno, la gestione del problema avvenga frequentemente su base individuale, attraverso strategie compensative informali, piuttosto che tramite segnalazioni strutturate. Questo contribuisce a mantenere il fenomeno in una dimensione sommersa, difficilmente intercettabile dai tradizionali indicatori di sicurezza e salute sul lavoro (EU-OSHA, 2009).
In questo quadro, il sonno non può essere considerato una variabile esclusivamente privata o sanitaria, ma assume le caratteristiche di un fattore organizzativo a tutti gli effetti. Le modalità di organizzazione del lavoro, la progettazione dei turni e i tempi di recupero incidono direttamente sulla possibilità di garantire un adeguato riposo, rendendo necessario un approccio preventivo integrato, come indicato anche dalle principali linee guida nazionali e internazionali (ILO; SIMLII; HSE).

Fatica, prestazione umana e rischio operativo nel settore ferroviario

Nei modelli contemporanei di sicurezza, l’errore umano non viene più interpretato come causa primaria degli eventi indesiderati, ma come esito di un sistema che presenta vulnerabilità latenti. In questo quadro, la fatica lavoro-correlata rappresenta un fattore che incide in modo significativo sulla prestazione umana, riducendo la capacità di intercettare anomalie e di rispondere efficacemente alle situazioni non previste.
I modelli di riferimento nell’ambito dei fattori umani descrivono il rischio come il risultato della combinazione di più livelli di difesa imperfetti. La fatica non agisce necessariamente come causa diretta di errore, ma come condizione che indebolisce progressivamente le barriere di sicurezza, riducendo attenzione, vigilanza e capacità di recupero dell’errore (Reason, 1997; Williamson et al., 2011).

Oltre l’errore: l’impatto della fatica sulle funzioni decisionali

Nel settore ferroviario, caratterizzato da attività spesso routinarie ma ad alto carico cognitivo, la prestazione umana assume un ruolo cruciale soprattutto nelle fasi di preparazione, controllo e gestione delle irregolarità. Studi sul lavoro a turni mostrano come la stanchezza cronica possa aumentare la probabilità di omissioni, ritardi nell’individuazione di segnali deboli e valutazioni meno efficaci delle priorità operative, senza che ciò si traduca necessariamente in eventi immediatamente osservabili (Folkard & Tucker, 2003).
La letteratura scientifica evidenzia inoltre come la fatica cronica e il sonno insufficiente agiscano prevalentemente come fattori latenti, riducendo i margini di sicurezza del sistema nel suo complesso (Dawson & McCulloch, 2005; Williamson et al., 2011). In tali condizioni, la prestazione umana perde progressivamente la funzione di ultima barriera di sicurezza, aumentando la vulnerabilità del sistema in presenza di ulteriori criticità operative.

Misure organizzative e approccio preventivo alla gestione della fatica

Le evidenze scientifiche e le indicazioni delle principali istituzioni in materia di salute e sicurezza convergono nel considerare la fatica lavoro-correlata come un rischio da gestire prioritariamente attraverso interventi di natura organizzativa, piuttosto che mediante strategie esclusivamente individuali. In tale prospettiva, la qualità del sonno e il recupero psicofisico non possono essere demandati unicamente alla responsabilità del lavoratore, ma devono essere sostenuti da un’organizzazione del lavoro coerente con i ritmi biologici e le esigenze operative (ILO; SIMLII).

  • Un primo ambito di intervento riguarda la progettazione dei turni di lavoro. Numerosi studi mostrano come turnazioni irregolari, rapidi cambi di orario e un’elevata frequenza di turni notturni siano associati a un peggioramento della qualità del sonno e a un aumento della stanchezza cronica (Åkerstedt, 2003; Kecklund & Axelsson, 2016). In questo senso, l’adozione di criteri ergonomici nella pianificazione dei turni, quali la limitazione dei turni notturni consecutivi, un’adeguata previsione dei tempi di recupero e una maggiore prevedibilità degli orari, rappresenta una misura preventiva di comprovata efficacia.
  • Un secondo elemento riguarda la gestione dei tempi di recupero. La letteratura evidenzia come il recupero insufficiente tra un turno e l’altro comprometta la capacità di mantenere livelli adeguati di vigilanza e attenzione, anche in assenza di disturbi del sonno clinicamente rilevanti (Dawson & McCulloch, 2005). Le linee guida internazionali raccomandano pertanto di considerare il recupero come parte integrante del sistema di sicurezza, al pari di altri fattori organizzativi critici (HSE; ILO).
  • Un ulteriore aspetto di rilievo è rappresentato dai sistemi di segnalazione e comunicazione. Le evidenze mostrano come la stanchezza venga spesso gestita in modo informale e individuale, senza tradursi in segnalazioni strutturate verso i livelli organizzativi competenti (EU-OSHA, 2009). La presenza di canali chiari e non punitivi per la segnalazione della fatica consente invece di intercettare precocemente situazioni di rischio latente e di attivare misure correttive prima che si traducano in eventi indesiderati.

Formazione e sistemi integrati: verso una gestione proattiva della fatica

In questo contesto, un ruolo centrale è svolto dalla formazione e dalla consapevolezza. Informare i lavoratori sui meccanismi della fatica, sugli effetti della deprivazione di sonno e sulle strategie di recupero efficaci contribuisce a ridurre la normalizzazione del rischio e a favorire comportamenti più consapevoli, in linea con quanto indicato dalla letteratura sul lavoro a turni e sulla prevenzione degli errori (Folkard & Tucker, 2003; Williamson et al., 2011).

Infine, l’integrazione della gestione della fatica nei sistemi di gestione della salute e sicurezza rappresenta un passaggio fondamentale per superare un approccio reattivo e orientarsi verso una prevenzione strutturata. Considerare la fatica come indicatore del funzionamento del sistema consente di monitorare nel tempo l’efficacia delle misure adottate e di adattarle all’evoluzione delle condizioni operative, in coerenza con i principi della safety moderna e delle organizzazioni ad alta affidabilità.

Partecipazione, segnalazione e visibilità del rischio

La gestione della fatica lavoro-correlata nei sistemi complessi non può prescindere dal coinvolgimento attivo dei lavoratori e dalla disponibilità di strumenti che consentano di rendere visibili fenomeni altrimenti difficilmente intercettabili. La fatica, infatti, tende a manifestarsi in modo progressivo e soggettivo, rendendo complessa la sua rilevazione attraverso i tradizionali indicatori di sicurezza.
Esperienze consolidate nel settore ferroviario mostrano come strumenti partecipativi quali sondaggi, questionari e indagini anonime rappresentino un mezzo efficace per raccogliere informazioni su sonno, stanchezza e capacità di recupero. Indagini condotte in ambito internazionale, come il UK Rail Industry Sleep Survey promosso dalla Rail Safety and Standards Board (RSSB), hanno evidenziato la diffusione di disturbi del sonno e livelli significativi di stanchezza tra il personale ferroviario, fornendo una base informativa utile per orientare politiche di prevenzione e interventi organizzativi.

Analogamente, in ambito nazionale, il sondaggio “Ancora in marcia!” ha contribuito a portare all’attenzione il tema della fatica nel personale ferroviario italiano, evidenziando come le difficoltà di recupero e la stanchezza persistente costituiscano esperienze diffuse e spesso normalizzate. Tali iniziative hanno avuto il merito di rendere visibili criticità che difficilmente emergono attraverso la sola analisi degli eventi o degli infortuni, favorendo una riflessione più ampia sul rapporto tra organizzazione del lavoro, salute e sicurezza.
Un elemento ricorrente emerso da questi studi riguarda la tendenza dei lavoratori a gestire la stanchezza su base individuale, ricorrendo a strategie adattive informali e limitando la segnalazione verso i canali istituzionali. Questo comportamento, sebbene comprensibile in contesti operativi complessi, contribuisce a mantenere il rischio in una dimensione sommersa, riducendo la possibilità di interventi preventivi strutturati.

Gestire i segnali deboli: il ruolo centrale del coinvolgimento dei lavoratori

In questo quadro, gli strumenti di partecipazione assumono un valore non solo conoscitivo, ma anche culturale. La possibilità di esprimere in forma anonima e non punitiva le proprie condizioni di stanchezza favorisce una maggiore consapevolezza collettiva del problema e contribuisce a superare la percezione della fatica come fragilità individuale, riconducendola invece a una dimensione organizzativa e sistemica.
In tal senso, tali strumenti risultano particolarmente coerenti con i principi dei sistemi di gestione della salute e sicurezza sul lavoro basati sulla norma ISO 45001, che attribuisce un ruolo centrale al coinvolgimento attivo dei lavoratori e dei loro rappresentanti. In contesti organizzativi strutturati, la rilevazione di segnali legati a stanchezza, recupero insufficiente e carico psico-fisico può essere integrata nei processi di consultazione, monitoraggio e miglioramento continuo, rafforzando l’approccio preventivo alla gestione del rischio.

In tale prospettiva si collocano anche iniziative di indagine di carattere esplorativo condotte a livello locale, che, pur non avendo finalità statistiche, possono rappresentare un utile strumento di ascolto e di avvio del confronto. Queste esperienze, se inserite in un contesto più ampio di dialogo tra lavoratori, rappresentanti e organizzazione, contribuiscono a rafforzare la cultura della sicurezza e a migliorare la capacità del sistema di intercettare segnali deboli prima che si traducano in eventi critici.
Il rafforzamento dei meccanismi di partecipazione e segnalazione costituisce pertanto un elemento chiave per una gestione efficace della fatica nel settore ferroviario. Rendere visibile ciò che normalmente resta implicito consente di spostare l’attenzione dalla gestione dell’errore alla comprensione delle condizioni che lo rendono più probabile, in linea con i principi della prevenzione moderna e dei sistemi di sicurezza ad alta affidabilità.

Verso una prevenzione moderna, sistemica e sostenibile

La qualità del sonno e la gestione della fatica rappresentano oggi una delle sfide più rilevanti per la salute e la sicurezza nei settori caratterizzati da lavoro a turni e attività notturna, come quello ferroviario. Le evidenze scientifiche e le esperienze di settore mostrano come la fatica non possa essere considerata una condizione individuale o un problema marginale, ma debba essere riconosciuta come un fattore organizzativo che incide direttamente sulla prestazione umana e sui margini di sicurezza del sistema.

Nel settore ferroviario, dove l’affidabilità delle operazioni dipende in larga misura dalla capacità di attenzione, vigilanza e gestione delle anomalie, la stanchezza cronica e il recupero insufficiente rappresentano elementi di vulnerabilità latente. Tali condizioni difficilmente emergono attraverso l’analisi degli eventi o degli infortuni, ma possono essere intercettate attraverso strumenti partecipativi, capaci di rendere visibili segnali deboli e criticità diffuse.
In questo contesto, le indagini di settore e i sondaggi sul sonno e sulla fatica hanno dimostrato di essere strumenti utili non tanto per fornire risposte definitive, quanto per favorire una riflessione condivisa sulle condizioni di lavoro e sull’organizzazione dei turni. La partecipazione dei lavoratori e la possibilità di esprimere in modo strutturato le proprie difficoltà contribuiscono a superare la normalizzazione della fatica e a rafforzare la cultura della sicurezza.
La gestione efficace della fatica richiede pertanto un approccio integrato, che combini:

  • progettazione ergonomica dei turni,
  • adeguati tempi di recupero,
  • sistemi di segnalazione non punitivi,
  • iniziative di informazione e formazione.

Inserire il tema del sonno all’interno dei sistemi di gestione della salute e sicurezza consente di spostare l’attenzione dalla ricerca dell’errore alla comprensione delle condizioni che lo rendono più probabile.

In occasione del World Sleep Day, il tema del sonno può rappresentare un’opportunità per riportare al centro del dibattito la relazione tra organizzazione del lavoro, benessere e sicurezza. Investire nella qualità del riposo non significa solo tutelare la salute dei lavoratori, ma anche rafforzare l’affidabilità e la resilienza dei sistemi complessi, in un’ottica di prevenzione moderna, sistemica e sostenibile.

FAQ: Gestione della fatica e sicurezza sul lavoro

  1. Perché la fatica è considerata un “rischio latente”?

    La fatica è un rischio latente perché non causa necessariamente un incidente immediato, ma agisce “sotto la superficie”. Riduce progressivamente la prontezza cognitiva e la capacità di intercettare piccoli segnali di pericolo, indebolendo le barriere di sicurezza del sistema e rendendolo più vulnerabile in caso di imprevisti.

  2. Cosa si intende per “normalizzazione della fatica”?

    È un fenomeno psicologico e culturale per cui i lavoratori accettano la stanchezza cronica e il sonno frammentato come componenti inevitabili e ordinarie della propria professione. Questo porta a sottostimare il reale decadimento delle prestazioni e riduce la probabilità di segnalare il problema all’organizzazione.

  3. Qual è l’impatto del lavoro notturno sulla sicurezza operativa?

    Il lavoro notturno interferisce con i ritmi circadiani, riducendo la vigilanza e l’attenzione sostenuta. In settori come quello ferroviario, dove le attività possono essere routinarie ma richiedono un alto carico cognitivo, questa alterazione aumenta il rischio di omissioni e rallenta i tempi di reazione necessari per gestire le irregolarità.

In sintesi: i punti chiave dell’analisi

  • Il sonno come fattore organizzativo: La fatica nel settore ferroviario non è un problema individuale, ma una variabile strutturale legata a turni, lavoro notturno e ritmi biologici.
  • Il rischio della “normalizzazione” della fatica: La stanchezza cronica viene spesso accettata dai lavoratori come parte ordinaria del mestiere, diventando un “rischio latente” che erode i margini di sicurezza.
  • Impatto sulle funzioni cognitive: Anche livelli moderati di deprivazione del sonno riducono l’attenzione sostenuta e la capacità di gestire situazioni non routinarie o segnali deboli.
  • La prevenzione partecipata: Secondo i principi ISO 45001, il coinvolgimento attivo e la segnalazione non punitiva sono strumenti essenziali per far emergere le criticità sommerse.
  • Oltre l’approccio reattivo: Integrare la gestione della fatica nei sistemi di salute e sicurezza (HSE) permette di passare dalla gestione dell’errore alla prevenzione delle condizioni che lo generano.

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Bibliografia

Letteratura scientifica e tecnica

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Grossule Jacopo - Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) – Settore ferroviario

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Jacopo Grossule

Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) – Settore ferroviario