La differenza tra rischio e pericolo per la sicurezza sul lavoro

La differenza tra rischio e pericolo per la sicurezza sul lavoro

Il pericolo è una proprietà o qualità intrinseca di una determinata entità o condizione che ha la potenzialità di causare danni. Molte cose (impianti, materiali, attrezzi di lavoro, sostanze, metodi e pratiche di lavoro, rumore, ecc.) rappresentano un pericolo.

Il rischio è la probabilità che sia effettivamente raggiunto il limite potenziale che determina il danno: l'uso degli agenti pericolosi può determinare un rischio concreto o meno. Dipende dalle condizioni di uso.

Ai fini della valutazione del rischio non basta identificare tutti i pericoli per determinare il programma di azioni volte ad incrementare la sicurezza: è necessario analizzare i rischi e classificarli. In questo articolo spieghiamo cosa si intende per "rischio" e cosa si intende per "pericolo", qual è l'obiettivo della valutazione del rischio per la salute e sicurezza dei lavoratori e come individuare i livelli di rischio delle attività.

  1. Definizione di rischio e pericolo nel D.Lgs. 81/08
    • Il rischio è dato da quali elementi?
    • Cos’è il danno?
    • Esempio di pericolo, rischio e danno
  2. Come si calcola il rischio
    • Il metodo a matrici
      • Funzione utilizzata per quantificare il rischio
      • Scala della gravità del possibile danno “G”
      • Scala della probabilità di accadimento “P”
    • La matrice di rischio
  3. Definizione delle fasce di rischio
  4. La valutazione del rischio
    • Definizione di valutazione dei rischi
    • Obiettivo della valutazione dei rischi
  5. Testo Unico di Salute e Sicurezza: la normativa aggiornata ed il commento degli esperti

Definizione di rischio e pericolo nel D.Lgs. 81/08

Se nel linguaggio comune termini come pericolo e rischio sono considerati praticamente sinonimi, l'art. 2, comma 1, lett. r) e s) del D.Lgs. 81/2008 li differenzia in modo netto:

  • pericolo: proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore avente il potenziale di causare danni;
  • rischio: probabilità di raggiungimento del livello potenziale di danno nelle condizioni di impiego o di esposizione ad un determinato fattore o agente oppure alla loro combinazione.

La differenza sostanziale è che il pericolo può essere presente o assente: se esso è associato intrinsecamente a un determinato agente, l'unico modo per eliminarlo è quello di eliminare l'agente. Il pericolo infatti è una qualità intrinseca dell'agente capace di creare danno (attrezzatura, sostanza, ecc.), quindi può essere inteso come una grandezza fondamentale/originale.

Il rischio è dato da quali elementi?

Il rischio si origina nella presenza di un pericolo, ma è legato alla probabilità che esso raggiunga la capacità di produrre un danno alle persone e alle cose, nonché all'entità del danno stesso.

È quindi una grandezza complessa derivata dalla combinazione di più elementi: comportamenti individuali, fattori di contesto, fattori tecnologici, fattori organizzativi, ecc.

Cos'è il danno?

Il danno è, infine, l'evento che può chiudere il circuito tra il pericolo (l'evento potrebbe accadere) e il rischio (in che misura l'evento sta accadendo).

Esempio di pericolo, rischio e danno

Un magazziniere sta usando il carrello elevatore in condizioni di scarsa visuale e investe un collega provocando una contusione e 3 giorni di inabilità temporanea.In questo caso:

  • Il carrello elevatore = pericolo. E' un pericolo importante perché ha la potenzialità di determinare danni molto importanti.
  • Condizioni di scarsa visuale = sono quelle che hanno elevato il rischio. In ragione di quel comportamento infatti la probabilità di verificarsi dell'evento è aumentata fino al verificarsi dell'incidente.
  • 3 giorni di inabilità temporanea = danno

Come si calcola il rischio

Il legislatore non suggerisce metodologie precise in quanto il metodo adottato potrebbe cambiare in funzione delle tipologie di cicli produttivi. Quale che sia il metodo prescelto, questo dovrà comunque essere idoneo all'individuazione di misure di riduzione del rischio coerenti con il ciclo produttivo in esame.

Il metodo a matrici

Il criterio adottato nella quasi totalità dei casi prevede una valutazione effettuata attribuendo parametri discreti alla probabilità e alla gravità degli eventi associati al rischio in esame. In questo caso si tratta del cosiddetto metodo a matrici, derivante originariamente dalle linee guida UE per indirizzare le piccole e medie imprese ad una corretta valutazione dei rischi.

Funzione utilizzata per quantificare il rischio

In questo caso, molto semplicemente, il rischio R viene calcolato mediante la funzione:

R = P × G

dove: P è la probabilità del verificarsi di un evento. G è la gravità del danno conseguente il verificarsi dell'evento (talvolta al posto di G si usa la lettera M - magnitudo).

Altri autori suggeriscono per la valutazione del rischio effettivo di utilizzare una formula che tenga conto di un fattore "esposizione" al rischio, vale a dire:

R = P x G x F

dove:F è la frequenza con cui le persone sono esposte al pericolo in esame.

Per assegnare dei valori P e G si fa riferimento a dei criteri semiquantitativi quali quelli riportati nel seguito a titolo di esempio nelle scale di gravità e probabilità. Nell'esempio in esame si adotta una matrice 4 x 4 dove alla gravita e alla probabilità sono attribuiti, appunto, valori variabili da uno a quattro.

Scala della gravità del possibile danno "G"

Valore 4 - molto grave: la situazione rilevata può provocare danni con effetti permanenti o letali o malattie professionali con effetti letali. Il danno comporta una riduzione permanente della capacità lavorativa, fino all'inabilità totale o alla morte.

Valore 3 - grave: la situazione rilevata può provocare danni temporanei o permanenti di entità considerevole, infortuni invalidanti o malattie professionali con effetti reversibili o irreversibili. Il danno può comportare una riduzione notevole delle capacità lavorative.

Valore 2 - medio: la situazione rilevata può provocare danni temporanei di limitata entità con ripristino in pochi giorni della piena capacità lavorativa, infortuni temporanei o malattie professionali con effetti reversibili.

Valore 1 - lieve: La situazione rilevata può provocare danni con effetti di lieve entità che in genere non comportano l'abbandono del posto di lavoro.

Scala della probabilità di accadimento "P"

Valore 4 - altamente probabile: la situazione rilevata è direttamente correlata al verificarsi di un danno: sono rilevabili eventi tra i casi verificatisi.

Valore 3 - probabile: la situazione rilevata può provocare danni; un solo evento sfavorevole, tipico del processo produttivo, può originare la manifestazione del danno.

Valore 2 - poco probabile: la situazione rilevata può provocare un danno anche se in concomitanza di altri eventi o di particolari circostanze. La sua manifestazione è legata alla contemporaneità di più eventi sfavorevoli ma potenzialmente verificabili.

Valore 1 - improbabile: la situazione rilevata risulta poco probabile sulla base degli eventi già verificatisi. La sua manifestazione è legata alla contemporaneità di più eventi poco probabili.

La matrice di rischio

L'entità del rischio è rappresentata graficamente tramite la "matrice di rischio" in cui le aree corrispondenti a valori diversi sono evidenziate con diversi colori che individuano fasce di entità del rischio che comportano necessità di interventi correttivi o migliorativi con diversa caratteristica di urgenza, delle quali si terrà conto in sede di pianificazione degli interventi di prevenzione e protezione (vedi immagine in alto).

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