L’agrivoltaico è uno dei settori più dinamici della transizione energetica. L’integrazione tra produzione agricola e impianti fotovoltaici introduce però nuove sfide operative: sicurezza elettrica, gestione delle interferenze, manutenzione e procedure di emergenza. Analizziamo i principali rischi negli impianti agrivoltaici.
Nell'articolo
Un mercato in forte espansione
Il settore agrivoltaico sta attraversando una fase di espansione senza precedenti, passando rapidamente dalla sperimentazione alla scala industriale. A livello globale, il mercato ha raggiunto circa 5 miliardi di dollari nel 2023, con una crescita prevista dell’11,5% annuo fino al 2032. Anche l’Europa sta accelerando, superando 1,5 miliardi di dollari e mantenendo un tasso di crescita stimato del 6,6% annuo.
L’Italia si colloca tra i Paesi più dinamici. Secondo Althesys, la capacità agrivoltaica nazionale passerà dagli attuali 1,4 GW a circa 7,7 GW entro il 2030, con una ricaduta occupazionale stimata in circa 19.000 posti di lavoro stabili lungo l’intera filiera. Un salto di scala di questa portata non riguarda soltanto l’aumento della potenza installata, ma implica un’evoluzione strutturale dell’intero comparto: nuove esigenze di gestione, manutenzione, sicurezza e disponibilità di competenze qualificate, soprattutto considerando le maggiori complessità operative che l’agrivoltaico introduce rispetto al fotovoltaico tradizionale.
Cosa si intende con il termine agrivoltaico?
L’agrivoltaico è un sistema energetico che integra impianti fotovoltaici e attività agricola sullo stesso terreno, richiedendo una gestione attenta della sicurezza elettrica, delle interferenze operative e delle procedure di manutenzione.
L’agrivoltaico e le nuove sfide HSE nella 16ª edizione di Wind&Safety
Wind&Safety ha dimostrato una straordinaria capacità di evolvere insieme al settore delle energie rinnovabili, ampliando il proprio perimetro tematico e favorendo il dialogo tra tecnologie diverse. La 16ª edizione del 25 novembre 2025 ha segnato un passaggio significativo: accanto all’eolico sono entrati il fotovoltaico, l’agrivoltaico e i sistemi di accumulo, riconoscendo che per il settore la sicurezza è ormai un ecosistema integrato. L’evento ha riunito circa 150 professionisti dei principali operatori del comparto, creando un contesto unico di confronto in cui competenze diverse si incontrano e affrontano sfide comuni, confermandosi un luogo privilegiato per condividere esperienze, buone pratiche e per elevare gli standard HSE dell’intera filiera.
Competenze e interferenze: la convivenza tra energia e agricoltura
L’agrivoltaico non è semplicemente fotovoltaico installato in un campo: è un sistema ibrido in cui impianto energetico e attività agricola convivono quotidianamente. Questo richiede:
- tecnici qualificati sugli aspetti elettrici e meccanici,
- operatori agricoli consapevoli dei rischi delle infrastrutture,
- procedure condivise per ridurre le interferenze operative.
Installazione, collaudo e O&M (Operation and Maintenance) richiedono competenze specifiche, poiché l’ambiente agricolo introduce ulteriori elementi di complessità operativa rispetto al fotovoltaico tradizionale, tra cui:
- superfici estese e irregolari,
- interferenze con mezzi agricoli,
- stagionalità delle lavorazioni,
- condizioni del terreno variabili (fango),
- sistemi di irrigazione,
- presenza di animali.
Il rischio elettrico nella sezione DC: il punto più delicato dell’impianto
La parte realmente critica dal punto di vista elettrico in un impianto fotovoltaico – e quindi anche in un agrivoltaico – è la sezione in corrente continua tra i moduli e l’inverter. È un tratto dell’impianto spesso percepito come “semplice cablaggio”, ma in realtà rappresenta uno dei punti a più alto rischio.
Ogni modulo fotovoltaico è un generatore attivo: anche un singolo pannello esposto alla luce può produrre 50 volt in corrente continua. Quando i moduli vengono collegati in serie, come avviene nelle stringhe, la tensione cresce progressivamente fino a raggiungere 1500 volt sugli ultimi terminali che l’operatore si trova in mano nel momento del collegamento all’inverter di stringa.
Questa sezione è realizzata con un cablaggio “entra-esci” mediante connettori MC4, senza possibilità di sezionamento intermedio. Ciò implica che, in caso di malfunzionamenti, danneggiamenti o cortocircuiti, l’apertura del circuito possa risultare particolarmente complessa, poiché la corrente continua tende a sostenere l’arco elettrico una volta innescato. Nel caso di più stringhe collegate in parallelo, la corrente di cortocircuito può raggiungere valori significativamente più elevati, aumentando ulteriormente la complessità e il livello di rischio associato a qualsiasi intervento.
In situazioni di emergenza, l’unico modo per interrompere fisicamente il circuito potrebbe essere un taglio netto dei cavi di stringa, un’operazione che rientra a pieno titolo tra le attività sotto tensione e che deve essere eseguita esclusivamente da personale qualificato, adeguatamente formato e dotato di attrezzature e DPI idonei.
La cronaca recente ricorda quanto il rischio elettrico sia concreto: nel 2025 si sono verificati un paio di incidenti mortali in impianti fotovoltaici durante attività di installazione o manutenzione, con dinamiche riconducibili a folgorazione. Eventi di questo tipo evidenziano l’importanza di mantenere sempre elevato il livello di attenzione, poiché nel fotovoltaico la semplice esposizione alla luce è sufficiente a generare tensione e corrente, indipendentemente dallo stato di esercizio dell’impianto.
Tensioni di passo: comprendere un rischio poco visibile
Nel contesto agrivoltaico, il rischio elettrico non arriva solo dai moduli o dai quadri, ma anche dal terreno. Danneggiamenti dei cavi DC interrati – causati da mezzi agricoli, da lavorazioni profonde o da roditori – possono generare gradienti di potenziale nel suolo.
La tensione di passo è una differenza di potenziale tra i piedi: la corrente attraversa il corpo dal basso verso l’alto. Non serve un arco, non serve una scintilla: è un rischio silenzioso ma reale. La pericolosità non dipende solo dalla tensione, ma da fattori come:
- intensità della corrente,
- durata dell’esposizione,
- percorso nel corpo,
- condizioni del terreno,
- tipo di calzature.
In un impianto agrivoltaico, terreno bagnato, fango, irrigazione e presenza di strutture metalliche aumentano la conducibilità e quindi il rischio.
Gli effetti possono essere molto diversi tra loro. I più frequenti sono danni neuromuscolari: contrazioni involontarie, spasmi alle gambe, perdita di equilibrio. La conseguenza tipica è la caduta, che in un campo agricolo può tradursi in urti contro strutture, scivolamenti o traumi secondari. Non è la corrente a causare il danno più grave, ma ciò che accade dopo. In condizioni sfavorevoli, soprattutto su terreno bagnato, possono verificarsi anche effetti cardiaci come aritmie o fibrillazione ventricolare, eventi rari ma di massima gravità.
Altri effetti possibili riguardano il sistema nervoso: disorientamento, difficoltà motorie, reazioni rallentate. Sono situazioni particolarmente pericolose se la persona sta guidando un mezzo agricolo o operando vicino a macchine in movimento.
Un caso particolare riguarda gli animali, molto più sensibili alla tensione di passo a causa del passo più ampio. Zoppia improvvisa, rifiuto di entrare in un’area o agitazione possono essere segnali precoci di un problema elettrico nel terreno.
Il motivo per cui questo rischio è spesso sottovalutato è semplice: non c’è arco, non c’è scintilla, non c’è rumore. La tensione di passo è un rischio a bassa frequenza ma ad alta conseguenza, difficile da riconoscere e spesso ignorato da chi non ha formazione elettrica. In un impianto agrivoltaico, dove tecnici e agricoltori condividono lo stesso spazio operativo, la consapevolezza reciproca diventa fondamentale per prevenire incidenti che, pur avendo origine elettrica, si manifestano come cadute, traumi o comportamenti anomali degli animali.
Tracker: la necessità di una LOTO “multienergia”
La conformazione meccanica del sistema tracker – in particolare il modo in cui sono progettati e posizionati motori e cuscinetti – può influenzare in modo significativo la sicurezza e l’operatività dell’impianto. Alcune configurazioni, soprattutto quelle con componenti integrati nell’asse di rotazione, possono rendere interventi ordinari delle vere Major Operation, soprattutto in esercizio.
In questi contesti, il tradizionale lockout elettrico potrebbe non essere sufficiente, perché i tracker possono accumulare energia meccanica significativa e muoversi per effetto del vento, della gravità o dei giochi interni. È qui che entra in gioco una LOTO “multienergia”, capace di isolare sia le fonti elettriche sia quelle meccaniche tramite blocchi fisici, perni, posizioni di sicurezza e procedure di verifica.
Nel contesto agrivoltaico, dove l’accesso può essere limitato dalla presenza di colture, terreni fangosi o mezzi agricoli in movimento, queste condizioni potrebbero amplificare i rischi e rendere più delicata la gestione delle attività di O&M. Per questo, nella scelta della tecnologia, il committente dovrebbe considerare anche la sicurezza connessa alle attività di manutenzione, valutando come ciascuna soluzione potrà influenzare le operazioni degli anni a venire.
Una configurazione che riduca l’esposizione degli operatori a interventi complessi sul campo non solo abbassa il rischio di incidenti, ma può tradursi in un sistema più affidabile e meno soggetto a fermi impianto.
Gestione dell’emergenza: un rischio spesso invisibile negli impianti di grande scala
Gli impianti agrivoltaici utility scale possono estendersi su centinaia di ettari, con file di pannelli lunghe e ravvicinate. A prima vista potrebbe sembrare un contesto “semplice”, perché si sviluppa prevalentemente a terra, ma la loro estensione e configurazione introducono complessità operative da non sottovalutare.
In caso di incidente – un trauma, un’ustione, una caduta, o nel peggiore dei casi una folgorazione – individuare la persona coinvolta può diventare estremamente complesso. Le file di pannelli possono estendersi per centinaia di metri, con visibilità ridotta e percorsi non sempre lineari. Se l’impianto è recintato, l’accesso dei soccorsi potrebbe avvenire da un punto molto distante rispetto al luogo dell’evento, con tempi di intervento inevitabilmente più lunghi.
A questo si aggiunge un ulteriore elemento: la viabilità interna. I percorsi non sono progettati per accogliere mezzi di soccorso tradizionali, soprattutto in condizioni meteo avverse. Fango, pendenze, terreni smossi o irrigati possono rendere difficile o impossibile l’accesso rapido di un’ambulanza o di un mezzo antincendio. Per queste ragioni, la gestione dell’emergenza non può essere lasciata al caso. Diventa fondamentale:
- lavorare sempre almeno in coppia, per garantire che qualcuno possa attivare i soccorsi;
- dotarsi di dispositivi tecnologici di localizzazione, come beacon, radio GPS o sistemi uomo-a-terra;
- prevedere procedure di emergenza specifiche per impianti estesi e recintati;
- progettare vie di accesso interne compatibili con i mezzi di soccorso;
- formare sia i tecnici sia gli operatori agricoli a riconoscere e segnalare rapidamente un incidente.
In un impianto agrivoltaico, la distanza fisica può diventare un fattore di rischio tanto quanto l’elettricità o la meccanica. La capacità di individuare e raggiungere rapidamente una persona in difficoltà può fare la differenza tra un infortunio gestito e una tragedia.
Agrivoltaico: perché sicurezza, affidabilità e produttività sono inseparabili
La sicurezza non è un vincolo, ma un fattore abilitante. Un impianto progettato per essere manutenuto in sicurezza è anche:
- più affidabile,
- meno soggetto a fermi impianto,
- più produttivo nel lungo periodo.
In questo senso, la scelta tecnologica dovrebbe puntare su soluzioni che minimizzano i rischi alla fonte e rendono più semplici e sicure le attività di esercizio, contribuendo a un impianto realmente gestibile e sostenibile lungo tutto il suo ciclo di vita.
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