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Il ruolo del RSPP nelle Organizzazioni: obblighi e responsabilità
24 novembre 2020
fonte: 
area: Salute e sicurezza sul lavoro
Il ruolo del RSPP nelle Organizzazioni: obblighi e responsabilità

La normativa italiana in tema di salute e sicurezza è decisamente corposa: il D.Lgs. 81/08, Testo Unico di Salute e Sicurezza sul lavoro, si compone di 302 articoli e 51 allegati. A buona parte degli articoli corrispondono degli obblighi e degli adempimenti spesso accompagnati da contravvenzioni e sanzioni penali.

In questo articolo:

Quali sono gli obblighi non delegabili del datore di lavoro?

RSPP: definizione, lavoro, ruolo e le funzioni

Il ruolo del Responsabile del servizio di prevenzione e protezione

Le caratteristiche del RSPP

La formazione del RSPP

Approfondisci sulla rivista Ambiente&Sicurezza sul lavoro

Quali sono gli obblighi non delegabili del datore di lavoro?

Il primo di questi obblighi non delegabili lo si ritrova all'art. 17, comma 1 punto a) in capo al datore di lavoro. Si tratta di un obbligo non delegabile: "il datore di lavoro non può delegare la valutazione di tutti i rischi con la conseguente elaborazione del documento previsto dall'art. 28 (documento di valutazione dei rischi)".
Quindi il datore di lavoro deve far proprio il documento di valutazione dei rischi e non può incaricare nessuno di realizzarlo in sua vece. Tuttavia non è lasciato da solo nel compito di identificare i pericoli e di redigere il documento di valutazione dei rischi ed è il D.Lgs. 81/08 che specifica i soggetti qualificati per supportarlo.
L'art. 29 difatti precisa che "il datore di lavoro effettua la valutazione ed elabora il documento di valutazione dei rischi in collaborazione con il Responsabile del servizio di prevenzione e protezione (e il medico competente nei casi di cui all'art. 41)".
Un secondo obbligo del datore di lavoro non delegabile consiste nella designazione del RSPP Responsabile del servizio di prevenzione e protezione (art. 17, comma 1 punto b).

RSPP: definizione, lavoro, ruolo e le funzioni

Chi è il RSPP e come viene designato?

Il significato di RSPP è " Responsabile del servizio di prevenzione e protezione":è la persona in possesso delle capacità e dei requisiti professionali di cui all'articolo 32 delTesto Unico di Sicurezza sul Lavoro.
La scelta del RSPP è un atto la cui responsabilità esclusiva è in capo al datore di lavoro. Così come una inadeguatezza o una evidente incapacità del RSPP configura una possibile culpa in eligendo. Come risulta evidente in diversi punti nel corpo del D.Lgs. 81/08 il legislatore ha dunque inteso instaurare una solida interdipendenza funzionale tra datore di lavoro e RSPP.

RSPP e l'informativa sui rischi presenti in azienda

Innanzitutto il datore di lavoro deve informare il RSPP sui rischi presenti in azienda. Il datore di lavoro è quindi il primo a dover conoscere i rischi dell'attività di cui è responsabile e deve comunicarli al RSPP che li valuterà. L'art. 18, al comma 2 tra gli obblighi del datore di lavoro enuncia il dovere di informare il RSPP (oltre che il medico competente) in merito a:
• la natura dei rischi;
• l'organizzazione del lavoro, la descrizione degli impianti e dei processi produttivi;
• i dati relativi alle malattie professionali;
• i provvedimenti adottati dagli organi di vigilanza.

RSPP: che lavoro svolge in azienda?

D'altronde è insito nel termine stesso "datore di lavoro" che la persona che ricopre tale ruolo abbia una conoscenza approfondita dell'azienda e del lavoro che vi si svolge. Si presuppone pertanto che si tratti di una persona che vive con continuità "dentro" l'azienda o lo stabilimento e non una persona con poca familiarità con processi che vi si svolgono.
Il datore di lavoro perciò deve aprire l'azienda al RSPP e il RSPP dal canto suo opererà sulla base delle informazioni fornitegli. Tale obbligo di informazione deve consentire al RSPP e al servizio di prevenzione e protezione (SPP) "di disporre correttamente ed efficacemente delle necessarie conoscenze e in tal senso il datore di lavoro crea un flusso permanente di informazioni verso tale struttura". Il RSPP deve acquisire informazioni dettagliate non di un reparto o di un settore ma dell'intera azienda, non di quello che avviene durante i turni di lavoro ma nell'arco delle 24 ore.
Successivamente sarà cura del datore di lavoro verificare congiuntamente la completezza del documento di valutazione dei rischi, accertando che rispecchi nella sua interezza l'effettiva realtà aziendale.
In merito è intervenuta la Cassazione (quarta sezione penale, sentenza n. 4917 del 4 febbraio 2010) che ha confermato la responsabilità di un datore di lavoro, ed escluso quella del RSPP, per un infortunio occorso ad un lavoratore il quale, durante il turno di lavoro notturno, era intento ad eseguire delle operazioni di cui il RSPP non era mai stato informato.

Che rapporto c'è fra Datore di Lavoro e RSPP?

Il datore di lavoro trasferisce al RSPP tutta la conoscenza di cui dispone sulla propria azienda e questo fa sì che tra le due figure si instauri un rapporto di fiducia reciproca. Per di più il datore di lavoro affida ad un agente un aspetto fondamentale della propria azienda, in quanto la riduzione di incidenti e di malattie non costituisce solo una dimostrazione di responsabilità, ma si riflette in una maggior efficienza e continuità operativa dell'azienda e conseguentemente in una rafforzata capacità di incidere sul territorio e sulla società.
Il RSPP è il responsabile di un parametro che misura la forza stessa di una organizzazione ossia la sua sicurezza, per questo motivo potrebbe addirittura aver maggior considerazione di un dirigente d'azienda ed essere rapportato ad un partner, se non ad un socio, del datore di lavoro.

Come si diventa RSPP: si viene "designati" o "nominati"?

A differenza di altre figure professionali, il RSPP (come gli ASPP) non viene nominato ma designato. Il vocabolario Treccani attribuisce al termine "designare" il significato di "proporre una persona per un determinato ufficio", "indicare con precisione". E "proporre" o "indicare" sono azioni che non si possono effettuare senza conoscere e avere attentamente soppesato il soggetto prescelto.
Per un'organizzazione, e a maggior ragione per il datore di lavoro, appare perciò controproducente individuare il Responsabile del servizio di protezione e prevenzione senza un'attenta valutazione del professionista cui affidare un aspetto tanto strategico. L'interdipendenza e la sinergia in tema di safety che deve realizzarsi tra RSPP e datore di lavoro non può essere riconducibile ad una ordinaria prestazione di servizi da parte di un soggetto terzo.
A tal proposito, è del tutto sconveniente affidarsi ad una società di intermediazione professionale senza una conoscenza diretta della persona che si intende designare e con la quale si dovrà allacciare un rapporto fiduciario.
Con il ricorso ad una intermediazione difatti viene ad alterarsi il corretto sinallagma di collaborazione tra i due soggetti, la cui anomalia è già insita nello stesso ricorso ad una prestazione esterna tout court.

Quali attività svolge il RSPP in azienda?

Nella definizione di Responsabile del servizio di prevenzione e protezione (art. 2 - definizioni) data dal D.Lgs. 81/08 viene specificato il preminente ruolo di coordinamento del RSPP.
Tale sottolineatura intende far emergere la natura gestionale del ruolo di RSPP quale figura cui è richiesta un'attività di coordinamento del servizio di prevenzione e protezione, da svolgersi attraverso un approccio sistemico e integrato.
Sempre in ordine alla natura del ruolo del RSPP è stato osservato che la funzione è svolta richiedendo spesso di intervenire in modo specialistico, assolvendo in tal modo a due tipologie di attività tra loro molto diverse:

  1. Da un lato, infatti, è chiamato a promuovere un approccio coordinato alla prevenzione (attività gestionale),
  2. Dall'altro, deve realizzare una serie di azioni propriamente tecniche (attività specialistica).
  3. deve poi formulare il piano dei miglioramenti assieme al SPP, ed elaborare le misure preventive e protettive e redigere di proprio pugno le procedure di sicurezza per le varie attività aziendali. Il RSPP pertanto incide direttamente nella vita aziendale svolgendo a tutti gli effetti anche un'attività direttiva (attività manageriale): non è vero dunque, come sostengono alcuni, che l'art. 33 attribuisce al RSPP ridotte capacità operative all'interno della struttura aziendale.
  4. infine, il RSPP dovendo assicurare l'aggiornamento continuo della valutazione dei rischi deve adempiere ad una funzione di vigilanza che presuppone la verifica di carattere generale circa le singole lavorazioni e la loro esecuzione in sicurezza.
    Non può pertanto esimersi dal controllo sull'efficacia delle misure individuate e sulla loro corretta applicazione nonché su ogni possibile variazione di assetto degli ambienti di lavoro o degli apparati utilizzati, comprese le dotazioni e le applicazioni informatiche. Tale vigilanza è analoga a quella attuata da un coordinatore per la sicurezza in cantiere e pertanto si definisce "alta" per distinguerla da quella "operativa" demandata di norma al dirigente e al preposto.
    Da qui, compete al RSPP anche una funzione di controllo interno (attività ispettiva) in merito alla quale e alle relative risultanze è il referente di fiducia del datore di lavoro, intervenendo quanto meno una volta l'anno nell'ambito della riunione periodica ex art. 35.

Ciò detto, il ruolo del RSPP è stato da tempo ben ricostruito dalla Cassazione Penale (Sezione IV, sentenza n. 1834 del 15 gennaio 2010) che lo ha qualificato in termini di specifica posizione di garanzia nei confronti dei destinatari delle norme prevenzionali, sebbene operi per conto del datore di lavoro il quale è la persona che giuridicamente si trova nella posizione di garanzia.

Il ruolo del Responsabile del servizio di prevenzione e protezione

Il Responsabile del servizio di prevenzione e protezione non può essere delegato dal datore di lavoro ad effettuare la valutazione di tutti i rischi con la conseguente elaborazione del relativo documento.
Il RSPP non rientra quindi tra i soggetti che in azienda possono essere interessati dall'istituto della delega (art. 16 - delega di funzioni) e della corrispondente vigilanza da parte del delegante.

Il RSPP è un consulente del datore di lavoro?

Il RSPP pur assumendo in prevalenza compiti di consulenza e indirizzo non è un consulente del datore di lavoro. Un consulente viene interpellato a discrezione del soggetto che intende avvalersene, mentre per il datore di lavoro l'ausilio del RSPP non è una facoltà ma un obbligo.
Infine, il RSPP non svolge un'attività di supporto alle decisioni ma fornisce precise indicazioni su quelle che sono le soluzioni conformi per la sicurezza dei lavoratori che il datore di lavoro non può esimersi dall'adottare.

Il RSPP è il "dirigente" della safety?

Come dice l'art. 29, il RSPP è uno stretto collaboratore del datore di lavoro e il datore di lavoro se ne serve per effettuare la valutazione dei rischi ed elaborare il relativo documento. La giurisprudenza interviene a confermare che il RSPP "ha l'obbligo di fornire attenta collaborazione al datore di lavoro individuando i rischi lavorativi e fornendo opportune indicazioni tecniche per risolverli" (Cassazione penale, sezione IV, sentenza n. 12223 del 22 marzo 2016).
Se ne deduce come il RSPP debba farsi carico di un aspetto fondamentale dell'attività aziendale in modo del tutto analogo a quello di un dirigente d'azienda, in un'ottica fiduciaria e di accountability.
Possiamo dire che in un'azienda o in un'unità operativa è il dirigente che deve dar conto di ogni aspetto legato alla safety e sotto tale profilo è l'unico dirigente. Difatti in azienda non vi possono essere altre figure o alter ego del RSPP, se non gli addetti al Servizio di prevenzione e protezione da lui direttamente coordinato, che hanno titolo ad intervenire nel valutare i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Il RSPP è un soggetto "decisore"?

Indiscutibilmente il RSPP per interpretare correttamente il suo ruolo nell'ambito dell'organizzazione deve agire come un soggetto decisore che incide nell'assetto dei processi lavorativi. Gli orientamenti giurisprudenziali sono concordi nel confermare anche le responsabilità (in termini di responsibility) in capo al RSPP. In qualità di dirigente della sicurezza può essere chiamato in causa qualora fornisca indicazioni operative inadeguate o manchi di assumere specifiche iniziative volte ad assicurare la sicurezza delle condizioni lavorative.

Le caratteristiche del RSPP

Autorevolezza e rilevanza

Il RSPP deve godere della rilevanza e dell'autorevolezza di un dirigente d'azienda.
Qualora poi venisse incaricato di provvedere alla realizzazione di specifici progetti di adeguamento delle misure di sicurezza siano esse tecniche, organizzative o gestionali potrà vedere aumentate le proprie responsabilità in una prospettiva manageriale.
D'altronde, Il documento di valutazione dei rischi non è una conclusione, ma un punto di partenza. Il documento deve includere il piano dei miglioramenti e fornire chiare indicazioni sugli interventi di safety necessari o previsti. Il RSPP deve agire quale parte attiva di detto piano, essere il principale promotore dell'attuazione degli interventi previsti, colui che ne registra gli stati di avanzamento e che individua eventuali disallineamenti e/o misure correttive. In proposito è il referente diretto del datore di lavoro e opera da project manager provvedendo ad acquisire, tramite la funzione competente, i necessari finanziamenti ai progetti o attivandosi per rifinanziarli quando necessario.
Una inequivocabile indicazione in tal senso è fornita dalla Conferenza Stato Regioni che in data 7 luglio 2016 avverte la necessità di esplicitare i profili di competenza degli ASPP/RSPP.
Nell'allegato IV - che sarebbe utile leggere nella sua interezza - definisce il RSPP "figura manageriale individuata dal legislatore per perseguire e sostenere gli obiettivi di sicurezza." Aggiunge inoltre, "sono affidate a questa figura funzioni progettuali e attuative delle misure di sicurezza, nonché la realizzazione tecnica di quanto programmato".

Professionalità e versatilità

Il Responsabile del servizio di prevenzione e protezione è definito come persona in possesso di specifiche capacità e requisiti professionali designata dal datore di lavoro, a cui risponde, per coordinare il servizio di prevenzione e protezione.
Tale necessità scaturisce dal fatto che si dà per scontato che il datore di lavoro in genere non possieda capacità o requisiti professionali (o almeno non tutti), che gli consentono di effettuare direttamente la valutazione della generalità dei rischi presenti in azienda.
Ne consegue che il RSPP per assolvere ai compiti richiesti deve disporre di una professionalità estesa a diversi ambiti di specializzazione, deve essere in grado di svolgere la propria missione con approccio multidisciplinare. Si tenga conto che solamente i rischi elencati nelle cosiddette procedure standardizzate (decreto interministeriale del 30 novembre 2012) sono organizzati in 25 famiglie di pericoli e ciascuno di essi ha una propria complessità intrinseca, come ad esempio la valutazione dello stress lavoro correlato. In particolare se si considera il rischio incendio, con il nuovo Codice di Prevenzione Incendi (D.M. 3 agosto 2015) la valutazione deve essere declinata secondo 10 diverse strategie antincendio, ciascuna delle quali richiede a sua volta una specifica specializzazione in materia.

Competenze relazionali del RSSP

Non solo: alle molteplici competenze tecniche richieste al RSPP devono aggiungersi le competenze relazionali "quali tecniche di comunicazione, di gestione dei gruppi, di negoziazione e di problem-solving per determinare una partecipazione attiva di tutte le componenti aziendali".
Malgrado ciò, per acquisire la qualifica RSPP o ASPP è sufficiente essere in possesso di un titolo di studio non inferiore al diploma di istruzione secondaria Superiore, nonché di un attestato di frequenza a specifici corsi di formazione adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività lavorative. Peraltro, la partecipazione a detti corsi viene di norma autogestita non essendo stata prevista alcuna forma pubblica di riscontro.

La formazione del RSPP

La formazione richiesta al RSPP è svincolata dal quadro europeo delle qualifiche per l'apprendimento permanente. Tale istituto ha lo scopo di collegare tra loro i diversi sistemi di qualificazione dei paesi europei fungendo da strumento di unificazione utile per tutte quelle che sono le "professioni non regolamentate".
Sotto questo profilo l'Italia risulta disallineata rispetto al resto d'Europa in quanto da un lato prevede la possibilità di acquisire la capacità di assolvere ai compiti di RSPP attraverso un percorso formativo molto leggero rispetto agli altri stati membri e dall'altro non riconosce titoli esteri di formazione in salute e sicurezza ben più impegnativi come il Nebosh o il VCA (corrispondenti ad una specifica laurea triennale).
Da noi cioè per essere RSPP non si richiede un livello di conoscenze, abilità e competenze espresso in termini di EQF (European Qualifications Framework).
Di contro i professionisti che in Europa hanno acquisito titoli riconosciuti internazionalmente per operare come responsabili della safety, in Italia non possono essere designati RSPP. Paradossalmente da noi vige la norma UNI che definisce l'iter per acquisire e mantenere la qualifica di tecnico manutentore degli estintori (UNI 9994-2) in forma riconosciuta in tutti gli stati d'Europa, ma non altrettanto per il ruolo di RSPP.
Il datore di lavoro sotto questo profilo non viene guidato nella scelta. Non può nemmeno affidarsi ad un albo di categoria come nel caso degli ordini professionali perché non esiste un albo/elenco dei Responsabili del servizio di protezione e prevenzione.

RSPP: Responsabile della Safety

Probabilmente il termine Responsabile del servizio di prevenzione e protezione non è del tutto centrato. Come si è detto elencandone le attività, il RSPP ha ragion d'essere non in quanto responsabile di un servizio, ma perché responsabile della safety aziendale. Sarebbe più giusto definirlo Responsabile della safety o Dirigente della safety.
Nel designare il RSPP è bene che il datore di lavoro si sia accertato di quale conoscenza abbia dei luoghi, delle cose e dei processi che si svolgono in azienda e quale sia la sua preparazione ed esperienza professionale, al di là dall'aver semplicemente assolto alle prescrizioni legge. In tema di conoscenze, abilità e competenze del RSPP la Cassazione non fa sconti e ribadisce che "un soggetto che intraprende un'attività, in special modo se di carattere tecnico, ha l'obbligo di acquisire le conoscenze necessarie per svolgerla senza porre in pericolo i beni e la vita dei terzi" (Cassazione penale, sez. IV, n. 12223 , del 22 marzo 2016).
Addirittura nel valutare i rischi il RSPP "deve tener conto non solo di quanto ha percepito ma anche di quanto avrebbe dovuto percepire, valutando anche le possibilità di un aggravamento di un evento dannoso in atto che non possano ragionevolmente essere escluse".

RSPP: Agente modello, secondo la Giurisprudenza

In breve, il RSPP rispondere ai requisiti di un «agente modello» (homo ejusdem professionis et condicionis, un agente ideale in grado di svolgere al meglio, anche in base all'esperienza collettiva, il compito assunto) "che adegua la propria condotta alle conoscenze disponibili nella comunità scientifica e che se non dispone di queste conoscenze adempie all'obbligo di acquisirle o di utilizzare le conoscenze di chi ne dispone o, al limite, di segnalare al datore di lavoro la propria incapacità di svolgere adeguatamente la propria funzione" (Cassazione penale, sez. IV, n. 12223 , del 22 marzo 2016).
"Sussiste l'esigenza - continua la Cassazione - di non consentire livelli non adeguati di sicurezza, sia che siano ricollegabili a trascuratezza sia che il movente economico si ponga alla base delle scelte".
Ciò convalida la tesi che il RSPP debba farsi parte dirigente in grado di orientare le scelte dell'organizzazione nel verso della sicurezza dei lavoratori a dispetto di ogni scorciatoia economicamente allettante.
A corollario di tale impostazione ne consegue la necessità di mantenere con continuità il rapporto con l'azienda. Primo, per dare al RSPP il tempo di verificare in concreto la validità delle proprie scelte e delle impostazioni individuate, secondo, per approfondire con la dovuta attenzione e con una conoscenza sempre maggiore i rischi presenti in uno specifico contesto lavorativo.
Ciò anche nell'interesse del RSPP stesso, perché le proprie responsabilità non vengono meno con la fine del mandato, ma permangono nel tempo dovendone rispondere anche successivamente, a conferma del rapporto duraturo che lo lega all'azienda.
Significativo è il fatto che nel caso della scuola Darwin di Rivoli (dove a causa del cedimento totale di una controsoffittatura in laterizio del peso di circa otto tonnellate, morì uno studente) siano stati portati in giudizio gli ultimi tre RSPP che si sono succeduti nel tempo. Ciascuno di essi aveva ripetutamente sottovalutato il rischio pur essendo di natura relativamente semplice.

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Il ruolo apicale del RSPP
Considerazioni sulla collocazione di questa importante figura in azienda
Rinaldo Reni
Ambiente & Sicurezza sul Lavoro n. 2/2017


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