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Radiazioni Ottiche Artificiali (ROA), cosa sono e quali rischi comportano

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Le radiazioni ottiche artificiali (ROA) sono presenti in molti luoghi di lavoro, determinando l’esposizione dei lavoratori. Le sorgenti vanno sottoposte ad una valutazione dei rischi specifica, per individuare misure di prevenzione e protezione appropriate.

Definizione, significato, caratteristiche e sicurezza

Per Radiazioni Ottiche si intendono tutte le radiazioni elettromagnetiche nella gamma di lunghezza d’onda compresa tra 100 nm e 1 mm. Le radiazioni ottiche naturali sono generate dal sole, le radiazioni ottiche artificiali (ROA) sono generate da apparati e/o attrezzature.

Le radiazioni elettromagnetiche sono caratterizzate da una lunghezza d’onda e da una frequenza.

In base a frequenza e lunghezza d’onda derivano differenti tipologie di radiazione. Considerando i parametri opposti dello spettro elettromagnetico, troviamo – da una parte – le frequenze minori con lunghezza d’onda maggiore (onde radio, microonde, radiazioni non ionizzanti); dall’altra, vi sono le frequenze maggiori con lunghezza d’onda minore (raggi gamma, raggi X, radiazioni ionizzanti). In mezzo troviamo lo spettro delle radiazioni ottiche artificiali, l’ultravioletto, lo spettro visibile e gli infrarossi.

Lo spettro delle radiazioni ottiche si suddivide come indicato nella tabella seguente:

La regione degli ultravioletti è suddivisa in UVC, UVB ed UVA; la regione degli infrarossi è suddivisa in IR-A, IR-B ed IR-C.

Sorgenti

Le sorgenti di radiazioni ottiche possono inoltre essere classificate in coerenti e non coerenti.

Radiazioni ROA coerenti

Le prime emettono radiazioni in fase fra di loro (i minimi e i massimi delle radiazioni coincidono) e sono generate da LASER. Il LASER (radiazione coerente) emette radiazioni ottiche di un’unica lunghezza d’onda, di elevata intensità con luce monocromatica.

La lunghezza d’onda può trovarsi nel campo dell’infrarosso, nel visibile e nell’ultravioletto. Le radiazioni ottiche incoerenti emettono radiazioni sfasate e sono generate da tutte le altre sorgenti non LASER.

Il laser, radiazione coerente, trova applicazione in campo medico ed estetico, nella lavorazione di materiali (taglio metalli), nel campo della metrologia e misure, nel campo delle telecomunicazioni.

Radiazioni ROA non coerenti

Le radiazioni non coerenti emettono una luce policromatica (es. lampada a incandescenza).

In ambito industriale le sorgenti di ROA sono numerose; tra le non coerenti troviamo i processi di fusione nelle fonderie (campo dell’infrarosso), le lampade germicide (campo dell’ultravioletto), la saldatura ad arco, le sorgenti di illuminazione artificiale (campo del visibile), etc.

Rischi da radiazioni ottiche artificiali (ROA)

Quali sono i i rischi da esposizione a ROA sulla salute?

Gli effetti sulla salute possono derivare da un’esposizione diretta alle ROA derivanti da sorgenti coerenti ed incoerenti. Gli organi bersaglio sono la pelle e gli occhi.

La tipologia di effetti associati all’esposizione a ROA dipende dalla lunghezza d’onda della radiazione incidente, mentre dall’intensità dipendono sia la possibilità che questi effetti si verifichino che la loro gravità.

Oltre agli effetti diretti, si possono riscontrare effetti indiretti quali disturbi visivi temporanei (abbagliamento, accecamento temporaneo) e rischio incendio innescato dal fascio di radiazione o dalle sorgenti stesse.

La tabella seguente riporta le conseguenze dannose a carico di cute e occhi.

Organi più sensibili alle radiazioni ottiche

Rischi per gli occhi

La tabella 2 mostra come, in merito agli effetti sugli occhi, l’ultravioletto di tipo C e B determini una fotocheratocongiuntivite (infiammazione cornea e congiuntiva), poiché raggiunge cornea, congiuntiva e cataratta fotochimica (opacizzazione) a danni del cristallino (UVA).

La radiazione visibile è in grado di danneggiare la retina (tessuto che ha la funzione di captare i segnali luminosi per trasformarli in segnali nervosi che il nervo ottico trasmette al cervello), così come l’infrarosso di tipo A.

L’esposizione a radiazione infrarossa nelle regioni spettrali IR-B e IR-C determina danni alla cornea e cataratta, poiché determinano un riscaldamento del cristallino (cataratta dei vetrai).

Rischi per la pelle

Per quanto riguarda la pelle, gli effetti più rilevanti derivano da esposizione a radiazione ultravioletta con eritemi, fotoinvecchiamento cutaneo causato soprattutto da UV-A ed UV-B e tumori della pelle. Le radiazioni infrarosse di tipo B e C possono causare bruciature.

Radiazioni ottiche artificiali: esempi

Di seguito si riportano alcuni esempi di sorgenti in ambito lavorativo, la cui emissione di ROA va approfondita:

  • Processi di fusione: nella fusione della ghisa vi è elevata esposizione ad IR-B e IR-C in prossimità della colata
  • Industria alimentare: utilizzo riscaldatori ad infrarosso (es. lavorazione del cioccolato)
  • Sanità: utilizzo piccoli forni da laboratorio che a 900 °C ad 1 metro dalla bocca del forno possono comportare esposizione per parte esterna occhio. Lampade germicide per sterilizzazione (produzione UV-C). Lampade per fototerapia (cura ittero neonatale) emissione di radiazione UV-B e luce blu. Laser: Le apparecchiature che emettono radiazione coerente classificate nelle classi 1M, 2M, 3R, 3B e 4 CEI EN 60825 vanno valutate.
  • Industria Metalmeccanica: Saldatura ad arco che produce elevato livello di esposizione a radiazione visibile e UV.
  • Controlli qualità: Lampade per illuminazione (lampada alogena a 300 watt con riflettore), utilizzate per i controlli di qualità sui materiali
  • Teatri, supermercati, aree esterne: Lampade ad alogenuri metallici, produzione di radiazione UV e visibile (luce blu)
  • Officine meccaniche: fari autoveicoli, possibile sovraesposizione alla luce blu se visione diretta protratta per più di 5-10 minuti
  • Uffici: Lampade per uso generale e lampade speciali classificate nei gruppi 1,2,3 CEI EN 62471:2009. Se la classe è superiore alla prima necessari accorgimenti per installazione ed uso sicuri.

I dati forniti dai fabbricanti

Radiazioni ottiche non coerenti

Il D.Lgs. 27/01/2010 n. 17 prevede che se una macchina emette radiazioni non ionizzanti (quindi comprese anche le ROA) che possono nuocere all’operatore o alle persone esposte − soprattutto se portatrici di dispositivi medici impiantati (per le ROA: il cristallino artificiale) − il costruttore deve riportare nel manuale di istruzioni le relative informazioni.

In caso di assenza di norme specifiche di prodotto, il fabbricante può assegnare tre categorie di emissione che prevedono misure di protezione, formazione ed addestramento (vedi Tabella 3).

Tabella 3

Le macchine

Le macchine rientranti nelle categorie 1 e 2 devono riportare una marcatura specifica comprendente i seguenti elementi:

  • il segnale di sicurezza rappresentante il tipo di emissione di radiazione;
  • il numero di categoria (categoria 1 o categoria 2);
  • il riferimento alla norma UNI EN 12198:2009.



Esempio marcatura specifica apparecchiatura categoria 1

Le lampade e i sistemi di lampade

Le lampade e i sistemi di lampade sono invece classificati in 4 gruppi (le 4 classi di rischio evidenziate nella Tabella 4) secondo lo standard CEI EN 62471:2009.

Tabella 4

È bene precisare che ogni dispositivo classificato “esente” potrebbe essere pericoloso se si rimuovono le protezioni.

Radiazioni ottiche coerenti

I laser

In merito ad apparecchiature che emettono radiazioni laser, i fabbricanti sono tenuti a fornire le seguenti informazioni:

  • classificazione,
  • etichettatura
  • e indicazione dei requisiti di sicurezza.

Le sorgenti laser vengono classificate in sette classi (1,1M,2,2M,3R,3B,4) che presentano differenti caratteristiche e requisiti di sicurezza.

Oltre al pittogramma laser, deve essere presente un’ulteriore targhetta (salvo che per la classe 1) indicante:

  • gli avvertimenti relativi all’utilizzo in sicurezza del laser;
  • la classe del laser, la massima potenza della radiazione laser emessa, le lunghezze d’onda emesse, la durata dell’impulso;
  • la norma usata per la classificazione.

Se l’emissione della radiazione laser è invisibile (esterna, totalmente o in parte, all’intervallo delle lunghezze d’onda della radiazione visibile) deve essere indicato sulla targhetta.

Quando la protezione degli occhi risulta indispensabile, anche solo per talune operazioni, devono essere fornite dal costruttore anche tutte le indicazioni necessarie per la scelta di DPI oculari.




Esempio marcatura specifica laser per apparecchiatura di classe 4.

Per saperne di più

Leggi anche il nostro approfondimento su:

Radiazioni Ottiche Artificiali (ROA): la valutazione del rischio

Radiazioni Ottiche Artificiali (ROA): Misure di Prevenzione e Protezione

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