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Riconoscimento facciale: come ingannare questi sistemi di identificazione

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Due studiosi dell’università di Tel Aviv, con il supporto dello European Research Council, hanno esplorato a fondo il funzionamento degli attuali algoritmi di riconoscimento facciale ed hanno messo a punto delle tecniche, che possono ingannarli con relativa facilità.

A cosa serve il riconoscimento facciale

I sistemi di riconoscimento facciale sono usati sempre più spesso come strumento di controllo dell’accesso. Questi sistemi vengono anche utilizzati per sbloccare uno smartphone o per collegarsi ad una rete di social media. Molti cittadini ritengono che questa tecnologia di accesso sicuro rappresenti un soddisfacente compromesso tra facilità di accesso e protezione dei dati. Anche se a volte è considerata invasiva, in quanto memorizza il volto del cittadino coinvolto.

Come ingannare i dispositivi di riconoscimento facciale

Tuttavia due studiosi della Università di Tel Aviv hanno dimostrato che è possibile mettere a punto degli strumenti che ingannano una grande percentuale dei dispositivi di riconoscimento facciale; creando un volto inesistente, ma tale da ingannare l’applicativo di riconoscimento.

Questa tecnica viene basata sulla creazione di una cosiddetta “master face” vale a dire che potrebbe essere assai simile alla creazione di un “master key”, vale a dire un grimaldello di tipo universale.

Intelligenza artificiale: le applicazioni per creare un volto

Questi studiosi hanno utilizzato applicativi di intelligenza artificiale per creare un volto, che viene accettato da molti applicativi di riconoscimento, sbloccando l’accesso al sistema.

Secondo gli studiosi, la vulnerabilità che viene da loro sfruttata risiede nel fatto che i sistemi di riconoscimento facciale utilizzano un gran numero di marcatori per identificare degli individui specifici.

Ad esempio la distanza:

  • fra le pupille,
  • fra le pupille ed i bordi della bocca,
  • fra le orecchie ed i bordi della bocca e via dicendo.

Creando dei volti artificiali che corrispondono a questi marcatori, si può creare una sorta di volto universale; un volto in grado di ingannare un elevato numero di dispositivi di riconoscimento facciale.
In poche parole, l’attacco ha esito positivo perché genera dei volti che sono assai simili a quelli di una larga porzione della popolazione.

Lo studio dell’Università del Massachusetts

Questo applicativo di intelligenza artificiale è stato utilizzato su un archivio di 13.000 volti, gestito dall’Università del Massachusetts. Gli studiosi sono riusciti a sbloccare più del 20% delle identità presenti nel database. Altre ricerche hanno mostrato un esito ancora più soddisfacente.

Gli unici elementi di cui hanno bisogno i ricercatori sono legati ad una indicazione approssimata delle caratteristiche del soggetto, il cui volto deve essere creato artificialmente. L’età e la razza sembrano essere già sufficienti, secondo gli esperimenti già sviluppate per creare volti, che hanno un’elevata probabilità di essere accettati dall’applicativo di riconoscimento facciale.

Redazione InSic

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