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Piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari: cos’è, chi lo gestisce e come si attua

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Con DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 14 marzo 2022 si adotta il Piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari. Il Piano era previsto dal comma 2 dell’art. 182 del (nuovo) Decreto RADIAZIONI (decreto legislativo 31 luglio 2020, n. 101, art 182) ed è stato redatto da uno specifico Gruppo di lavoro istituito presso la Protezione civile.

Con l’Appendice al Decreto il Governo ha poi definito gli standard e le procedure internazionali cui si è fatto riferimento per la redazione del Piano.

  • Ma cos’è il Piano, quali sono i suoi obiettivi? Cosa si intende per emergenza radiologica e nucleare ed i suoi Presupposti tecnici, quali sono gli Scenari di incidente le Fasi dell’emergenza?

Cos’è il Piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari

Il Piano individua e disciplina le misure necessarie a fronteggiare le conseguenze di incidenti in impianti nucleari di potenza ubicati “oltre frontiera”, ossia impianti prossimi al confine nazionale, in Europa e in paesi extraeuropei, tali da richiedere azioni d’intervento a livello nazionale e che non rientrino tra i presupposti per l’attivazione delle misure di Difesa Civile, di competenza del Ministero dell’Interno.

Cosa contiene il Piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari

Il Piano definisce le procedure operative per la gestione del flusso delle informazioni tra i diversi soggetti coinvolti, l’attivazione e il coordinamento delle principali componenti del Servizio nazionale della protezione civile (SNPC), e descrive il modello organizzativo per la gestione dell’emergenza, con l’indicazione degli interventi prioritari da disporre, a livello nazionale, ai fini della massima riduzione degli effetti indotti sulla popolazione e sull’ambiente.

Emergenze radiologiche: chi interviene?

L’art. 182, c. 3, del D.Lgs. 101/2020 stabilisce che i presupposti tecnici di riferimento per gli scenari di evento incidentale transfrontaliero, e per quelli non preventivamente correlabili con alcuna area specifica del territorio nazionale, siano predisposti dall’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN).

Quando viene aggiornato il Piano delle emergenze radiologiche?

Il Piano è oggetto di verifica annuale per consentirne l’aggiornamento tenendo conto di insegnamenti tratti dalle precedenti situazioni di esposizione di emergenza, delle  risultanze delle esercitazioni periodiche, e degli esiti della partecipazione a esercitazioni promosse a livello bilaterale, europeo e internazionale.

Obiettivi del Piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari

Gli obiettivi del Piano (punto 2) sono:

• definire e attuare le misure per la tutela della salute pubblica e delle produzioni, in particolare le misure protettive e le strategie di protezione dei cittadini, i controlli delle filiere produttive e le restrizioni alla commercializzazione di prodotti agroalimentari;

• assicurare l’informazione alla popolazione sull’evoluzione dell’evento e sui comportamenti da adottare;

• garantire l’assistenza ai cittadini italiani che si trovino nel Paese estero interessato da un’emergenza radiologica e nucleare

Misure protettive per l’emergenza nucleare e radiologica

Le misure di tutela della salute pubblica considerate dal Piano sono:

  • misure protettive dirette: si tratta di riparo al chiuso e iodoprofilassi, attuate nella prima fase dell’emergenza (§ 4.2.1), nelle prime ore dal verificarsi dell’evento;
  • misure protettive indirette; restrizioni alla produzione, commercializzazione e consumo di alimenti di origine vegetale e animale, misure a protezione del patrimonio agricolo e zootecnico, e monitoraggio della radioattività nell’ambientale e delle derrate alimentari.
  • assistenza a cittadini italiani che si trovino in un Paese estero interessato da una emergenza radiologica e nucleare;
  • misure relative all’importazione di derrate alimentari e altri prodotti contaminati;
  • monitoraggio della contaminazione personale dei cittadini italiani di rientro dal Paese incidentato;
  • gestione dell’informazione alla popolazione.

Presupposti tecnici per l’emergenza radiologica

L’art. 182, c. 3, del D.Lgs. 101/2020 stabilisce che i presupposti tecnici di riferimento per gli scenari di evento incidentale transfrontaliero, e per quelli non preventivamente correlabili con alcuna area specifica del territorio nazionale, siano predisposti dall’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN).

Il Piano regola l’aggiornamento dei presupposti tecnici al punto 3.

Chi valuta i Presupporti tecnici?

Il documento redatto da ISIN (in Appendice 9 al Piano), propone una rivalutazione dei presupposti tecnici del piano nazionale delle misure protettive contro le emergenze nucleari e radiologiche, definiti nel 2006 sulla base di studi svolti dal Dipartimento nucleare, rischio tecnologico e industriale dell’allora APAT (oggi ISPRA), le cui funzioni e responsabilità sono oggi attribuite all’ISIN.

Quali sono il presupposti tecnici di una emergenza radiologica?

Nel 2006, i presupposti tecnici furono redatti considerando eventi di origine transfrontaliera, prendendo a riferimento le situazioni rappresentative di scenari di riferimento caratterizzati da un danneggiamento del nocciolo del reattore, e da una perdita della funzione di contenimento, per le quali veniva ipotizzata una parziale capacità di mitigazione.

La rivalutazione effettuata dall’ISIN per il presente Piano ha considerato incidenti transfrontalieri in

  • impianti prossimi al confine nazionale
  • impianti a distanza maggiore tali da avere, in caso di incidenti severi, una ricaduta sul territorio nazionale.

L’Emergenza radiologica e nucleare

A proposito del verificarsi di una reale emergenza radiologica o nucleare si distinguono 3 fasi di intervento.

Quali sono le Fasi di una emergenza radiologica/nucleare?

In base alle indicazioni del Programma nazionale (punto 4)

  • La prima fase inizia con il verificarsi dell’evento, e si conclude quando il rilascio di sostanze radioattive è terminato. È caratterizzata dal passaggio sul territorio interessato di una nube radioattiva. Le principali vie di esposizione sono l’irradiazione esterna e l’inalazione di aria contaminata. Durante questa I fase sono necessarie azioni tempestive di contrasto all’evoluzione incidentale, e l’attuazione tempestiva delle misure protettive a tutela della salute pubblica.
  • La Seconda fase è successiva al passaggio della nube radioattiva, ed è caratterizzata dalla deposizione al suolo delle sostanze radioattive e dal loro trasferimento alle matrici ambientali e alimentari. Le principali vie di esposizione sono l’irradiazione diretta dal materiale depositato al suolo, l’inalazione da ri-sospensione e l’ingestione di alimenti  contaminati. È prevista la determinazione puntuale del quadro radiometrico delle aree interessate dalla contaminazione radioattiva, e il controllo delle matrici alimentari, per individuare eventuali situazioni di elevata contaminazione che richiedano interventi nel settore agricolo e zootecnico, di restrizione sulla produzione, e sul consumo di prodotti alimentari.
  • Fase di transizione:  è la fase che mira al passaggio da una situazione di esposizione di emergenza a una situazione di esposizione esistente o programmata, e all’ottimizzazione della strategia di protezione. Inizia quando il territorio è stato caratterizzato dal punto di vista radiometrico e la sorgente è stata messa sotto controllo. Sono avviate le azioni di rimedio e di bonifica dei territori contaminati, e la gestione dei materiali contaminati prodotti durante l’emergenza. Proseguono i programmi di sorveglianza radiologica dell’ambiente e della catena alimentare, anche a verifica delle azioni di bonifica eseguite.

Come fronteggiare un’emergenza radiologica?

Il Piano fornisce poi indicazioni sugli scenari emergenziali e sul piano di intervento possibile

Emergenza radiologica/nucleare: quali scenari?

Il Piano considera tre scenari legati a un incidente all’estero.

  1. Incidente a un impianto posto entro 200 km dai confini nazionali: è tale da comportare l’attuazione di misure protettive dirette e indirette della popolazione, e di altre misure, quali la gestione di cittadini italiani che si trovano nel Paese incidentato o che rientrano da esso, e la gestione delle importazioni di derrate alimentari e altri prodotti contaminati.
  2. Incidente a un impianto posto oltre 200 km dai confini nazionali: tale da comportare l’attuazione di misure protettive indirette della popolazione, e di altre misure quali la gestione di cittadini italiani che si trovano nel Paese incidentato o che rientrano da esso, e la gestione delle importazioni di derrate alimentari e altri prodotti contaminati.
  3. Incidente a un impianto extraeuropeo in qualsiasi altra parte del mondo tale da comportare l’attuazione di misure di risposta quali la gestione di cittadini italiani che si trovano nel Paese incidentato o che rientrano da esso, e di misure per la gestione delle importazioni di derrate alimentari e altri prodotti contaminati.

Per gli scenari incidentali considerati, il Piano prevede diverse azioni di risposta (“modello d’intervento”).

Nel caso di dichiarazione di “general emergency”, le misure protettive di tipo C e la gestione dell’informazione al pubblico sono sempre necessarie. Ne consegue che nel caso di una notifica internazionale di “general emergency” il Piano viene sempre attivato, indipendentemente dall’impatto dell’incidente sul territorio nazionale.

Quali sono le fasi di una emergenza radiologica?

La risposta del SNPC a un’emergenza radiologica e nucleare è attivata in tre fasi operative (si veda il § 5.2 del Piano), cui corrispondono attivazioni da parte delle diverse componenti e strutture operative coinvolte nell’esecuzione delle azioni previste dal Piano.

Si distingue per ogni scenario le seguenti fasi:

  • OPERATIVA DI ATTENZIONE;
  • OPERATIVA DI PREALLARME;
  • OPERATIVA DI ALLARME;
    • Nella prima fase dell’emergenza;
    • Nella seconda fase dell’emergenza.

Si veda il dettaglio del paragrafo 5 per approfondire tutti gli interventi previsti fase per fase in base allo scenario ipotizzabile.

Monitoraggio dell’emergenza: come avviene?

Le attività di monitoraggio previste dal Piano variano a seconda delle fasi operative.

Per le indicazioni relative alle matrici ambientali ed alimentari d’interesse per le varie fasi, per i relativi rilevamenti, nonché per la loro frequenza e modalità di esecuzione, si fa riferimento al “Manuale per le Valutazioni Dosimetriche e le Misure Ambientali” del CEVaD il Centro Elaborazione e Valutazione Dati.

Diverse indicazioni operative potranno essere fornite dallo stesso CEVaD in  relazione alle specifiche caratteristiche dell’emergenza in atto e che vengono rese prescrittive dal Capo del DPC.

Quando avviene la cessazione dell’emergenza radiologica?

Affinché si possa dichiarare la cessazione dell’emergenza devono realizzarsi i requisiti minimi per la transizione da una situazione di esposizione di emergenza ad una situazione di esposizione esistente, di cui all’allegato XXX del D.Lgs. 101/2020, ovvero:

  • devono essere state adottate tutte le misure protettive necessarie alla tutela della salute pubblica e dell’ambiente;
  • si possa ritenere concluso il rilascio radioattivo;
  • deve essere stata completata la caratterizzazione radiologica dei territori affetti dalla ricaduta radioattiva;
  • deve essere stata completata la valutazione delle dosi ricevute dalla popolazione, inclusi i gruppi più radiosensibili e delle vie di esposizione principali;
  • devono essere valutate le modalità di gestione dei possibili rifiuti radioattivi derivanti dall’emergenza.

Chi dichiara la cessazione dell’emergenza?

La cessazione dell’emergenza è dichiarata dal Dipartimento Protezione Civile sulla scorta delle valutazioni effettuate dal Comitato operativo, che si avvale dell’ISIN e del CEVaD.

Informazione e comunicazione in caso di emergenza radiologica/nucleare

Al paragrafo 5.8 viene regolamentata l’attività di comunicazione e informazione alla popolazione in materia di rischio radiologico e nucleare.

Le attività si articolano in attività di informazione preventiva e in caso di emergenza, i cui rispettivi contenuti minimi sono definiti dal D.Lgs. 101/2020.

Chi è responsabile della informazione alla popolazione in caso di emergenza radiologica?

Per le finalità del Piano, l’amministrazione responsabile è il DPC, in qualità di responsabile unico nazionale per la gestione dell’informazione con funzioni di coordinamento, che si avvale di ISIN, quale autorità competente.

Quali strumenti per la comunicazione delle informazioni sull’emergenza radiologica?

Secondo il Piano, nella scelta degli strumenti da utilizzare nelle fasi emergenziali di preallarme e allarme è auspicabile individuare, tra quelli disponibili, i più idonei alla diffusione capillare e tempestiva delle comunicazioni che permettano il rapido aggiornamento delle informazioni disponibili. L’Appendice 19 descrive i contenuti e le metodologie per l’informazione preventiva e in emergenza.

Quando attivare la comunicazione di emergenza?

Le attività di comunicazione e informazione alla popolazione in emergenza si articolano e si definiscono in base alla fase operativa di riferimento (attenzione, preallarme, allarme e cessazione dell’emergenza) : il dettaglio è nel punto 5.8 del Piano.

Radiazioni ionizzanti: per approfondire

Cosa sono le radiazioni ionizzanti e come gestirle in base alla nuova normativa del Decreto 101? Sull’argomento abbiamo proposto i seguenti articoli:

Gestione dell’emergenza: come fare?

InSic suggerisce il volume di EPC Editore

Azioni e Reazioni nell’emergenza
Tutto quello che si deve sapere sui comportamenti umani per costruire un piano di emergenza.

Si rivolge in modo particolare ai responsabili e agli addetti dei servizi di prevenzione e protezione aziendale, ma anche a tutti coloro che dovendosi occupare di emergenze vogliono preparare persone, documentazione, spazi e strumenti organizzativi per tale evenienza.

Il nuovo Codice di Protezione Civile
Storia Analisi Prospettive
Con la prefazione del Capo Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, Angelo Borrelli

Redazione InSic

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