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 Tutela Ambientale
 NORMATIVA RIFIUTI
End of Waste e decreto Salva Aziende: cosa cambia e cosa resta?
27 gennaio 2020
fonte: 
area: Tutela ambientale
End of Waste e decreto Salva Aziende: cosa cambia e cosa resta? In data 3 novembre 2019 è entrato in vigore il c.d. "decreto salva aziende", contenente una riforma in tema di cessazione della qualifica di rifiuto che ha comportato una nuova parziale modifica dell'art. 184-ter (Cessazione della qualifica di rifiuto) del D.Lgs. n. 152/2006.
Ripercorriamo le modifiche introdotte prima dal DL Sblocca Cantieri (32/2019) e cosa è cambiato poi con la modifica della lett. a) del comma 1 dell'art. 184-ter da parte del convertito Decreto legge n. 101/2019 (Decreto crisi aziendali) che (all'art. 14-bis) e ha provveduto ai seguenti aggiornamenti:
1. è stata sostituita la lett. a) del comma 1 (sostituisce il criterio della "destinazione" del rifiuto con quello del comune utilizzo per scopi specifici);
2. è stato sostituito il comma 3;
3. sono stati inseriti i commi 3-bis, 3-quater, 3-quinquies, 3-sexies, 3-septies.

L'art. 184-ter e le modifiche dello Sblocca-Cantieri


Dalla sua introduzione nell'ordinamento nazionale tramite il d. lgs. n. 205/2010 , attuativo della "Direttiva Rifiuti" , che aveva rivoluzionato la materia introducendo i concetti del "sottoprodotto" (art. 184-bis) e della "cessazione della qualifica di rifiuto", l'art. 184-ter non aveva più subito modificazioni sino all'anno corrente, allorquando è stato oggetto di una recente modifica al suo comma 3 tramite il d.l. 18 aprile 2019 n. 32 , poi convertito con modificazioni dalla legge 14 giugno 2019 n. 55 (c.d. "sblocca cantieri"), il quale aveva riformato il precedente testo normativo riguardo all'applicazione delle disposizioni normative a cui riferirsi in attesa dell'emanazione di decreti ministeriali da parte del Ministero dell'Ambiente per la definizione dei criteri da adottarsi per determinare quando un rifiuto poteva cessare dall'essere considerato tale ed acquisire la qualifica di "end of waste" .
Secondo i dettami ancora vigenti al comma 2 dell'art. 184-ter, tali criteri, nel rispetto delle prerogative di cui al comma 1, lett. a)-d), nonché di quanto stabilito dalla disciplina comunitaria, avrebbero potuto essere decisi caso per caso e per specifiche tipologie di rifiuto, tramite decreti emanati dal Ministero dell'Ambiente, con la possibilità di includere se necessario valori limite per le sostanze inquinanti e tenendo conto di tutti i possibili effetti negativi sull'ambiente della sostanza o dell'oggetto.
Tali decreti però non sono mai stati emanati, creando così, nel tempo, un grave vuoto normativo che non ha permesso a questa disciplina di evolversi come avrebbe potuto e dovuto. Unica eccezione a livello normativo nazionale è stata l'emanazione del d.m. 14 febbraio 2013, n. 22 inerente la disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto di determinate tipologie di combustibili solidi secondari (CSS).

Cosa cambia con la modifica del comma 1 dell'art. 184-ter da parte del DL


Con la modifica della lett. a) del comma 1 dell'art. 184-ter, viene sostituito il criterio della "destinazione" con quello del comune utilizzo per scopi specifici: infatti viene previsto che: «a) la sostanza o l'oggetto sono destinati a essere utilizzati per scopi specifici».
In sede di autorizzazione ambientale viene introdotta la possibilità per le autorità competenti, in assenza di criteri specifici adottati in relazione alle operazioni di recupero (e nel rispetto dei criteri indicati nelle lett. a)-d) del comma 1), di rilasciare le autorizzazioni di cui agli artt. 208 (autorizzazione unica per nuovi impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti), 209 (rinnovo delle autorizzazioni alle imprese in possesso di certificazione ambientale), 211 (autorizzazione di impianti di ricerca e di sperimentazione) e di cui al titolo III-bis della Parte Seconda (autorizzazione integrata ambientale - AIA) nel rispetto delle condizioni prescritte dalla Direttiva 2008/98/CE (c.d. "Direttiva Rifiuti") all'art. 6, par. 1 , nonché sulla base di criteri dettagliati definiti nell'ambito dei medesimi procedimenti autorizzatori, che includono:
a) materiali di rifiuto in entrata ammissibili ai fini dell'operazione di recupero;
b) processi e tecniche di trattamento consentiti;
c) criteri di qualità per i materiali di cui è cessata la qualifica di rifiuto ottenuti dall'operazione di recupero in linea con le norme di prodotto applicabili, compresi i valori limite per le sostanze inquinanti, se necessario;
d) requisiti affinché i sistemi di gestione dimostrino il rispetto dei criteri relativi alla cessazione della qualifica di rifiuto, compresi il controllo della qualità, l'automonitoraggio e l'accreditamento, se del caso;
e) un requisito relativo alla dichiarazione di conformità.

In mancanza di adozione dei criteri specifici come sopra indicati, per le procedure semplificate per il recupero dei rifiuti, continueranno ad applicarsi i criteri previsti da 3 decreti ministeriali, ovvero il d.m. 5 febbraio 1998 (per i rifiuti non pericolosi), il d.m. 12 giugno 2002 n. 161 (per i rifiuti pericolosi) ed il d.m. 17 novembre 2005 n. 269 (per i rifiuti pericolosi provenienti da navi).

Per approfondire sulla rivista Ambiente&Sicurezza sul lavoro

End of Waste e decreto salva aziende. Cosa cambia e cosa resta dopo l'ultima modifica normativa
Alessandro Zuco
Ambiente&Sicurezza sul lavoro n.12/2019

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