Algoretica

Algoretica e Intelligenza Artificiale: etica, trasparenza e controllo

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L’intelligenza artificiale è ormai una presenza concreta nei processi decisionali, economici e sociali. Il suo utilizzo solleva interrogativi profondi che toccano i diritti fondamentali della persona, il lavoro e la governance delle decisioni automatizzate. In questo scenario prende forma un nuovo paradigma etico: l’algoretica.

Articolo tratto dal volume “Intelligenza artificiale. Istruzioni per l’uso”, di Fabrizio Bolognesi edito da EPC Editore.

Etica dell’IA, diritti dell’individuo e mondo del lavoro

L’integrazione dell’IA nei processi aziendali e decisionali può trasformare dati apparentemente innocui in informazioni profondamente personali, sollevando questioni non solo di privacy ma anche di consenso e controllo delle informazioni personali. Allo stesso tempo, l’automazione portata dall’IA sta ridisegnando il panorama lavorativo, spostando il valore dalle competenze di base a quelle analitiche e decisionali, con potenziali ripercussioni su occupazione e equità nel lavoro.

È quindi fondamentale per le organizzazioni, così come per i regolatori, sviluppare approcci che rispettino i diritti fondamentali dell’individuo e promuovano un impiego dell’IA che sia non solo efficace ma anche giusto e trasparente.

Algoretica contro algocrazia: governare gli algoritmi

In questo contesto, emerge la necessità di un nuovo capitolo dell’Etica, definito “algoretica”, ovvero l’etica degli algoritmi da contrapporre all’“algocrazia”, ovvero il dominio degli algoritmi.

L’algoretica, definita per la prima volta nel 2018 da Padre Paolo Benanti, è il campo di studio che si interroga su come gli algoritmi possano essere governati da norme etiche, garantendo che la loro operatività non solo sia tecnicamente efficiente, ma anche moralmente responsabile. Questo settore mira a instaurare dei “guardrail etici”, ovvero dei principi guida che confinino le azioni degli algoritmi entro limiti eticamente accettabili.

Rischi etici: manipolazione, discriminazioni e privacy

Gli algoritmi e l’IA stanno diventando sempre più autonomi nelle loro capacità decisionali, il che solleva questioni etiche di grande rilevanza. Una delle principali preoccupazioni è la possibilità di manipolazione dell’opinione pubblica, come visto nei casi di intervento nei processi elettorali tramite social media. Inoltre, l’IA può perpetuare o addirittura esacerbare discriminazioni preesistenti se non controllata accuratamente, dato che gli algoritmi di apprendimento automatico possono sviluppare bias involontari basati sui dati che ricevono. Un altro problema significativo è la raccolta e l’utilizzo di dati sensibili senza il consenso esplicito degli utenti, che pone gravi rischi per la privacy.

Algoretica: adeguare le norme alle evoluzioni tecnologiche

Affrontare queste sfide richiede un robusto intervento normativo che vada oltre la semplice autoregolamentazione delle aziende tecnologiche. È necessaria l’implementazione di standard globali che definiscano chiaramente cosa sia eticamente accettabile e cosa no nel contesto dell’utilizzo degli algoritmi. Questo framework dovrebbe includere meccanismi di controllo e verifiche periodiche dell’IA, garantendo che le decisioni algoritmiche siano trasparenti, spiegabili e, soprattutto, reversibili in caso di errori o conseguenze indesiderate. L’algoretica, quindi, non solo formula questi standard, ma promuove anche un dialogo continuo tra sviluppatori di IA, legislatori, filosofi, e il pubblico per adeguare costantemente le norme alle evoluzioni tecnologiche e alle esigenze sociali.


Algoretica e regolamentazione dell’IA: prossimi passi

Al momento non è presente uno standard globale di riferimento per tutelare l’etica dell’utilizzo dell’IA, e sarebbe anche impossibile pensarne uno in questo preciso momento storico visto il continuo contrapporsi di nuovi blocchi di potere in ambito internazionale, che invece fanno dell’utilizzo dell’IA un vantaggio competitivo a beneficio dei propri governi. Due esempi comunque degni di nota nella regolamentazione dell’IA sono stati promulgati dal Vaticano e dell’Unione Europea, rispettivamente con la Rome Call for AI Ethics e l’AI Act.

Chi è Padre Paolo Benanti

Padre Paolo Benanti, frate francescano e teologo, è professore di Etica delle Tecnologie alla Pontificia Università Gregoriana. Ha svolto un ruolo attivo nel governo italiano come membro della Task Force sull’Intelligenza Artificiale e nella commissione per la strategia nazionale sull’Intelligenza Artificiale. Al Vaticano, è stato nominato Consultore del Pontificio Consiglio della Cultura e membro ordinario della Pontificia Accademia per la Vita, posizioni attraverso le quali ha influenzato il dialogo su scienza e etica. A livello internazionale, è stato incluso nel New Artificial Intelligence Advisory Board dell’ONU, contribuendo alla definizione di una governance globale dell’IA.

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