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Responsabilità sociale

CSRD, Corporate Sustainability Reporting Directive: dall’UE obblighi di rendicontazione ambientale e sociale per le imprese

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Il 10 novembre scorso il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva la direttiva sulla comunicazione societaria sulla sostenibilità (CSRD, Corporate Sustainability Reporting Directive) della Commissione. Si tratta di un atto di trasparenza su questioni ambientali, sociali e di governance, una pietra angolare della politica UE in materia di ambiente e diritti umani

La Proposta di Direttiva CSRD dovrebbe modificare gli obblighi già previsti dalla (insufficiente) Direttiva 2014/95/UE, la NFRD, Non-Financial Reporting Directive ed estenderli a grandi imprese e multinazionali (passando dalle attuali 17.000 aziende interessate alle 50.000 aziende potenzialmente interessate) costringendole a redigere una Dichiarazione sulla sostenibilità relativa al proprio impatto sociale e sull’ambiente.

  • Ma cos’è la CSRD, Corporate Sustainability Reporting Directive, a chi si applica e quali obblighi prevede in materia ambientale e sociale per le imprese?

Cos’è la CSRD, Corporate Sustainability Reporting Directive

Il 21 aprile 2021 la Commissione ha presentato una proposta di direttiva sulla rendicontazione della sostenibilità delle imprese (CSRD) in modifica della passata Direttiva 2014/95/UE, la NFRD – Non-Financial Reporting Directive, Il Parlamento UE ha presentato le proprie Osservazioni sulla proposta nel 2020.

La Proposta si pone all’interno delle azioni del Green Deal europeo e dell’Agenda per la finanza sostenibile e prevede l’adozione di norme dell’UE (sviluppati dal Gruppo consultivo europeo sull’informativa finanziaria -EFRAG) in materia di rendicontazione della sostenibilità.

In un’ottica di modifica degli obblighi della Direttiva 2014/95/UE proponeva di:

  • estendere l’ambito di applicazione a tutte le grandi imprese e a tutte le società quotate in mercati regolamentati (ad eccezione delle microimprese quotate)
  • richiedere l’audit (garanzia) delle informazioni segnalate
  • introdurre obblighi di rendicontazione più dettagliati e l’obbligo di rendicontazione secondo gli standard obbligatori dell’UE per la rendicontazione della sostenibilità
  • imporre alle imprese di “etichettare” digitalmente le informazioni segnalate, in modo che siano leggibili meccanicamente e confluiscano nel punto di accesso unico europeo previsto nel piano d’azione per l’Unione dei mercati dei capitali

A cosa serve la Direttiva Corporate Sustainability Reporting?

La Direttiva 2014/95/UE impone di divulgare informazioni sul modo in cui operano e gestiscono le sfide sociali e ambientali? Secondo l’Unione ciò aiuta gli investitori, le organizzazioni della società civile, i consumatori, i responsabili politici e le altre parti interessate a valutare i risultati non finanziari delle grandi imprese e incoraggia queste imprese a sviluppare un approccio responsabile alle imprese.

La Direttiva stabilisce le norme sulla comunicazione di informazioni di carattere non finanziario e di informazioni sulla diversità da parte di talune grandi società

Direttiva Corporate Sustainability Reporting: quali informazioni divulgare?

Ai sensi della direttiva 2014/95/UE, le grandi imprese sono tenute a pubblicare informazioni relative a:

  • Questioni ambientali;
  • Questioni sociali e trattamento dei dipendenti;
  • rispetto dei diritti umani;
  • Anticorruzione e concussione;
  • diversità nei consigli di amministrazione (in termini di età, genere, formazione e background professionale).

Come comunicare le informazioni sociali e ambientali delle imprese e le grandi imprese

Nel giugno 2017 la Commissione europea ha pubblicatole delle Linee guida non obbligatorie per aiutare le imprese a divulgare informazioni ambientali e sociali. Sono poi seguiti degli Orientamenti sulla comunicazione delle informazioni relative al clima.

CSRD, Corporate Sustainability Reporting Directive: a chi si applica?

I nuovi obblighi UE di trasparenza sulla sostenibilità si applicheranno a tutte le grandi imprese, quotate in borsa o meno, comprese le imprese estere che fatturano più di 150 milioni di euro nell’UE. Le PMI quotate in borsa saranno coperte, ma avranno più tempo per adattarsi alle nuove regole.

In particolare, riguarda:

  • società quotate;
  • banche;
  • compagnie assicurative;
  • Altre società designate dalle autorità nazionali come enti di interesse pubblico.

Cosa prevede la CSRD, Corporate Sustainability Reporting Directive

La Direttiva, già concordata con i governi UE, renderà le imprese più responsabili nei confronti dei cittadini, obbligandole a pubblicare regolarmente i dati relativi al loro impatto sociale e ambientale. L’ottica è quella di ridurre il greenwashing, rafforzare l’economia sociale del mercato UE e gettare le basi per standard di trasparenza sulla sostenibilità a livello mondiale.

CSRD, Corporate Sustainability Reporting Directive: gli obblighi per le aziende

CSRD introduce quindi, obblighi di trasparenza più dettagliati sull’impatto delle imprese sull’ambiente, sui diritti umani e sugli standard sociali, sulla base di criteri comuni in linea con gli obiettivi climatici dell’UE.

CSRD, Corporate Sustainability Reporting Directive: i controlli per le aziende

Le imprese saranno soggette a controlli e certificazioni indipendenti per assicurare che i dati forniti siano affidabili. La dichiarazione sulla sostenibilità sarà equiparata a quella finanziaria permettendo agli investitori di disporre di dati comparabili e attendibili. Inoltre, dovrà essere garantito l’accesso digitale alle informazioni sulla sostenibilità.

Attuazione della CSRD, Corporate Sustainability Reporting Directive

Il Consiglio europeo dovrebbe adottare la proposta il prossimo 28 novembre e sarà poi pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea.

La direttiva entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione.

La Commissione adotterà la prima serie di norme attuative entro giugno 2023.

Le regole inizieranno ad essere applicate tra il 2024 e il 2028:

  • Dal 1° gennaio 2024 per le grandi imprese di interesse pubblico (con più di 500 dipendenti) già soggette alla direttiva sulla dichiarazione non finanziaria, con scadenza della pubblicazione dei dati nel 2025;
  • Dal 1° gennaio 2025 per le grandi imprese non ancora soggette alla direttiva sulla dichiarazione non finanziaria (con più di 250 dipendenti e/o 40 milioni di euro di fatturato e/o 20 milioni di euro di attività totali), con scadenza nel 2026;
  • dal 1° gennaio 2026 per le PMI e le altre imprese quotate, con scadenza nel 2027. Le PMI possono scegliere di non partecipare fino al 2028.

Coordinamento editoriale Portale InSic.it – Formatore in salute e sicurezza sul lavoro – Content editor e Social media manager InSic.it

Antonio Mazzuca

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