Il lavoro all’aperto durante i mesi invernali, in presenza di neve, gelo e temperature rigide, espone i lavoratori a un significativo rischio microclimatico. Non si tratta solo di discomfort, ma di un rischio per la salute e la sicurezza regolamentato dal D.Lgs. 81/08. Per tale ragione, una corretta protezione e l’adozione di misure specifiche sono imprescindibili.
Nell'articolo
Microclima freddo: cosa richiede il D.Lgs. 81/08
Il D.Lgs. 81/08 all’art.180 inserisce il microclima tra gli agenti di rischio di tipo fisico e all’art.181 sancisce l’obbligo per il datore di lavoro di effettuare la valutazione del rischio con una cadenza almeno quadriennale.
Lo stesso decreto, nel Titolo VIII dedicato agli agenti fisici, non prevede un Capo specifico sul microclima pertanto nell’adempiere all’obbligo di valutazione si dovrà fare ricorso a strumenti, metodi e limiti definiti dalle norme tecniche di riferimento, come espressamente indicato ancora all’articolo 181 (vedi testo di seguito).
«Articolo 181, D.Lgs. 81/08
1. Nell’ambito della valutazione di cui all’articolo 28, il datore di lavoro valuta tutti i rischi derivanti da esposizione ad agenti fisici in modo da identificare e adottare le opportune misure di prevenzione e protezione con particolare riferimento alle norme di buona tecnica ed alle buone prassi.
2. La valutazione dei rischi derivanti da esposizioni ad agenti fisici è programmata ed effettuata, con cadenza almeno quadriennale, da personale qualificato nell’ambito del servizio di prevenzione e protezione in possesso di specifiche conoscenze in materia. La valutazione dei rischi è aggiornata ogni qual volta si verifichino mutamenti che potrebbero renderla obsoleta, ovvero, quando i risultati della sorveglianza sanitaria rendano necessaria la sua revisione. I dati ottenuti dalla valutazione, misurazione e calcolo dei livelli di esposizione costituiscono parte integrante del documento di valutazione del rischio.
3. Il datore di lavoro nella valutazione dei rischi precisa quali misure di prevenzione e protezione devono essere adottate. La valutazione dei rischi è riportata sul documento di valutazione di cui all’articolo 28, essa può includere una giustificazione del datore di lavoro secondo cui la natura e l’entità dei rischi non rendono necessaria una valutazione dei rischi più dettagliata».
Tipologie microclimatiche: ambienti termici moderati e severi
Dal punto di vista microclimatico gli ambienti di lavoro si dividono in due categorie: moderati e vincolati/severi (caldi e freddi). La distinzione è connessa alle sollecitazioni a cui l’ambiente termico sottopone il sistema di termoregolazione dei soggetti esposti, in relazione all’attività.
Il criterio secondo il quale applicare questa distinzione, ha a che fare con la possibilità di raggiungere una condizione di comfort termico e può essere definito in sintesi come segue:
- gli ambienti termici vincolati o severi sono quei luoghi di lavoro nei quali vi sono esigenze (ambientali e/o produttive) tali da vincolare uno o più parametri (ambientali e/o personali), in modo da rendere non realisticamente perseguibile la condizione di comfort termico per l’individuo che vi opera.
- negli ambienti termici moderati – al contrario – non sussistono condizioni di vincolo di alcun tipo. In questo caso la realizzazione di condizioni di comfort termico per gli occupanti sono realisticamente perseguibili.
La classificazione dell’ambiente si può dunque dividere in:
- ambiente moderato
- ambiente severo caldo
- ambiente severo freddo.
Tale selezione rappresenta un prerequisito per avviare il processo di valutazione del rischio, richiesto dal D.Lgs. 81/08, in funzione del quale si dovranno applicare opportuni metodi e modelli di analisi e relativi indici descrittori. Come richiamato dal citato art. 181, la valutazione dei rischi deve essere riportata sul conseguente documento di valutazione di cui all’articolo 28 del D.Lgs. 81/08.
Stress termico da freddo: criteri di valutazione e rischi per il lavoratore
Gli ambienti di lavoro severi freddi sottopongono il lavoratore ad una persistente condizione di stress termico con l’attivazione dei meccanismi di difesa previsti dall’azione termoregolatrice.
La valutazione del rischio è finalizzata in ottica prevenzionistica a contenere la dispersione termica con l’obiettivo limite che la temperatura rettale non scenda al di sotto di 36°C. Tale condizione può infatti determinare nel soggetto esposto:
- uno stato di sonnolenza,
- diminuzione dell’attenzione,
- riduzione della vigilanza e capacità decisionale;
situazioni queste, che contribuiscono a diminuire la produttività e ad incrementare una serie di condizioni di rischi indiretti correlati al compito lavorativo, in aggiunta a quelli dovuti all’esposizione ad ambiente freddo.
La norma UNI EN ISO 11079 e l’indice IREQ
Lo stress termico da freddo in ambiente di lavoro può essere valutato mediante un modello previsionale riportato nella norma UNI EN ISO 11079:2008. La norma si applica per esposizioni di tipo continuo, intermittente o occasionale, sia in ambienti di lavoro chiusi che outdoor, con l’obiettivo di proteggere i lavoratori dagli effetti più gravi derivanti dall’esposizione ad ambiente freddo (ipotermia).
Lo standard specifica i metodi e le strategie per la valutazione dello stress termico associato all’esposizione ad ambienti freddi. I metodi indicati non sono applicabili ad effetti specifici associati a certi fenomeni meteorologici, quali le precipitazioni, che sono valutati con altri metodi.
La valutazione dello stress termico in ambiente severo freddo viene affrontata utilizzando l’indice IREQ.
Che cos’è l’indice IREQ?
L’indice IREQ (Insulation REQuired) indica la resistenza termica dell’abbigliamento necessaria, in un dato ambiente, per mantenere la temperatura corporea e cutanea a livelli fisiologicamente accettabili. La condizione ottimale coincide con la condizione di omeotermia. Perdite di energia termica crescenti determinano situazioni di stress termico conseguentemente più elevate.
Patologie da freddo: rischi generali e localizzati
Le patologie connesse all’esposizione alle basse temperature possono essere a carattere generale o locale e possono manifestarsi contemporaneamente.
Tra queste si segnalano in particolare:
- dermatosi dovuta al rallentamento della circolazione periferica,
- orticaria da freddo,
- geloni,
- assideramento (con temperatura corporea inferiore a 35°C),
- lesioni da congelamento di vario grado fino alla necrosi.
Quali sono gli ambienti di lavoro severi freddi
Gli ambienti di lavoro severi freddi possono essere in particolare:
- quelli legati ad attività outdoor, che devono essere svolte all’aperto e che pertanto hanno una dipendenza e periodicità stagionale;
- quelli legati alla conservazione alimentare, la cosiddetta “catena del freddo”.
Cantieri edili: perché l’edilizia è un settore ad alto rischio
Il settore delle costruzioni e dei cantieri è esposto in modo critico ai rischi derivanti dalle basse temperature (stress termico da freddo) non solo per il clima rigido, ma anche per la concomitanza di fattori che possono aggravare l’esposizione:
- Elevato carico di lavoro fisico: l’esecuzione di lavori pesanti e lo sforzo muscolare intenso producono calore interno, ma provocano una sudorazione abbondante. Se l’abbigliamento tecnico non è sufficientemente traspirante, l’umidità assorbita si raffredda rapidamente, riducendo drasticamente l’isolamento termico degli indumenti e aumentando il rischio di raffreddamento corporeo.
- Esposizione al vento (Wind Chill): molti punti di lavoro (come ponteggi, tetti o aree aperte del cantiere) sono esposti a forti correnti d’aria. L’effetto Wind Chill (raffreddamento da vento) abbassa notevolmente la temperatura percepita, accelerando la dispersione di calore dal corpo.
- Perdita di destrezza: il raffreddamento delle estremità (in particolare mani e dita) causa la perdita di sensibilità e la riduzione della forza di presa. Questo fenomeno aumenta la probabilità di errori operativi e di manipolazioni errate di attrezzature, macchinari e utensili, elevando di conseguenza il rischio di infortunio.
Strategie di protezione: abbigliamento e riduzione dell’esposizione
L’abbigliamento svolge il compito di isolare termicamente il soggetto regolando gli scambi convettivi e radiativi tra l’individuo e l’ambiente.
Nel caso in cui non fosse possibile eliminare il rischio mediante il vestiario disponibile sarà necessario ridurre in modo opportuno il tempo di esposizione, definendo delle pause o periodi di recupero che il lavoratore dovrà effettuare, in luogo idoneo, per un tempo tale da consentirgli di recuperare il calore perso e ripristinare una condizione di equilibrio termico per l’organismo.
- L’articolo è tratto in parte dall’articolo «Microclima: stima e valutazione in ambiente di lavoro severo freddo» di Pierangelo Tura, pubblicato su Ambiente & Sicurezza sul Lavoro (EPC Editore).
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