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Incendio di Crans-Montana: un’analisi tecnica degli incendi in locali di intrattenimento

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L’incendio del locale “Le Constellation” di Crans-Montana si inserisce in una lunga serie di eventi analoghi che hanno interessato locali di intrattenimento in diversi Paesi. Tali tragedie presentano caratteristiche ricorrenti che spiegano l’elevato numero di vittime, nonostante gli occupanti fossero in stato di veglia e l’incendio fosse rivelato in tempi molto rapidi.

Incendi che si innescano e propagano a velocità molto elevata

Gli scenari tipici sono caratterizzati da incendi a innesco e propagazione estremamente rapidi in contesti ad elevata vulnerabilità. Un ruolo determinante è svolto dalla presenza di materiali privi di adeguate prestazioni di reazione al fuoco, in particolare plastiche espanse e schiume polimeriche, che possono innescarsi anche con sorgenti di energia di bassa potenza e favoriscono una propagazione accelerata dell’incendio, anche per effetto del gocciolamento di materiale fuso.     

A tali condizioni si associano frequentemente l’utilizzo di effetti pirotecnici o altre sorgenti di innesco ad elevata energia, altezze interne ridotte che favoriscono una rapida stratificazione dei fumi verso il basso, nonché la collocazione dei locali in piani interrati o seminterrati, che impedisce un efficace smaltimento iniziale dei prodotti della combustione.

Affollamenti elevati in ragione delle vie di esodo

Un ulteriore fattore critico è rappresentato dall’elevato affollamento in rapporto alla capacità e alla configurazione delle vie di esodo. In prossimità delle uscite si generano densità di affollamento critiche che riducono rapidamente la velocità di deflusso fino all’arresto completo e, nei casi più gravi, determinano condizioni di sovraffollamento superiori a 4–6 persone/m², con conseguenti incidenti di folla (schiacciamenti, soffocamenti, cadute).         
Le cause ricorrenti di tali condizioni includono il superamento del numero massimo di persone ammesse, la presenza di uscite di emergenza non utilizzabili o ostruite e la configurazione dei percorsi di esodo in un’unica direzione.        

Scenari comportamentali che possono ritardare l’esodo

Dal punto di vista comportamentale, numerosi incendi di questo tipo hanno evidenziato schemi ricorrenti la cui combinazione ha spesso determinato una risposta tardiva all’emergenza, nonostante l’incendio fosse stato rapidamente individuato, introducendo ulteriori ritardi nel processo di evacuazione. Vediamo quali:

Percezione errata del rischio

Percezione errata del rischio e della velocità di propagazione dell’incendio, spesso sottovalutato perché associato visivamente a una fiamma inizialmente circoscritta.

Influenza sociale

La presenza e il comportamento degli altri individui durante un incendio possono influenzare profondamente le decisioni dei singoli riguardo all’evacuazione. Ad esempio, se nessun altro intorno a noi reagisce all’allarme, potremmo sottovalutare il pericolo o ritardare la fuga, oppure esitare per timore di agire in modo inappropriato rispetto al gruppo.

Modello affiliativo

Formulato da Sime negli anni ’80, sostiene che in emergenza le persone tendono a cercare persone o luoghi familiari, più che dirigersi semplicemente verso l’uscita fisicamente più vicina. In altre parole, gli evacuanti spesso escono dallo stesso percorso da cui sono entrati e cercano di riunirsi con familiari, amici o colleghi, evitando le vie di fuga a loro sconosciute.


Questa e le precedenti tragedie dimostrano che la possibilità di sopravvivenza degli occupanti è fortemente compromessa quando più condizioni critiche si manifestano simultaneamente. I fenomeni sono ampiamente noti, così come le strategie di mitigazione, chiaramente definite dai principali riferimenti normativi. Tuttavia, in assenza di una corretta applicazione e gestione di tali misure, il ripetersi di eventi con esiti catastrofici rimane un rischio concreto.

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Paolo Persico

Ingegnere, consulente esperto sicurezza antincendio

Paolo Persico

Ingegnere, consulente esperto sicurezza antincendio