Audizione CNI Camera Deputati proposte riforma Testo Unico Edilizia DPR 380/01

Verso il nuovo Codice delle Costruzioni: il CNI approva la riforma ma segnala criticità

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Il superamento del Testo Unico dell’Edilizia entra nel vivo con il progetto del nuovo Codice delle Costruzioni. Durante il convegno alla Camera dei Deputati dello scorso 18 marzo, il Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) ha ribadito la necessità di una svolta normativa che abbracci una visione organica su rigenerazione urbana, sostenibilità e sicurezza del patrimonio edilizio. Sebbene il disegno di legge delega segni un passo avanti fondamentale, restano aperte alcune criticità operative legate alla responsabilità dei professionisti, alla doppia conformità in zona sismica e alla pianificazione urbanistica.

Addio al Testo Unico Edilizia: serve un Codice moderno

Secondo il CNI, l’attuale Testo Unico dell’Edilizia (DPR 380/01), dopo venticinque anni e innumerevoli modifiche parziali, non è più adeguato a rispondere alle sfide contemporanee. Durante il recente convegno alla Camera dei Deputati, il Presidente Angelo Domenico Perrini ha pertanto ribadito la necessità di un Codice delle Costruzioni integralmente nuovo.

“Il vigente Testo Unico dell’Edilizia è più che maggiorenne avendo raggiunto i cinque lustri. In questo arco di tempo è stato oggetto di numerosi interventi di modifica puntuali ma oggi non basta più una revisione: serve un Codice integralmente nuovo possibilmente di natura legislativa e non regolamentare come il DPR, che dia al Paese una cassetta degli attrezzi all’altezza degli obiettivi di rigenerazione urbana, sostenibilità ambientale, contenimento del consumo di suolo e sicurezza del patrimonio costruito che l’Europa e l’Agenda 2030 ci chiedono”. Così si è espresso Angelo Domenico Perrini, Presidente del CNI in occasione della partecipazione al convegno “Il progetto di nuovo Codice delle Costruzioni” tenutosi lo scorso 18 marzo, presso la Camera dei Deputati.

Le criticità da correggere: Stato legittimo e responsabilità penale

L’impostazione della riforma, a giudizio del CNI, è quella giusta: sostituzione e abrogazione delle norme vigenti, non ennesima stratificazione. Tuttavia, il Presidente Perrini ha tenuto a sottolineare anche alcune criticità che per il CNI vanno corrette:

  • La prima riguarda lo stato legittimo degli immobili.
    La legge delega prevede che sia il professionista ad asseverare i titoli pregressi, con responsabilità anche penale. Questo meccanismo risulta squilibrato: la conoscenza della storia edilizia di un immobile compete in primo luogo al proprietario, mentre si chiede al tecnico di garantire la legittimità di atti e provvedimenti storici sui quali non ha avuto alcun controllo.

Il nodo della doppia conformità e le semplificazioni in zona sismica

  • La seconda criticità riguarda la doppia conformità.
    Per le lievi difformità il principio del suo superamento va nella giusta direzione. Ma per le costruzioni in zona sismica permane l’obbligo di conformità alle norme tecniche vigenti sia al momento della realizzazione sia a quello del rilascio del titolo in sanatoria. Questo doppio vincolo rischia di rendere la sanatoria impraticabile per un numero molto ampio di immobili, vanificando nella pratica lo sforzo di semplificazione ed anche di messa in sicurezza del patrimonio esistente.

Urbanistica e rigenerazione: servizi, sostenibilità e inclusione

  • La terza criticità riguarda il rapporto con la pianificazione urbanistica.
    La legge delega sembra ammettere interventi di natura urbanistica in assenza di strumento attuativo e consente cambi di destinazione d’uso in deroga alla pianificazione. Questo approccio preoccupa il CNI: il governo del territorio richiede una visione organica degli interventi. Senza un progetto urbanistico d’insieme, si rischia la frammentazione e l’incoerenza. Serve una riforma della legge urbanistica nazionale, incentrata non più sull’espansione ma sulla rigenerazione, sulla prossimità dei servizi, sulla sostenibilità e sull’inclusione sociale.

La legge delega – ha concluso Perrini è un punto di partenza, non di arrivo: la qualità della riforma si misurerà sui decreti legislativi attuativi. Per questo chiediamo che nella fase di redazione del nuovo Codice sia garantito un coinvolgimento strutturato delle professioni tecniche. I Consigli Nazionali delle professioni tecniche si rendono disponibili ad avviare un tavolo di lavoro permanente per la stesura del nuovo testo normativo”.

DPR 380/01: perché il Testo Unico Edilizia è obsoleto?

Già in occasione dell’audizione della Rete delle Professioni Tecniche presso la VIII Commissione Ambiente della Camera dei Deputati lo scorso 30 settembre 2025, il Presidente del CNI, Angelo Domenico Perrini, aveva rimarcato come il Consiglio nazionale sia in prima linea per la riforma del DPR 380 che risale al 2001 e presenta una serie di importanti criticità: “il Dpr è stato promulgato prima dell’uscita delle nuove Norme tecniche sulle costruzioni che risalgono al 2008 (poi aggiornate nel 2018), per cui non sono stati recepiti i principi generali, i criteri di progettazione, di pianificazione, di organizzazione e di gestione delle norme strutturali, così come derivate dalle norme tecniche. Nel testo vigente ci sono delle criticità relativamente alle procedure, alla fissazione dei contenuti minimi del progetto strutturale, che sono poi aggravate dalla complessità dell’iter autorizzativo. L’utilizzo di diverse piattaforme per il deposito digitalizzato delle pratiche risulta un aggravio per i professionisti. Una ulteriore criticità è quella relativa alla definizione degli interventi, in base alla loro rilevanza, che non sono unificati a livello nazionale, con una disomogeneità applicativa delle procedure di deposito e collaudo. C’è poi la mancanza di chiarezza sulle competenze e sul ruolo svolto dagli attori coinvolti, con classificazione diversa dei profili di responsabilità”.

Le proposte CNI per il nuovo Codice delle costruzioni

Il Presidente del CNI ha quindi indicato le direzioni su cui è opportuno intervenire per superare le criticità del DPR 380/2001, concentrandosi in particolare su:

  • maggiore puntualizzazione nella definizione dell’accertamento di conformità delle norme strutturali.
  • abrogazione di tutte le norme pregresse, in modo da avere, per così dire, un’unica “cassetta degli attrezzi”.
  • definire competenze e responsabilità delle varie figure professionali e delle imprese coinvolte nel processo.
  • semplificazione delle pratiche strutturali, la digitalizzazione unificata con modelli procedurali standard.
  • snellimento delle procedure con l’abolizione dell’autorizzazione preventiva.
  • classificazione degli interventi indispensabili sulla base della loro maggiore o minore rilevanza: vanno ben definite le varianti in corso d’opera, evidenziando chiaramente la differenza tra sostanziali e non sostanziali, col deposito delle varianti sostanziali prima dell’inizio della realizzazione delle opere, mentre per quelle non sostanziali il deposito può avvenire anche alla fine dei lavori.

Fascicolo digitale del fabbricato e Sportello unico comunale

Relativamente all’opera di prevenzione, il problema principale, secondo il Presidente CNI, è poi la scarsa conoscenza del nostro patrimonio edilizio. In proposito, il fascicolo digitale del fabbricato permetterebbe di avere tutte le informazioni disponibili sugli immobili, con immediata consultazione. Uno strumento in grado individuare e pianificare gli interventi di manutenzione e di gestione che consentirebbe, con un continuo aggiornamento, di monitorare il livello di sicurezza e di affidabilità delle costruzioni nell’intero ciclo di vita.

Ulteriore proposta CNI è “quella di costituire uno sportello unico comunale, quale strumento affidatario del procedimento, l’unico punto di accesso per i cittadini ed enti di riferimento per il rilascio di pareri ed autorizzazioni. Occorre, inoltre, istituire l’anagrafe digitale delle costruzioni per le opere pubbliche e private, indispensabile per la gestione e il controllo del territorio”.

Responsabilità dei professionisti: CNI chiede chiarezza sui limiti temporali

In merito alla responsabilità dei soggetti professionali coinvolti, il Presidente Perrini ha poi richiesto di determinare con chiarezza “la durata temporale del periodo in cui è ascrivibile al professionista la responsabilità sulla corretta realizzazione dell’opera, definendo il momento di inizio e quello di prescrizione, fermo restando il principio della responsabilità individuale”.

Il contesto di riferimento: la proposta di legge

È entrato nel vivo, alla Camera dei Deputati, l’iter per la riforma del settore edilizio con l’esame della proposta di legge A.C. 2332. Questo provvedimento delega il Governo ad adottare un nuovo Testo Unico in materia edilizia (TUE). L’obiettivo primario è riordinare, aggiornare e semplificare l’intera disciplina legislativa vigente in materia di costruzioni.

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