Con la diffusione dei sistemi di accumulo elettrochimico, la sicurezza nei BESS (Battery Energy Storage Systems) è diventata una priorità normativa e operativa.
Dalla gestione critica del thermal runaway, al trattamento delle acque di spegnimento contaminate, fino ai rischi elettrici in media e alta tensione, il settore richiede competenze ibride e protocolli rigorosi. Ecco un’analisi delle sfide attuali e delle possibili strategie per garantire standard HSE d’eccellenza, resilienza degli impianti e massima tutela dei lavoratori.
Nell'articolo
Lo sviluppo dei BESS: i numeri della transizione
Il mercato dei sistemi di accumulo elettrochimico (Battery Energy Storage Systems – BESS) sta attraversando una fase di espansione senza precedenti. A livello globale il settore vale oggi circa 14 miliardi di dollari e potrebbe superare i 40 miliardi entro il 2030, con tassi di crescita annui superiori al 20% (Market Research Future).
Anche in Europa la traiettoria è chiara: SolarPower Europe stima che entro il 2029 la capacità cumulata di accumulo potrebbe collocarsi tra 66 e 183 GWh, con una prevalenza di impianti utility‑scale. L’Italia, dal canto suo, si sta affermando come uno dei mercati più dinamici. Il PNIEC aggiornato fissa un obiettivo di 50 GWh al 2030, mentre le analisi di Aurora Energy Research prevedono oltre 10 GW di nuovi BESS nel prossimo decennio, con circa 3 GW già in fase avanzata di sviluppo. Un segnale concreto è arrivato nel settembre 2025 con la prima asta MACSE di Terna, che ha assegnato 10 GWh di capacità, coprendo il 100% del fabbisogno.
Questi numeri confermano che lo storage non è più una tecnologia emergente, ma una componente strutturale del sistema elettrico. Una crescita così rapida impone però una riflessione imprescindibile: lo sviluppo dei BESS deve procedere di pari passo con un approccio maturo alla prevenzione, alla salute e alla sicurezza.
Wind&Safety 2025: verso un ecosistema energetico integrato
Wind&Safety ha dimostrato una straordinaria capacità di evolvere insieme al settore, aggiornando con prontezza il proprio perimetro tematico e ampliando il dialogo tra tecnologie diverse. La 16ª edizione del 25 novembre 2025 ha segnato un passaggio significativo: accanto al vento sono entrati il fotovoltaico e i sistemi di accumulo, riconoscendo che la sicurezza nelle rinnovabili è ormai un ecosistema integrato. L’evento ha riunito circa 150 professionisti dei principali operatori del settore, creando un contesto unico di confronto dove competenze diverse si incontrano, si contaminano e affrontano sfide comuni, confermandosi così un luogo privilegiato per condividere esperienze, buone pratiche e per elevare gli standard HSE del settore.
Costruzione e installazione: quando la modularità non è sinonimo di semplicità
La crescente diffusione dei BESS potrebbe far pensare che la loro realizzazione sia “semplice”, complice la modularità dei sistemi e l’impiego di container prefabbricati. In realtà, proprio questa apparente immediatezza può portare a sottovalutare rischi significativi nelle fasi di costruzione e installazione.
- Il posizionamento dei container richiede attività di logistica complesse e movimentazione di carichi con pesi elevati e ingombri importanti.
- Le operazioni di sollevamento, trasporto e posa in opera necessitano una pianificazione accurata, l’impiego di mezzi idonei e personale competente.
Errori nella valutazione dei carichi, nelle modalità di imbracatura o nelle condizioni del terreno possono generare incidenti gravi, con impatti su operatori e infrastrutture.
L’integrazione con impianti eolici e fotovoltaici esistenti
A questa complessità si aggiunge il fatto che i BESS vengono sempre più spesso installati all’interno di sottostazioni elettriche di impianti eolici o fotovoltaici esistenti, condividendo trasformatori, cabine e infrastrutture elettriche. La coesistenza di tecnologie diverse richiede una visione sistemica del rischio: la separazione funzionale non coincide necessariamente con una separazione reale dei pericoli, soprattutto in caso di eventi incidentali che coinvolgano le infrastrutture condivise.
Il quadro è ulteriormente complicato dalla presenza di impianti progettati prima delle Linee Guida dei Vigili del Fuoco del dicembre 2024 (cfr. riferimento al paragrafo successivo), con layout, distanze di sicurezza e soluzioni antincendio non uniformi. Questo rende difficile adottare approcci standardizzati e impone valutazioni caso per caso, soprattutto in vista di future attività di manutenzione o adeguamento normativo.
La gestione delle emergenze nei BESS
Nei sistemi di accumulo elettrochimico la gestione delle emergenze è uno degli aspetti più delicati. Incendio, esplosione, rilascio di gas e thermal runaway sono scenari rari, ma potenzialmente critici.
Le Linee Guida Vigili del Fuoco: cosa sapere
Le Linee Guida dei Vigili del Fuoco del 23 dicembre 2024 rappresentano un riferimento fondamentale. Pur non essendo cogenti, definiscono un percorso chiaro:
- dalla valutazione del rischio,
- alla pianificazione dell’emergenza,
- fino alla preparazione del personale addetto.
Thermal runaway: cause e soluzioni tecniche
Il thermal runaway è uno dei rischi più caratteristici dei BESS: una reazione esotermica incontrollata che può propagarsi rapidamente, generando energia, vapori infiammabili e, talvolta, fiamme.
Le cause possono essere molteplici: sovraccarichi, cortocircuiti, danni meccanici, difetti di fabbricazione, invecchiamento o abuso termico.
Per questo la prevenzione non può basarsi su una singola misura, ma su un insieme coerente di scelte tecniche e organizzative:
- qualità delle batterie,
- efficacia del BMS (Battery Management Systems),
- condizioni ambientali,
- manutenzione programmata,
- capacità del personale di riconoscere i segnali di pre‑allarme.
Il rischio incendio nei BESS: sistemi di estinzione e gestione delle acque di spegnimento
La gestione del rischio incendio nei BESS si avvale oggi di soluzioni avanzate: sistemi automatici a gas (come Novec 1230), reti di distribuzione a livello di cella, sistemi di allagamento a diluvio.
Le configurazioni variano molto tra costruttori e impianti: in alcuni casi l’agente estinguente è rilasciato direttamente sulle celle, in altri tramite ugelli nel container. I sistemi a diluvio, attivabili dai Vigili del Fuoco, rappresentano una misura estrema per il raffreddamento quando i sistemi automatici non bastano. Queste differenze incidono direttamente sulle modalità di intervento dei soccorsi. Per questo la condivisione preventiva delle informazioni tecniche (layout, sezionamenti, schede di sicurezza) è essenziale.
Un aspetto da non trascurare riguarda la gestione delle acque contaminate generate dai sistemi di allagamento. L’acqua utilizzata può raccogliere sostanze chimiche e non può essere dispersa nell’ambiente. Le Linee Guida richiedono sistemi di convogliamento verso vasche dedicate, per consentire la caratterizzazione e lo smaltimento dei reflui. In contesti industriali complessi è possibile integrare infrastrutture esistenti, come le vasche di prima pioggia.
Rischio elettrico, manutenzione e fattore umano
Il rischio elettrico nei BESS si manifesta già dalla fase di energizzazione, durante le attività di collaudo, e ovviamente permane per tutto il periodo di esercizio. Le tensioni e le potenze in gioco sono elevate, e il sistema comprende componenti sia in corrente alternata sia in corrente continua, con configurazioni complesse e interazioni non sempre intuitive.
Spesso i container sono collocati all’interno o in prossimità della sottostazione elettrica di alta tensione, un contesto che richiede competenze specifiche e procedure rigorose per garantire la sicurezza degli operatori. Le procedure di lock‑out/tag‑out richiedono disciplina, formazione, responsabilità operative chiare e un coordinamento efficace tra tutte le figure coinvolte.
Formazione e competenze: il vero fattore abilitante
La crescita dei sistemi di accumulo elettrochimico sta creando un fabbisogno di competenze che il mercato del lavoro non è ancora pronto a soddisfare. I BESS richiedono figure professionali con competenze ibride: elettrotecnica, elettronica di potenza, chimica delle batterie, gestione del rischio, procedure HSE e capacità di interpretare segnali di early warning.
Queste competenze sono essenziali in tutte le fasi del ciclo di vita dell’impianto:
- Costruzione e installazione.
- Esercizio e monitoraggio.
- Gestione delle emergenze.
- Manutenzione e rischio elettrico.
Il gap di mercato: la ricerca di tecnici ibridi
Il rischio più concreto per il settore nei prossimi anni non è solo tecnologico, ma la disponibilità di personale qualificato. La domanda di tecnici specializzati potrebbe superare l’offerta, con il rischio di rallentare lo sviluppo degli impianti o, peggio, di affidare attività critiche a operatori non adeguatamente formati. Per questo è indispensabile investire in:
- programmi strutturati di formazione tecnica e HSE;
- percorsi di aggiornamento continuo;
- collaborazione tra costruttori, operatori e istituzioni formative;
- standard condivisi sulle competenze minime richieste.
La sicurezza dei BESS non dipende solo dalla tecnologia, ma dalla qualità delle persone che li progettano, installano, gestiscono e mantengono.
Sicurezza nei BESS: il binomio tra innovazione tecnologica e competenze HSE
L’evoluzione dei sistemi di accumulo (BESS) impone al settore una sfida chiara: affiancare all’innovazione tecnologica, un solido sviluppo della cultura della sicurezza e delle competenze professionali.
Senza personale qualificato, nessuna tecnologia può essere realmente sicura. La crescita dei BESS rischia di essere frenata non da limiti tecnici, ma dalla mancanza di competenze disponibili sul mercato.
Investire nella formazione – tecnica, operativa e HSE – significa garantire impianti più sicuri, processi più affidabili e un settore capace di sostenere la propria espansione.
FAQ: Cosa sono i BESS?
Cosa significa l’acronimo BESS?
BESS sta per Battery Energy Storage Systems (Sistemi di Accumulo Energetico a Batteria). Sono sistemi che permettono di immagazzinare energia elettrica, solitamente prodotta da fonti rinnovabili come il sole o il vento, per rilasciarla quando la produzione è bassa o la richiesta della rete è elevata.
Qual è la tecnologia più utilizzata?
Attualmente dominano le batterie agli ioni di litio per la loro elevata densità energetica e modularità, spesso installate all’interno di container prefabbricati per facilitare il posizionamento in impianti utility-scale.
Perché sono fondamentali per la rete elettrica?
I BESS garantiscono la stabilità della rete, risolvendo il problema dell’intermittenza delle rinnovabili. Permettono di “spostare” l’energia prodotta durante il giorno (nel caso del fotovoltaico) verso le ore serali, riducendo gli sprechi e migliorando l’efficienza complessiva.
Quali sono i principali rischi associati?
I rischi primari sono di natura elettrica (potenze elevate) e chimica/termica. Il fenomeno più temuto è il thermal runaway, ovvero un surriscaldamento incontrollato della cella che può portare a incendi difficili da domare e rilascio di gas tossici.
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