Norme tecniche per le Costruzioni 2018
L'INTERVISTA
FISE UNICIRCULAR: la missione e l'economia circolare. Intervista al Presidente Andrea Fluttero
fonte: 
Antonio Mazzuca - Coord. Editoriale InSic.it/Sicuromnia
area: 
Tutela ambientale
FISE UNICIRCULAR: la missione e l'economia circolare. Intervista al Presidente Andrea Fluttero Arriva un momento in cui le Associazioni industriali pensano (ancora) più in grande e decidono di farsi "Unione": è il caso di FISE UNICIRCULAR segnando l'intento di riunire le fabbriche dell'economia circolare.
Abbiamo chiesto al presidente Andrea Fluttero, già alla guida di FISE UNIRE e ora a capo di FISE UNICIRCULAR qualche dettaglio in più su questa operazione e sulle prospettive dell'economia circolare in Italia.

Antonio Mazzuca: Partiamo dal nome, "FISE UNICIRCULAR" richiama direttamente il concetto di economia circolare ma anche di "circolo" di aziende in cui scambiare esperienze, fare rete: a quali aziende è estesa o rivolta la vostra rete e quali (nuove) volete raggiungere?
Ci sarà spazio per quelle del settore Industrie 4.0?

Andrea Fluttero: Fise Unire ha rappresentato per anni il mondo del riciclo con oltre 400 associati in diverse filiere come auto, pneumatici, materiali da demolizione, materassi, abbigliamento e tessile, RAEE, imballaggi. Come UNICIRCULAR ci proponiamo ampliare la nostra base di rappresentanza a quelle parti del mondo riciclo oggi mancanti ed ai settori che con il riciclo completano il segmento dell'economia circolare del post consumo. Logistica di ritorno, preparazione al riuso, riuso, sviluppo dei mercati delle materie prime seconde ecc...
Industria 4.0 è una evoluzione che permea tutto il mondo produttivo, ma anche il mondo del riciclo potrà avere benefici da questa trasformazione.


Cosa farà concretamente FISE UNICIRCULAR per promuovere e difendere gli interessi delle aziende associate davanti ai decisori politici nazionali ed europei?

L'obiettivo è quello di concorrere al ripensamento ed alla riorganizzazione del segmento del post consumo, dargli consapevolezza, rappresentarne al meglio problemi, idee ed esigenze verso l'opinione pubblica, i decisori politici e gli altri anelli del modello circolare dell'economia.
Il network nel campo dell'Economia circolare sarà ulteriormente ampliato, ma, già oggi UNICIRCULAR mette a disposizione una rete di relazioni nazionali ed internazionali con ENEA, CMR (Centro Materia Rinnovabile), REMADE IN ITALY (certificazione prodotti riciclati), AIDIC (Associazione Italiana Ingegneria Chimica), CERTIQUALITY, Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Consiglio Nazionale della Green Economy, CTS ECOMONDO, FEAD (gestori di rifiuti europei), EuRIC (riciclatori europei).


Un articolo del Sole24ore riporta uno studio della Ellen McArthur Foundation (centro di ricerca sull'economia circolare) realizzato dalla società di consulenza McKinsey secondo il quale, in Europa, l'economia circolare può generare un beneficio economico da 1.800 miliardi di euro entro il 2030, può dare una spinta al Pil di circa 7 punti percentuali, può creare nuovi posti di lavoro e incrementare del 3% la produttività annua delle risorse.
È un quadro realistico o dalle prospettive del 2016 i vantaggi attesi sono cambiati?

Le prospettive di business sostenibile sono assolutamente interessanti, ma la transizione verso un'economia circolare non è banale e richiede uno sforzo complessivo del sistema Paese che deve comprendere che è di fronte ad un cambiamento epocale che per avere successo deve coinvolgere tutti gli anelli dell'economia. Progettazione, produzione, distribuzione, consumo e post consumo.
Non si tratta di cambiare definizione alla gestione rifiuti, ma di cambiare modello economico. La sfida inizierà con il recepimento rapido ed efficace della prossima direttiva europea sull'economia circolare.


Quali sono, secondo lei, i principali ostacoli che si frappongono alla realizzazione di un'economia circolare in Italia? Siamo davvero pronti a rinunciare al paradigma industriale dell'usa-getta?

Gli ostacoli non sono solo italiani ma europei. Si parte dalla progettazione dei prodotti che devono essere più facilmente riciclabili. Nell'eco design servono norme comunitarie che condizionino anche le importazioni. Bisogna dare dignità e norme al settore della preparazione al riuso, al riuso ed al re manufacturing. Occorre completare la normativa sull'End of Waste ed occuparci degli sbocchi sul mercato delle materie prime seconde. Infine occorre ricostruire un clima di fiducia delle comunità locali verso gli impianti che lavorano prodotti a fine vita, (rifiuti) per ricavare materie prime seconde.
Il lavoro da fare è tanto e noi ci proponiamo di dare un contributo a questo sforzo di guidare ed accompagnare la transizione.


Quali settori (in Italia e in Europa) stanno cavalcando meglio secondo lei, i principi del paradigma economico e culturale dell'economia circolare basato sulle tre "R": ridurre, riusare e riciclare? In quale settore, invece, sarebbe necessaria un'azione regolamentare più profonda?

L'economia circolare è un modello completo che può dispiegare le sue potenzialità solamente se ogni segmento si trasforma in modo coerente con le esigenze complessive. Direi che ad oggi ciascun segmento vive ancora nella propria dimensione lineare. L'efficace recepimento della direttiva europea ed un profondo lavoro culturale di informazione e condivisione sarà necessario per avere il massimo della partecipazione a questa possibile transizione. L'Italia che ha una antica esperienza nel riuso e riciclo e meno propensione al recupero energetico dei Paesi del nord Europa parte da una posizione di vantaggio.


Quali saranno i prossimi impegni dell'Associazione? È prossimo il varo dei pacchetti europei delle direttive rifiuti-circular economy, che novità porteranno e che ruolo avrete?

Allargare la base associativa aggregando, nel rispetto di ogni singola specificità, tutti i settori coerenti con il nuovo segmento del post consumo. Ampliare la rete di connessioni nazionale ed internazionale con associazioni, istituti di ricerca e fondazioni che si occupano di economia circolare. Riuscire a semplificare e rendere più chiara e forte la rappresentanza del settore post consumo è un elemento indispensabile per parlare in modo chiaro ed univoco all'opinione pubblica, ai decisori politici ed agli altri anelli della catena. Il primo banco di prova sarà proprio la nostra capacità di fare rete per svolgere un ruolo incisivo con il Parlamento ed i Ministeri nella prossima delicata fase di recepimento della direttiva europea.

Per maggiori informazioni  
consulta il sito www.insic.it 
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