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Economia Circolare: tutti gli Interpelli ambientali – recupero di capsule del caffè presso i rivenditori

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Il Ministero della transizione ecologica ha dato risposta ai quesiti in materia di “Economia circolare” nella sezione omonima della pagina “Informazioni ambientali” che riporta tutti gli interpelli ambientali che il MiTe è tenuto a riportare ai sensi del nuovo art. 3 septies del D.Lgs. n.152/2006, Testo Unico Ambiente (come modificato dal DL Semplificazioni che ha introdotto la procedura di interpello ambientale).

  • Le considerazioni riportate negli interpelli sono da ritenersi pertinenti e valide in relazione al quesito formulato, escludendo qualsiasi riferimento a specifiche procedure o procedimenti eventualmente in corso.
  • In questa pagina tutti i quesiti presentati in materia di economia circolare e le risposte fornite con link all’atto originario per una consultazione completa dell’interpretazione ministeriale.

Nell'articolo

Interpello – trattamento e recupero di cialde del caffè

Con Interpello 91241 del 21 luglio 2022 il Ministero della transizione ecologica attraverso la Direzione Generale per l’economia circolare risponde ad un interpello relativo alle procedure di recupero delle cialde presso i rivenditori, alla luce della normativa del Codice Ambiente.

Confcommercio: riciclo capsule da caffè presso i rivenditori: come funziona?

Il quesito presentato da Confcommercio riguarda la pratica di alcune aziende operanti nel settore della produzione e vendita delle capsule di caffè, che hanno iniziato a ritirare, presso i propri negozi e da parte dei clienti, capsule di caffè esausto, analogamente a quanto avviene anche in altri “spontanei” centri di raccolta (ad esempio nelle società di gestione delle macchine distributrici di caffè negli uffici.

Molti rivenditori hanno iniziato ad utilizzare un sistema che, in automatico, separa la capsula (in alluminio o plastica) dal suo contenuto (caffè esausto). In questo modo, con questo processo interno, si ottengono materiali (alluminio – plastica – caffè esausto) da potersi destinare al reimpiego/riutilizzo.

Recupero cialde del caffè presso i rivenditori: non è preparazione per il riutilizzo

Secondo la Direzione Economia circolare la pratica in uso presso i cd. “centri per il riuso” pur rappresentando un chiaro esempio di incentivo all’economia circolare, nonché una buona pratica da rafforzare, non costituisce uno strumento idoneo alla raccolta e al trattamento dei rifiuti di capsule di caffè esausto.

Per quale motivo?

L’operazione effettuata, per come rappresentata nel quesito, e secondo quanto definito dell’art.183, comma 1 lett. q), non configura neanche un’operazione di “preparazione per il riutilizzo”, in quanto la separazione delle componenti caffè esausto – capsula (in plastica o alluminio), a prescindere che queste componenti una volta separate, siano inviate a smaltimento o a recupero (chiamato impropriamente riutilizzo), non genera prodotti idonei ad essere reimpiegati senza altro pretrattamento.

Quando si può parlare di preparazione per il riutilizzo della capsula di caffè?

Secondo il Ministero, si potrebbe altresì parlare di “preparazione per il riutilizzo” solo se la capsula di caffè esausto, tramite operazioni di controllo, pulizia, smontaggio e riparazione, venisse riportata allo stato iniziale, tale da poter essere reimpiegata senza altro pretrattamento (operazione che potrebbe porre anche problemi di natura igienico- sanitaria).

Che tipo di pratica svolgono i rivenditori di caffè quando smaltiscono le capsule esauste?

Secondo la Direzione Economia circolare si tratta dunque di un’operazione per cui il caffè esausto contenuto nella capsula viene inviato a compostaggio mentre l’alluminio/plastica della capsula medesima a riciclo. Per tali motivi, l’operazione di “disassemblaggio” della capsula di caffè esausto, si configura
come un’operazione di “trattamento” di rifiuti, che può avvenire esclusivamente in appositi impianti
autorizzati
, anche ai sensi dell’art. 208 del D.lgs. n. 152/2006.

Rivenditori: la capsula vuota da riciclare è un imballaggio o no?

Prosegue la Direzione generale Interpelli che

  • qualora le capsule di caffè esausto fossero “lasciate vuote dopo l’uso”, esse rientrerebbero nella categoria degli imballaggi, come stabilito dall’allegato E parte IV D.lgs. n. 152/2006, e in quanto tali, soggette a regime di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR), e quindi idonee al deposito temporaneo presso il punto vendita, ai fini del successivo trasporto presso un impianto di recupero.
  • Se, al contrario, le capsule in questione fossero destinate ad essere gettate insieme al caffè, non rientrerebbero nella definizione di imballaggi, quindi non assoggettabili a regimi di EPR e conseguentemente, il deposito temporaneo prima della raccolta presso i locali del rivenditore non appare possibile.

Decreto sulla preparazione per il riutilizzo in arrivo

Infine, in merito al decreto attuativo relativo alle operazioni di “preparazione per il riutilizzo”,
previsto l’articolo 214-ter, comma 2, del D.lgs. n. 152/2006, “Determinazione delle condizioni per
l’esercizio delle operazioni di preparazione per il riutilizzo in forma semplificata”, il Mite segnala che
è attualmente al vaglio del Consiglio di Stato per il parere ai sensi dell’art.17, comma 4 della Legge 400/88, ed è stato altresì notificato alla Commissione Europea ai sensi della direttiva (UE) 2015/1535.

Interpello n.88853 del 15 luglio 2022 – rifiuti pirotecnici e attribuzione di codici EER

Con Interpello la Regione Abbruzzo chiede un chiarimento generale all’applicabilità della normativa
della parte quarta del D.lgs. 152/2006 in materia di rifiuti, alle fasi successive alle operazione di R12 (Scambio di rifiuti per sottoporli a una delle operazioni indicate da R1 a R11) o D13 (Raggruppamento preliminare) sui seguenti rifiuti pirotecnici: EER 16 01 10 (ad esempio “air bag”), 16 04 01, 16 04 02, 16 04 03.
Le operazioni a cui ci si riferisce, consistono nella distruzione della parte esplosiva, o dell’intero rifiuto laddove, non fosse possibile asportare in sicurezza le altre parti in impianti (detti Cantieri di Scaricamento) autorizzati ai sensi del R.D. n. 635 del 6.5.1940

Cosa sono i rifiuti pirotecnici?

I rifiuti pirotecnici sono i rifiuti prodotti dall’accensione di pirotecnici di qualsiasi specie e gli articoli pirotecnici che abbiano cessato il periodo della loro validità, che siano in disuso o che non siano più idonei ad essere impiegati per il loro fine originario.

Rifiuti pirotecnici: definizione europea

In base alla Direttiva 2013/29/UE che nello specifico all’articolo 3, riporta:
1) «articolo pirotecnico»: qualsiasi articolo contenente sostanze esplosive o una miscela esplosiva di sostanze destinato a produrre un effetto calorifico, luminoso, sonoro, gassoso o fumogeno o una combinazione di tali effetti grazie a reazioni chimiche esotermiche automantenute;
2) «fuoco d’artificio»: un articolo pirotecnico destinato a fini di svago;
3) «articoli pirotecnici teatrali»: articoli pirotecnici per uso scenico, in interni o all’aperto, anche in film e produzioni televisive o per usi analoghi;
4) «articoli pirotecnici per i veicoli»: componenti di dispositivi di sicurezza dei veicoli contenenti sostanze pirotecniche utilizzati per attivare questi o altri dispositivi;
5) «munizioni»: i proiettili e le cariche propulsive nonché le munizioni a salve utilizzati in armi portatili, altre armi da fuoco e pezzi d’artiglieria.

Rifiuti pirotecnici: quale normativa si applica?

Il Ministero ricapitola la normativa di riferimento per lo smaltimento dei rifiuti pirotecnici:

  • il comma 1, lett. e) dell’articolo 185 del Codice Ambiente stabilisce che sono esclusi dall’ambito di applicazione della parte quarta del D.lgs. 152/2006 i materiali esplosivi in disuso, ad eccezione dei rifiuti da “articoli pirotecnici”.
  • il comma 4 bis dell’art. 185 del Codice Ambiente che precisa che i rifiuti provenienti da articoli pirotecnici in disuso sono gestiti ai sensi del decreto ministeriale di cui all’articolo 34, comma 2, del decreto legislativo 29 luglio 2015, n. 123, e, in virtù della persistente capacità esplodente, nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia di pubblica sicurezza per le attività di detenzione in depositi intermedi e movimentazione dal luogo di deposito preliminare ai depositi intermedi o all’impianto di trattamento, secondo le vigenti normative sul trasporto di materiali esplosivi; il trattamento e recupero o/e distruzione mediante incenerimento sono svolti in impianti all’uopo autorizzati secondo le disposizioni di pubblica sicurezza.
  • l’articolo 7 del DM 101/2016 definisce le modalità di trasporto e smaltimento degli articoli pirotecnici e dei relativi rifiuti;

Rifiuti pirotecnici: il parere del MiTe sui codici EER

Secondo il Ministero, esclusivamente i rifiuti aventi EER 16 01 10 (ad esempio “air bag”) e EER 16 04 02 rientrano nell’ambito di applicazione della gestione dei rifiuti, mentre quelli identificati con EER 16 04 01* e EER 16 04 03*, sono esclusi per definizione.
Quindi, secondo il MiTE gli impianti che intendano trattare e smaltire i rifiuti da articoli pirotecnici per come definiti nella Direttiva 2013/29/UE, in virtù della persistente capacità esplodente, devono essere
autorizzati sia ai sensi della normativa ambientale sia a quella relativa alla pubblica sicurezza (TULPS)

Interpello 67858 del 30 maggio 2022 – scorie di acciaieria a forno elettrico: criticità Linee Guida Lombardia

Con istanza di interpello è stato richiesta interpretazione sulla corretta applicazione dell’articolo 184-bis del d.lgs. 152/06 con riferimento al documento “Linee Guida per la gestione delle scorie nere di acciaieria a forno elettrico” adottate dalla Regione Lombardia con DGR n. XI/5224 del 13/09/2021.

Il Documento intende agevolare i produttori che scelgono di gestire i residui di produzione come sottoprodotti ed anche le Autorità competenti che possono rilasciare autorizzazioni caso per caso per il riciclo dei rifiuti come End of Waste.

Secondo la Direzione Generale Economia circolare Le Linee guida lombarda sono condivisibili come documento finalizzato alla gestione circolare di alcuni dei principali residui delle attività siderurgiche/metallurgiche presenti sul territorio regionale sia per quanto riguarda la gestione del residuo come sottoprodotto, che come rifiuto da recuperare (EoW).

Scorie nere di acciaieria a forno elettrico: cos’è?

La scoria oggetto delle Linee Guida costituisce il principale residuo che si origina dai processi produttivi dell’acciaio, sia come sottoprodotto e sia come rifiuto che cessa di essere tale (End of Waste).

Linee guida scorie nere di acciaieria: gli appunti del Ministero

Ci sono però aspetti strettamente tecnici del documento che la Direzione evidenzia a seguito dell’esame effettuato da Ispra a supporto tecnico:

  • Il test di cessione: nelle Linee guida si fa riferimento alla UNI EN 1744-3 che si applica agli aggregati utilizzati nel settore delle costruzioni, e non la UNI EN 12457 che è esplicitamente riferita ai rifiuti.
    Secondo il MiTE invece, vanno prese a riferimento le metodiche definite dalla norma UNI 10802 il metodo riportato nell’allegato 3 al decreto del Ministero dell’ambiente 5 febbraio 1998, richiamati dal decreto 28 marzo 2018, n. 69 “Regolamento recante disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto di conglomerato bituminoso” e dagli schemi di regolamento per la cessazione della qualifica dei rifiuti inerti da costruzione e demolizione e da spazzamento stradale
  • Utilizzo scorie nere nei sottofondi stradali: la granulometria tipica è generalmente compresa tra 0 a 90 mm ma l’applicazione della norma tecnica UNI EN 1744-3 richiede che gli aggregati abbiano una granulometria compresa tra 16 e 32mm. Quindi, qualora nell’aggregato vi sia una frazione rilevante inferiore a tale granulometria la norma tecnica UNI EN 1744-3 non potrebbe essere applicata. Secondo La Direzione del MiTE, potrebbe continuare a trovare applicazione anche per aggregati che contengano frazioni granulometriche sopra ai 2 mm, tuttavia, se l’aggregato contiene frazioni inferiori a tale granulometria, la norma non sarebbe applicabile.
  • Il Mite segnala poi che in caso di applicazione della norma UNI EN 12457-2 e nel caso si debba procedere alla riduzione granulometrica del campione è possibile fare riferimento alla prassi UNI/PdR 94: 2020 “Scoria nera da forno ad arco elettrico (EAF) – Metodo per la preparazione del campione da sottoporre a prova di lisciviazione secondo la UNI EN 12457-2”.

Interpello 1° giugno 2022, prot. n. 69279 – recupero Carta e Cartone con attività R12

Con  Interpello 1° giugno 2022, prot. n. 69279 il Ministero conferma la possibilità di autorizzare, ai fini della cessazione della qualifica di rifiuto, il recupero dei rifiuti di carta e cartone mediante lo svolgimento dell’attività R12, e nel rispetto dei criteri di cui all’articolo 3 del dm 188/2020, ovvero in conformità alle disposizioni della norma Uni En 643 ed ai requisiti tecnici riportati all’allegato 1 del Decreto.

Recupero carta e cartone: attività R12 e rispetto del DM 188/2020

La provincia proponente il quesito voleva conoscere la corretta applicazione del decreto ministeriale 22
settembre 2020, n. 188
(sulla cessazione della qualifica di rifiuto) per poter definire l’iter autorizzativo per un impianto che deve sottoporre ad attività di recupero, finalizzata alla cessazione della qualifica di rifiuto, i rifiuti di carta e cartone mediante l’attività R12 di cui all’allegato C alla parte IV del d.lgs. 152/06.

La Provincia chiede di valutare la possibilità di autorizzare l’attività di recupero mediante l’operazione R12 visto che il regolamento ministeriale sulla cessazione della qualifica di rifiuto non riporta le specifiche
operazioni di recupero ammissibili
.

Recupero carta e cartone: cosa dice il DM 188/2020

Il Ministero spiega che con Decreto ministeriale 188/2020, per la produzione di carta e cartone
recuperati sono ammessi le tipologie di rifiuto con i seguenti codici EER:

  • 15 01 10 imballaggi di carta e cartone;
  • 15 01 05 imballaggi compositi;
  • 15 01 06 imballaggi in materiali misti;
  • 20 10 01 carta e cartone;
  • 19 12 01 carta e cartone prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti provenienti dalla
    raccolta differenziata di rifiuti urbani e speciali;
  • 03 03 08 scarti dalla selezione di carta e cartone destinati ad essere riciclati, limitatamente ai
    rifiuti provenienti dalle attività di trasformazione dei prodotti a base cellulosica.

Attraverso le operazioni di:

  • selezione dei rifiuti di carta e cartone che devono corrispondere a quanto opportunamente
    indicato nelle lettere da a) ad f) del medesimo dm 188/2020;
  • rimozione e separazione di qualsiasi materiale estraneo ai rifiuti di carta e cartone.

Per approfondire sul decreto, leggi il nostro approfondimento:

Operazione R12 e mancanza di un codice CER: che fare?

Secondo il Ministero all’operazione R12, di cui all’Allegato C del d.lgs. 152/06 è stata associata la nota riportata al punto 7, la quale stabilisce che, in mancanza di un codice R appropriato, l’operazione può comprendere le operazioni preliminari precedenti al recupero, fra le quali

  • il pretrattamento
  • la cernita,
  • la frammentazione
  • la compattazione
  • la pellettizzazione
  • l’essiccamento
  • la triturazione
  • il condizionamento
  • il ricondizionamento
  • la separazione
  • il raggruppamento

prima di una delle operazioni da R1 a R11.

Alla luce di questo è possibile autorizzare, ai fini della cessazione della qualifica di rifiuto, il recupero
dei rifiuti di carta e cartone mediante lo svolgimento dell’attività R12,

  • nel rispetto dei criteri di cui all’articolo 3 del dm 188/2020
  • in conformità alle disposizioni della norma Uni En 643:2014
  • con il rispetto dei requisiti tecnici riportati all’allegato 1 del DL 188/2020.
                              Art. 3 
                    Criteri ai fini della cessazione 
                     della qualifica di rifiuto 
 
  1. Ai fini dell'articolo 1 e ai  sensi  dell'articolo  184-ter  del
decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, all'esito di operazioni di
recupero effettuate esclusivamente in conformita'  alle  disposizioni
della norma UNI EN 643, i rifiuti  di  carta  e  cartone  cessano  di
essere qualificati come rifiuti  e  sono  qualificati  come  carta  e
cartone recuperati se risultano conformi ai requisiti tecnici di  cui
all'allegato 1. 

                                    Allegato 1 
 
                                                         (articolo 3) 
a) Requisiti di qualita' della carta e cartone recuperati. 
    La carta  e  cartone  recuperati  devono  risultare  conformi  ai
requisiti indicati nella seguente tabella: 
      
 
       =======================================================
       |                       |  Unita' di  |               |
       |       Parametri       |   misura    | Valori limite |
       +=======================+=============+===============+
       | Materiali proibiti    |             |               |
       |escluso i rifiuti      |             |  norma UNI EN |
       |organici e alimenti    |      -      |      643      |
       +-----------------------+-------------+---------------+
       | Rifiuti organici      |             |               |
       |compresi alimenti      |  % in peso  |     < 0,1     |
       +-----------------------+-------------+---------------+
       | Componenti non        |             |  norma UNI EN |
       |cartacei               |  % in peso  |      643      |
       +-----------------------+-------------+---------------+

MiTE – Interpello n. 56467 del 6 maggio 2021 – PFU e rimborso del contributo ambientale

Con Interpello n.56467/2022 il Ministero risponde ad un quesito proveniente da un Comune del Lazio sull’obbligo di gestione degli pneumatici fuori uso ed i relativi contributi

In base alle disposizioni contenute nell’articolo 228 del TUA, i produttori e gli importatori degli pneumatici sono tenuti a provvedere, singolarmente o in forma associata, alla gestione di quantitativi di pneumatici fuori uso equivalenti al 95% del peso di quelli dai medesimi immessi sul mercato nell’anno precedente.

Pneumatici: la copertura dei costi

La copertura dei costi relativi a tale onere è assicurata da un contributo a  carico degli utenti finali. Il produttore o l’importatore determinano e applicano il rispettivo contributo vigente alla data della immissione del pneumatico nel mercato nazionale del ricambio.

Secondo il Ministero, questo contributo, parte integrante del corrispettivo di vendita, va assoggettato ad IVA e rimane  invariato in tutte le successive fasi di commercializzazione del pneumatico con l’obbligo, per  ciascun rivenditore, di indicare in modo chiaro e distinto in fattura il contributo pagato all’atto  dell’acquisto.

Pneumatici: quando applicare il contributo?

L’obbligo di applicazione del contributo nelle fasi successive a quella dell’immissione sul mercato del ricambio, ossia il momento in cui lo pneumatico è oggetto per la prima volta di vendita per la distribuzione, o per il consumo o uso sul mercato nazionale, non può essere derogato qualora lo pneumatico sia successivamente trasferito ad un mercato diverso.

Pneumatici senza indicazione del contributo

La commercializzazione degli pneumatici senza indicazione del contributo in fattura non consente al distributore/rivenditore di ottenere il rimborso del contributo già corrisposto.

Viceversa, ai sensi dell’art 6, comma 5 del DM 182 del 2019 il rimborso del contributo può essere richiesto dal rivenditore che ha esportato gli pneumatici, al proprio fornitore entro e non oltre 6 mesi dalla data indicata nella fattura d’acquisto emessa da detto fornitore relativamente agli pneumatici oggetto di esportazione, allegando la documentazione che ne comprova l’avvenuta esportazione, tra cui gli estremi della fattura emessa per l’esportazione e quelli del documento di trasporto al di fuori del territorio nazionale.

Interpello n.28965 dell’8 marzo 2022 – Ritiro di rifiuti urbani domestici al di fuori del servizio pubblico di raccolta dei rifiuti urbani

Con Interpello n.28965/2022 il Ministero chiarisce sul ritiro di rifiuti urbani prodotti da utenze domestiche da parte di imprese di recupero che agiscono al di fuori del servizio pubblico di raccolta dei rifiuti urbani.

La Regione Piemonte chiedeva se

  • Le imprese di raccolta e/o di recupero di materia che non operano all’interno del servizio pubblico di gestione dei rifiuti urbani possano ritirare rifiuti urbani di origine domestica;
  • quali siano le modalità per gestire tali conferimenti (con quali titoli le imprese esercitare le attività di raccolta e recupero dei rifiuti soggetti a privativa pubblica)
  • a quali precise e praticabili condizioni possa essere effettuato il conferimento dei rifiuti urbani di origine domestica non siano sempre soggetti al regime di privativa.

Il Ministero della transizione ecologica risponde ai diversi quesiti. Li raccogliamo nelle principali domande alle quali il Ministero fornisce una specifica risposta.

Raccolta e di trasporto dei rifiuti urbani: a chi spetta?

Le attività di raccolta e di trasporto dei rifiuti urbani, indipendentemente che essi siano destinati allo smaltimento (in regime di privativa) o al recupero (libero mercato), rientrano nella competenza dei comuni ovvero degli Enti di Governo di Ambito Territoriale Ottimale (EGATO), anche ai fini del raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata dei rifiuti urbani.
I cittadini siano tenuti a conferire i propri rifiuti nell’ambito del servizio di raccolta pubblico e non possano autonomamente scegliere soggetti diversi dal gestore, individuato dall’amministrazione, per il ritiro degli stessi.

Quali modalità per la gestione dei conferimenti?

Il Ministero a proposito del secondo quesito ricorda che il D. Lgs. 3 settembre 2020, n. 116 ha introdotto l’articolo 185-bis, con il quale sono state definite le condizioni necessarie per effettuare il  raggruppamento dei rifiuti, ai fini del trasporto degli stessi in un impianto di recupero o smaltimento, come deposito temporaneo.
Possono effettuare tale deposito anche ai distributori, presso i locali del proprio punto vendita, esclusivamente per i rifiuti soggetti a EPR.
Per la pianificazione del servizio integrato di gestione dei rifiuti, della tracciabilità e del raggiungimento degli specifici obiettivi di raccolta e di recupero, le modalità di gestione dei depositi temporanei prima della raccolta dei rifiuti sottoposti a regime di EPR, dovrebbe essere opportunamente regolata mediante accordi tra distributori, sistemi di gestione individuali o collettivi, e comuni ovvero gli EGATO, laddove costituiti ed operanti.

Come funziona il sistema di gestione delle bottiglie in PET?

Quanto alla gestione selettiva delle bottiglie in PET per uso alimentare, il Consorzio CORIPET ha messo in atto un apposito sistema finalizzato, che prevede la stipula di un accordo con l’Anci con il quale è disciplinato anche il flusso sperimentale della raccolta selettiva delle bottiglie in PET, stabilendo la cornice per l’installazione degli ecocompattatori su suolo pubblico e privato. Il Consorzio, quindi, con le medesime finalità sopra riportate, è tenuto a comunicare ai Comuni, sottoscrittori delle convenzioni, i dati sulla performance di intercettazione dei  singoli ecocompattatori installati, che saranno conteggiati e sommati a quelli della raccolta RD  tradizionale ai fini del raggiungimento degli obiettivi di legge e del rispetto del Piano Economico  Finanziario per la determinazione della tariffa.

Rifiuti elettrici ed elettronici: come funziona il sistema di raccolta?

Per quanto attiene le raccolte dedicate di altre particolari tipologie di rifiuti in particolare le AEE, il Ministero richiama l’articolo 11, del Decreto Legislativo n. 49/2014, che dispone l’obbligo per i distributori di assicurare, al momento della fornitura di una nuova apparecchiatura elettrica ed elettronica (AEE) destinata ad un nucleo domestico, il ritiro gratuito, in ragione di uno contro uno, dell’apparecchiatura usata di tipo equivalente.
Costituisce fase della raccolta anche il deposito preliminare dei RAEE, effettuato dai distributori presso i locali del proprio punto vendita al fine del loro trasporto presso i centri di raccolta comunali o presso i centri di raccolta autorizzati, ai sensi degli articoli 208, 213 e 216 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, o presso impianti autorizzati al trattamento adeguato.

Ritiro di RAEE da nuclei domestici

In modo analogo, l’articolo 4 del Decreto Ministeriale n. 121/2016, dispone che i distributori effettuino il ritiro dei RAEE di piccolissime dimensioni provenienti dai nuclei domestici, a titolo gratuito e senza obbligo di acquisto di AEE di tipo equivalente (criterio dell’uno contro zero) all’interno dei locali del punto di vendita del distributore.
Il ritiro dei RAEE, presso i distributori o presso i centri di raccolta comunali, nei quali è organizzata la raccolta di tali tipologie di rifiuti da parte dei Comuni, obbligati ad assicurare la funzionalità e  l’adeguatezza dei sistemi di raccolta differenziata dei RAEE provenienti dai nuclei domestici, è garantito dai produttori sulla base di apposite convenzioni stipulate con i sistemi individuali ovvero con il Centro di Coordinamento, nel caso dei sistemi collettivi.
È evidente, chiude il MiTE che un tale sistema consente la tracciabilità dei RAEE e il conseguente monitoraggio dei  quantitativi ai fini del raggiungimento degli obiettivi stabiliti dalla norma.

Per approfondire in materia di gestione dei RAEE

Interpello n. 32592 del 15 marzo 2022: Classificazione dei rifiuti decadenti dal trattamento dei rifiuti urbani

Due nuovi interpelli presentati al Ministero della Transizione ecologica hanno riguardato l’art. 3-septies D.Lgs. 152/2006 sulla classificazione dei rifiuti decadenti dal trattamento dei rifiuti urbani per il loro successivo smaltimento in siti di discarica.

L’interpello 32592/21: il quesito del Consorzio di Bacino dei rifiuti dell’Astigiano e dal Comune di Alliano (AT)

I due Comuni hanno chiesto se

  1. il rifiuto decadente dall’esclusivo trattamento meccanico, costituito da tritovagliatura e deferrizzazione del rifiuto urbano indifferenziato riconducibile al Cod. EER 20 03 01 “rifiuti urbani non differenziati” va considerarsi urbano o speciale;
  2. in caso tale rifiuto fosse urbano, se fosse possibile attribuire la codifica EER 19 12 12 “altri rifiuti (compresi materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico di rifiuti, diversi da quelli di cui alla voce 19 12 11”, o viceversa, sia possibile o necessario mantenere la codifica originaria come Cod. EER 20 03 01 “rifiuti urbani non differenziati”;
  3. se il criterio di classificazione individuato (sopra)
    • si applichi al rifiuto decadente dalla lavorazione meccanica di frazioni di raccolta differenziata di rifiuto urbano
    • si applichi anche al rifiuto decadente dal trattamento meccanico del rifiuto urbano “ingombrante” sottoposto ad una mera e grossolana selezione manuale e successiva triturazione.

Interpello 32592/21: la risposta del MiTE

Il Ministero richiama la disciplina applicabile nella risposta all’interpello: l’art. 18 e 182-bis e 184 del Codice Ambiente.

  1. Con riferimento al Rifiuto decadente dall’esclusivo trattamento meccanico, costituito da tritovagliatura e deferrizzazione del rifiuto urbano indifferenziato, trova applicazione la sentenza della Corte di Giustizia UE, dell’11novembre 2021 relativa alla causa C-315/20, che conferma il regime giuridico di “rifiuti urbani” per i rifiuti provenienti da TMB e conseguentemente, l’applicazione del principio di prossimità anche nell’eventualità di trattamento meccanico con cambio di codice EER.
    • Per l’attribuzione del codice EER occorre far riferimento alle “Linee guida sulla classificazione dei rifiuti” del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, approvate con Decreto Direttoriale n. 47 del 9 agosto 2021, che al paragrafo 3.5.9. recano:
    • “Il sopravaglio prodotto dalle fasi di pre-trattamento e post-trattamento meccanico dei rifiuti urbani è classificabile con le seguenti voci dell’elenco europeo:
      • 19 12 11* altri rifiuti (compresi materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, contenenti sostanze pericolose
      • 19 12 12 altri rifiuti (compresi materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, diversi da quelli di cui alla voce 19 12 11”
  2. Il Ministero esclude quindi la possibilità di mantenere la codifica originaria 20 03 01 “rifiuti urbani non differenziati”.
  3. Per quanto attiene all’ultimo quesito, secondo il MITE occorre nuovamente far riferimento alla procedura di attribuzione della codifica secondo le linee guida SNPA, paragrafo 3.2 “Criteri per l’individuazione del codice dell’elenco europeo dei rifiuti”. Pur in mancanza di un preciso riferimento ai codici EER indicati nel quesito, la citata procedura, prevede l’attribuzione di codici appartenenti al capitolo 19 per i “rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti”.

Sul criterio di prossimità del trattamento di rifiuti

Secondo il Ministero, anche operazioni di mero trattamento meccanico possono apportare modifiche al rifiuto, se non dal punto di vista chimico, quantomeno da quello fisico. Pertanto, per qualsivoglia tipologia di rifiuto, pur in mancanza di obblighi normativi, una chiusura del ciclo il più vicina possibile al luogo di produzione, in una logica di prossimità ed in coordinamento con il criterio di specializzazione degli impianti, può rappresentare la migliore soluzione volta a garantire un alto grado di protezione dell’ambiente e della salute pubblica.

Interpello n.22521 del 23 febbraio 2022: Discariche e conservazione dei registri di carico e scarico

Il nuovo interpello presentato alla Direzione generale riguarda le disposizioni del Codice Ambiente in materia di discariche e registri di carico e scarico dei rifiuti.
Si chiede di chiarire in merito a

  • l’interpretazione del concetto “termine dell’attività” contenuto nell’articolo 190, comma 3, del Dlgs 152/2006 nella versione previgente alle modifiche apportate dal Dlgs 205/2010;
  • modalità e tempistica di conservazione della documentazione ricevuta dalla autorità che ha rilasciato il titolo abilitativo all’esercizio dell’impianto al termine della fase post operativa della discarica.
Articolo 190 
             (Registro cronologico di carico e scarico). 
 
  1. Chiunque effettua a titolo professionale attivita' di raccolta e
trasporto di rifiuti, i commercianti e gli  intermediari  di  rifiuti
senza detenzione, le imprese e gli enti che effettuano operazioni  di
recupero e  di  smaltimento  di  rifiuti,  i  Consorzi  e  i  sistemi
riconosciuti,  istituiti  per  il  recupero   e   riciclaggio   degli
imballaggi e di particolari tipologie di rifiuti, nonche' le  imprese
e gli enti produttori iniziali di rifiuti pericolosi e le  imprese  e
gli enti  produttori  iniziali  di  rifiuti  non  pericolosi  di  cui
all'articolo 184, comma 3, lettere c),  d)  e  g),  ha  l'obbligo  di
tenere un registro cronologico di  carico  e  scarico,  in  cui  sono
indicati per ogni tipologia di  rifiuto  la  quantita'  prodotta,  la
natura e l'origine di tali rifiuti e  la  quantita'  dei  prodotti  e
materiali ottenuti dalle operazioni di trattamento quali preparazione
per riutilizzo, riciclaggio e altre operazioni di  recupero  nonche',
laddove previsto, gli estremi del formulario  di  identificazione  di
cui all'articolo 193. 
  2. Il modello di  registro  cronologico  di  carico  e  scarico  e'
disciplinato con il decreto di cui  all'articolo  188-bis,  comma  1.
Fino alla data di entrata in vigore del suddetto  decreto  continuano
ad  applicarsi  le  disposizioni  di  cui  al  decreto  del  Ministro
dell'ambiente  1°  aprile  1998,  n.  148,  nonche'  le  disposizioni
relative alla numerazione e vidimazione dei registri da  parte  delle
Camere di commercio territorialmente competenti con le procedure e le
modalita' fissate dalla normativa sui registri IVA. 
  3. Le annotazioni di cui al comma  1,  da  riportare  nel  registro
cronologico, sono effettuate: 
    a)  per  i  produttori  iniziali,  almeno  entro   dieci   giorni
lavorativi dalla produzione del rifiuto e dallo scarico del medesimo; 
    b) per i soggetti che effettuano  la  raccolta  e  il  trasporto,
almeno entro dieci giorni  lavorativi  dalla  data  di  consegna  dei
rifiuti all'impianto di destino; 
    c) per i commercianti, gli  intermediari  e  i  consorzi,  almeno
entro dieci giorni lavorativi dalla  data  di  consegna  dei  rifiuti
all'impianto di destino; 
    d) per i soggetti che effettuano le operazioni di recupero  e  di
smaltimento, entro due giorni lavorativi dalla presa  in  carico  dei
rifiuti. 
  4. I soggetti e le organizzazioni di cui agli articoli  221,  comma
3, lettere a) e c), 223, 224, 228, 233, 234 e 236, possono  adempiere
all'obbligo di cui al comma 1 tramite ((analoghe evidenze documentali
o gestionali)). 
  5. Sono esonerati dall'obbligo di cui al comma 1  gli  imprenditori
agricoli di cui all'articolo 2135 del codice civile, con un volume di
affari annuo non superiore a euro ottomila, le imprese che raccolgono
e trasportano i propri rifiuti non pericolosi,  di  cui  all'articolo
212, comma 8, nonche', per i soli rifiuti non pericolosi, le  imprese
e  gli  enti  produttori  iniziali  che  non  hanno  piu'  di   dieci
dipendenti. 
  6. Gli imprenditori agricoli di cui all'articolo  2135  del  codice
civile produttori iniziali di rifiuti pericolosi, nonche' i  soggetti
esercenti attivita' ricadenti nell'ambito dei codici ATECO  96.02.01,
96.02.02, 96.02.03  e  96.09.02  che  producono  rifiuti  pericolosi,
compresi quelli  aventi  codice  EER  18.01.03*,  relativi  ad  aghi,
siringhe e  oggetti  taglienti  usati  ed  i  produttori  di  rifiuti
pericolosi non rientranti in organizzazione di ente o impresa, quando
obbligati alla tenuta del registro ai  sensi  del  comma  1,  possono
adempiere all'obbligo con una delle seguenti modalita': 
    a) con la conservazione progressiva per tre anni  del  formulario
di identificazione di cui all'articolo  193,  comma  1,  relativo  al
trasporto  dei  rifiuti  o   dei   documenti   sostitutivi   previsti
dall'articolo 193; 
    b)  con  la  conservazione  per  tre  anni   del   documento   di
conferimento rilasciato dal soggetto che provvede  alla  raccolta  di
detti rifiuti nell'ambito del circuito organizzato di raccolta di cui
all'articolo 183. Tale  modalita'  e'  valida  anche  ai  fini  della
comunicazione al catasto di cui all'articolo 189. 
  7. I soggetti la cui produzione annua  di  rifiuti  non  eccede  le
venti tonnellate di rifiuti non pericolosi e le quattro tonnellate di
rifiuti pericolosi, in luogo della tenuta in proprio dei registri  di
carico  e  scarico  dei  rifiuti,  possono   adempiere   tramite   le
organizzazioni di categoria interessate o loro  societa'  di  servizi
che provvedono ad annotare i dati  con  cadenza  mensile,  mantenendo
presso la sede operativa  dell'impresa  copia  delle  annotazioni  o,
comunque, rendendola tempestivamente disponibile su  richiesta  degli
organi di controllo. 
  8. Per le attivita' di gestione dei rifiuti costituiti  da  rottami
ferrosi e non ferrosi, gli obblighi connessi alla tenuta dei registri
di carico e scarico si intendono assolti anche tramite l'utilizzo dei
registri IVA di acquisto e di  vendita  secondo  le  procedure  e  le
modalita' fissate dall'articolo 39 del decreto del  Presidente  della
Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 e successive modifiche. 
  9. Le  operazioni  di  gestione  dei  centri  di  raccolta  di  cui
all'articolo 183 sono escluse dagli obblighi  del  presente  articolo
limitatamente ai rifiuti non pericolosi. Per i rifiuti pericolosi  la
registrazione del carico  e  dello  scarico  puo'  essere  effettuata
contestualmente al momento dell'uscita dei rifiuti stessi dal  centro
di raccolta e in maniera cumulativa per  ciascun  codice  dell'elenco
dei rifiuti. 
  10. I  registri  sono  tenuti,  o  resi  accessibili,  presso  ogni
impianto di produzione, di stoccaggio, di recupero e  di  smaltimento
di rifiuti,  ovvero  per  le  imprese  che  effettuano  attivita'  di
raccolta e trasporto e per i commercianti e gli intermediari,  presso
la sede operativa. I registri,  integrati  con  i  formulari  di  cui
all'articolo 193 relativi al trasporto dei rifiuti,  sono  conservati
per  tre  anni  dalla  data  dell'ultima  registrazione.  I  registri
relativi alle operazioni di  smaltimento  dei  rifiuti  in  discarica
devono  essere  conservati  a  tempo   indeterminato   e   consegnati
all'autorita'  che  ha  rilasciato  l'autorizzazione,  alla  chiusura
dell'impianto. I registri  relativi  agli  impianti  dismessi  o  non
presidiati possono essere tenuti presso la sede legale  del  soggetto
che gestisce l'impianto. 
  11. I registri relativi ai  rifiuti  prodotti  dalle  attivita'  di
manutenzione di cui all'articolo 230 possono essere tenuti nel  luogo
di produzione dei rifiuti, cosi' come definito dal medesimo articolo.
Per rifiuti prodotti dalle attivita' di manutenzione  di  impianti  e
infrastrutture a rete e degli impianti a queste connessi, i  registri
possono essere tenuti presso le sedi di  coordinamento  organizzativo
del  gestore,  o  altro  centro  equivalente,  previa   comunicazione
all'ARPA territorialmente competente ovvero al  Registro  elettronico
nazionale di cui all'articolo 188-bis. 
  12. Le informazioni contenute nel registro sono utilizzate anche ai
fini della comunicazione annuale al Catasto di cui all'articolo 189. 
  13. Le informazioni contenute nel registro sono rese disponibili in
qualunque momento all'autorita' di controllo che ne faccia richiesta

Quando consegnare la documentazione sulle discariche all’autorità?

Il momento in cui il gestore è tenuto a consegnare la documentazione all’ente che ha rilasciato il titolo abilitativo all’esercizio dell’impianto, sia nella norma previgente al D.lgs. 205/2010 che nella norma vigente (Codice Ambiente), è riconducibile alla conclusione della  gestione post-operativa dell’impianto medesimo, spiega il Ministero nella risposta all’interpello.

Tenuta dei Registri di carico e scarico: per quanto tempo?

L’art. 190 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152, indica il “tempo indeterminato” per la tenuta del registro di carico e scarico da parte del gestore della discarica, così da garantire una corretta gestione dei rifiuti in tutte le fasi, dal produttore al trasportatore e ai destinatari addetti allo smaltimento. Inoltre, prevede un flusso di gestione documentale che tenga traccia di tutte le informazioni a garanzia della correttezza del procedimento in relazione alla quantità e qualità dei rifiuti, al percorso di trasporto, all’identificazione degli attori del processo.

Documentazione di carico e scarico: gli obblighi di conservazione dell’autorità

Ricorda il Ministero che anche l’Autorità che ha rilasciato l’autorizzazione è tenuta a conservare la documentazione (registri di carico e scarico) consegnata dal gestore, per un tempo sufficiente a garantire l’accessibilità all’informazione ambientale nel caso di necessità di un qualsiasi soggetto che ne faccia richiesta.

Registri di carico e scarico: la normativa amministrativa

Ricorda altresì il Ministero che quando i registri di carico e scarico vengono acquisiti dall’autorità competente, costituiscono un documento amministrativo detenuto dalla pubblica amministrazione e rientrano nella disciplina prevista dal DPR 28 dicembre 2000, n. 445 (il “Testo Unico in materia di documentazione amministrativa”). In base all’articolo 68 del DPR 445/2000, è prevista l’adozione da parte di ogni amministrazione di un proprio piano di conservazione, integrato con il sistema di classificazione degli atti, in cui definire i tempi di conservazione della documentazione prodotta ed acquisita, superati i quali è possibile procedere ad operazioni programmate ed organiche di selezione e scarto.

Interpello n.14980 dell’8 febbraio 2022 sui criteri delle Discariche preesistenti

Il quesito presentato al Ministero dell’Ambiente riguarda criteri costruttivi relativi alla copertura superficiale finale delle discariche già autorizzate.

Discariche: quali criteri costruttivi utilizzare?

I nuovi criteri costruttivi relativi alla copertura superficiale finale, introdotti con il Decreto Legislativo 121/2020, possono essere applicati anche a discariche autorizzate con i precedenti requisiti o si applicano solamente alle nuove discariche per le quali siano attuate anche le modifiche sul fondo di discarica ai sensi del D.Lgs. 121/2020.

Approfondisci sul Decreto nell’articolo di analisi!

Discariche: i criteri del D.Lgs. n.120/21

Secondo il Ministero, l’articolo 2 del decreto legislativo n. 121 del 2020, dispone l’applicazione delle norme specificate all’articolo 1, lettere i), n) e o), alle discariche di nuova realizzazione, nonché alla realizzazione di nuovi lotti delle discariche esistenti le cui domande di autorizzazione siano state presentate dopo la data dell’entrata in vigore dello stesso decreto legislativo.
La norma quindi, nulla dispone relativamente alle discariche esistenti già autorizzate per le quali non si intenda realizzare nuovi lotti, lasciando quindi alla discrezionalità del gestore dell’impianto di discarica la scelta di procedere alla copertura finale per come progettata e già autorizzata, ovvero di presentare all’autorità competente al rilascio del titolo abilitativo una proposta di modifica della copertura finale con adeguamento ai nuovi criteri costruttivi.

Quest’ultima ipotesi non è quindi preclusa per le discariche esistenti, purché le scelte progettuali siano in linea con le disposizioni di nuova introduzione e che le stesse garantiscano la tutela dell’ambiente e della salute, senza alcun pregiudizio per la gestione post operativa della discarica

Interpello n.14928 dell’8/2/22 sulla Corretta attribuzione del codice CER per il materiale prodotto dalla lavorazione degli PFU

Il Ministero dell’Ambiente risponde ad una richiesta di interpello della CONFETRA, Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica, sulla corretta attribuzione del codice del rifiuto prodotto da una prima lavorazione degli PFU, comunemente denominato “ciabattato”.
Risponde la Direzione generale Economia circolare (qui il testo dell’interpello completo)

Ciabattato: qual è il codice rifiuto?

Il codice appropriato da attribuire al ciabattato risulta il 19 12 04, in quanto rifiuto a base di gomma prodotto dalla triturazione degli PFU effettuata in un impianto di trattamento meccanico dei rifiuti.

Il codice 16 01 03 è attribuito esclusivamente all’intero pneumatico fuori uso

Cos’è il ciabattato?

Il ciabattato è prodotto da un processo di recupero che avviene attraverso la frantumazione degli pneumatici e l’estrazione dell’acciaio in essi contenuto, da cui si ottiene una miscela di materiali di pezzatura variabile.

Ciabattato: norma EN 14243

In particolare, il ciabattato rientra nella voce “shreds” (ciabatte) della norma EN 14243-1:2019, dimensioni tipicamente comprese tra i 20 e i 400 mm, e si differenzia dai materiali con pezzatura elevata (dimensioni tipicamente superiori ai 300 mm), indicati alla voce “cuts” (taglio primario) della stessa norma EN.

Considerate le dimensioni del materiale detto “chips” (cippato), tipicamente superiori ai 300 mm, indicate nella suddetta norma EN, una quota di cippato rientra nella classe dimensionale del ciabattato e, pertanto, quest’ultimo può essere considerato come una miscela eterogenea di materiali più grossolani e di materiali più fini.

Differenze fra Ciabattato e PFU

Sebbene la frantumazione non comporti una sostanziale variazione della composizione complessiva degli pneumatici fuori uso di origine, il ciabattato che ne deriva per effetto del trattamento, ha caratteristiche fisiche diverse rispetto agli PFU stoccati in cumulo, almeno in termini di forma e di pezzatura dimensionale, che ne determinano, ad esempio, un differente comportamento al dilavamento e alla propagazione della combustione e, dunque, differenti modalità gestionali ed operative.

In generale, infatti, i cumuli di PFU presentano spazi interni e percorsi dove l’aria circolante può facilitare la diffusione delle fiamme. Alla luce di quanto esposto, il codice appropriato da attribuire al ciabattato risulta il 19 12 04, in quanto rifiuto a base di gomma prodotto dalla triturazione degli PFU effettuata in un impianto di trattamento meccanico dei rifiuti, altresì il codice 16 01 03 è attribuito esclusivamente all’intero pneumatico fuori uso.

Interpello n. 25426 del 18 ottobre 2021 – Percolato in discarica

Il Ministero della transizione ecologica risponde con un nuovo interpello al Comune di Campobello di Mazara (TP) sull’iter autorizzativo finalizzato alle attività di trattamento del percolato di discarica con riferimento al decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36 che attua in Italia la direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti.

Percolato di discarica e smaltimento? Interpello del Comune di Campobello Mazara

Con istanza di interpello, il Comune di Campobello di Mazara (TP) ha richiesto un’interpretazione sulla corretta applicazione del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36 per definire l’iter autorizzativo finalizzato alle attività di trattamento del percolato di discarica, mediante la circolazione dello stesso all’interno di una delle vasche dell’impianto di smaltimento, prima del recapito in fognatura.

Percolato di discarica: come gestirlo?

Secondo il Ministero, il Decreto 36/2003 stabilisce che il percolato ed eventuali acque di ruscellamento dirette sul corpo dei rifiuti devono essere captati, raccolti e smaltiti per tutto il tempo di vita della discarica (gestione e post gestione), secondo quanto stabilito nell’autorizzazione, e comunque per un tempo non inferiore a 30 anni dalla data di chiusura definitiva dell’impianto.

Percolato di discarica: lo smaltimento, procedure

Inoltre, con riferimento all’Allegato 1 punto 2.3, segnala che “Il percolato prodotto dalla discarica e le acque raccolte devono essere preferibilmente trattati in loco in impianti tecnicamente idonei. Qualora particolari condizioni tecniche impediscano o non rendano ottimale tale soluzione, il percolato potrà essere conferito ad idonei impianti di trattamento autorizzati ai sensi della vigente disciplina sui rifiuti o, in alternativa, dopo idoneo trattamento, recapitato in fognatura nel rispetto dei limiti allo scarico stabiliti dall’ente gestore”.

Come smaltire il percolato in un impianto autorizzato?

Per questo, ricorda il MiTE,

  • occorre il trattamento in loco presso un impianto autorizzato alla gestione dello specifico tipo di rifiuto. Le ulteriori possibilità previste dalla norma, quando particolari condizioni tecniche impediscono o comunque non rendono ottimale il trattamento in loco, possono essere, alternativamente:
  • il conferimento ai fini del trattamento del percolato presso impianti autorizzati alla gestione dei rifiuti;
  • il recapito del percolato, previo idoneo trattamento in impianto, nella rete fognaria: in questo caso occorre che il trattamento del rifiuto liquido finalizzato ad ottenere un rifiuto recapitabile, nel rispetto delle norme relative allo scarico, avvenga in fognatura.

Com’è identificato il percolato di discarica

Il percolato di discarica è identificato nell’elenco europeo dei rifiuti nel subcapitolo 19 07 con una voce specchio e, pertanto, l’idoneità all’eventuale trattamento deve essere subordinata, comunque, alla caratterizzazione necessaria a verificare la sussistenza o meno delle caratteristiche di pericolo.

Interpello n.84384 del 2/8/2021 – Operazioni di stoccaggio di rifiuti in ambito portuale

Nell’interpello una società intermediatrice di rifiuti chiede di sapere quale sia la corretta interpretazione da dare all’art. 208 comma 14 del Testo unico Ambiente (D.Lgs n. 152/2006) ed al rinvio che in esso viene fatto alla Legge n° 84/1994 e quanto sono estese le competenze attribuite dal Legislatore nazionale alle Autorità di Sistema Portuale (o le Autorità Marittime laddove le prime non siano presenti) con la Legge, chiarendo se la competenza delle stesse possa spingersi anche ad autorizzare, come è accaduto nel caso prospettato, operazioni di stoccaggio di rifiuti in aree
demaniali assimilabili alle operazioni di messa in riserva R13.

Occorre sempre un atto dell’autorità territorialmente competente in materia di autorizzazioni al trattamento dei rifiuti
(con la conseguenza che le uniche operazioni autorizzabili da parte delle Autorità di Sistema Portuale sarebbero quelle “operazioni portuali” di carico, scarico, trasbordo, maneggio e deposito di rifiuti in area portuale descritte nella Legge n. 84/1994)?
L’azienda chiede di chiarire se, nell’ambito delle “operazioni portuali” (svolte da ditte a ciò autorizzate ai sensi dell’art. 16 della Legge n° 84/1994), ai sensi del rinvio fatto dall’art. 208 comma 14 del Dlgs 152/2006, si possa far rientrare anche il deposito di rifiuti in banchina in attesa dell’imbarco sulla nave e se, in tal caso, sia ancora oggi operante l’assimilazione dei rifiuti alle merci (o merci pericolose) prevista in ambito portuale ai sensi dell’art., 265 comma 2 Dlgs 152/2006.

Interpello 84384/2021: la risposta del MiTE sul trasporto intermodale di rifiuti

Il Ministero della transizione ecologica risponde con riferimento al testo dell’articolo 208, comma 14 del TUA e nell’articolo 16 della legge n. 84 del 28 gennaio 1994 e chiarisce:

  • la messa in riserva dei rifiuti (R13) elencata nell’Allegato C alla parte IV del decreto legislativo 152/2006 tra le attività di recupero, non rientra tra le operazioni di cui al citato articolo 16 della legge n. 84/1994, e pertanto è da ritenersi come attività da sottoporre ad autorizzazione ai sensi del decreto legislativo 152/2006;
  • la necessità di disporre di specifiche autorizzazioni al trattamento dei rifiuti va valutata caso per caso, sulla base della verifica delle attività concretamente svolte in ambito portuale dal soggetto concessionario dell’area demaniale, e delle relative modalità e tempistiche, anche per l’eventuale applicazione di quanto previsto in materia di trasporto intermodale dall’articolo 193-bis del decreto legislativo 152/2006. Peraltro l’art. 265 co. 2 del d.lgs. 152/2006 non è stato abrogato, perciò è ancora possibile l’applicazione nelle singole fattispecie al di fuori dei casi disciplinati in modo specifico dal citato articolo 193-bis TUA relativo al trasporto intermodale, alle condizioni ivi indicate.
  • Il Mite auspica che le autorizzazioni rilasciate dalle Autorità di sistema, o autorità marittime, o dalle autorità regionali, contengano adeguate motivazioni circa la disciplina applicata, le modalità di svolgimento delle attività autorizzate, nonché le prescrizioni atte a garantire la tracciabilità dei rifiuti e la completa tutela ambientale e sanitaria.

Interpello n.73116 del 7/7/2021: cessazione della qualifica di rifiuto per carta e cartone

In analisi il Decreto del Ministero dell’ambiente del 22 settembre 2020, n. 188 (GU n.33 del 09-02-2021) che regolamenta la disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto da carta e cartone, ai sensi dell’articolo 184-ter, comma 2 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (leggi il nostro approfondimento) sul DM 188/2020).

L’istante chiede un chiarimento sulla dichiarazione di conformità alla norma UNI EN 643 per ogni lotto di materia Eow recuperate e l’indicazione dei due parametri: Componenti non cartacei; Totale materiale indesiderato.

L’accertamento vale per ogni singolo lotto? Sussiste una cadenza semestrale e al variare della qualità dei rifiuti?

DM 188/2020 – la risposta del MiITE all’Interpello sull’accertamento di qualità

L’accertamento di conformità dei requisiti di  qualità deve essere eseguito alla prima produzione di carta EoW e su tutte le tipologie prodotte come da  norma UNI EN 643 e successivamente ogni 6 mesi o al variare delle caratteristiche di qualità dei rifiuti  in ingresso o del processo produttivo.

il MiTE, rispondendo alle domande circa le diverse interpretazioni circolate sull’argomento (e riportate nel quesito della Regione Toscana) esclude che l’analisi semestrale debba essere effettuata su ogni singolo lotto di produzione “salvo che non vi siano variazioni delle caratteristiche di qualità dei rifiuti in ingresso e delle condizioni operative”.

Cosa deve fare il produttore di carta e cartone ai sensi del DM 188/2020?

In base all’articolo 5, comma 1, aggiunge il Ministero, il produttore di carta e cartone recuperati deve

dichiarare, al termine del processo produttivo di ciascun lotto, per come definito all’articolo 2, comma 1, lettera c),
la conformità ai requisiti tecnici ai sensi dell’articolo 3 comma 1.

rilasciare le successive dichiarazioni sui singoli lotti prodotti entro sei mesi, sulla base dell’accertamento di conformità già in suo possesso, (salvo variazioni in ogni fase del ciclo produttivo, incluse quella relativa alle verifiche sui rifiuti in ingresso di carta e cartone).

Per un aggiornamento sulle norme del Codice Ambiente

Istituto Informa organizza il Corso:

Il Testo Unico Ambientale (TUA) dopo i decreti correttivi

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