Emergenza caldo e stop al lavoro: Ordinanze regionali 2026

Emergenza caldo e stop al lavoro: Ordinanze regionali 2026

Per l’estate 2026, molte Regioni italiane introducono ordinanze che vietano il lavoro all’aperto nelle ore più calde, per proteggere i lavoratori da colpi di calore e temperature estreme. Scopri dove, quando e a chi si applicano le nuove misure anti-caldo.

Emergenza caldo: ordinanze regionali vietano il lavoro all’aperto nelle ore più calde

Tante le Regioni che, con Ordinanze specifiche, hanno deciso di introdurre il divieto di lavorare all’aperto nelle ore più calde e in condizioni di esposizione prolungata al sole, nelle giornate più a rischio del periodo estivo 2026.

Lombardia: stop nei giorni a rischio dalle 12:30 alle 16:00

In Lombardia, un’ordinanza del presidente della Regione Attilio Fontana, vieta – dal 10 giugno al 23 settembre 2026 – l’attività lavorativa all’aperto tra le 12:30 e le 16:00 nelle aree edili, cave, aziende agricole e florovivaistiche, limitatamente ai giorni in cui la mappa giornaliera pubblicata quotidianamente sul sito del Progetto Worklimate di INAIL-CNR riferita a: “lavoratori esposti al sole” con “attività fisica intensa” alle ore 12, segnali un livello di rischio “alto”.

Restano escluse dall’applicazione del divieto le attività urgenti e di pubblica utilità, per cui è comunque vincolante l’adozione di tutte le misure di prevenzione previste.

Lazio: Piano Anti Caldo 2026, firmata l’ordinanza per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori

Il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha firmato l’Ordinanza con cui, fino al 15 settembre 2026, “è vietato il lavoro in condizioni di esposizione prolungata al sole, dalle ore 12:30 alle ore 16:00, con efficacia immediata sull’intero territorio regionale nelle aree o zone interessate dallo svolgimento di lavoro nel settore agricolo e florovivaistico, nei cantieri edili e affini, nelle cave e nelle relative pertinenze esterne, nonché nel settore della logistica di piazzale e della consegna di beni per conto altrui, in ambito urbano e con l’ausilio di velocipedi o veicoli a motore a due ruote, limitatamente ai soli giorni in cui la mappa del rischio indicata sul sito https://www.worklimate.it/scelta-mappa/sole-attivita-fisica-alta/ riferita a: lavoratori esposti al sole con attività fisica intensa ore 12:00, segnali un livello di rischio ALTO”.

L’ordinanza non si applica alle Pubbliche amministrazioni, ai concessionari di pubblici servizi quando eseguano interventi di pubblica utilità, di protezione civile, di salvaguardia della pubblica incolumità.

Emilia-Romagna: divieto esteso anche a cave e rider

È stata firmata lo scorso 3 giugno dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, l’ordinanza “calore” che ferma il lavoro all’aperto.

Il documento regionale prevede il divieto, dal 3 giugno e fino al 15 settembre 2026, di lavorare, tra le ore 12.30 e le 16 – ove le mappe nazionali online del rischio segnalino un livello di rischio “alto” – nei settori agricolo e florovivaistico, nei cantieri edili e nei piazzali della logistica.

Da quest’anno il divieto includerà anche il lavoro nelle cave e i rider, per la consegna merci con mezzi a pedalata anche assistita. Ulteriore novità, l’anticipo e il posticipo di un’ora dei lavori dei cantieri edili e affini all’aperto sempre nel periodo compreso dall’ordinanza: si potranno svolgere attività rumorose temporanee in deroga ai regolamenti comunali.

Altre misure Regionali contro il caldo estremo

Anche altre regioni hanno già attivato o stanno attivando disposizioni specifiche per fronteggiare il caldo estremo e tutelare la salute dei lavoratori esposti al sole.

  1. Cosa rischia chi non rispetta il divieto di lavorare all’aperto nei periodi indicati?

    Le imprese che non rispettano le disposizioni contenute nelle ordinanze regionali incorrono nelle sanzioni previste dall’art. 650 del Codice Penale, salvo che il fatto non costituisca un reato più grave.
    Le sanzioni possono colpire sia i datori di lavoro che le figure preposte, che abbiano omesso i controlli o non abbiano sospeso le attività nelle fasce orarie interdette.

Le Linee di indirizzo delle Regioni 2025 per la protezione dei lavoratori

Lo scorso anno, sono state approvate dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, in data 19 giugno 2025, le nuove “Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dal calore e dalla radiazione solare”. Le linee di indirizzo in questione possono essere utilizzate in tutti i settori in cui sia prevedibile il rischio dovuto ad esposizione a elevate temperature e alla radiazione solare. Focus su Indici e metodiche per la valutazione del rischio negli ambienti caldi:

  • indice WBGT (descritto nella UNI EN ISO 7243),
  • metodo PHS (affrontato nella UNI EN ISO 7933).

Il documento fornisce inoltre Indicazioni specifiche per i comparti agricoltura, edile, logistica con pratiche Schede di autovalutazione.

Cos’è il progetto Worklimate 3.0

Il progetto Worklimate vuole approfondire le conoscenze acquisite relativamente all’impatto delle temperature estreme sulla salute, sicurezza e produttività aziendale. L’obiettivo è quello di migliorare strumenti e strategie di intervento già disponibili per vari ambiti lavorativi, nonché sviluppare nuove soluzioni tecnologiche, informative e formative per una migliore azione di prevenzione e gestione del rischio.

Gli strumenti messi a disposizione degli utenti comprendono:

  • mappe di previsione,
  • una web app calibrata sulle caratteristiche dei lavoratori e su vari scenari di esposizione,
  • una guida per la gestione del rischio caldo,
  • report periodici su infortuni e malori sul lavoro che possono essere correlati all’esposizione ad alte temperature,
  • iniziative e proposte per la tutela dei lavoratori esposti a stress termico.

Sul sito Worklimate 3.0 è inoltre disponibile una sezione (che da quest’anno contiene anche Materiale informativo sul rischio “freddo” – integrato in occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici invernali di Milano-Cortina 2026) con brochure informative sulle patologie da calore, sui fattori che contribuiscono alla loro insorgenza e sulle raccomandazioni da seguire per un’efficace pianificazione degli interventi aziendali in materia di prevenzione del rischio microclima.

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