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PA e Smart Working: diritto alla disconnessione e proroga al 31 dicembre 2021

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Torniamo a parlare di Pubblica amministrazione e Smart Working. Con la conversione del DL 30/21 (qui il Testo coordinato oggi in Gazzetta) spunta il riconoscimento del diritto alla Disconnessione.

L’occasione ci permette di fare il punto sul lavoro agile e sugli aspetti di sicurezza collegati, fornendo alcuni spunti per la informazione e formazione in materia di smart working.


Lavoro agile nella PA: riconosciuto il Diritto alla Disconnessione

In vigore dal 13 maggio 2021, la più recente LEGGE 6 maggio 2021, n. 61 (in GU n.112 del 12maggio 2021), di conversione del Decreto-legge 13 marzo 2021, n. 30 apporta una nuova interessante precisazione: viene infatti “riconosciuto al lavoratore che  svolge  l’attività  in modalità agile il diritto alla disconnessione  dalle  strumentazioni tecnologiche e dalle piattaforme  informatiche,  nel  rispetto  degli eventuali accordi sottoscritti dalle parti e  fatti  salvi  eventuali periodi di reperibilità concordati”.

Ulteriormente il Legislatore precisa che “L’esercizio  del  diritto  alla disconnessione, necessario per tutelare i tempi di riposo e la salute del lavoratore, non può avere ripercussioni sul rapporto di lavoro o sui trattamenti retributivi”.

Ricordiamo ulteriormente che sulle evoluzioni dell’applicazione dello Smart Working vigila l’Osservatorio nazionale sul lavoro agile con Decreto del Ministro per la PA del 4 novembre 2020.

PA e Smart Working: proroga al 31 dicembre 2021

Come abbiamo visto con il DL Riaperture (Decreto-legge 30 aprile 2021, n. 56) il Governo ha prorogato lo smart working, oltre i termini originariamente fissati del DL Milleproroghe 2021 (al 31 marzo 2021)

  • Per la pubblica amministrazione, al massimo fino al 31 dicembre 2021 senza il vincolo del 50% dei dipendenti obbligati al lavoro agile (nel rispetto dell’erogazione dei servizi ai cittadini e con continuità ed efficienza).
  • Per il comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico, fino al termine dello stato di emergenza connessa al COVID -19.

Lavoro agile nella PA: cosa dice il Decreto Riaperture?

Oltre ala proroga al 31 dicembre 2021 per lo smart working nella PA, il Decreto Riaperture permette:

  • alle Pubbliche Amministrazioni di adottare misure organizzative volte a fissare obiettivi annuali per l’attuazione del telelavoro e del lavoro agile (art. 14, comma 1, primo periodo, Legge 7 agosto 2015, n. 124);
  • entro il 31 gennaio di ciascun anno, le Amministrazioni Pubbliche di redigere il Piano organizzativo del lavoro agile (POLA) che ne individua le modalità attuative.

Cosa contiene il POLA?

Per le attività che possono essere svolte in smart working, le Amministrazioni, nel Piano organizzativo del lavoro agile (POLA) potranno:

  • prevedere , che almeno il 15% dei dipendenti possa avvalersene;
  • garantire che gli stessi non subiscano penalizzazioni ai fini del riconoscimento di professionalità e della progressione di carriera;
  • definire le misure organizzative, i requisiti tecnologici, i percorsi formativi del personale, anche dirigenziale, e gli strumenti di rilevazione e di verifica periodica dei risultati conseguiti.

In caso di mancata adozione del POLA, il lavoro agile si applica almeno al 15% dei dipendenti, ove lo richiedano (art. 14, comma 1, terzo e quarto periodo, Legge 7 agosto 2015, n. 124). 

Cos’è lo smart working?

Per lavoro agile, anche detto smart working, s’intende una peculiare modalità flessibile di esecuzione della prestazione subordinata (A.Giuliani in Ambiente&Sicurezza sul Lavoro n.4/2020).


Prima introdotto in contesti aziendali di grandi dimensioni, è stato poi – ed è tuttora – disciplinato dagli articoli 18 e ss. della legge n. 81/2017, fondato su una logica di incremento della competitività e di agevolazione alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Qual è la disciplina non emergenziale del lavoro agile?

Stando alla disciplina “non emergenziale”, è necessario che datore di lavoro e lavoratore siglino un accordo col quale stabilire che la prestazione lavorativa venga resa, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi:

  • in parte all’interno e in parte all’esterno dei locali aziendali, e in quest’ultimo caso senza una postazione fissa;
  • senza precisi vincoli di orario, fatti salvi i limiti posti da legge e contrattazione collettiva circa la durata massima dell’orario giornaliero e settimanale;
  • con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici.

Quali aspetti vengono regolamentati nell’Accordo di Smart Working?

Nell’accordo stesso, che deve essere per iscritto (sia ai fini della regolarità amministrativa, sia ai fini della prova) e che può essere a tempo determinato o indeterminato, le parti disciplinano le modalità di esecuzione della prestazione lavorativa all’esterno dei locali aziendali.

In particolare, in esso vengono regolamentati i seguenti aspetti:

  • gli strumenti utilizzati dal lavoratore e misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la sua disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro;
  • i tempi di riposo del lavoratore;
  • eventualmente, il diritto all’apprendimento e la certificazione delle competenze acquisite;
  • le forme del potere direttivo del datore di lavoro;
  • le modalità di esercizio del potere di controllo;
  • l’individuazione delle condotte che, assunte all’esterno del contesto aziendale, sono sanzionabili a livello disciplinare.

Salute e sicurezza nello Smart Working

Per gli aspetti legati alla salute e sicurezza del lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile, la posizione datoriale di garanzia assume contorni più sfumati, perché il datore non ha un controllo diretto sull’attività esterna svolta dal lavoratore, e pertanto non può essere ritenuto responsabile per cause di infortunio che oltrepassano le sue possibilità d’intervento (A.Giuliani in Ambiente&Sicurezza sul Lavoro n.4/2020).

Cosa deve fare il Datore di Lavoro?

Il datore di lavoro:

  • ha l’obbligo di consegnare al lavoratore e al RLS, con cadenza almeno annuale, un’informativa scritta nella quale sono individuati i rischi (sia generali, sia specifici) connessi alla particolare modalità di esecuzione del rapporto di lavoro.
  • È poi responsabile della sicurezza e del buon funzionamento degli strumenti tecnologici assegnati al lavoratore per lo svolgimento dell’attività lavorativa.

Cosa deve fare il lavoratore in modalità agile?

Il prestatore di lavoro deve essere dotato di attrezzatura informatica a norma di sicurezza e, da parte sua, deve cooperare (in linea con il concetto di “sicurezza partecipata” trasversale a tutto il Testo Unico.

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L’articolo sulla rivista Ambiente&Sicurezza sul Lavoro!

Il lavoro agile
Alessio Giuliani (Dottorando di ricerca presso Università di Roma «La Sapienza)
Ambiente&Sicurezza sul lavoro n.4/2021

Smart Working: Soluzioni organizzative ed ergonomiche
Paolo Gentile
Ambiente&Sicurezza sul Lavoro n.1/2020

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Antonio Mazzuca

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