fbpx

Burnout e lavoro: definizione e diritti del lavoratore

1666 0

Il Burnout esprime un forte disagio emotivo nel luogo di lavoro, per cui si rende necessaria una corretta valutazione e gestione del rischio psicosociale in tutte le sue sfumature. L’impiego di idonee misure di prevenzione è salvaguardia della salute e della sicurezza della forza lavoro.
Recentemente l’Organizzazione mondiale della Sanità ha riconosciuto il Burnout come “Sindrome legata al lavoro”, non senza polemiche.

Cerchiamo allora di capire in casa è consistito il riconoscimento all’interno dell’International Classification of Diseases (ICD-11) e quali sono le differenze con lo stress lavoro correlato anche ai fini di una corretta valutazione dei rischi.

In questo articolo:

Burnout: cos’è?

La sindrome da Burnout

Burnout e stress lavoro-correlato

Fattori di rischio di Burnout

Burnout: cos’è?

Nell’undicesima e recentissima revisione dell’International Classification of Diseases (ICD-11), il burnout viene descritto quale fenomeno occupazionale a sé stante, inserito nel capitolo “Fattori che influenzano lo stato di salute o il contatto con i servizi sanitari”.

Il burnout viene spesso equiparato a tedio, stress, insoddisfazione sul lavoro, depressione, alienazione, umore basso, ansia, tensione, sensazione di “logoramento”, “nervi”, noia, stanchezza cronica, cattiva salute mentale, crisi personale, malinconia dimenprofessionale e esaurimento vitale.

Burnout e lavoro

Si tratta di un fenomeno strettamente contestualizzato all’interno degli ambienti di lavoro, che trova la sua prima definizione nel 1982, quando sono state delineate le tre dimensioni della sindrome:

  1. esaurimento energetico
  2. disaffezione emotiva al lavoro (anche detta depersonalizzazione)
  3. ridotta realizzazione professionale (successivamente oggetto di numerose critiche e rimaneggiamenti).

Burnout – Definizione

La nuova classificazione ICD-11 rispecchia tale descrizione originaria, incentrando il burnout sull’esaurimento individuale delle risorse emozionali. In particolare, una condizione irrisolta di distress cronico conduce al progressivo sviluppo di sentimenti di deplezione emotiva, negativismo o cinismo, congiuntamente all’aumento della distanza mentale dal proprio lavoro e alla diminuzione del senso generale di efficacia, configurandosi come un vissuto lavorativo spiacevole destinato, in mancanza di interventi esterni mirati, ad autoperpetuarsi e generare gravi conseguenze. Si rimarca altresì l’esclusione dalla definizione di disturbi dell’adattamento, problemi legati specificatamente allo stress lavoro- correlato e disturbi dell’umore.

La sindrome da Burnout

Nell’undicesima e recentissima revisione dell’International Classification of Diseases (ICD-11), il burnout viene descritto quale fenomeno occupazionale a sé stante, inserito nel capitolo “Fattori che influenzano lo stato di salute o il contatto con i servizi sanitari”. La notizia ha suscitato deduzioni fin troppo avventate, in cui si esaltava il riconoscimento della sindrome come malattia professionale, con tutti i seguiti sui lavoratori che ne soffrono.

Sindrome da Burnout: non è una malattia professionale

In realtà, come precisato nella stessa ICD-11, la sindrome deve essere distinta tanto dalle malattie professionali derivanti dai tradizionali fattori di rischio occupazionali (polveri, agenti tossici in agricoltura o in industria, vibrazioni, rischio ergonomico) quanto dai problemi associati a condizioni lavorative comprese nel cosiddetto rischio psicosociale (come lo stress lavoro-correlato, il cambio di lavoro, la minaccia di perdita di lavoro o la disoccupazione).

Sindrome da Burnout e lavoro: una condizione di disagio lavorativo

Come specificato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), non si tratta di una malattia, ma di una condizione medica di disagio lavorativo. Difatti, nel capitolo su citato dell’ICD-11 sono inclusi i disturbi per cui le persone contattano i servizi sanitari ma che non sono malattie. Frutto di un complesso sviluppo internazionale di proposte di aggiornamento basate su evidenze scientifiche articolate dall’OMS su una piattaforma dedicata accessibile dal sito web dell’ente – tuttora in attiva discussione – la nuova classificazione entrerà in vigore a partire dal 1° gennaio 2022, ma è stata già approvata dai membri lo scorso 25 maggio 2019.

Burnout e stress lavoro-correlato

Il burnout si differenzia dallo stress da lavoro per la sua particolare connotazione relazionale. Ricordiamo che lo stress lavoro-correlato (o, più correttamente, lo stato patologico che ad esso consegue) è definito come una risposta psicofisica negativa che si manifesta quando le richieste dell’ambiente di lavoro superano le capacità del lavoratore di fronteggiarle. È ben noto che l’esistenza di fattori di stress non corrisponde obbligatoriamente alla comparsa di uno stato di sofferenza. L’uomo che introdusse il concetto di stress in medicina, Hans Selye, pubblicò un libro di grande successo, intitolato “Stress without distress”, proprio per sottolineare che ad una forte tensione lavorativa può conseguire un vantaggio in termini di benessere (il cosiddetto “eustress”) quando l’individuo riesce a fronteggiare vantaggiosamente la minaccia.

Cosa si intende per stress

Nel linguaggio comune, e purtroppo anche in molte pubblicazioni scientifiche, si usa lo stesso termine “stress” per indicare sia la causa (i fattori di stress presenti nel lavoro) che la conseguenza patologica di uno stress di intensità eccessiva o di durata prolungata. Si tratta pertanto di un termine generico che fa riferimento al fisiologico processo di adattamento proprio di tutti gli esseri viventi, e che correttamente dovremmo indicare come “tensione, minaccia, opportunità”. Viceversa, è di interesse medico solo la conseguenza del fallimento della reazione generale di adattamento: l’esposizione professionale a uno stress irrisolto e prolungato conduce al distress, la condizione di malessere percepita dal lavoratore. Il distress non è ancora una malattia, ma può diventarlo.

Il burnout come risposta allo stress da lavoro cronico

Al contrario, il burnout può essere considerato come un tipo particolare e specifico di risposta allo stress da lavoro cronico, che si verifica soprattutto negli individui che erano inizialmente dotati di particolare entusiasmo e di elevate aspettative verso il lavoro. Esso rappresenta la fase finale dell’insuccesso adattativo che deriva dallo squilibrio a lungo termine tra richieste e risorse. In altre parole, tutti possono sperimentare distress, mentre il burnout può essere esperito solo dai lavoratori che affrontano il lavoro con grande motivazione ed abnegazione. Il rischio è massimo per coloro che si dedicano al lavoro in modo totalizzante, i cosiddetti workaholic o “lavoro-dipendenti”. Il workaholism è una condizione psicosociale sfavorevole, da non confondere con il work engagement o passione per il lavoro, che è invece benefica e protettiva per il benessere del lavoratore.

Fattori di rischio di Burnout

La maggior parte degli antecedenti del burnout sono fattori psicosociali di stress. Tradizionalmente, si usa suddividerli in

  • fattori ambientali (di contenuto o di contesto lavorativo)
  • fattori individuali (disposizioni personali), sottolineando la stretta vicinanza dei due costrutti.

Ad esempio, è stato dimostrato che il burnout può associarsi al job strain, cioè alla situazione di elevate richieste e scarse risorse, nonché con alcuni tratti di personalità. Anche le manifestazioni cliniche del burnout sono per molti versi assimilabili a quelle legate allo stress da lavoro, soprattutto in riferimento alla dimensione affettiva di esaurimento emotivo della sindrome. Sono state descritte più di 100 manifestazioni, raggruppabili in 5 categorie principali:

  • affettiva
  • cognitiva
  • fisica
  • comportamentale
  • motivazionale.

Ansia, nevroticismo e mancanza di resistenza rappresentano le caratteristiche di personalità prominenti; disturbi psicosomatici e insoddisfazione lavorativa costituiscono le più evidenti conseguenze.

Burnout e fattori di rischio sul lavoro

I fattori di rischio psicosociale del burnout possono essere suddivisi in due macrocategorie, che afferiscono:

  • all’area dell’organizzazione del lavoro (che comprende il carico di lavoro, il controllo, il riconoscimento, l’integrazione sociale, l’equità e i valori)
  • ai cosiddetti client-related stressors, fattori stressogeni relativi al contatto continuo
    e ravvicinato con l’utente/ cliente.

Per approfondire sull’argomento:

Il burnout è un fenomeno occupazionale. La conferma dell’OMS
R.R. Di Prinzio, G. Quintavalle, N. Magnavita
Ambiente&Sicurezza sul lavoro n.12/2019

Conosci la rivista Ambiente&Sicurezza sul Lavoro?

Dal 1985 un aggiornamento competente e puntuale per i professionisti della sicurezza.

Ogni anno 11 fascicoli con approfondimenti normativi, tecnici e applicativi delle leggi; risposte pratiche ai dubbi che s’incontrano nella propria professione; aggiornamenti su prodotti e servizi per la prevenzione.

Scopri la rivista Ambiente&Sicurezza sul Lavoro

Per abbonarsi alla rivista, compila il modulo da inviare via fax (06 33111043)

La Rivista è disponibile per gli abbonati in formato PDF (per singolo articolo) e consultabile via APP “Edicola” di EPC Periodici (disponibile su Android e IOS)

Redazione InSic

Una squadra di professionisti editoriali ed esperti nelle tematiche della salute e sicurezza sul lavoro, prevenzione incendi, tutela dell'ambiente, edilizia, security e privacy. Da oltre 20 anni alla guida del canale di informazione online di EPC Editore