Norme tecniche per le Costruzioni 2018
LA SENTENZA
Terre e rocce da scavo: la Consulta boccia una delibera della Regione Veneto
fonte: 
Redazione InSic
area: 
Tutela ambientale
Terre e rocce da scavo: la Consulta boccia una delibera della Regione Veneto La Corte Costituzionale con sentenza n. 232 del 10 ottobre 2014 dichiara che non spettava alla Giunta regionale del Veneto deliberare in materia di procedure operative per la gestione delle terre e rocce da scavo provenienti da cantieri di piccole dimensioni ( di cui all'art. 266, comma 7, del Codice Ambiente) .

La consulta annulla, di conseguenza, la delibera della Giunta regionale del Veneto 11 febbraio 2013, n. 179, recante «Procedure operative per la gestione delle terre e rocce da scavo per i quantitativi indicati all'art. 266, comma 7, del d.lgs. n. 152/2006 per violazione degli artt. 117, secondo comma, lettera s), e 118, primo comma, della Costituzione.

Il giudizio era sorto per via di un conflitto di attribuzione tra enti, a seguito della sopra citata Delibera della Giunta della Regione Veneto 197/2013 (pubblicata nel BUR . 20 del 26 febbraio 2013) che ha approvato (nel suo Allegato A) le procedure operative per la gestione delle terre e rocce da scavo prodotte nel corso di attività e interventi provenienti da cantieri di piccole dimensioni, la cui produzione non superi i 6000 metri cubi per singolo cantiere.
A parere del Presidente del Consiglio dei ministri, il provvedimento in esame, seppur di apparente natura meramente provvedimentale, risulterebbe avere un contenuto sostanzialmente regolamentare, in quanto contiene disposizioni valevoli in linea generale ed astratta per i destinatari delle stesse. In particolare appare "invasiva" della competenza legislativa esclusiva in materia di «tutela dell'ambiente e dell'ecosistema» attribuita al legislatore statale dall'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost.

Secondo la Regione Veneto
Secondo la Regione Veneto il provvedimento regionale occuperebbe di un settore - quello dei cantieri di piccole dimensioni - che sarebbe rimasto del tutto sprovvisto di adeguata disciplina a seguito dell'approvazione del D.M. n. 161 del 2012 il quale, mentre tratta esaustivamente della gestione delle terre e rocce da scavo, lascia però scoperto il settore oggetto del provvedimento regionale, ovvero i cantieri con produzione di materiali da scavo inferiore a seimila metri cubi.
Inoltre, la delibera avrebbe natura meramente confermativa o consequenziale rispetto a precedenti analoghi e "...sia carente di contenuto regolatorio, limitandosi a introdurre un livello di disciplina, in materia di piccoli cantieri, non riconducibile alla normativa dettata dal decreto invocato dalla difesa erariale, semplicemente perché attinente a profili dallo stesso non considerati ed al medesimo non ascrivibili".

Secondo l'Avvocatura
L'Avvocatura ha ricordato che il legislatore statale ha disciplinato le procedure operative per la gestione delle terre e rocce da scavo con il DM 10 agosto 2012, n. 161 (Regolamento recante la disciplina dell'utilizzazione delle terre e rocce da scavo), adottato ai sensi dell'art. 184-bis del Codice Ambiente), il cui art. 3, comma 1 renderebbe evidente che l'ambito di applicazione del decreto 161/2012 comprende l'intera gestione delle terre e rocce da scavo, senza prevedere alcuna distinzione tra quantitativi di terra e rocce superiori o inferiori ai seimila metri cubi di volume per singolo cantiere.
Emergerebbe dunque in maniera indiscutibile, secondo l'Avvocatura, la lesione, da parte della delibera regionale, della competenza statale in materia di ambiente, che comprende anche la disciplina dei rifiuti, come riaffermato da una consolidata giurisprudenza costituzionale.
Inoltre, la delibera regionale lederebbe anche l'art. 118, primo comma, Cost. in quanto interferisce con una funzione che, in virtù di quanto previsto dal Codice Ambiente, la legge riserva espressamente allo Stato, allo scopo di stabilire una disciplina unitaria ed omogenea sul territorio nazionale. Infatti, l'art. 266, comma 7, del Codice Ambiente "...riconoscerebbe alla competenza esclusiva del Ministero dell'ambiente la possibilità di fornire una disciplina semplificativa con riguardo alle procedure relative ai materiali, ivi incluse le terre e le rocce da scavo, provenienti da cantieri di piccole dimensioni e la cui produzione non superi i seimila metri cubi di materiale".

Secondo la Corte Costituzionale
Nel caso di specie, sono pacifiche l'efficacia e la rilevanza esterna della delibera impugnata, che detta le procedure da seguire per lo smaltimento delle rocce e terre da scavo prodotte nei cantieri di piccole dimensioni. Tale delibera viene riconosciuta:
-invasiva della materia della «tutela dell'ambiente», annoverata dall'art. 117, comma secondo, lettera s), Cost., tra le competenze esclusive dello Stato,
- e lesiva dell'art. 118, primo comma, Cost., per la sovrapposizione che essa determina con le funzioni amministrative che lo Stato ha riservato ad atti ministeriali.

Secondo la Corte la delibera impugnata non si configura come atto meramente confermativo o consequenziale rispetto a delibere adottate in precedenza dalla medesima Giunta regionale del Veneto in tema di procedure per la gestione delle terre e rocce da scavo e aventi analogo contenuto. Il conflitto di attribuzione è infatti inammissibile se proposto contro atti meramente consequenziali (confermativi, riproduttivi, esplicativi, esecutivi ecc.) rispetto ad atti anteriori, non impugnati qualora l'atto impugnato «ripeta identicamente il contenuto o [...] costituisca una mera e necessaria esecuzione di un altro atto, che ne costituisca il precedente logico e giuridico» (sentenza n. 369 del 2010, nonché sentenze n. 472 del 1975, n. 32 del 1958 e n. 18 del 1956). Ciò non vale nel caso di specie.

La Corte chiarisce che dal punto di vista temporale, la delibera 11 febbraio 2013, n. 179 interviene prima della emanazione della disciplina semplificata del regime delle terre e rocce adottata con l'art. 41-bis del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69 (DL del Fare, convertito in L. n.98/2013), prevedendo che i materiali da scavo, anziché' essere gestiti come rifiuti, siano soggetti al regime dei sottoprodotti di cui all'art. 184-bis del codice dell'ambiente, purché siano rispettate determinate condizioni.
L'esigenza di semplificazione del regime dei materiali da scavo di piccoli cantieri, di cui la Giunta della Regione Veneto ha ritenuto di farsi carico con la delibera impugnata, è stata dunque soddisfatta dagli interventi legislativi statali sopra ricordati. Poiché la Giunta si proponeva «di fornire indirizzi per la corretta gestione delle terre e rocce da scavo nelle more dell'emanazione del decreto di cui all'art. 266, comma 7, per quei quantitativi di materiale di risulta prodotto dagli scavi fino ad un massimo di seimila metri cubi per cantiere», la delibera 11 febbraio 2013, n. 179 è da considerarsi "cedevole" rispetto alla disciplina statale.

La Corte ricorda pertanto, che in materia di smaltimento delle rocce e terre da scavo non residua alcuna competenza - neppure di carattere suppletivo e cedevole - in capo alle Regioni e alle Province autonome in vista della semplificazione delle procedure da applicarsi ai cantieri di piccole dimensioni.
L'art. 266, comma 7, del Codice dell'ambiente riserva allo Stato, e per esso ad un apposito decreto ministeriale, la competenza a dettare «la disciplina per la semplificazione amministrativa delle procedure relative ai materiali, ivi incluse le terre e le rocce da scavo, provenienti da cantieri di piccole dimensioni», senza lasciare alcuno spazio a competenze delle Regioni e delle Province autonome. A sua volta l'art. 184-bis del Codice dell'Ambiente, relativo al trattamento dei sottoprodotti - a cui il sopravvenuto art. 41-bis del d.l. n. 69 del 2013 riconduce il regime delle terre e delle rocce da scavo - prevede che sia un decreto ministeriale ad adottare i criteri qualitativi o quantitativi da soddisfare affinché' specifiche tipologie di sostanze o oggetti siano considerati sottoprodotti e non rifiuti.
La materia è dunque interamente attratta nell'ambito delle competenze dello Stato. Di conseguenza, l'impugnata delibera della Giunta regionale del Veneto, che detta una disciplina semplificata da applicarsi allo smaltimento dei residui di produzione dei cantieri di piccole dimensioni, anche se valevole in via suppletiva in attesa dell'intervento statale, ha invaso le competenze dello Stato in materia di tutela dell'ambiente e deve essere annullata.

Riferimenti normativi:
Corte Costituzionale
N. 232 SENTENZA 24 settembre - 10 ottobre 2014
Giudizio su conflitto di attribuzione tra Enti. Ambiente - Rifiuti - Delibera della Giunta regionale della Regione Veneto di approvazione delle procedure per lo smaltimento dei materiali da scavo provenienti da cantieri di piccole dimensioni - Ricorso del Governo. - Delibera della Giunta della Regione Veneto 11 febbraio 2013, n. 179, recante «Procedure operative per la gestione delle terre e rocce da scavo per i quantitativi indicati all'art. 266, comma 7, del d.lgs. n. 152 del 2006 e s.m.i.».
(GU 1a Serie Speciale - Corte Costituzionale n.43 del 15-10-2014)

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