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Elettrosmog e inquinamento elettromagnetico: quali sono gli impatti sull’ambiente

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L’elettrosmog è l’inquinamento ambientale da onde elettromagnetiche, figlio del processo tecnologico, causato dalle onde radio emesse dai campi magnetici.

Nell’articolo cerchiamo di dare una definizione di inquinamento elettromagnetico, individuiamo le fonti di questo particolare inquinamento ambientale e come si propagano i campi elettromagnetici e cosa causa l’elettrosmog. Infine, un approfondimento sui possibili effetti dell’inquinamento elettromagnetico sulla salute umana e sull’ambiente circostante.

Cosa significa inquinamento elettromagnetico? Cosa si intende per elettrosmog?

L’inquinamento elettromagnetico, detto anche elettrosmog, è definito come “un aumento delle radiazioni dovuto alle sorgenti artificiali”.

Anche il Ministero della Transizione ecologica parla di “generazione di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici artificiali non attribuiti al naturale fondo terrestre o ad eventi naturali”.

I campi elettromagnetici hanno assunto un’importanza crescente legata allo sviluppo dei sistemi di telecomunicazione diffusi capillarmente sul territorio. Anche l’intensificazione della rete di trasmissione elettrica nonché la diffusa urbanizzazione hanno contribuito a destare interesse circa i possibili effetti sulla salute derivanti dalla permanenza prolungata in prossimità di queste fonti di emissioni.

Quali sono le fonti di inquinamento elettromagnetico?

La propagazione di onde elettromagnetiche può derivare da numerose apparecchiature come impianti radio-TV, telefonia mobile, elettrodotti per il trasporto e la trasformazione dell’energia elettrica, apparati per applicazioni biomedicali, impianti per lavorazioni industriali, come da tutti quei dispositivi il cui funzionamento è subordinato a un’alimentazione di rete elettrica, come i più comuni elettrodomestici che tutti utilizziamo in casa.

Mentre i sistemi di tele-radiocomunicazione sono progettati per emettere onde elettromagnetiche, gli impianti di trasporto e gli utilizzatori di energia elettrica emettono nell’ambiente circostante campi elettrici e magnetici in maniera non intenzionale.

Come si propagano i campi elettromagnetici

I campi elettromagnetici si propagano sotto forma di onde elettromagnetiche, per le quali viene definito un parametro, detto frequenza, che indica il numero di oscillazioni che l’onda elettromagnetica compie in un secondo. L’unità di misura della frequenza è l’Hertz (1 Hz equivale a una oscillazione al secondo).

Sulla base della frequenza viene effettuata una distinzione tra:

  • inquinamento elettromagnetico generato da campi a bassa frequenza (0 Hz – 10 kHz), nel quale rientrano i campi generati dagli elettrodotti che emettono campi elettromagnetici fino a 50 Hz;
  • inquinamento elettromagnetico generato da campi ad alta frequenza (10 kHz – 300 GHz) nel quale rientrano i campi generati dagli impianti radio-TV e di telefonia mobile.

Cosa provoca inquinamento elettromagnetico?

La distinzione di cui sopra è necessaria in quanto le caratteristiche dei campi in prossimità delle sorgenti variano al variare della frequenza di emissione, così come variano i meccanismi di interazione di tali campi con gli esseri viventi e quindi le possibili conseguenze per la salute.

Sia nel settore delle radiofrequenze che in quello delle frequenze estremamente basse (Elf: Extremely Low Frequency) l’entità delle attività di controllo è in fase di continua crescita; ciò è dovuto sia alla crescente pressione sul territorio che alle richieste da parte della popolazione. Attualmente, infatti, l’attività di controllo dell’inquinamento elettromagnetico rappresenta una delle principali emergenze per gli enti competenti. Si prenda in considerazione anche l’introduzione della nuova tecnologia 5G, ovvero la quinta generazione di tecnologia cellulare per permettere maggiore velocità nelle connessioni.

Quale normativa si occupa delle emissioni elettromagnetiche in Italia?

La normativa italiana relativa ai campi elettromagnetici è molto articolata. La Legge-quadro 22 febbraio 2001, n.36 disciplina la protezione dalle esposizioni ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici. Come prevede l’articolo 1 la legge ha l’obiettivo di assicurare la tutela e la salute dei lavoratori, delle lavoratrici e della popolazione dagli effetti dell’esposizione a determinati livelli di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, nonché assicurare la tutela dell’ambiente e del paesaggio.

Quali sono i decreti attuativi della Legge sui campi elettromagnetici?

I decreti attuativi della legge 36/2001 sono il DPCM 8 luglio 2003 “Fissazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità per la protezione della popolazione dalle esposizioni ai campi elettrici e magnetici alla frequenza di rete (50 Hz) generati dagli elettrodotti”.

Per quanto riguarda la tutela dei lavoratori, i limiti sono rappresentati dal combinato disposto con il Titolo VIII, Capo V del D.Lgs 9 aprile 2008, n.81 (il TUSL), titolo che è stato interamente riformato con il recepimento della Direttiva 2013/35/UE da parte del D.Lgs 1° agosto 2016, n.159 (leggi qui le novità dell’adeguamento). Infine, con il DM 13 febbraio 2014 è stato istituito il Catasto nazionale delle sorgenti dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici e delle zone territoriali interessate al fine di rilevare i livelli di campo presenti nell’ambiente.

Il DPCM 8 luglio 2003 fissa a 100 μT il limite di esposizione per l’induzione magnetica per la popolazione e in 5 KV/m il limite di esposizione per il campo elettrico. In riferimento ai nuovi elettrodotti, il valore limite è di 3 μT.

Per le attrezzature di uso domestico, lavorativo o individuale, generanti campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici devono riportare mediante etichettature o schede informazioni sui campi generati, la distanza di utilizzo consigliata e le principali prescrizioni.

Campi elettromagnetici: quali effetti sull’uomo?

La quantità di radiazioni assorbite dal corpo umano è misurata in Sar (Specific Absorption Rate), misurato in W/kg. Prendendo ad esempio i telefoni cellulari, il limite massimo fissato a livello europeo è di 2 W/kg.

Gli effetti dei campi ELF (campi a basse frequenze) sono acuti, conseguenti ad esposizioni di breve durata ed alta intensità (oltre 100 μT), e a lungo termine.

Mentre le esposizioni acute provocano stimolazioni nervose e muscolari, per le esposizioni a lungo termine sono in corso ancora studi scientifici sulle conseguenze. Lo IARC ha pubblicato due rassegne sulle evidenze legate alla cancerogenità a seguto di esposizione a campi ELF e a radiofrequenze (RF). La prima parte, pubblicata nel 2002, si occupa dei campi ELF; la seconda del 2013 si concentra invece sulle radiofrequenze.

Proprio da tali studi, lo IARC è arrivato a classificare i campi magnetici ELF e i campi magnetici a radiofrequenze come possibili cancerogeni per l’uomo (gruppo 2B), mentre i campi elettrici e magnetici statici e i campi elettrici ELF non possono essere classificati come cancerogeni o possibili cancerogeni per l’uomo, rientrando dunque nel gruppo 3.

Nonostante ciò, con due sentenze, l’una della Corte d’Appello di Torino (App. Torino 13 gennaio 2020, n. 904), l’altra della Corte di Cassazione civile (Cass. 11 luglio 2019, n. 18701) è stato stabilito il nesso causale tra l’uso prolungato di un telefono cellulare e danni all’apparato uditivo.

Alcuni studi hanno inoltre evidenziato come i campi elettromagnetici siano responsabili di danni alle capacità di apprendimento degli animali e di crescita delle piante esposti all’elettrosmog. I molluschi, per esempio, assorbono con i loro indicatori di direzione le onde prodotte dai campi magnetici, anche gli uccelli si è notato che vengono confusi da campi esterni durante il volo in stormi. Da esperimenti effettuati sui piccoli nati da maiali esposti a dei campi di 60 Hz prima del parto, è emersa un’incidenza di malformazioni maggiore del normale.

Effetti diretti ed indiretti sulla salute umana

Gli effetti sulla salute dell’uomo si dividono in diretti ed indiretti. Gli effetti diretti scaturiscono da una interazione tra diretta dei campi con il corpo umano: a frequenze fino a 1 Mhz provoca induzione di correnti elettriche nei tessuti più sensibili. A frequenze maggiori si sviluppa calore e riscaldamento. Sono stati segnalati diversi casi di lavoratori con irritazioni agli occhi e cararatte.

Negli effetti indiretti rientrano le interferenze con attrezzature e dispositivi medici impiantati attivi, come peacemaker; innesco involontario di detonatori, incendi o esplosioni; scosse elettriche o ustioni.

Come difendersi dai campi elettromagnetici?

La fonte più vicina e di facile utilizzo di onde elettromagnetiche è rappresentata dal cellulare. Tant’è che il governo ha deciso di aprire una pagina dedicata a consigli utili su come ridurre l’esposizione alle onde elettromagnetiche (https://www.cellulari.salute.gov.it/portale/cellulari/dettaglioContenutiCellulari.jsp?lingua=italiano&id=5193&area=cellulari&menu=vuoto&tab=1). I consigli sono brevi e semplici: utilizzare il vivavoce o l’auricolare; utilizzare messaggi, testi o audio; utilizzare il telefono in condizioni di buona ricezione del segnale.

Per quanto riguarda i router internet, le onde sono molto basse; è comunque consigliabile che la collocazione sia ad almeno un metro dai luoghi più frequentati della propria abitazione.

Per approfondire sui campi elettromagnetici

VOLUME EPC – Campi elettromagnetici – Valutazione dei rischi, effetti e sorveglianza sanitaria ai sensi del D.Lgs. 159/2016
Confessore Lucio, Ferraro Pietro,Giannandrea Fabrizio, Masina Alessandra, Purini Iacopo.
Edizione: settembre 2017

Questo volume offre un’analisi compiuta degli strumenti e dei metodi più aggiornati di valutazione secondo le norme attualmente vigenti e, allo stesso tempo, affronta gli aspetti più critici che portano alla formulazione del giudizio di idoneità ed alla programmazione della sorveglianza sanitaria degli esposti, tenendo in particolare considerazione i soggetti più sensibili.

Nicholas Giralico e Alfredo Gabriele Di Placido

Tecnici della Prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro