Stampanti 3d

Stampanti 3d: il loro uso è un rischio per la salute dei lavoratori?

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L’uso di stampanti 3D in luoghi di lavoro rientra nel campo di applicazione del d.lgs. 81/2008. Il crescente utilizzo della stampa 3D ha spinto INAIL a produrre un Documento orientativo sulle implicazioni per la salute dei lavoratori dall’utilizzo di questa tecnologia sul lavoro.

Partendo dal Documento informativo facciamo il punto su quali sono i principali rischi per i lavoratori e quali le misure di protezione rimandando al documento la trattazione completa della problematica. Infine, alcuni suggerimenti per approfondire sul rischio biologico sui luoghi di lavoro.

Stampa 3d: quali rischi per i lavoratori valutare?

INAIL individua la necessità di valutare e gestire l’impatto sui lavoratori dell’esposizione alle polveri di dimensione nanometrica, composti organici volatili (VOCs) emessi durante la stampa e altri inquinanti derivati dalla fabbricazione di un prodotto tramite questi processi di produzione (Manifattura additiva).

La distribuzione dimensionale delle particelle utilizzate e prodotte durante i processi di AM rappresenta uno dei fattori principali per la valutazione dei rischi professionali, in quanto influenza il livello di progressione nelle vie respiratorie, spiega l’Istituto.

Quali particelle pericolose nella stampa 3d?

INAIL richiama alcuni studi che testimonierebbero la pericolosità di alcuni VOC emessi durante la stampa 3D, che possono avere effetti avversi sul sistema respiratorio e cardiovascolare.

Quali altri rischi derivano dalle stampanti 3D?

INAIL ritiene importante considerare altri fattori di rischio derivanti dalla molteplice composizione dei filamenti utilizzati per la stampa: ai polimeri spesso si associano diversi tipi di additivi come coloranti, ritardanti di fiamma, antiossidanti e plastificanti, che possono avere un effetto sulla salute del lavoratori.

Come valutare l’impatto delle particelle della Stampa 3d?

Alcuni studi quantificano il numero di particelle emesso per minuto dalle stampanti 3D, anche se tali valori non riflettono adeguatamente le concentrazioni di PM nell’ambiente di lavoro, un parametro fondamentale per determinare l’effetto sul lavoratore.

Le stampanti 3d sono dunque pericolose per i lavoratori?

INAIL afferma in diversi punti del Documento informativo che l’impatto quotidiano della stampa 3D sulla salute dei lavoratori addetti è ancora limitato e non si deve scoraggiare l’utilizzo delle stampanti 3D, quanto prestare attenzione al loro utilizzo soprattutto quando si impiegano più unità allocate in un unico ambiente

Come proteggere i lavoratori dai rischi collegati all’uso di Stampanti 3d?

INAIL, in ottemperanza dei principi di tutela dettati all’art.15 del Testo Unico di Sicurezza, segnala che il primo e più importante livello di intervento nella prevenzione e protezione dei possibili rischi collegati alla stampa 3D consiste nell’applicazione di precauzioni standard per ridurre le emissioni e il numero di esposti.

Come ridurre l’esposizione dei lavoratori alle stampanti 3d?

Laddove non si possa (come spesso accade) eliminare l’agente nocivo (ovvero il materiale)

né tantomeno la sua modalità di utilizzo né ridurre gli addetti, devono essere potenziate misure strutturali/ingegneristiche (es. contenimento, separazione, aspirazione, ventilazione), al fine di evitare che le emissioni si diffondano nell’aria del luogo di lavoro, soprattutto nel caso di materiali da stampa in polvere.

Quali misure prendere per proteggere i lavoratori dalle particelle emesse dalle stampanti 3 d?

Se le misure di protezione collettiva e misure, metodi o procedimenti di riorganizzazione del lavoro non siano possibili o efficaci, è necessario prevedere l’utilizzo di adeguati DPI, “anche perché le particelle emesse hanno dimensioni medie diverse” spiega INAIL che raccomanda l’uso di maschere facciali filtranti almeno FFP2, guanti in gomma monouso, abbigliamento protettivo e occhiali di protezione.

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Antonio Mazzuca

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