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Danno ambientale: la Commissione europea fornisce Linee guida interpretative
7 aprile 2021
fonte: 
area: Tutela ambientale
Danno ambientale: la Commissione europea fornisce Linee guida interpretative Con la COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE C 118 (in GUUE del 7 aprile 2021) vengono fornite dall'Europa le Linee guida per l'interpretazione comune del termine «danno ambientale» introdotto nell'art. 2 della la direttiva Responsabilità ambientale (direttiva 2004/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio).
Si tratta di un Documento orientativo (che non è sfociato in un Documento della Commissione o concordato con gli Stati) che ha come obiettivo fornire un'interpretazione comune della definizione di danno ambientale: la mancanza di uniformità nell'applicazione di alcuni concetti fondamentali, in particolare legati alla nozione di danno ambientale, secondo la Commissione, avrebbe di fatto ostacolato l'attuazione della Direttiva.
Le Linee guida contengono considerazioni dettagliate sulla formulazione del danno ambientale e fanno riferimento alla giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea che può contribuire a chiarire vari aspetti della definizione, direttamente o per analogia.

Vediamo di seguito i contenuti, i destinatari delle Linee guida e alcune considerazioni sul "danno ambientali" raccolte dalla Commissione (rimandando al contenuto del Documento per un maggiore approfondimento sui singoli punti e sulla normativa e giurisprudenza di riferimento)

Quali sono i destinatari delle linee guida della Commissione sul danno ambientale?

Pur non essendo pensate ad uso specifico di una certa categoria di destinatari, le Linee guida si rivolgono a tutti quei soggetti che ricoprono tutti un ruolo nel quadro della direttiva: Stati membri, autorità competenti, operatori, persone fisiche e giuridiche e fornitori di garanzie finanziarie.

Cosa contengono le inee guida della Commissione sul danno ambientale?

Le linee guida prendono in considerazione tutti gli aspetti della definizione di «danno ambientale»: delineano innanzitutto il contesto giuridico e il contesto normativo più ampio nel quale si applica la definizione. Analizzano in seguito la definizione di «danno» e la formulazione completa della definizione «danno ambientale», per poi esaminare nel dettaglio le tre categorie distinte di danno ambientale ricomprese nella definizione, vale a dire «danno alle specie e agli habitat naturali protetti», «danno alle acque» e «danno al terreno».

Il concetto di "danno"

Nelle Linee guida si fornisce preliminarmente una nozione di «danno» ed i quattro concetti fondamentali su cui esso si fonda.

Il Danno va inteso come «un mutamento negativo misurabile di una risorsa naturale o un deterioramento misurabile di un servizio di una risorsa naturale, che può prodursi direttamente o indirettamente».

I quattro concetti fondamentali presenti nella definizione di «danno» sono:

  1. l'ambito di applicazione materiale dell'oggetto del «danno», vale a dire le risorse naturali e i servizi di una risorsa naturale;
  2. il concetto di effetto negativo, ossia mutamenti negativi e deterioramenti;
  3. la portata di tali effetti negativi, ossia quelli che sono misurabili;
  4. i modi in cui si verificano tali effetti negativi, ossia direttamente o indirettamente.

Il concetto di "Danno ambientale"

Secondo le Linee guida la definizione di «danno ambientale» articolo 2, punto 1, della direttiva Responsabilità ambientale, contiene e precisa la definizione di «danno».
Per quanto riguarda l'ambito di applicazione materiale e geografico, specifica la nozione di «risorsa naturale» richiamata nella definizione di «danno», distinguendola in tre categorie:

  1. "danno alle specie e agli habitat naturali protetti, vale a dire qualsiasi danno che produca significativi effetti negativi sul raggiungimento o il mantenimento di uno stato di conservazione favorevole di tali specie e habitat. L'entità di tali effetti è da valutare in riferimento alle condizioni originarie, tenendo conto dei criteri enunciati nell'allegato I";
  2. "danno alle acque, ossia qualsiasi danno che incida in modo significativamente negativo su:
  • lo stato ecologico, chimico o quantitativo o sul potenziale ecologico delle acque interessate, quali definiti nella direttiva 2000/60/CE, fatta eccezione per gli effetti negativi cui si applica l'articolo 4, paragrafo 7, di tale direttiva, oppure
  • lo stato ambientale delle acque marine interessate, quale definito nella direttiva 2008/56/CE, nella misura in cui aspetti particolari dello stato ecologico dell'ambiente marino non siano già affrontati nella direttiva 2000/60/CE"le acque;

3."danno al terreno, vale a dire qualsiasi contaminazione del terreno che crei un rischio significativo di effetti negativi sulla salute umana a seguito dell'introduzione diretta o indiretta nel suolo, sul suolo o nel sottosuolo di sostanze, preparati, organismi o microrganismi nel suolo».

Per le prime due categorie di risorse naturali, include alcuni dettagli che contribuiscono a determinare l'ambito di applicazione geografico degli obblighi sanciti dalla direttiva.
All'interno di ogni categoria di risorsa naturale, sono descritti nelel Linee guida gli effetti negativi con maggiori dettagli in riferimento ad alcuni concetti (che nelle presenti linee guida sono chiamati «concetti di riferimento»). La nozione di "entità" è inclusa per definire meglio la portata degli effetti negativi che devono essere affrontati.
Secondo le Linee guida la definizione di danno ambientale non preclude la possibilità che tutt'e tre le sottocategorie di danno alle risorse naturali siano contemporaneamente pertinenti.

Danno ambientale: la Commissione richiama l'attenzione sugli effetti negativi e sui numerosi materiali informativi

Secondo la Commissione le linee guida richiamano l'attenzione sulla serie di effetti negativi racchiusi nella definizione di danno ambientale. Questi effetti negativi, combinati con le attività professionali e con i fattori di danno ad essi riconducibili, presuppongono che le autorità competenti debbano ricorrere spesso a conoscenze specialistiche, compresa la valutazione di esperti, per determinarne l'entità. Nella misura in cui le conoscenze specialistiche sono appannaggio di più autorità amministrative e centri di conoscenze (come spesso capita),la Commissione richiama la cooperazione efficace tra agenzie e non solo: anche la portata delle considerazioni giuridiche, tecniche e scientifiche che potrebbero entrare in gioco quando le autorità competenti valutano l'entità degli effetti negativi o adempiono al loro dovere di prevenire gli effetti negativi, gestire immediatamente i fattori di danno e adottare le misure di riparazione. Occorre quindi puntare sulla formazione professionale adeguata e la condivisione delle migliori pratiche.

La Commissione richiama quindi i numerosi materiali formativi sull'argomento, che terrà costantemente aggiornati anche alla luce degli sviluppi della giurisprudenza della Corte di Giustizia. Allo stesso fine, la Commissione ha appoggiato il lavoro svolto dalla rete dell'Unione europea per l'attuazione e il controllo del rispetto del diritto dell'ambiente (IMPEL) sugli aspetti pratici dell'attuazione della direttiva.


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