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Rumore ambientale: arriva la bacchettata dell'UE
fonte: 
Redazione InSic.it
area: 
Tutela ambientale
Rumore ambientale: arriva la bacchettata dell'UE La Commissione europea ha assunto in questi giorni alcune decisioni sui casi d'infrazione e ha avviato azioni legali nei confronti di alcuni Stati membri per inadempimento degli obblighi previsti dal diritto dell'UE. La Commissione ha poi archiviato 86 casi in cui le divergenze con gli Stati membri interessati sono state risolte senza che fosse necessario proseguire oltre nella procedura.
Per quanto riguarda l'ambiente, all'Italia viene inviato un Parere motivato in materia di mappe acustiche e rumore ambientale, ma anche negli altri Stati Membri ci sono gravi inadempienze in materia di acque e rifiuti...

Rumore ambientale: disciplina non ancora attuata
La Commissione esorta l'Italia a rispettare le disposizioni fondamentali della direttiva sul rumore (direttiva 2002/49/CE). Il rumore ambientale, causato dal traffico stradale, ferroviario e aeroportuale, è la seconda causa di decessi prematuri dopo l'inquinamento atmosferico.
La direttiva prevede che gli Stati membri adottino mappe acustiche che rappresentino l'esposizione acustica nei maggiori agglomerati, lungo gli assi stradali e ferroviari principali e in prossimità degli aeroporti più importanti. Tali mappe costituiscono quindi la base per definire misure antirumore nei piani di azione. Poiché l'Italia non ha comunicato tutte le informazioni richieste dalla Commissione europea, quest'ultima ha inviato una prima lettera di costituzione in mora nell'aprile 2013.
Vista la mancanza di progressi, nel febbraio 2016 la Commissione ha inviato una seconda lettera di costituzione in mora. Dal momento che mancano ancora mappe strategiche per 17 agglomerati e 22 strade e che devono ancora essere adottati piani d'azione per 32 agglomerati, 858 strade e un importante asse ferroviario, la Commissione invia ora un parere motivato. L'Italia dispone di due mesi per rispondere; in caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE.
Ricordiamo che l'Italia è a quota 14 procedure di infrazione aperte in materia ambientale: spicca il Mancato recepimento della direttiva 2015/1480/UE relative ai punti di campionamento per la valutazione della qualità dell'aria ambiente ed il mancato rispetto degli obblighi di informazione in materia di rifiuti. Ma le procedure di infrazione riguardano anche discariche, tutela delle acque e gestione dei rifiuti (vedi qui l'elenco completo).

Le inadempienze ambientali degli altri paesi
Sempre in materia ambientale, a livello europeo spiccano le inadempienze di altri stati membri nell'attuazione delle disposizioni comunitarie: l'Irlanda viene deferita alla Corte di giustizia per non aver effettuato una valutazione dell'impatto ambientale per la centrale eolica di Derrybrien, nella contea di Galway e deferisce anche il Portogallo per non aver designato zone speciali di conservazione (ZSC) per la protezione delle specie e degli habitat naturali inclusi nella rete Natura 2000 oltre a non aver adottato le necessarie misure di conservazione per i siti interessati.
Altri pareri motivati sono stati inviati a Belgio e Grecia per invitarli a recepire le normetive in materie di impatto ambientale ambientale (direttiva 2014/52/UE) e ancora all'Irlanda l'invito a conformarsi alla disciplina UE sulle acque (direttiva 2000/60/CE).
La Spagna viene invitata a riconsiderare il trattamento delle scorie saline a Súria e Sallent (si paventa il mancato rispetto della direttiva sui rifiuti delle industrie estrattive (direttiva 2006/21/CE) e si richiedono misure di miglioramento della qualità dell'acqua nel bacino del fiume Llobregat, come prescritto dalla direttiva acque (direttiva 2000/60/CE).
Anche la Svezia viene esortata a risolvere diverse non conformità e carenze nel recepimento della direttiva quadro sulle acque: nell'rodinamento svedese non ci sarebbe traccia di norme sul recupero dei costi per le attività che hanno un probabile impatto sulla qualità delle acque e non si ritiene che l'obbligo di evitare il deterioramento delle acque sia pertinente ai fini dell'autorizzazione di progetti che riguardanoi le centrali idroelettriche (ci sarebbe una normativa non ancora adottata): il paese ha ora due mesi per reagire prima del deferimento alla Corte di Giustizia.

Per maggiori informazioni  
consulta il sito europa.eu 
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