Integrare le differenze di genere nella valutazione dei rischi significa tenere conto, nel processo, delle effettive caratteristiche, condizioni di lavoro e possibili esposizioni di lavoratori e lavoratrici. Vediamo come applicare operativamente questo principio, attraverso il metodo proposto da EU-OSHA, che integra la dimensione di genere nelle cinque fasi della valutazione dei rischi.
📖 Questo articolo fa parte della serie "Sicurezza sul lavoro in ottica di genere".
Nel primo approfondimento abbiamo analizzato il quadro normativo; in questo articolo vediamo come integrare operativamente le differenze di sesso e di genere nella Valutazione dei Rischi (VdR).
- Il metodo EU-OSHA per integrare le differenze di genere nella valutazione dei rischi
- Fase 1: Individuazione dei pericoli
- Non dare nulla per scontato
- Coinvolgere lavoratori e lavoratrici
- Considerare tutta la forza lavoro
- Favorire la segnalazione dei problemi di salute
- Fase 2: Valutazione del rischio
- Analisi delle specifiche mansioni
- Attribuzione delle priorità sulla base di evidenze oggettive
- Coinvolgimento diretto
- Formazione adeguata sulle differenze di genere
- Strumenti d’indagine adeguati alle differenze di genere
- Fase 3: Attuazione delle soluzioni
- Adeguamento di DPI e formazione alle esigenze di tutti i lavoratori
- Fase 4: Controllo
- Sorveglianza sanitaria e tracciamento dei mancati infortuni
- Fase 5: Riesame
- Aggiornamento continuo e visione di genere nel riesame
- Esempio pratico: come integrare le differenze di genere nel DVR
- Primo passo: raccolta dei dati anagrafici e occupazionali per sesso
- Secondo passo: dati occupazionali specifici
- Terzo passo: dati infortunistici e di malattia professionale
- Quarto passo: esposizione ai rischi per sesso
- Quinto passo: verifica dei DPI
- Sesto passo: valutazione dello stress lavoro-correlato
- Settimo passo: ergonomia degli ambienti e dei posti di lavoro
- Ottavo passo: formazione in materia di differenze di genere
- Nono passo: conciliazione vita-lavoro
- Decimo passo: integrazione nel DVR
- Le principali criticità nella valutazione dei rischi in ottica di genere
- Il ruolo del RSPP nella valutazione dei rischi in ottica di genere
- Strumenti e risorse per l’approfondimento
- Approfondimenti a cura dell’autore
Il metodo EU-OSHA per integrare le differenze di genere nella valutazione dei rischi
L'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) propone di integrare la prospettiva di genere all'interno di cinque fasi della valutazione dei rischi. Non si tratta di elaborare un metodo alternativo, ma di applicare il processo previsto dal D.Lgs. 81/08 considerando le differenti caratteristiche ed esposizioni di lavoratori e lavoratrici. Vediamo, quindi, come seguire questo approccio in ciascuna fase del processo valutativo.
Fase 1: Individuazione dei pericoli
Tradizionalmente, in questa fase si elencano tutti i potenziali agenti di rischio presenti in azienda: rumore, vibrazioni, agenti chimici, movimentazione manuale dei carichi, stress, ecc. Per rendere questa fase sensibile al genere, occorre compiere alcuni passi aggiuntivi.
Non dare nulla per scontato
Spesso i RSPP, per esperienza, tendono a sapere già quali sono i pericoli principali dell'azienda. Ma proprio questa familiarità può generare dei bias. Ad esempio, in un ufficio, si tende a considerare il rischio videoterminale come "noto e controllato", trascurando il fatto che le donne possono essere esposte in modo diverso a causa di problemi circolatori, della minore forza muscolare che le porta ad assumere posture scorrette o di una eventuale gravidanza che modifica l'equilibrio e la postura.
Coinvolgere lavoratori e lavoratrici
Chiedere a tutti i lavoratori, uomini e donne, in modo strutturato, quali problemi incontrano nel loro lavoro. Non basta una riunione generale; è opportuno utilizzare questionari anonimi, interviste individuali, focus group separati o misti a seconda della sensibilità dei temi. Le donne, in particolare, potrebbero essere riluttanti a parlare di molestie o disagi in presenza di colleghi uomini o superiori.
Considerare tutta la forza lavoro
Considerare l'intera forza lavoro, compresi i lavoratori atipici, part-time, temporanei, interinali, in malattia o in congedo al momento della valutazione. Spesso questi lavoratori sono maggiormente esposti a rischi di discriminazione e molestie proprio perché in una posizione di maggiore vulnerabilità contrattuale.
Favorire la segnalazione dei problemi di salute
Incoraggiare le donne a segnalare problemi di salute che potrebbero essere correlati all'attività lavorativa. Molte patologie (disturbi mestruali, endometriosi, menopausa precoce, problemi di fertilità) sono ancora considerate tabù e non vengono messe in relazione con l'esposizione professionale, ma possono esserlo eccome.
Fase 2: Valutazione del rischio
In questa fase si stima l'entità del rischio (in linea generale tramite l’algoritmo probabilità di accadimento per entità del danno) e in base al risultato si attribuisce una priorità. Anche qui l'ottica di genere richiede accorgimenti specifici.
Analisi delle specifiche mansioni
Innanzitutto, non stabilire a priori l'esposizione basandosi esclusivamente sulla denominazione del posto di lavoro. Due lavoratori con la stessa qualifica (es. "operaio generico") possono svolgere compiti molto diversi a seconda del genere, a causa di una distribuzione specifica delle mansioni. È necessario osservare il lavoro reale e non limitarsi alla descrizione formale, in quanto è proprio nella differenza tra il lavoro effettivamente svolto e il lavoro previsto che si possono annidare rischi.
Attribuzione delle priorità sulla base di evidenze oggettive
In secondo luogo, fare attenzione a non introdurre bias di genere nell'attribuzione della priorità. Ad esempio, lo stress lavoro-correlato viene spesso considerato un rischio "minore" rispetto a un rischio fisico come una macchina pericolosa. Tuttavia, per le donne che subiscono molestie o discriminazioni quotidiane, lo stress può avere un impatto sulla salute molto grave, paragonabile a quello di un agente chimico tossico. La priorità dovrebbe basarsi su evidenze oggettive, non su pregiudizi culturali.
Coinvolgimento diretto
Terzo: fare partecipare le donne alla valutazione del rischio. L'ergonomia partecipativa e gli interventi sullo stress hanno dimostrato che coinvolgere direttamente i lavoratori nella rilevazione dei rischi produce valutazioni più accurate e soluzioni più efficaci. I focus group, i circoli di salute, le mappature partecipate dei rischi sono strumenti preziosi.
Formazione adeguata sulle differenze di genere
Quarto: assicurarsi che gli addetti alla valutazione (RSPP, medico competente, consulenti esterni) dispongano di una formazione adeguata sulle problematiche di genere nella sicurezza sul lavoro. Non è scontato: molti corsi di formazione per RSPP ancora oggi dedicano pochissimo spazio a questi temi.
Strumenti d'indagine adeguati alle differenze di genere
Quinto: verificare che gli strumenti e i dispositivi utilizzati per la valutazione (es. strumenti per la misura del rumore o delle vibrazioni, questionari per lo stress) tengano conto dei problemi specifici per donne e uomini. In caso negativo, adattarli o integrarli.
Fase 3: Attuazione delle soluzioni
In questa fase si definiscono e si mettono in opera le misure di prevenzione e protezione. Il principio generale, valido per tutti i rischi, è quello dell'eliminazione alla fonte: se un rischio esiste, è meglio rimuoverlo piuttosto che cercare di proteggersi da esso.
In ottica di genere, questo significa che non è accettabile "adattare" un rischio alle donne (ad esempio, dando loro DPI più piccoli) se è possibile eliminare il rischio per tutti. Se un carico è troppo pesante per una donna, probabilmente è troppo pesante anche per un uomo di corporatura minore o per un lavoratore anziano. La soluzione migliore è ridurre il carico o introdurre ausili meccanici, a beneficio di tutti.