L’evoluzione della UNI 11720:2025 segna un cambiamento profondo nel mondo della salute e sicurezza sul lavoro. L’HSE Manager non è più soltanto un esperto tecnico della conformità, ma una figura strategica chiamata a integrare governance, leadership, sostenibilità e gestione dei rischi.
La fine della sicurezza come funzione tecnica: perché la UNI 11720:2025 rappresenta un punto di svolta
Dalla prevenzione tecnica alla complessità organizzativa
Le nuove dimensioni del rischio
Dal modello lineare alla visione sistemica della sicurezza
UNI 11720:2025, il riconoscimento di una nuova dimensione HSE
La gestione della complessità come nuova sfida HSE
Dall’HSE tecnico all’HSE Manager: l’evoluzione di una professione che entra nella governance aziendale
La sicurezza come fattore strategico per l’impresa
Dalla conformità alla governance integrata del rischio
HSE, compliance e governance
Il nuovo HSE Manager: il professionista della governance del rischio
Le competenze del nuovo HSE Manager: oltre la tecnica, verso la leadership della prevenzione
Leadership della sicurezza
Comunicazione efficace
Gestione del cambiamento
Visione sistemica e approccio multidisciplinare
Bibliografia
Normativa e standard tecnici
Governance, risk management e organizzazione
Leadership, organizzazione e comportamento
Contributi dell’autore
Strumenti e risorse per l’approfondimento
Articoli sulla Sicurezza sul Lavoro a cura dell’autore
La fine della sicurezza come funzione tecnica: perché la UNI 11720:2025 rappresenta un punto di svolta
Quando si parla di salute e sicurezza sul lavoro, il rischio più frequente è quello di interpretare la prevenzione attraverso categorie concettuali che appartengono al passato. Per molti anni, infatti, la sicurezza è stata considerata prevalentemente una questione tecnica: un insieme di regole, procedure, dispositivi e controlli finalizzati a prevenire infortuni e malattie professionali attraverso la gestione dei pericoli presenti negli ambienti di lavoro. In questa prospettiva, il professionista della sicurezza era chiamato soprattutto a:
garantire la conformità legislativa,
verificare l'applicazione delle misure di prevenzione,
assicurare il rispetto delle prescrizioni normative.
Si tratta di una visione che ha avuto una sua logica storica e che ha contribuito in modo significativo al miglioramento delle condizioni di lavoro. Non bisogna dimenticare che gran parte dell'evoluzione della sicurezza industriale nel corso del Novecento è stata costruita attraverso il progressivo sviluppo di soluzioni tecniche sempre più efficaci: protezioni delle macchine, sistemi di arresto automatico, procedure operative standardizzate, dispositivi di protezione individuale, impianti antincendio e metodologie di valutazione del rischio. Per lungo tempo il principale obiettivo della prevenzione è stato quello di ridurre l'esposizione dei lavoratori a pericoli fisici facilmente identificabili e misurabili.
Dalla prevenzione tecnica alla complessità organizzativa
Tuttavia, mentre il mondo del lavoro cambiava, anche la natura dei rischi iniziava lentamente a trasformarsi. La crescente automazione dei processi produttivi, la diffusione delle tecnologie digitali, la globalizzazione delle filiere, l'aumento della complessità organizzativa e la progressiva centralità delle attività cognitive hanno modificato profondamente il contesto all'interno del quale operano imprese e lavoratori. Parallelamente, sono emerse nuove forme di vulnerabilità che non possono essere comprese né governate esclusivamente attraverso strumenti tecnici.
Le nuove dimensioni del rischio
La sicurezza contemporanea si confronta, infatti, con fenomeni che sfuggono alle tradizionali logiche di controllo. Stress lavoro-correlato, burnout, sovraccarico cognitivo, aggressioni, errori decisionali, perdita di attenzione, isolamento professionale, difficoltà comunicative, conflitti organizzativi e criticità legate all'interazione uomo-tecnologia rappresentano soltanto alcune delle nuove dimensioni del rischio che caratterizzano le organizzazioni moderne. Si tratta di fattori che raramente possono essere affrontati mediante una procedura o una barriera fisica, poiché affondano le proprie radici nella complessità delle relazioni umane, nei processi organizzativi e nelle modalità con cui le persone percepiscono, interpretano e gestiscono il rischio.
Questa trasformazione ha determinato una progressiva crisi del paradigma tradizionale della prevenzione. Non perché gli aspetti tecnici abbiano perso importanza, ma perché si sono rivelati insufficienti a spiegare e governare fenomeni sempre più complessi. La stessa letteratura internazionale sulla sicurezza ha evidenziato come gli eventi indesiderati non siano quasi mai il risultato di una singola causa o di un errore isolato, bensì l'espressione di una molteplicità di fattori interagenti che coinvolgono persone, tecnologie, processi, cultura organizzativa e contesto operativo.
Dal modello lineare alla visione sistemica della sicurezza
A partire dagli studi pionieristici di James Reason fino ai più recenti contributi di Erik Hollnagel, Sidney Dekker e Patrick Hudson, la sicurezza ha progressivamente abbandonato una concezione lineare del rischio per adottare una prospettiva sistemica. In questa visione, l'organizzazione viene interpretata come un sistema socio-tecnico complesso, all'interno del quale il comportamento umano non rappresenta semplicemente una possibile fonte di errore, ma costituisce una componente essenziale per garantire resilienza, adattamento e capacità di risposta alle situazioni impreviste.
L'evoluzione della normativa ha accompagnato, almeno in parte, questo cambiamento culturale. In Italia il D.Lgs. 626/1994 ha rappresentato una prima importante discontinuità rispetto all'approccio tradizionale basato esclusivamente sulla tutela tecnica, introducendo il concetto di valutazione dei rischi e promuovendo una maggiore responsabilizzazione delle organizzazioni. Successivamente, il D.Lgs. 81/2008 ha ulteriormente consolidato una visione sistemica della prevenzione, attribuendo centralità:
all'organizzazione della sicurezza,
alla partecipazione dei lavoratori,
alla formazione,
alla gestione integrata dei rischi.
Parallelamente, gli standard internazionali hanno contribuito ad ampliare il perimetro della disciplina. L'introduzione della ISO 45001 ha sancito definitivamente il passaggio da una logica di controllo ad una logica di gestione. Il concetto stesso di leadership, posto al centro della norma internazionale, ha evidenziato come la sicurezza non possa essere delegata esclusivamente a figure tecniche, ma debba essere assunta come responsabilità diffusa all'interno dell'intera organizzazione. Analogamente, la pubblicazione della ISO 45003 ha portato all'attenzione del mondo professionale il tema della salute psicologica e dei rischi psicosociali, confermando come il benessere delle persone costituisca oggi una componente imprescindibile della prevenzione.
UNI 11720:2025, il riconoscimento di una nuova dimensione HSE
All'interno di questo scenario si colloca la revisione della UNI 11720, pubblicata nel 2025. Sarebbe tuttavia riduttivo interpretare questa norma come un semplice aggiornamento dei requisiti professionali degli HSE Manager e degli HSE Specialist. La portata del documento appare infatti molto più ampia, così come era nella volontà dell’Organo Tecnico UNI che ho coordinato in una profonda revisione della norma stessa. La nuova versione della norma può essere letta come il riconoscimento formale di una trasformazione già in atto nelle organizzazioni più evolute, dove la funzione HSE ha progressivamente assunto una dimensione manageriale, strategica e trasversale.
Vademecum per il professionista HSE
Uno strumento essenziale per quanti si stanno formando alla funzione di HSE e per le aziende che vogliono strutturare questa funzione interpretando e applicando la norma UNI 11720:2025 con consapevolezza, concretezza e visione strategica.
Per comprendere la reale portata di questo cambiamento è necessario osservare come sia mutato il posizionamento dell'HSE Manager all'interno delle imprese. Fino a pochi anni fa, il professionista della sicurezza operava prevalentemente a supporto delle funzioni tecniche o produttive, con un focus centrato sulla conformità normativa e sulla gestione operativa dei rischi (HSE Manager Operativo). Oggi, invece, il suo ruolo tende sempre più a interagire con i livelli decisionali più elevati dell'organizzazione. La crescente attenzione verso la sostenibilità, i criteri ESG, la gestione integrata dei rischi, la compliance e la resilienza organizzativa ha ampliato significativamente il perimetro delle responsabilità attribuite alla funzione HSE. In molte realtà aziendali l'HSE Manager è chiamato a partecipare alle decisioni strategiche, contribuendo alla:
definizione delle politiche organizzative,
gestione dei cambiamenti,
valutazione dei rischi emergenti
e allo sviluppo di modelli di governance orientati alla sostenibilità.
La sicurezza smette così di essere percepita come un centro di costo o un vincolo normativo e diventa progressivamente una leva per la creazione di valore.
La gestione della complessità come nuova sfida HSE
Questa evoluzione è strettamente collegata ad un altro fenomeno che caratterizza il contesto contemporaneo: l'aumento esponenziale della complessità. Le organizzazioni operano oggi in ambienti caratterizzati da elevata incertezza, rapidi cambiamenti tecnologici, pressione normativa crescente e aspettative sempre più articolate da parte degli stakeholder. In tale contesto, la gestione del rischio assume una valenza strategica che supera ampiamente i confini tradizionali della salute e sicurezza sul lavoro. L'HSE Manager si trova pertanto a confrontarsi con questioni che fino a pochi anni fa sarebbero state considerate estranee al proprio ambito professionale. Pensiamo ai temi della sostenibilità sociale, dell'intelligenza artificiale, della protezione della salute mentale, della gestione dei dati, della sicurezza psicologica, della longevità lavorativa o della neurodiversità. Si tratta di fenomeni che richiedono competenze nuove e che impongono una rilettura complessiva del ruolo professionale.
La UNI 11720:2025 recepisce questa trasformazione e ne fa il proprio elemento caratterizzante. La figura che emerge dalla norma non è più quella di uno specialista focalizzato esclusivamente sugli aspetti tecnici della prevenzione (figura ricoperta dal nuovo HSE Specialist), ma quella di un professionista capace di integrare competenze multidisciplinari, dialogare con funzioni diverse e contribuire alla governance complessiva dell'organizzazione. In questa prospettiva, il concetto stesso di competenza assume un significato differente rispetto al passato. Le conoscenze normative e tecniche continuano a rappresentare un presupposto indispensabile, ma non sono più sufficienti. Diventano centrali:
la capacità di interpretare il contesto,
comprendere i processi organizzativi,
gestire il cambiamento,
comunicare efficacemente,
analizzare dati complessi,
promuovere una cultura della prevenzione orientata alla partecipazione e all'apprendimento.
È proprio questa la ragione per cui la revisione della UNI 11720 può essere considerata un vero punto di svolta. Non perché introduca nuove prescrizioni o nuovi obblighi normativi, ma perché fotografa una mutazione culturale profonda che riguarda il modo stesso di concepire la prevenzione. La sicurezza non viene più descritta come una funzione separata dal business, ma come una componente integrante della strategia organizzativa. L'HSE Manager non è più soltanto il garante della conformità, ma diventa un interprete della complessità, un facilitatore del cambiamento e un attore sempre più rilevante nei processi di governance.
Dall'HSE tecnico all'HSE Manager: l'evoluzione di una professione che entra nella governance aziendale
Se la revisione della UNI 11720:2025 rappresenta un punto di svolta per le professioni HSE, è perché essa prende atto di una trasformazione che da alcuni anni sta interessando le organizzazioni più evolute: il progressivo superamento della figura dell'esperto di sicurezza inteso come specialista della conformità normativa, competenza coperta dall’HSE Specialist, e il contemporaneo consolidamento di un profilo professionale sempre più vicino ai processi di governance aziendale (HSE Manager).
Si tratta di un cambiamento profondo, che non può essere compreso limitandosi ad analizzare l'evoluzione delle norme tecniche o delle disposizioni legislative. Alla base di questa trasformazione vi è infatti una modifica radicale del contesto economico, sociale e organizzativo nel quale le imprese operano. Le organizzazioni contemporanee si trovano a fronteggiare una complessità crescente, caratterizzata da una molteplicità di fattori che influenzano direttamente la loro capacità di creare valore, mantenere la competitività e garantire la propria sostenibilità nel lungo periodo. In tale scenario, la gestione del rischio assume una rilevanza strategica che supera ampiamente i confini tradizionali della salute e sicurezza sul lavoro.
Questo contenuto è riservato agli utenti registrati.
Registrati gratuitamente per continuare a leggere!
Se non hai ancora un account registrati ora