Regolamento Ecodesign ESPR: cos’è, cosa prevede e cosa cambia per le imprese

Regolamento Ecodesign ESPR: cos’è, cosa prevede e cosa cambia per le imprese

Il Regolamento (UE) 2024/1781 sull’Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR) rappresenta uno dei pilastri del Green Deal europeo e del Piano d’azione per l’economia circolare. Dopo l’entrata in vigore del regolamento, nel luglio 2026 sono arrivate le prime applicazioni concrete: il divieto di distruggere gli indumenti invenduti e l’avvio del Registro europeo dei Passaporti Digitali del Prodotto (Digital Product Passport Registry). Ma che cos’è l’ESPR e cosa cambia per imprese e operatori?

Il Regolamento Ecodesign (ESPR): obiettivi e prime applicazioni

L’Unione europea sta ridisegnando il modo in cui i prodotti vengono progettati, realizzati e gestiti lungo il loro intero ciclo di vita. Il Regolamento (UE) 2024/1781, noto come ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation), rappresenta uno dei pilastri del Green Deal europeo e del Piano d’azione per l’economia circolare. Il fine è quello di rendere i prodotti più durevoli, riparabili, riciclabili ed efficienti nell’utilizzo delle risorse, introducendo nuovi requisiti di progettazione e strumenti digitali destinati a incidere profondamente sulle imprese.

Nelle ultime settimane il Regolamento è entrato in una nuova fase operativa con due importanti novità: l’avvio del Registro europeo dei Passaporti Digitali di Prodotto (Digital Product Passport Registry) e l’applicazione del divieto di distruggere capi di abbigliamento e calzature invenduti.

Che cos’è il Regolamento Ecodesign (ESPR)

Il Regolamento (UE) 2024/1781 sostituisce progressivamente la precedente disciplina sull’ecodesign, ampliandone l’ambito di applicazione. Se in passato le norme riguardavano principalmente i prodotti connessi al consumo energetico, oggi il Regolamento (UE) 2024/1781 costituisce il nuovo quadro normativo europeo per la definizione di requisiti di progettazione sostenibile applicabili progressivamente a un’ampia gamma di categorie di prodotti, mediante specifici atti delegati della Commissione europea.

L’obiettivo è ridurre l’impatto ambientale dei prodotti durante tutto il loro ciclo di vita e favorire modelli produttivi sempre più circolari.

I nuovi requisiti per i prodotti introdotti dal Regolamento

Il Regolamento (UE) 2024/1781 amplia profondamente il concetto di ecodesign già applicato ai prodotti connessi all’energia, estendendolo progressivamente a un numero molto più ampio di categorie di prodotti. Tutto ciò migliorando le prestazioni ambientali dei prodotti lungo l’intero ciclo di vita, attraverso requisiti che saranno definiti nei futuri atti delegati per ciascuna categoria merceologica. Tra gli aspetti che potranno essere disciplinati rientrano:

Durabilità

Per le categorie di prodotti individuate nei futuri atti delegati potranno essere introdotti requisiti relativi alla durabilità. I prodotti dovranno essere progettati per mantenere le proprie prestazioni nel tempo, riducendo il rischio di usura precoce e di sostituzione anticipata. Una maggiore durata contribuisce infatti a diminuire il consumo di materie prime e la produzione di rifiuti.

Riparabilità

Uno degli obiettivi dell’ESPR è facilitare la riparazione dei prodotti, rendendo disponibili ricambi, informazioni tecniche e soluzioni progettuali che consentano interventi di manutenzione semplici ed economicamente sostenibili.

Riciclabilità e recupero dei materiali

Il Regolamento promuove la progettazione di prodotti che possano essere smontati e riciclati facilmente al termine del loro ciclo di vita, favorendo il recupero delle materie prime e lo sviluppo dell’economia circolare.

Contenuto di materiale riciclato

Per alcune categorie di prodotti potranno essere introdotti requisiti minimi relativi all’impiego di materiali riciclati, con l’obiettivo di rafforzare il mercato delle materie prime seconde e ridurre la dipendenza dalle risorse vergini.

Informazioni ai consumatori e trasparenza

Le imprese dovranno rendere disponibili informazioni chiare sulle caratteristiche ambientali dei prodotti, favorendo scelte di acquisto più consapevoli e contrastando pratiche di greenwashing. A questo obiettivo è strettamente collegato il Passaporto Digitale del Prodotto (Digital Product Passport – DPP), destinato a raccogliere in formato digitale informazioni su composizione, origine, riparabilità, manutenzione, riciclabilità e altre caratteristiche rilevanti del prodotto lungo tutta la filiera.

Efficienza nell’uso delle risorse

Il Regolamento mira, inoltre, a migliorare l’efficienza nell’uso delle risorse e, ove previsto per le diverse categorie di prodotti, anche dell’energia e di altri materiali rilevanti, contribuendo alla riduzione degli impatti ambientali lungo l’intero ciclo di vita.

Il Digital Product Passport: l’identità digitale dei prodotti

Uno degli strumenti più innovativi previsti dal Regolamento è il Passaporto Digitale di Prodotto (Digital Product Passport – DPP). Si tratta di una carta d’identità digitale che accompagnerà progressivamente numerose categorie di prodotti, rendendo disponibili informazioni affidabili e standardizzate lungo tutta la filiera. Il passaporto potrà contenere dati relativi, ad esempio:

  • composizione dei materiali;
  • origine delle materie prime;
  • presenza di sostanze rilevanti;
  • riparabilità;
  • manutenzione;
  • riciclabilità;
  • prestazioni ambientali.

L’obiettivo è quello di facilitare il lavoro di produttori, distributori, autorità di controllo, riciclatori e consumatori, aumentando trasparenza e tracciabilità.

Il 22 luglio 2026 la Commissione europea ha annunciato il lancio del Registro dei Passaporti Digitali di Prodotto, l’infrastruttura europea che renderà possibile la gestione dei futuri passaporti digitali previsti dall’ESPR.

Stop alla distruzione di abbigliamento e calzature invenduti

Tra le prime disposizioni operative del Regolamento rientra anche il divieto di distruggere determinati prodotti invenduti. Per le imprese soggette alla disciplina, dal 19 luglio 2026 è infatti applicabile il divieto di distruggere:

  • capi di abbigliamento;
  • calzature.

La misura punta a ridurre gli sprechi e incentivare pratiche alternative quali riutilizzo, donazione, ricondizionamento e riciclo. Le imprese soggette al divieto dovranno inoltre garantire trasparenza nella gestione dei prodotti invenduti e rispettare gli obblighi informativi previsti dal Regolamento.

Per approfondire il contenuto del Regolamento delegato (UE) 2026/296 e gli obblighi previsti per le imprese interessate, leggi anche il nostro approfondimento dedicato al divieto di distruzione degli indumenti invenduti.

ESPR e Responsabilità estesa del produttore: nuove regole anche per la filiera del tessile

Il nuovo approccio europeo alla progettazione sostenibile non si limita ai requisiti di ecodesign dei prodotti, ma si integra con gli strumenti della responsabilità estesa del produttore (EPR), destinati a rafforzare la gestione del fine vita dei beni.

In questa direzione si inserisce anche il recente via libera della Conferenza Unificata allo schema di regolamento predisposto dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), che introduce il regime di responsabilità estesa del produttore per la filiera dei prodotti tessili. Il provvedimento, adottato in attuazione dell’art. 178-bis del D.Lgs. 152/2006, coinvolgerà i soggetti che immettono per la prima volta prodotti tessili sul mercato nazionale, chiamandoli a contribuire alla raccolta, al riutilizzo e alla gestione del fine vita dei prodotti.

In questo modo, progettazione sostenibile, tracciabilità dei prodotti e responsabilità dei produttori diventano strumenti complementari della strategia europea per l’economia circolare. Sul fronte della gestione del fine vita dei prodotti, il quadro normativo europeo comprende anche le nuove disposizioni sui rifiuti tessili e sulla responsabilità estesa del produttore. Approfondisci anche il nostro articolo dedicato alle nuove regole UE sui rifiuti tessili e alimentari.

Quali imprese saranno coinvolte

L’ESPR interesserà progressivamente numerosi comparti produttivi. I requisiti specifici saranno introdotti attraverso successivi atti delegati della Commissione europea, che individueranno le categorie di prodotti prioritarie. Tra le categorie di prodotti individuate come prioritarie nei documenti di lavoro della Commissione europea figurano:

  • tessile e abbigliamento;
  • mobili;
  • acciaio;
  • alluminio;
  • pneumatici;
  • prodotti chimici;
  • elettronica;
  • prodotti da costruzione.

Per molte imprese il Regolamento comporterà un’evoluzione rilevante nella progettazione dei prodotti, nella raccolta dei dati ambientali e nella gestione della documentazione tecnica.

Le nuove regole sull’ecodesign si affiancano ad altri recenti interventi europei destinati ai prodotti immessi sul mercato. Sul tema leggi anche il nostro approfondimento dedicato al nuovo Regolamento UE sui detergenti e ai laboratori accreditati.

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