Rischi specifici e differenze di genere nella sicurezza sul lavoro

Rischi specifici e differenze di genere nella sicurezza sul lavoro

Una valutazione dei rischi sensibile al genere deve considerare come lavoratrici e lavoratori possano essere esposti in modo diverso ai principali rischi lavorativi. Dalla movimentazione manuale dei carichi al lavoro al videoterminale, dagli agenti chimici allo stress lavoro-correlato, analizziamo i rischi specifici che richiedono un approccio differenziato per migliorare la prevenzione e il DVR.

📖 Questo approfondimento fa parte della serie “Sicurezza sul lavoro in ottica di genere”. Nel primo articolo abbiamo analizzato il quadro normativo; nel secondo il metodo operativo EU-OSHA per integrare le differenze di sesso e di genere nella valutazione dei rischi. In questo terzo approfondimento esaminiamo i principali rischi specifici che richiedono un approccio differenziato nella prevenzione e nel DVR.

  1. Movimentazione manuale dei carichi (MMC) e differenze di genere
    • Limiti di sollevamento e differenze fisiologiche
    • Il caso della movimentazione di pazienti e anziani
  2. Lavoro al videoterminale (VDT): ergonomia e differenze di genere
    • Perché le lavoratrici sono più esposte ai disturbi muscoloscheletrici
    • Postazioni di lavoro e differenze antropometriche
  3. Agenti chimici e tossicologia di genere nella valutazione dei rischi
    • Come cambiano assorbimento e metabolismo delle sostanze
    • Un esempio: l’esposizione a solventi organici
  4. Agenti biologici, gravidanza e tutela della maternità
    • Prevenzione, vaccinazioni e organizzazione del lavoro
  5. Stress lavoro-correlato, rischi psicosociali e differenze di genere
    • Come integrare la prospettiva di genere nei questionari di valutazione
  6. Violenza e molestie sul lavoro
    • Molestie sessuali, psicologiche, aggressioni e cyber-violenza
    • Il ruolo del RSPP nella prevenzione e gestione del rischio violenza e molestie
  7. Dalla normativa alla certificazione: il percorso completo
  8. Strumenti e risorse per l’approfondimento
  9. Approfondimenti a cura dell’autore

Movimentazione manuale dei carichi (MMC) e differenze di genere

Il rischio da movimentazione manuale dei carichi è disciplinato dal Titolo VI del D.Lgs. 81/08 e dalle norme tecniche UNI ISO 11228 (parti 1, 2 e 3). Queste norme, a differenza di molte altre, prevedono esplicitamente limiti differenziati per uomini e donne.

Limiti di sollevamento e differenze fisiologiche

Per il sollevamento di carichi, ad esempio, la norma UNI ISO 11228-1 fornisce formule e tabelle che tengono conto del sesso come variabile. In generale, i limiti raccomandati per le donne sono inferiori del 20-30% rispetto a quelli per gli uomini, a parità di frequenza e durata. Questo non è discriminatorio, ma scientificamente fondato: la forza muscolare, la capacità cardiorespiratoria e la struttura ossea sono mediamente diverse tra i due sessi.

Tuttavia, proprio l'esistenza di questi limiti differenziati rischia di generare un equivoco. Troppo spesso, nelle aziende a prevalenza femminile (es. sanità, logistica leggera, grande distribuzione), ci si limita ad applicare i limiti per le donne senza interrogarsi sulla possibilità di eliminare o ridurre il carico alla fonte. Un carrello elevatore, un trasportatore a rulli, un sollevatore pneumatico possono rendere il compito sicuro per tutti, indipendentemente dal sesso.

Il caso della movimentazione di pazienti e anziani

Un altro aspetto spesso trascurato è la movimentazione di pazienti o anziani nei reparti di cura. Le infermiere e le operatrici sociosanitarie sono quotidianamente esposte a sollevamenti e spostamenti di persone che possono pesare anche 80-90 kg, ben al di sopra dei limiti raccomandati. In questi casi, la soluzione non è "assumere più uomini", ma introdurre attrezzature adeguate: sollevatori, cinghie, letti regolabili, carrozzine con freni, ecc.

Lavoro al videoterminale (VDT): ergonomia e differenze di genere

Il lavoro al videoterminale, disciplinato dal Titolo VII, del D.Lgs. 81/08 è spesso considerato a basso rischio, eppure è associato a un'alta incidenza di disturbi muscoloscheletrici, in particolare a livello di collo, spalle, polsi e schiena.

Perché le lavoratrici sono più esposte ai disturbi muscoloscheletrici

Le donne sono più frequentemente colpite da questi disturbi rispetto agli uomini, per una combinazione di fattori.In primo luogo, molte mansioni a prevalenza femminile (es. back office, segreteria, data entry, call center) sono caratterizzate da un uso intensivo e prolungato del VDT.In secondo luogo, le differenze antropometriche fanno sì che una postazione di lavoro standard (tavolo, sedia, schermo, tastiera) progettata su misure maschili possa risultare non adatta per la maggior parte delle donne, costringendole a posture scorrette.In terzo luogo, in gravidanza, i cambiamenti del baricentro e l'aumento di volume addominale rendono ancora più difficile mantenere una postura corretta.

Postazioni di lavoro e differenze antropometriche

Le soluzioni sono note ma non sempre applicate: sedie regolabili in altezza e profondità, poggiapiedi, schermi orientabili, tastiere separate, supporti per polsi. Ma soprattutto, una valutazione ergonomica individuale per i casi più critici, che tenga conto delle esigenze specifiche di ogni lavoratrice.

Agenti chimici e tossicologia di genere nella valutazione dei rischi

Il rischio chimico, disciplinato dal Titolo IX, del D.Lgs. 81/08 è probabilmente l'ambito in cui le differenze di sesso e genere sono più studiate ma meno applicate nella pratica valutativa.

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