23.09.26 - Redazione InSic
La nuova relazione annuale INAIL 2025, basata sulla fotografia scattata al 30 aprile 2026, traccia un bilancio chiaro dell’anno precedente. Se da un lato si registra un lieve aumento delle denunce complessive di infortunio – arrivate a quota 600.000 (+1,2% rispetto al 2024) – dall’altro si evidenzia un segnale positivo sul fronte dei casi mortali, in calo del 3,3% (1.198 contro i 1.239 dell’anno precedente).
Analizziamo nel dettaglio i dati ufficiali diffusi dall’Inail con il supporto dei grafici esplicativi.
Nell'articolo
Le denunce di infortunio nel 2025 sono state 600.000, in aumento dell’1,2% rispetto alle quasi 594 mila del 2024 (7.000 casi in più), così suddivise:
Sono state 1.198 le denunce di infortunio con esito mortale, in diminuzione del 3,3% (41 casi in meno) rispetto alle 1.239 del 2024, così ripartite:
Isolando il dato dei lavoratori – al netto della componente studentesca, caratterizzata da contesti e dinamiche differenti – nel 2025 le denunce per infortuni avvenuti in occasione di lavoro salgono a quota 414.917, registrando un lieve incremento dello +0,5% rispetto al 2024 (412.984 casi).
A pesare maggiormente è però la crescita degli infortuni in itinere (durante il tragitto casa-lavoro), balzati a 104.417 denunce (+2,4% rispetto ai 101.991 dell’anno precedente). Si tratta del valore più alto registrato nell’intero quinquennio 2021-2025, sia in termini assoluti che di incidenza sul totale.

Per quanto riguarda i casi mortali – presi in esame al netto degli studenti – si evidenziano due tendenze distinte:

Il quadro generale migliora se si guarda all’incidenza infortunistica (il rapporto cioè tra i casi denunciati e il volume degli occupati Istat). Nel 2025 i dati mostrano una decisa contrazione:
Analizzando il profilo demografico degli infortuni in occasione di lavoro nel 2025, emergono dinamiche interessanti:
A livello territoriale, la quota maggiore delle denunce si rileva nel Nord-Est (33,0% dei casi) e nel Nord-Ovest (27,1%), con Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Toscana che da sole concentrano oltre la metà delle denunce in occasione di lavoro, mentre sul fronte dei decessi la Lombardia guida la classifica (13,6% dei casi denunciati) seguita da Campania (9,3%), Veneto (9,3%) ed Emilia-Romagna (8,5%).

Spostando lo sguardo oltre i confini nazionali, i dati Eurostat nel 2023, ultimo anno disponibile, posizionano l’Italia in linea con la media UE-27 per gli infortuni con esito mortale – a quota 1,20 per 100mila occupati contro l’1,23 europeo, ben lontana dai picchi della Francia (3,50) ma superiore alla Germania (0,53) – ricordando però che l’Italia (insieme a Spagna e Slovenia) ha incluso nel computo anche i contagi da Covid-19; per quanto riguarda invece i casi non mortali, il nostro Paese si attesta a 991 casi ogni 100mila occupati nel 2023, restando ampiamente al di sotto della media europea (1.300) e dei dati registrati in Spagna (2.391), Francia (2.351) e Germania (1.418).

Le patologie lavoro-correlate tornano al centro del dibattito con numeri storici. Dal focus della Relazione annuale Inail emerge che nel 2025 le malattie professionali denunciate hanno raggiunto quota 98.312, segnando il livello più alto degli ultimi 26 anni e quadruplicando le circa 25.000 denunce registrate nel 2000. Rispetto al 2024 (88.338 casi), l’incremento è dell’11,3% (circa 10.000 denunce in più).

Secondo la classificazione internazionale Icd-10, la mappa delle patologie è dominata da tre grandi categorie:
Nonostante siano numericamente inferiori ad altre patologie, i tumori rappresentano la prima causa di morte tra i tecnopatici. Dei casi definiti positivamente al 30 aprile 2025 (1.033), ben due su tre sono asbesto-correlati: circa la metà sono mesoteliomi della pleura, seguiti da tumori ai bronchi/polmoni (un quarto) e tumori della cute (uno su dieci).
A livello settoriale, oltre il 60% dei tumori riconosciuti si concentra nell’Industria – in particolare con Metalmeccanica e Costruzioni maggiormente esposte ai tumori mesoteliali e respiratori – mentre in Agricoltura prevalgono i tumori della cute connessi all’esposizione solare.
Il quadro delle patologie professionali va letto distinguendo tra il numero delle denunce e le persone fisiche colpite: nel 2025 i lavoratori ammalati sono stati 63.136, in aumento dell’8,8% rispetto al 2024 (58.038) e del 44,4% rispetto al 2019. Ciascun lavoratore ha presentato in media 1,6 denunce (nel 2000 la media era 1,04): un dato spinto dalle cosiddette denunce “plurime”, molto frequenti per i problemi muscolo-scheletrici, dove un unico lavoratore può presentare più segnalazioni per differenti distretti anatomici compromessi.
La crescita costante registrata negli ultimi anni, tuttavia, non riflette necessariamente un peggioramento delle condizioni di lavoro. Si tratta piuttosto del risultato di un’efficace emersione del sommerso, guidata da fattori chiave, quali: una maggiore consapevolezza dei lavoratori, l’azione capillare dei patronati e dei medici e l’adeguamento delle tabelle delle patologie riconosciute.
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Nel 2024 le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Inail sono state oltre 593.000, con un lieve incremento dello 0,4% rispetto al 2023. Questo aumento è attribuibile principalmente alla crescita delle denunce provenienti dagli studenti, salite a 78.000 (+10,5% rispetto alle 71.000 dell’anno precedente), di cui 2.100 relative a infortuni verificatisi durante i Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (Pcto). Al contrario, tra i lavoratori si registra un calo dell’1%, con le denunce che scendono da 519.000 a 515.000. I casi con esito mortale sono stati 1.202, uno in più rispetto al 2023. Per quanto riguarda le malattie professionali, le denunce hanno raggiunto quota 88.000, segnando il livello più alto mai registrato dal triennio 1976-1978.
Sono questi alcuni dei dati diffusi durante la presentazione della Relazione annuale INAIL 2024 che riporta l’andamento infortunistico e tecnopatico dell’anno precedente, aggiornato fino al 30 aprile 2025. Nel dettaglio del fenomeno infortunistico in Italia, si osserva una contrazione degli incidenti “in occasione di lavoro” (-1,9%) ma un incremento di quelli “in itinere” (+3,1%), tornati ai livelli pre-pandemia. I casi “fuori dall’azienda” (avvenuti cioè “in occasione di lavoro con mezzo di trasporto” o “in itinere”) sono stati 117mila, pari al 22,8% del totale.
Le denunce con esito mortale restano allarmanti. Nel 2024, si contano 1.202 morti sul lavoro, con un calo tra i lavoratori (da 1.193 a 1.189) ma un preoccupante aumento tra gli studenti (da 8 a 13). In particolare, i decessi “in itinere” crescono del 10,2% (da 275 a 303), mentre quelli in occasione di lavoro calano del 3,5% (da 918 a 886). Il 42,3% dei decessi si verifica “fuori dall’azienda”.
Nel 2024, il 68,4% degli infortuni riguarda uomini, il 31,6% donne. Anche le morti sul lavoro sono in prevalenza maschili: 830 casi contro i 56 che hanno coinvolto le donne. Aumentano le denunce tra gli over 64 (+4,4%) e tra i lavoratori stranieri (+1,5%), che rappresentano il 23,5% del totale e il 21,6% dei decessi.
Le denunce di patologie professionali toccano quota 88.000, +21,8% rispetto al 2023: il dato più alto dal 1978.
L’Inail, in proposito, specifica che: “La crescita delle malattie professionali denunciate non è necessariamente conseguenza di un peggioramento delle condizioni di lavoro, ma può essere attribuita a una maggiore consapevolezza dei lavoratori e dei medici certificatori in merito alle coperture assicurative e al progressivo ampliamento del novero delle patologie riconoscibili. Le denunce riguardano le malattie e non i lavoratori ammalati”.
Le malattie più diffuse sono quelle muscolo-scheletriche (75%), con prevalenza di disturbi dei tessuti molli (epicondiliti, lesioni della spalla) e dorsopatie (ernie e degenerazioni dei dischi intervertebrali). Seguono le patologie nervose (11,9%) e quelle a carico dell’orecchio (6,4%). L’incremento maggiore si registra nel Sud e nel Centro.
L’83,3% delle denunce presentate nel 2024 si concentra nella gestione Industria e servizi, il 15,8% in Agricoltura e lo 0,9% nel conto Stato. Il 73,9% delle malattie professionali denunciate riguarda gli uomini e il 26,1% le donne.