Relazione annuale INAIL 2025: i dati su infortuni e malattie professionali

Relazione annuale INAIL 2025: i dati su infortuni e malattie professionali

La nuova relazione annuale INAIL 2025, basata sulla fotografia scattata al 30 aprile 2026, traccia un bilancio chiaro dell’anno precedente. Se da un lato si registra un lieve aumento delle denunce complessive di infortunio – arrivate a quota 600.000 (+1,2% rispetto al 2024) – dall’altro si evidenzia un segnale positivo sul fronte dei casi mortali, in calo del 3,3% (1.198 contro i 1.239 dell’anno precedente).
Analizziamo nel dettaglio i dati ufficiali diffusi dall’Inail con il supporto dei grafici esplicativi.

L’andamento infortunistico nazionale nel 2025

Le denunce di infortunio nel 2025 sono state 600.000, in aumento dell’1,2% rispetto alle quasi 594 mila del 2024 (7.000 casi in più), così suddivise:

  • 519.000 denunce per i lavoratori, in aumento dello 0,8% rispetto alle 515 mila dell’anno precedente;
  • 81.000 denunce per gli studenti, in aumento del 3,4% rispetto alle 79 mila dell’anno precedente.

Sono state 1.198 le denunce di infortunio con esito mortale, in diminuzione del 3,3% (41 casi in meno) rispetto alle 1.239 del 2024, così ripartite:

  • 1.189 denunce per i lavoratori, 37 in meno rispetto alle 1.226 dell’anno precedente;
  • 9 denunce per gli studenti, 4 in meno rispetto alle 13 dell’anno precedente.

Le denunce di infortunio occorse ai lavoratori: record per quelle in itinere

Isolando il dato dei lavoratori – al netto della componente studentesca, caratterizzata da contesti e dinamiche differenti – nel 2025 le denunce per infortuni avvenuti in occasione di lavoro salgono a quota 414.917, registrando un lieve incremento dello +0,5% rispetto al 2024 (412.984 casi).

A pesare maggiormente è però la crescita degli infortuni in itinere (durante il tragitto casa-lavoro), balzati a 104.417 denunce (+2,4% rispetto ai 101.991 dell’anno precedente). Si tratta del valore più alto registrato nell’intero quinquennio 2021-2025, sia in termini assoluti che di incidenza sul totale.

Grafico 1. Denunce di infortunio dei lavoratori per modalità di accadimento (anni 2021-2025). Fonte: INAIL archivi statistici – dati aggiornati al 30/04/2026

Casi mortali: diminuiscono le denunce in occasione di lavoro, stabili quelle in itinere

Per quanto riguarda i casi mortali – presi in esame al netto degli studenti – si evidenziano due tendenze distinte:

  • diminuzione del 4,1% delle denunce in occasione di lavoro (da 928 a 890 decessi);
  • sostanziale stabilità di quelle in itinere (un solo caso in più, da 298 a 299 decessi).
Grafico 2. Denunce di infortunio dei lavoratori con esito mortale per modalità di accadimento (anni 2021-2025). Fonte: INAIL archivi statistici – dati aggiornati al 30/04/2026

Incidenza infortunistica: in calo i tassi ogni 100mila occupati

Il quadro generale migliora se si guarda all’incidenza infortunistica (il rapporto cioè tra i casi denunciati e il volume degli occupati Istat). Nel 2025 i dati mostrano una decisa contrazione:

  • Infortuni complessivi: Il tasso si attesta a 1.720,4 casi ogni 100mila occupati, in calo dello 0,3% rispetto al 2024 (1.725,6) e del 13,4% rispetto al periodo pre-pandemico del 2019 (1.986,7).
  • Casi mortali: L’incidenza scende a 3,69 decessi ogni 100mila occupati, registrando una riduzione del 4,9% rispetto al 2024 (3,88) e del 5,4% rispetto al 2019 (3,90).

Il profilo demografico: genere, età e nazionalità

Analizzando il profilo demografico degli infortuni in occasione di lavoro nel 2025, emergono dinamiche interessanti:

  • Il fattore genere: nel 2025, quasi un terzo degli infortuni in occasione di lavoro denunciati (32,1%) ha riguardato le lavoratrici. L’aumento complessivo delle denunce (+0,5%) è trainato esclusivamente dalla componente femminile (+2,1%), mentre i dati relativi alla componente maschile restano sostanzialmente stabili (-0,3%). Sul fronte dei decessi, invece, i cali interessano entrambi i generi: le donne scendono da 62 a 54 (-12,9%, circa un caso su 16 del totale), mentre gli uomini passano da 866 a 836 (-3,5%).
  • Le fasce d’età: Le denunce diminuiscono unicamente nella fascia centrale 35-49 anni (-2,0%), mentre crescono in tutte le altre: +8,4% per gli over 64, +1,1% per i 50-64enni e +1,6% per i giovani fino a 34 anni. Per quanto riguarda i casi mortali, la vulnerabilità maggiore resta legata all’età avanzata: due vittime su tre hanno più di 50 anni.
  • Il fattore nazionalità: Cresce il peso dei lavoratori nati all’estero, coinvolti nel 2025 in un infortunio su quattro. Le loro denunce sono aumentate del 3,7%, a fronte di una leggera flessione per gli italiani (-0,5%), portando l’incidenza complessiva dal 19,4% del 2021 al 24,3% nel 2025. Una tendenza che si riflette anche sui decessi: mentre i casi mortali tra i lavoratori italiani diminuiscono del 5,8% (42 in meno), tra i lavoratori stranieri si registra un lieve incremento con quattro decessi in più (da 200 a 204), attestandosi al 22,9% del totale (era il 15,0% nel 2021).

Mappa degli infortuni: analisi territoriale in Italia e confronto europeo

A livello territoriale, la quota maggiore delle denunce si rileva nel Nord-Est (33,0% dei casi) e nel Nord-Ovest (27,1%), con Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Toscana che da sole concentrano oltre la metà delle denunce in occasione di lavoro, mentre sul fronte dei decessi la Lombardia guida la classifica (13,6% dei casi denunciati) seguita da Campania (9,3%), Veneto (9,3%) ed Emilia-Romagna (8,5%).

Grafico 3. Infortuni occorsi a lavoratori in occasione di lavoro per regione (anno 2025). Fonte: INAIL archivi statistici – dati aggiornati al 30/04/2026

Spostando lo sguardo oltre i confini nazionali, i dati Eurostat nel 2023, ultimo anno disponibile, posizionano l’Italia in linea con la media UE-27 per gli infortuni con esito mortale – a quota 1,20 per 100mila occupati contro l’1,23 europeo, ben lontana dai picchi della Francia (3,50) ma superiore alla Germania (0,53) – ricordando però che l’Italia (insieme a Spagna e Slovenia) ha incluso nel computo anche i contagi da Covid-19; per quanto riguarda invece i casi non mortali, il nostro Paese si attesta a 991 casi ogni 100mila occupati nel 2023, restando ampiamente al di sotto della media europea (1.300) e dei dati registrati in Spagna (2.391), Francia (2.351) e Germania (1.418).

Grafico 4. Tassi standardizzati di incidenza infortunistica nell’Unione europea per 100mila occupati (anni 2010-2023). N.B.: I dati si riferiscono ai casi avvenuti in occasione di lavoro, con l’esclusione quindi degli infortuni in itinere, che non sono rilevati statisticamente da tutti gli Stati membri. Fonte: Eurostat (Ufficio statistico dell’Unione europea)

Malattie professionali: nel 2025 registrato il picco record degli ultimi 26 anni

Le patologie lavoro-correlate tornano al centro del dibattito con numeri storici. Dal focus della Relazione annuale Inail emerge che nel 2025 le malattie professionali denunciate hanno raggiunto quota 98.312, segnando il livello più alto degli ultimi 26 anni e quadruplicando le circa 25.000 denunce registrate nel 2000. Rispetto al 2024 (88.338 casi), l’incremento è dell’11,3% (circa 10.000 denunce in più).

Grafico 5. Denunce di malattie professionali (anni 2021-2025). Fonte: INAIL archivi statistici – dati aggiornati al 30/04/2026

Le malattie professionali più frequenti e l’impatto dei tumori

Secondo la classificazione internazionale Icd-10, la mappa delle patologie è dominata da tre grandi categorie:

  • Disturbi muscolo-scheletrici: rappresentano tre casi su quattro (70.000 denunce), con una netta prevalenza di disturbi dei tessuti molli (come la sindrome della cuffia dei rotatori e le epicondiliti) e dorsopatie (ernie e degenerazioni discali).
  • Malattie del sistema nervoso: oltre 11.000 casi (12,1% del totale), guidati dalla sindrome del tunnel carpale (raddoppiata rispetto al 2010).
  • Malattie dell’orecchio, tumori e malattie respiratorie: quasi 6.000 denunce per ipoacusie e sordità, mentre i tumori professionali superano i 2.400 casi e le malattie respiratorie sfiorano quota 2.000.

Nonostante siano numericamente inferiori ad altre patologie, i tumori rappresentano la prima causa di morte tra i tecnopatici. Dei casi definiti positivamente al 30 aprile 2025 (1.033), ben due su tre sono asbesto-correlati: circa la metà sono mesoteliomi della pleura, seguiti da tumori ai bronchi/polmoni (un quarto) e tumori della cute (uno su dieci).

A livello settoriale, oltre il 60% dei tumori riconosciuti si concentra nell’Industria – in particolare con Metalmeccanica e Costruzioni maggiormente esposte ai tumori mesoteliali e respiratori – mentre in Agricoltura prevalgono i tumori della cute connessi all’esposizione solare.

Il trend storico: perché le denunce di malattie professionali continuano a crescere?

Il quadro delle patologie professionali va letto distinguendo tra il numero delle denunce e le persone fisiche colpite: nel 2025 i lavoratori ammalati sono stati 63.136, in aumento dell’8,8% rispetto al 2024 (58.038) e del 44,4% rispetto al 2019. Ciascun lavoratore ha presentato in media 1,6 denunce (nel 2000 la media era 1,04): un dato spinto dalle cosiddette denunce “plurime”, molto frequenti per i problemi muscolo-scheletrici, dove un unico lavoratore può presentare più segnalazioni per differenti distretti anatomici compromessi.

La crescita costante registrata negli ultimi anni, tuttavia, non riflette necessariamente un peggioramento delle condizioni di lavoro. Si tratta piuttosto del risultato di un’efficace emersione del sommerso, guidata da fattori chiave, quali: una maggiore consapevolezza dei lavoratori, l’azione capillare dei patronati e dei medici e l’adeguamento delle tabelle delle patologie riconosciute.

Strumenti e risorse per la Sicurezza sul Lavoro

Arricchisci le tue conoscenze in materia di Sicurezza sul Lavoro e Prevenzione, con i Volumi di EPC Editore e i Corsi di formazione di Istituto Informa:

  • Scopri Epc safety, la piattaforma Cloud per valutare i rischi per la salute e la sicurezza in azienda e gestire i relativi adempimenti da qualsiasi dispositivo connesso a internet.

ARCHIVIO STORICO E TREND

Relazione Annuale INAIL 2024: i dati chiave

Nel 2024 le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Inail sono state oltre 593.000, con un lieve incremento dello 0,4% rispetto al 2023. Questo aumento è attribuibile principalmente alla crescita delle denunce provenienti dagli studenti, salite a 78.000 (+10,5% rispetto alle 71.000 dell’anno precedente), di cui 2.100 relative a infortuni verificatisi durante i Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (Pcto). Al contrario, tra i lavoratori si registra un calo dell’1%, con le denunce che scendono da 519.000 a 515.000. I casi con esito mortale sono stati 1.202, uno in più rispetto al 2023. Per quanto riguarda le malattie professionali, le denunce hanno raggiunto quota 88.000, segnando il livello più alto mai registrato dal triennio 1976-1978.

Il fenomeno infortunistico in Italia: analisi statistica e tendenze 2024

Sono questi alcuni dei dati diffusi durante la presentazione della Relazione annuale INAIL 2024 che riporta l’andamento infortunistico e tecnopatico dell’anno precedente, aggiornato fino al 30 aprile 2025. Nel dettaglio del fenomeno infortunistico in Italia, si osserva una contrazione degli incidenti “in occasione di lavoro” (-1,9%) ma un incremento di quelli “in itinere” (+3,1%), tornati ai livelli pre-pandemia. I casi “fuori dall’azienda” (avvenuti cioè “in occasione di lavoro con mezzo di trasporto” o “in itinere”) sono stati 117mila, pari al 22,8% del totale.

Morti sul lavoro: aumentano i casi in itinere

Le denunce con esito mortale restano allarmanti. Nel 2024, si contano 1.202 morti sul lavoro, con un calo tra i lavoratori (da 1.193 a 1.189) ma un preoccupante aumento tra gli studenti (da 8 a 13). In particolare, i decessi “in itinere” crescono del 10,2% (da 275 a 303), mentre quelli in occasione di lavoro calano del 3,5% (da 918 a 886). Il 42,3% dei decessi si verifica “fuori dall’azienda”.

Chi sono i lavoratori più colpiti

Nel 2024, il 68,4% degli infortuni riguarda uomini, il 31,6% donne. Anche le morti sul lavoro sono in prevalenza maschili: 830 casi contro i 56 che hanno coinvolto le donne. Aumentano le denunce tra gli over 64 (+4,4%) e tra i lavoratori stranieri (+1,5%), che rappresentano il 23,5% del totale e il 21,6% dei decessi.

Cresce il numero delle malattie professionali

Le denunce di patologie professionali toccano quota 88.000, +21,8% rispetto al 2023: il dato più alto dal 1978.
L’Inail, in proposito, specifica che: “La crescita delle malattie professionali denunciate non è necessariamente conseguenza di un peggioramento delle condizioni di lavoro, ma può essere attribuita a una maggiore consapevolezza dei lavoratori e dei medici certificatori in merito alle coperture assicurative e al progressivo ampliamento del novero delle patologie riconoscibili. Le denunce riguardano le malattie e non i lavoratori ammalati”.
Le malattie più diffuse sono quelle muscolo-scheletriche (75%), con prevalenza di disturbi dei tessuti molli (epicondiliti, lesioni della spalla) e dorsopatie (ernie e degenerazioni dei dischi intervertebrali). Seguono le patologie nervose (11,9%) e quelle a carico dell’orecchio (6,4%). L’incremento maggiore si registra nel Sud e nel Centro.
L’83,3% delle denunce presentate nel 2024 si concentra nella gestione Industria e servizi, il 15,8% in Agricoltura e lo 0,9% nel conto Stato. Il 73,9% delle malattie professionali denunciate riguarda gli uomini e il 26,1% le donne.