Il 1° ottobre 2026 la patente a crediti nei cantieri compie due anni.
Introdotto per rafforzare la prevenzione e promuovere la qualificazione delle imprese, il sistema ha inciso sull’organizzazione aziendale e sui rapporti tra committenti e appaltatori. Quali cambiamenti ha prodotto e quali fronti restano ancora aperti?
Questi temi sono stati al centro dell’intervento dell’autrice alla tavola rotonda del Safety Expo 2026 di Bergamo, che è stato l’occasione per fare il punto sui risultati raggiunti, con uno sguardo alla sfida più urgente: ridurre concretamente gli infortuni sul lavoro.
Nell'articolo
Il 1° ottobre 2026 ricorrono due anni dall’entrata in vigore della patente a crediti (PAC) per imprese e lavoratori autonomi operanti nei cantieri temporanei o mobili. Introdotta dal D.L. n. 19/2024 e disciplinata dall’art. 27 del d.lgs. n. 81/2008 e dal D.M. n. 132/2024, rappresenta una delle principali innovazioni recenti nella prevenzione degli infortuni sul lavoro.
L’obiettivo era ambizioso: ridurre gli infortuni premiando le imprese che investono nella prevenzione e penalizzando quelle che violano le regole.
La patente ha segnato un cambio di paradigma: da una sicurezza basata soprattutto su obblighi formali e controlli successivi a un sistema che valorizza i comportamenti virtuosi e sanziona le violazioni più gravi. A ventiquattro mesi dall’avvio, la riforma ha inciso profondamente sull’organizzazione delle imprese e sulla concezione della prevenzione.
Oggi la patente a crediti non è più una novità normativa né una sperimentazione amministrativa: è un elemento stabile del mercato delle costruzioni e contribuisce a ridefinire la qualificazione delle imprese.
Per la prima volta, la possibilità di operare nei cantieri dipende non solo da requisiti formali, ma anche dalla storia prevenzionistica dell’azienda: la sicurezza entra così nel patrimonio reputazionale dell’impresa.
Per anni, il sistema prevenzionistico si è concentrato soprattutto sulla verifica documentale di formazione, nomine, valutazione dei rischi e procedure. La patente a crediti ha introdotto un approccio diverso.
Non basta più avere documenti in regola: conta il comportamento concreto dell’impresa nel tempo. Le violazioni gravi e gli infortuni riducono il punteggio, mentre gli investimenti in organizzazione, formazione e sistemi di gestione consentono di acquisire crediti aggiuntivi.
È un cambiamento prima culturale che normativo: la sicurezza diventa un valore dinamico, legato alle scelte aziendali.
Diventa, quindi, un patrimonio da costruire e preservare nel tempo.
Le violazioni gravi comportano la perdita di crediti; gli investimenti in formazione, organizzazione e prevenzione rafforzano invece il punteggio. Il sistema introduce così una qualificazione permanente, avvicinando l’edilizia ai modelli più avanzati di gestione della sicurezza.
La sicurezza non è dunque soltanto un obbligo, ma un fattore qualificante dell’attività economica.
Nei primi due anni, il sistema ha prodotto effetti significativi.
Anzitutto, è cresciuta l’attenzione agli obblighi formativi. Imprese e lavoratori autonomi hanno mostrato maggiore interesse per l’aggiornamento professionale, anche per la possibilità di ottenere crediti aggiuntivi.
Inoltre, la patente ha reso più rigorosi i controlli preventivi dei committenti sul possesso del titolo lungo l’intera filiera di appalti e subappalti.
Il principale risultato di questi due anni non risiede probabilmente nel numero di patenti rilasciate o di decurtazioni applicate. La novità più profonda è di natura culturale.
La patente è ormai parte del linguaggio quotidiano delle imprese: nelle riunioni aziendali, nei rapporti tra committenti e appaltatori e nelle verifiche prima dell’ingresso in cantiere.
La sicurezza è così diventata un fattore direttamente connesso alla competitività e alla reputazione aziendale.
Investire nella prevenzione non significa solo rispettare la legge, ma anche accrescere la propria qualificazione sul mercato.
La patente ha spinto molte aziende a investire maggiormente:
Parallelamente, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha sostenuto l’attuazione della riforma aggiornando la piattaforma informatica e fornendo chiarimenti interpretativi. Le indicazioni operative sul nuovo sistema, sui crediti aggiuntivi e sul recupero di quelli decurtati hanno contribuito a renderne l’applicazione più efficace e uniforme.
I primi due anni hanno confermato il ruolo centrale dell’INL, non solo come organo di vigilanza, ma anche come soggetto regolatore e promotore della corretta applicazione dell’istituto. L’intensa attività amministrativa – chiarimenti interpretativi, sviluppo della piattaforma digitale, disciplina dei crediti aggiuntivi e linee guida per il recupero di quelli decurtati – ha reso il sistema più coerente e uniforme sul territorio nazionale.
La possibilità di recuperare parte dei crediti perduti attraverso percorsi specifici è uno degli aspetti più innovativi del modello, perché affianca alla sanzione una funzione educativa e di miglioramento continuo.
Un’attività poco visibile, ma decisiva per assicurare uniformità applicativa e certezza del diritto.
Come ogni innovazione di sistema, anche la patente a crediti ha presentato difficoltà applicative.
Il riconoscimento dei crediti aggiuntivi (ancora in fase di completamento), il recupero dei punteggi decurtati e l’integrazione delle banche dati hanno richiesto un notevole impegno amministrativo e interpretativo. Le numerose note di indirizzo testimoniano il confronto con situazioni complesse, non sempre previste dal legislatore. Questa continua messa a punto dimostra, tuttavia, che l’istituto è vitale e in evoluzione.
Si tratta, del resto, di criticità fisiologiche nella fase di consolidamento di un istituto del tutto nuovo per l’ordinamento italiano.
L’effetto più profondo della patente non si misura solo in sanzioni, sospensioni o decurtazioni, ma nel cambiamento culturale che sta producendo nel settore delle costruzioni.
Per la prima volta, la qualificazione dell’impresa è collegata in modo strutturale ai comportamenti in materia di salute e sicurezza. La sicurezza diventa così un valore aziendale che può crescere o ridursi nel tempo.
Il giudizio definitivo sulla patente a crediti non dipenderà dal numero di titoli rilasciati, crediti attribuiti o sanzioni irrogate. La questione decisiva non è soltanto se la patente abbia funzionato finora.
La vera domanda è se riuscirà a ridurre in modo strutturale gli infortuni gravi e mortali. È su questo risultato che la riforma dovrà essere valutata. Il successo della patente dipenderà infatti dalla sua capacità di:
Il principio di fondo è semplice: la competitività non può fondarsi sulla compressione delle tutele, né la sicurezza essere considerata un costo da ridurre.
A due anni dall’introduzione, la patente a crediti non è più uno strumento sperimentale, ma uno dei principali criteri di qualificazione delle imprese nel settore delle costruzioni.
Ha introdotto nuove responsabilità, modificato i comportamenti organizzativi e reso più concreto un principio spesso affermato: la sicurezza è un indicatore della qualità dell’impresa.
Se inciderà stabilmente sugli indici infortunistici, la patente a crediti potrà essere ricordata come una delle riforme più importanti del decennio: non solo per il nuovo strumento di controllo, ma per aver promosso una cultura del lavoro in cui la sicurezza non è un obbligo da subire, bensì un valore da costruire ogni giorno.
Se l’obiettivo sarà raggiunto, la patente potrà essere considerata un motore di innovazione culturale nel mercato del lavoro e delle costruzioni.
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