Un incidente in cantiere è spesso il risultato di una sequenza di decisioni, comportamenti e condizioni che si sviluppano nel tempo. Una scelta affrettata, un controllo rinviato o una deviazione diventata abituale possono modificare progressivamente il modo in cui il rischio viene percepito e gestito. La sicurezza nei cantieri richiede quindi attenzione non solo alle condizioni che determinano l’evento, ma anche alle dinamiche che lo precedono: il modo in cui vengono prese le decisioni, l’influenza del gruppo, la pressione produttiva e la progressiva normalizzazione di comportamenti o condizioni non sicure.
È questa la prospettiva di Governare la sicurezza nei cantieri. Le 30 leggi per prevenire gli incidenti, il volume di Bogdan Alexandru edito da EPC Editore. Un libro rivolto a professionisti, coordinatori, preposti, imprese e tecnici che invita a osservare il rischio anche nelle dinamiche che precedono l’incidente.
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Nel cantiere le decisioni vengono prese continuamente. Alcune riguardano aspetti tecnici e organizzativi, altre sembrano marginali: procedere nonostante una difficoltà, modificare una modalità operativa, rimandare un controllo, accettare una condizione non prevista perché “si è sempre fatto così”. È proprio la somma di queste piccole scelte che può modificare il profilo di rischio.
Il D.Lgs. 81/08 costruisce un sistema articolato di prevenzione nel quale sono coinvolti diversi soggetti, dal committente ai coordinatori, dai datori di lavoro ai dirigenti e preposti delle imprese esecutrici. La corretta attribuzione di compiti e responsabilità è quindi essenziale, ma non esaurisce il problema: la sicurezza deve essere concretamente governata nel corso delle attività.
Il libro affronta la prevenzione partendo da alcuni meccanismi che, nei contesti organizzativi, possono favorire la perdita progressiva della percezione del rischio.
La pressione produttiva, per esempio, può spingere a privilegiare la continuità delle lavorazioni rispetto alla necessità di fermarsi e verificare. L’esperienza, che rappresenta normalmente una risorsa, può trasformarsi in eccessiva familiarità con il pericolo. Il gruppo può rafforzare comportamenti non corretti, mentre una gerarchia poco attenta alla sicurezza può trasmettere implicitamente priorità diverse da quelle dichiarate.
Un altro fenomeno particolarmente rilevante è la normalizzazione delle deviazioni: ciò che inizialmente viene percepito come un’eccezione può diventare, attraverso la ripetizione, una nuova normalità operativa.
La prospettiva proposta nel volume non è quella di un manuale normativo e non sostituisce le disposizioni legislative: l’attenzione è rivolta piuttosto alle dinamiche meno visibili che influenzano il comportamento umano e organizzativo. Le trenta leggi raccolte nel volume cercano di mettere a fuoco queste forze: pressioni, abitudini, distorsioni della percezione e meccanismi organizzativi che, ripetendosi nel tempo, possono spostare il confine di ciò che viene considerato normale. Le sei parti in cui il libro è articolato seguono proprio questo percorso, dalla percezione del rischio e dalle sue radici più umane – la fretta, l’abitudine, l’eccesso di fiducia, il silenzio – fino alle dinamiche attraverso cui il rischio si diffonde, viene giustificato e può essere contrastato. I casi utilizzati per accompagnare l’analisi sono ricostruzioni verosimili e non cronache di eventi documentati: nomi, luoghi, imprese e circostanze sono inventati o ricomposti per rappresentare situazioni riconoscibili nella realtà del lavoro.
Da questo punto di vista, governare il rischio significa anche costruire un ambiente nel quale fermarsi davanti a una condizione pericolosa sia considerato parte del lavoro e non un ostacolo alla produzione.
Il volume organizza questa riflessione attraverso trenta leggi, utilizzate come chiavi di lettura delle dinamiche che caratterizzano il lavoro in cantiere. I temi attraversano la natura umana e il rischio, il ruolo del gruppo e la normalizzazione, il potere e il governo, le illusioni che precedono l’evento, la disciplina e il dominio strategico del rischio.
Ne emerge un percorso che non vuole sostituire la normativa di sicurezza, né trasformarsi nell’ennesimo elenco di adempimenti. Al contrario, l’obiettivo è offrire una mappa per interpretare ciò che spesso precede l’evento e individuare dove sia possibile interrompere la sequenza che conduce all’incidente.
Per un coordinatore della sicurezza, un preposto o un tecnico di cantiere, questa prospettiva può diventare particolarmente utile quando occorre confrontarsi non soltanto con ciò che è formalmente previsto, ma con il modo in cui le regole vengono effettivamente applicate.
La prevenzione degli infortuni passa anche da decisioni apparentemente ordinarie. Una verifica effettuata o saltata, una comunicazione fatta o omessa, una deviazione accettata oppure fermata possono modificare il modo in cui il rischio viene gestito. È qui che il concetto di governo della sicurezza assume un significato concreto: non significa soltanto controllare che le misure previste siano presenti, ma creare le condizioni organizzative perché quelle misure continuino a funzionare nel tempo.
La sicurezza, in questa prospettiva, non è un risultato acquisito una volta per tutte, ma un processo che richiede attenzione continua alle condizioni di lavoro, alle decisioni e alle anomalie che possono diventare abituali.
Il libro Governare la sicurezza nei cantieri propone quindi un modo diverso di affrontare la prevenzione: partire dalle persone, dalle relazioni e dalle decisioni che contribuiscono a costruire, giorno dopo giorno, le condizioni nelle quali un incidente può oppure non può accadere.
Un approccio pensato per professionisti della sicurezza, coordinatori, preposti, imprese e tecnici, chiamati ogni giorno a leggere le condizioni di lavoro e a intervenire sui fattori che possono aumentare il rischio.
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