30.07.26
L’intelligenza artificiale è sempre più capace di analizzare comportamenti, prevedere decisioni e personalizzare le interazioni. Ma dove si colloca il confine tra innovazione e tutela dei diritti? Un’analisi del rapporto tra profilazione predittiva, AI Act e GDPR evidenzia le sfide normative ed etiche poste dai sistemi di IA più avanzati.
Nell'articolo
Immaginiamo un sistema in grado di osservare ogni nostra interazione: ciò che scriviamo, ciò che leggiamo, i tempi di reazione, persino le esitazioni che accompagnano le nostre scelte.
Cosa accadrebbe se le nostre decisioni fossero anticipate da un algoritmo? E se, senza che ce ne rendessimo conto, venissero orientate in modi sottili ma costanti?
Questa realtà non appartiene più al regno della fantascienza. Tecnologie avanzate di intelligenza artificiale predittiva analizzano i comportamenti per anticipare scelte in ambito commerciale, sanitario o educativo, mentre sistemi generativi sono in grado di produrre contenuti personalizzati sulla base delle interazioni individuali. La combinazione di osservazione e interpretazione automatizzata offre opportunità straordinarie ma comporta rischi concreti:
Per comprendere appieno queste tecnologie, è necessario fare un passo indietro.
Alla base di questo scenario, due sono gli studi che ne fanno da pilastri:
Integrando queste tecniche si genera la cosiddetta profilazione predittiva, cioè qualsiasi forma di trattamento automatizzato di dati personali finalizzato a valutare o prevedere aspetti relativi al comportamento di una persona e capace di anticipare scelte e comportamenti futuri.
Questo continuum tecnologico costituisce il nucleo delle applicazioni più sensibili dell’intelligenza artificiale, quelle che il legislatore europeo ha regolamentato attraverso l’AI Act (Regolamento UE 2024/1689).
L’AI Act stabilisce il quadro europeo per l’uso di sistemi capaci di analizzare e prevedere comportamenti umani, distinguendo tra:
La normativa definisce responsabilità chiare per fornitori e deployer (cioè coloro che utilizzano il sistema sotto la propria autorità), imponendo standard rigorosi di sicurezza, trasparenza e supervisione.
Tra le pratiche vietate figurano espressamente:
L’obiettivo è proteggere i diritti fondamentali, evitando che l’AI diventi uno strumento di controllo coercitivo, imponendo requisiti stringenti ai sistemi ad alto rischio, come citati nell’Allegato III del Regolamento.
Vengono affrontate anche le zone grigie, dove distinguere tra personalizzazione dei servizi e manipolazione delle scelte diventa complesso. L’AI predittiva può migliorare esperienze e servizi, certo, ma rischia di diventare invasiva se condiziona i comportamenti senza trasparenza. Per questo è indispensabile integrare politiche di Governance, Risk & Compliance (GRC), progettando e monitorando i sistemi in modo da tutelare i diritti fondamentali e ridurre i rischi etici, legali e reputazionali.
L’AI Act si configura quindi non come un semplice insieme di limiti tecnici, ma come un framework di responsabilità organizzativa, trasparenza, tracciabilità e controllo umano, in grado di bilanciare innovazione tecnologica e tutela dei cittadini, sempre accompagnandolo con un pizzico di buon senso.
L’AI Act fornisce il quadro generale per regolamentare i sistemi predittivi e generativi ma non opera in isolamento. Lo stesso Regolamento chiarisce che lascia impregiudicata l’applicazione del GDPR che gioca un ruolo cruciale nel disciplinare la profilazione e le decisioni completamente automatizzate. Qualsiasi processo che produca effetti significativi sugli individui deve essere trasparente, spiegabile e soggetto a supervisione umana. Gli individui devono poter comprendere, contestare e, se necessario, correggere le decisioni automatizzate che incidono sulle proprie libertà e diritti.
A tal proposito si sente spesso citare il cosiddetto “Human-in-the-Loop”; esso indica un processo in cui un essere umano partecipa attivamente al funzionamento, alla supervisione o al processo decisionale di un sistema automatizzato. In particolare, nel contesto dell’intelligenza artificiale, questo significa che l’intervento umano è previsto in specifici momenti dell’utilizzo dell’AI, con l’obiettivo di garantirne precisione, sicurezza, responsabilità e correttezza etica delle decisioni.
Questo principio trova un preciso riscontro normativo nell’AI Act che all’art. 14 disciplina proprio la sorveglianza umana come requisito obbligatorio per i sistemi di IA ad alto rischio, imponendo che tali sistemi siano progettati in modo da poter essere efficacemente supervisionati da persone fisiche durante il loro utilizzo.
Tornando al GDPR, inoltre, esso introduce principi fondamentali che rafforzano la tutela dei diritti, tra cui la non discriminazione, la limitazione della finalità e la minimizzazione dei dati. Questi principi sono essenziali per evitare che la profilazione predittiva trasformi la personalizzazione dei servizi in uno strumento di condizionamento o di esclusione.
In combinazione con l’AI Act, il GDPR obbliga le organizzazioni a implementare un approccio integrato di governance e controllo al fine di garantire la correttezza dei dati, la tracciabilità delle operazioni in un monitoraggio costante dei rischi etici e legali legati a possibili anomalie o risultati inattesi.
Quanto sopra, deve tenere conto del costante bilanciamento tra innovazione e tutela dei diritti; i sistemi predittivi possono offrire vantaggi concreti come l’ottimizzazione di determinati servizi o la prevenzione dei rischi ma sempre attraverso una supervisione adeguata al fine di evitare di andare incontro ad un’influenza che impatta scelte personali limitandone le libertà e le opportunità.
L’analisi comportamentale e la profilazione predittiva non sono strumenti neutri: pongono questioni di governance, responsabilità e consapevolezza dei rischi, unitamente a questioni puramente etiche e filosofiche.
La promessa di anticipare l’essere umano si scontra con la complessità della realtà: variabili non prevedibili, contesti mutevoli e decisioni individuali sfuggono a qualsiasi schema predittivo rendendo insostituibili le infinite possibilità della scelta umana.
Lo scenario iniziale ritorna con forza: l’AI può prevedere, sì, ma fino a che punto?
A mio modo di vedere, la verità è che l’unica certezza che c’è è che non esiste alcuna certezza.
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