La Conferenza Stato-Regioni ha approvato, tramite accordo formale, la Strategia Nazionale per la salute e sicurezza sul lavoro 2026-2030. Il documento programmatico, elaborato dal Comitato ex art. 5 del D.lgs. 81/2008 e fortemente condiviso da istituzioni e parti sociali, punta ad azzerare gli infortuni gravi e mortali attraverso l’approccio “Vision Zero“.
Strategia SSL 2026-2030: cosa prevede l’accordo?
Con il via libera definitivo della Conferenza Stato-Regioni, la Strategia entra ufficialmente in vigore, impegnando il Governo e i territori a declinare le linee d’indirizzo nazionali nei singoli Piani Regionali della Prevenzione. Per garantirne l’efficacia, è già stato istituito un incontro annuale di monitoraggio per verificare i progressi reali nei luoghi di lavoro.
Il piano nasce per rispondere a un quadro nazionale complesso. I dati INAIL 2024 inseriti nel documento evidenziano infatti circa 593 mila denunce di infortunio complessive, 1.202 casi mortali (con un preoccupante +10,2% per gli infortuni mortali in itinere) e oltre 88 mila denunce di malattie professionali (+21,8% rispetto al 2023).
Vediamo nel dettaglio l’analisi del contesto e i 5 assi strategici su cui si fonda il piano.
I cinque assi strategici della Strategia 2026-2030
La Strategia nazionale si fonda su cinque assi strategici, che delineano le priorità di intervento per il periodo 2026-2030:
- Asse 1: Affrontare i cambiamenti del mondo del lavoro – gestire i rischi nuovi ed emergenti legati alle transizioni digitale e verde, all’Intelligenza Artificiale, ai cambiamenti climatici e all’invecchiamento della forza lavoro.
- Asse 2: Rafforzare la resilienza del sistema istituzionale – garantire la piena operatività del SINP (Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione) e ottimizzare il coordinamento della vigilanza tra ASL e INL per evitare sovrapposizioni.
- Asse 3: Potenziare le tutele per la salute e la sicurezza – potenziamento degli organici dei servizi PSAL delle ASL e applicazione di strumenti innovativi come la patente a crediti nel settore dell’edilizia (D.L. 19/2024).
- Asse 4: Supportare le micro, piccole e medie imprese (MPMI) – fornire assistenza mirata tramite i Piani Mirati di Prevenzione, i finanziamenti (Bandi ISI INAIL) e la promozione di Modelli di Organizzazione e Gestione – MOG semplificati.
- Asse 5: Diffondere la cultura della prevenzione – promuovere la sicurezza fin dai banchi di scuola, anche supportando l’attuazione della recente Legge 17 febbraio 2025, n. 21, che introduce la SSL nell’insegnamento dell’educazione civica.
Gli assi elencati rappresentano il quadro di riferimento per la programmazione delle future politiche di prevenzione e vigilanza.
Coerenza con il quadro europeo e nazionale
La Strategia 2026-2030 si inserisce nel Quadro strategico dell’Unione europea 2021-2027 in materia di salute e sicurezza sul lavoro e opererà in sinergia con il Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031 (attualmente in corso di elaborazione).
L’obiettivo è garantire coerenza, sinergia e continuità tra le azioni dei diversi livelli istituzionali e degli enti coinvolti, superando frammentazioni e sovrapposizioni.
Il ruolo del Comitato ex art. 5 del D.Lgs. 81/2008
La Strategia è stata approvata nell’ambito delle funzioni del Comitato previsto dall’articolo 5 del Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro (D.lgs. 81/08), organismo deputato all’indirizzo e valutazione delle politiche attive, nonché al coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
Il Comitato rappresenta dunque il fulcro della governance nazionale in materia di prevenzione e vigilanza per favorire un approccio unitario sul territorio.
Sarà proprio il Comitato a gestire la review annuale sull’andamento della Strategia, raccogliendo i dati e coordinando le azioni correttive con i Comitati regionali (art. 7).
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