La comunicazione attraverso i colori: segnaletica di sicurezza e sistemi di comunicazione in natura

La comunicazione attraverso i colori: segnaletica di sicurezza e sistemi di comunicazione in natura

La segnaletica di sicurezza rappresenta uno strumento essenziale per prevenire incidenti e orientare i comportamenti nei luoghi di lavoro. Colori, forme e simboli non sono scelti casualmente: la normativa, dal D.Lgs. 81/08 alle norme UNI EN ISO, definisce criteri precisi per rendere i messaggi immediati e universalmente comprensibili. Ma perché il rosso segnala un divieto, il giallo un pericolo e il verde una condizione sicura? Studi scientifici e meccanismi evolutivi mostrano come la percezione dei colori influenzi in modo diretto le reazioni umane.

La funzione dei colori nella comunicazione della sicurezza

Forme e colori evocano reazioni psicologiche e fisiologiche istintive e per tale motivo possono agire da stimoli e orientare anche i comportamenti. Nel campo della salute e della sicurezza sul lavoro il colore rappresenta uno “strumento” di prevenzione. Il suo utilizzo nei segnali di comunicazione del pericolo è disciplinato da norme specifiche e standardizzato perché il messaggio che veicola sia chiaro e universalmente riconosciuto, riducendo i tempi di reazione comportamentale.

La scelta dei colori nella segnaletica di salute e sicurezza risponde a criteri percettivi, psicologici e comunicativi consolidati, finalizzati a garantire una comprensione rapida, efficace e univoca del messaggio, anche in condizioni di stress o di pericolo.

La segnaletica di sicurezza sul lavoro: il significato dei colori tra normativa e scienza

La segnaletica di sicurezza è un sistema di comunicazione non verbale, composto da cartelli, colori, segnali luminosi o acustici, che fornisce indicazioni e prescrizioni per garantire la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro e negli ambienti pubblici. I colori adottati per la segnaletica sono scelti per la loro intrinseca capacità di influenzare la percezione umana e la colorazione è diversa in funzione dello specifico messaggio che si vuole comunicare. La scelta dunque non è casuale, ma scaturisce dalla combinazione di fattori afferenti alla sfera psicologica ed emotiva ed è codificata da prescrizioni dettate dalle normative nazionali e internazionali.

A livello internazionale i riferimenti per la segnaletica di sicurezza sono le norme tecniche della serie ISO 3864, considerata la “norma-madre”, la norma UNI EN ISO 7010:2025 (recepita in Italia) e la Direttiva 92/58/CEE modificata dal Regolamento UE 2019/1243, che definiscono i requisiti generali di progettazione e le forme e i colori dei segnali per le quattro categorie principali di messaggio da comunicare:

  • divieto (cerchio rosso),
  • avvertimento (triangolo giallo),
  • prescrizione/obbligo (cerchio azzurro)
  • salvataggio/emergenza (quadrato o rettangolo verde).
Immagine 1 – Alcuni esempi di segnali di sicurezza. [Immagini generate con tecnologia IA].

L’obiettivo è garantirne il riconoscimento immediato indipendentemente dalla lingua e dal Paese di appartenenza del lavoratore e assicurare una comunicazione visiva univoca ed efficace dei messaggi di sicurezza in qualsiasi contesto egli si trovi.

Segnaletica di sicurezza: cosa prevede il D.Lgs. 81/08

In Italia, il riferimento normativo per la segnaletica di sicurezza sul lavoro, che recepisce la Direttiva europea, è il D.Lgs. n. 81 del 2008 e s.m.i.Titolo V, che all’articolo 162 ne fornisce la definizione:

“…una segnaletica che, riferita ad un oggetto, ad una attività o ad una situazione determinata, fornisce una indicazione o una prescrizione concernente la sicurezza o la salute sul luogo di lavoro, e che utilizza, a seconda dei casi, un cartello, un colore, un segnale luminoso o acustico, una comunicazione verbale o un segnale gestuale”.

Il ricorso alla segnaletica è normato dal successivo articolo 163:

“Quando, anche a seguito della valutazione dei rischi per la salute e la sicurezza sul lavoro, si è in presenza di rischi che non possono essere evitati o sufficientemente limitati con misure, metodi, ovvero sistemi di organizzazione del lavoro o con mezzi tecnici di protezione collettiva, il datore di lavoro deve fare ricorso alla segnaletica di sicurezza, conformemente alle prescrizioni di cui agli Allegati da XXIV a XXXII”.

In questi casi, ai sensi dell’articolo 164, egli deve provvedere a fornire ai lavoratori e ai loro rappresentanti informazione e formazione specifica. Nella Tabella 1 – di seguito riportata – sono elencati i colori, le forme geometriche e le indicazioni della segnaletica di sicurezza sul lavoro. La selezione dei colori da impiegare, come si diceva, non è casuale: ognuno di essi costituisce un vero e proprio linguaggio visivo codificato e risponde a meccanismi percettivi analoghi a quelli osservati in natura.

Tabella 1 – Colori e significato della segnaletica di sicurezza ai sensi del D.Lgs. n. 81/2008.

Aposematismo e percezione dei colori: come il cervello interpreta i segnali

In generale, in natura il colore è percepito di istinto come informazione di qualcosa e, dunque, assume un significato che può essere anche comunicazione di pericolo. Nel regno animale e vegetale, l’insieme delle caratteristiche morfologiche, fisiologiche o comportamentali, frutto del processo di selezione naturale, che aumentano la probabilità di sopravvivenza e riproduzione della specie prende il nome di “adattamento evolutivo”. Tra gli adattamenti figura la c.d. “colorazione aposematica”. Gli animali aposematici utilizzano colori brillanti o sgargianti quali, ad es., disegni neri e gialli o modelli distintivi nel colore, nelle forme, nell’intensità e nel contrasto per avvisare i predatori della loro tossicità, velenosità o semplicemente inappetibilità.

Sebbene la strategia comunicativa possa utilizzare un’ampia varietà di tipologie di segnali, si registra una convergenza nell’uso di colorazioni simili, con il ricorso comune ai colori rosso, arancio, giallo e nero. Una delle ipotesi formulate al riguardo è che tali colori siano più stabili al variare delle condizioni naturali, quali a esempio il clima o l’orario nell’arco della giornata e, inoltre, maggiormente contrastanti rispetto al colore della vegetazione naturale di fondo. La percezione dei colori dipende da una serie di meccanismi neurofisiologici, ampiamente studiati.

La prima teoria sulla percezione del colore venne formulata nel 1878 dal fisiologo tedesco Ewald Hering il quale enunciò la teoria del “processo opponente del colore”, secondo la quale il sistema visivo elabora i colori, in particolare delle coppie antagoniste: rosso-verde, blu-giallo, bianco-nero. Di conseguenza, non è possibile percepire un colore che sia contemporaneamente rosso e verde, perché la sensazione di un colore cancella quella dell’altro. Le combinazioni dei colori che nell’habitat terrestre contraddistinguono i segnali di pericolo, largamente rappresentati nella colorazione aposematica, assolvono efficacemente alla funzione di stimolo dei canali opponenti del colore in quanto molto evidenti e, per l’appunto, a forte contrasto rispetto allo sfondo naturale. La Figura 1 presenta alcuni esempi di animali aposematici appartenenti alla classe degli artropodi, dei molluschi gasteropodi, degli anfibi e dei rettili.

Figura 1 – Alcuni esempi di animali con colorazione aposematica: insetti (A, B), gasteropodi nudibranchi (C, D), anfibi (E, F) e rettili (G) aposematici. [Figure e immagini generate con tecnologia IA].

La capacità di visione dei colori è diffusa in tutto il regno animale, a dimostrazione della sua importanza come strumento per l’analisi e l’interpretazione dell’ambiente visivo. Nei mammiferi, in particolare, il mantenimento della visione dei colori ha contribuito al loro successo evolutivo; nei primati, i più evoluti tra i mammiferi, la capacità di discriminare i diversi colori unita allo sviluppo di un cervello grande, agile e plastico ha conferito una capacità di elaborazione ed utilizzo delle informazioni associate ai colori ampiamente diversificata.

Nell’uomo, la luce ha importanza ai fini della comunicazione e permette di ottenere informazioni, anche spazialmente distanti, in pochissimo tempo. Il colore non rappresenta solo uno stimolo visivo, ma genera cambiamenti fisiologici e suscita esperienze emotive che sono rimaste immutate nel corso dell’evoluzione della specie umana. Il linguaggio dei colori è rimasto sempre lo stesso, influenzando l’uomo in modo istintivo, profondo e immediato.

Evidenze sperimentali sugli effetti dei colori nei luoghi di lavoro

Diversi sono gli studi condotti sugli effetti fisiologici, percettivi e decisionali associati al colore capaci di incidere sull’efficacia comunicativa delle parole e dei segnali di sicurezza nei luoghi di lavoro nel fornire informazione e richiamare l’attenzione dei lavoratori in prossimità di un pericolo e orientarli verso comportamenti sicuri. Colore e parole interagiscono profondamente tra loro, come dimostrano alcuni studi sperimentali finalizzati a rilevare la variazione nella percezione del pericolo davanti a segnali diversi per combinazione di colore e parole di avvertenza.

In uno studio condotto nel 2020 sui meccanismi neurali di risposta degli individui a stimoli visivi sono state testate le reazioni indotte da tre tipi di segnaletica di sicurezza: segnali di divieto, di obbligo e di avvertimento. Le reazioni sono state misurate attraverso la registrazione dei c.d. “potenziali evento-correlati” (Event-Related Potentials, ERP), ovvero le modifiche del segnale elettroencefalografico conseguenti alla stimolazione. Lo studio ha evidenziato che il processo di elaborazione dei segnali di sicurezza si compone di due fasi:

  • rilevazione automatica e rapida dell’informazione comunicata dal segnale
  • integrazione consapevole della stessa nella c.d. working memory.

Quest’ultima rappresenta la capacità cognitiva di mantenere attive ed elaborare le informazioni che si ricevono, necessarie per svolgere compiti complessi come comprendere, ragionare e prendere decisioni.

I risultati hanno mostrato che esiste una scala di intensità nella percezione del pericolo tra i segnali di sicurezza, con un livello più alto per i segnali di avvertimento (colore giallo) rispetto a quelli di divieto (colore rosso) e di obbligo (colore azzurro). Inoltre, è emerso che gli individui sono in grado di percepire istintivamente i potenziali pericoli comunicati dal colore della segnaletica di sicurezza anche se non prestano esplicitamente attenzione ad essa. Su tali presupposti la segnaletica dovrebbe essere installata in posizione ben visibile nel luogo di lavoro, in modo da aumentare la probabilità di essere percepita ed elaborata, esplicitamente o implicitamente, dai lavoratori. Essa deve altresì essere vivida e facilmente comprensibile per indurre un livello appropriato di percezione del pericolo, così che le informazioni che comunica possano essere facilmente memorizzate ed elaborate nella working memory.

Dal codice della natura alla sicurezza sul lavoro: il colore come segnale universale di prevenzione

In conclusione, la normativa sulla segnaletica di sicurezza contempla l’adozione di colori e contrasti coinvolti nel fenomeno dell’aposematismo con il quale, in natura, le specie animali e vegetali aumentano le loro possibilità di sopravvivenza. L’obiettivo è il medesimo, ovvero garantire un’immediata comprensione del messaggio di pericolo, avvertimento o condizione sicura, indipendentemente – nel caso della segnaletica – dal contesto linguistico, geografico e culturale. In entrambi i casi, inoltre, il colore svolge la funzione di segnale visivo universale, progettato per essere riconosciuto rapidamente, memorizzato e associato a un comportamento appropriato, contribuendo in modo efficace alla prevenzione di eventi dannosi.

La selezione dei colori adottati risponde a criteri percettivi, psicologici e comunicativi consolidati, confermati da studi sperimentali condotti anche su popolazioni lavorative.

Ringraziamenti

Gli autori desiderano ringraziare la dott.ssa Patrizia De Cillis, ricercatrice responsabile della Biblioteca Scientifica Inail per la preziosa assistenza nel reperimento e nell’accesso ad alcune fonti documentali e bibliografiche.

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Strumenti e risorse per l’approfondimento

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