La Legge Nazionale sull’Intelligenza Artificiale n. 132/2025 rappresenta un tentativo ambizioso di disciplinare organicamente una tecnologia rivoluzionaria. Il provvedimento aspira a bilanciare la promozione dell’innovazione con la tutela dei diritti fondamentali, intervenendo in settori cruciali come sanità, giustizia e sicurezza. Tuttavia, un’analisi critica evidenzia tensioni che potrebbero limitarne l’efficacia operativa.
Articolo tratto dalle considerazioni finali del volume Commentario alla legge sull’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, di Michele Iaselli – EPC Editore
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Uno dei nodi centrali è il coordinamento tra la normativa italiana e l’AI Act europeo. La sovrapposizione tra i due sistemi rischia di creare incertezze interpretative: mentre il regolamento UE garantisce un mercato unico armonizzato, le specificità introdotte dall’Italia potrebbero imporre oneri burocratici aggiuntivi. Questa stratificazione normativa richiede uno sforzo di semplificazione per evitare che la conformità diventi un freno per le startup e le imprese tecnologiche.
Il legislatore introduce il concetto di “contributo creativo umano identificabile e prevalente” per la tutela del diritto d’autore. Si tratta di una sfida complessa, data la crescente capacità dell’IA di generare contenuti autonomi. Parallelamente, il criterio del “controllo umano significativo” per l’imputazione della responsabilità penale manca di parametri operativi precisi. Senza criteri chiari per distinguere tra utilizzi marginali e determinanti, si rischiano disparità di trattamento nei processi giudiziari.
L’architettura istituzionale delineata è caratterizzata da una notevole frammentazione. Il coinvolgimento di molteplici organismi, tra cui l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) e l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), delinea zone grigie di competenza. Questa molteplicità di attori rischia di generare rallentamenti decisionali e conflitti interpretativi, rendendo la governance meno agile di quanto il mercato tecnologico richiederebbe.
La legge mostra asimmetrie evidenti: se sanità e giustizia ricevono un’attenzione dettagliata, ambiti come istruzione, trasporti ed energia appaiono disciplinati in modo superficiale. Sul fronte del lavoro, pur enfatizzando la formazione, la norma non affronta temi strutturali come la redistribuzione dei benefici derivanti dall’automazione o la definizione di nuovi modelli contrattuali per la collaborazione uomo-macchina, lasciando i lavoratori parzialmente scoperti di fronte alla transizione tecnologica.
Le maggiori criticità finali riguardano la clausola di invarianza finanziaria, che appare irrealistica per enti che devono acquisire competenze tecniche d’eccellenza, e la scarsa attenzione alla partecipazione democratica. Manca un coinvolgimento strutturato della società civile, elemento essenziale affinché l’adozione dell’IA sia non solo tecnicamente corretta, ma anche socialmente legittimata.
Intelligenza Artificiale: la legge 132/2025 tra innovazione e diritti
Approvata la Legge Italiana sull’Intelligenza Artificiale – InSic.it
