Rischio chimico nei luoghi di lavoro: il nuovo fact sheet INAIL per una corretta valutazione

Rischio chimico nei luoghi di lavoro: il nuovo fact sheet INAIL per una corretta valutazione

L’evoluzione della normativa sul rischio chimico rende sempre più centrale una corretta valutazione dell’esposizione dei lavoratori agli agenti chimici pericolosi. Un nuovo Focus tecnico INAIL analizza il ruolo delle principali norme tecniche di riferimento, dalla UNI EN 689:2019 alla UNI EN 482:2021, illustrando il quadro normativo aggiornato e gli strumenti operativi a supporto della valutazione del rischio chimico.

Perché il rischio chimico interessa quasi tutti gli ambienti di lavoro

Uno degli aspetti più interessanti evidenziati dal Fact sheet INAILRischio chimico negli ambienti di lavoro” riguarda la diffusione di questo specifico rischio. Come ricorda l’Istituto, non si tratta infatti di un rischio confinato all’industria chimica, ma interessa numerosi settori produttivi nei quali vengono utilizzate sostanze o miscele pericolose. Secondo i dati richiamati nel documento, circa il 17% dei lavoratori europei dichiara di essere esposto a sostanze chimiche per almeno un quarto dell’orario di lavoro, mentre il 15% riferisce un’esposizione a fumi, vapori, polveri o aerosol.

Norme cogenti e norme tecniche: un sistema complementare

Il documento in esame ricostruisce, quindi, il quadro normativo che disciplina il rischio chimico. Accanto al D.Lgs. 81/2008, che richiede una corretta valutazione del rischio e l’adozione di tutte le misure preventive e le disposizioni per la tutela della salute dei lavoratori, come definite dagli artt. 225, 226 e 237, vengono anche richiamati:

  • il D.Lgs. 39/2016 di allineamento ai regolamenti CLP e REACH;
  • il D.Lgs. 135/2024 che ha esteso la disciplina alle sostanze tossiche per la riproduzione.

Accanto alla normativa cogente giocano un ruolo sempre più di rilievo le norme tecniche europee e internazionali, tra cui la UNI EN 689:2019 e la UNI EN 482:2021, considerate strumenti fondamentali per applicare in modo uniforme gli obblighi previsti dalla legislazione ed entrambe richiamate nell’allegato XLI del D.lgs. 81/2008.

UNI EN 689:2019 – il riferimento per la valutazione dell’esposizione per inalazione

Una parte significativa del documento è dedicata alla norma UNI EN 689:2019 sulla valutazione dell’esposizione per inalazione.

Secondo INAIL, tale norma definisce le modalità di gestione delle misurazioni degli agenti chimici aerodispersi e i criteri da adottare al fine di poter dimostrare il rispetto dei limiti di esposizione professionale. In particolare, definisce un modello metodologico per la valutazione dell’esposizione inalatoria agli agenti chimici, riconosciuto a livello europeo, che prevede diverse fasi:

  • caratterizzazione di base;
  • definizione della strategia di campionamento e analisi;
  • individuazione dei gruppi similari di esposizione (SEG);
  • campionamento e misurazioni;
  • rivalutazione periodica.

Le sostanze reprotossiche nel nuovo quadro normativo

Il documento richiama anche le novità introdotte dal D.Lgs. 135/2024, che recepisce la direttiva europea estendendo la disciplina anche alle sostanze tossiche per la riproduzione.

Il principio rimane quello già previsto per gli agenti cancerogeni e mutageni: privilegiare l’eliminazione o la sostituzione della sostanza pericolosa e, quando ciò non sia possibile, il datore di lavoro è tenuto all’adozione di un sistema chiuso, quale misura di prevenzione primaria, da anteporre alla riduzione dell’esposizione.

Approfondimenti: dove scaricare il fact sheet INAIL sul rischio chimico

Il Fact sheet pubblicato da INAIL rappresenta uno strumento di consultazione utile per tutti i professionisti della salute e sicurezza sul lavoro che si occupano della gestione del rischio chimico.

Per consultare tutti gli approfondimenti tecnici, gli esempi applicativi e le schede riportate dagli autori, è possibile scaricare gratuitamente il Fact sheet dal portale INAIL, al seguente link:

Per saperne di più sulla valutazione del rischio chimico nei luoghi di lavoro

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