Rischio amianto sul lavoro: tra prevenzione, tutele e sostegno alle vittime

Rischio amianto sul lavoro: tra prevenzione, tutele e sostegno alle vittime

Il rischio amianto resta una questione centrale per la salute pubblica e la sicurezza sul lavoro. Considerato a torto un’emergenza del passato, ci troviamo di fronte a un fenomeno che determina ogni giorno quasi 20 decessi e 3 nuovi casi di patologie di severa gravità.
Il tema è stato al centro dell’intervento dell’autrice alla tavola rotonda del Safety Expo 2026 di Bergamo, che ha offerto l’occasione per richiamare l’attenzione sulle nuove disposizioni del D.Lgs. 213/2025 – che rafforzano la tutela dei lavoratori esposti – e sull’importanza del Fondo nazionale per le Vittime dell’Amianto che continua a svolgere un ruolo di sostegno e informazione per le persone malate e i loro familiari.

Rischio amianto in Italia: le patologie e le conseguenze dell’esposizione

Sono trascorsi oltre trent’anni dall’emanazione della legge 27 marzo 1992, n. 257 che ha definitivamente messo al bando nel nostro Paese la produzione, ogni forma di lavorazione, la commercializzazione e la vendita dei materiali contenenti le fibre di amianto. Tuttavia, in Italia si stima ci siano ancora circa 7mila decessi l’anno causati dall’amianto (professionali e non professionali) e vengono diagnosticati circa 1000 nuovi casi di malattie correlate all’asbesto (dato INAIL).
Stiamo quindi parlando di un fenomeno che, nel silenzio della consapevolezza collettiva e in assenza di un allarme sociale adeguato, determina ogni giorno quasi 20 decessi e 3 nuovi casi di patologie di severa gravità.

Pur considerando la lunga latenza delle patologie correlate alle fibre di amianto – ossia il tempo che intercorre tra la prima esposizione e la manifestazione della malattia, che può superare i 40 anni – i dati dimostrano che l’insorgenza delle patologie asbesto-correlate si manifesta già solo dopo 25-30 anni.
Risulta perciò evidente che tra coloro che ricevono oggi una diagnosi di essere affetti da patologie conseguenti all’esposizione all’amianto non vi è solo chi è entrato in contatto con le fibre prima del 1992, ma anche successivamente. Contatti che, in forma diversa (inalazione o ingestione) hanno causato lo sviluppo di una malattia asbesto-correlata (che nel caso di mesotelioma corrisponde, con altissima frequenza, ad una diagnosi nefasta dall’epilogo rapido e definitivo) non solo in coloro che per ragioni professionali sono stati esposti all’amianto, ma anche quando la causa è riconducibile a motivi familiari (prossimità con i lavoratori esposti, spesso mediante gli indumenti da lavoro portati a casa) o ambientali (vivendo in zone ad alta percentuale di fibre di amianto disperse nell’aria). Basti pensare che se in media, ogni anno, muore il 3% dei tecnopatici, per chi contrae una malattia asbesto-correlata per causa lavorativa la percentuale media di decesso sale al 46% (dati diffusi da INAIL).

Il rischio amianto, pertanto, nonostante le nuove disposizioni normative volte alla più ampia tutela e prevenzione, permane drammaticamente nel nostro Paese. Per questo occorre contrastare in modo drastico ogni forma di possibile esposizione, operando anche attraverso un’azione capillare di informazione per accrescere la conoscenza e consapevolezza del problema, ancora attuale.

D.Lgs. 213/2025: le nuove disposizioni sulla sicurezza dall’amianto

Con il recente recepimento della direttiva EU 2023/2668, mediante l’emanazione del d.lgs. n. 213/2025 che ha novellato gli articoli dal 246 al 265 del d.lgs. 81 del 2008 s.m., inerenti il tema dell’amianto, rilevanti passi avanti si stanno compiendo a favore della prevenzione, dell’aumento delle tutele e verso una sempre più certa e diffusa garanzia di maggiori livelli di protezione.
A fronte del prioritario intervento di rilevante riduzione del valore limite di esposizione e di un esplicito più ampio campo di applicazione delle nuove disposizioni vincolanti (che ora include svariate attività prima non considerate a rischio di esposizione), di significativa attenzione sono:

  • l’ampiezza delle informazioni richieste nella notifica del datore di lavoro agli organi di vigilanza,
  • una più meticolosa misurazione della concentrazione di fibre di amianto nell’aria,
  • una rafforzata azione formativa, in particolare rivolta alle procedure anti-inalazione.

Prevenzione del rischio amianto: il ruolo delle imprese e della formazione

Purtroppo, però, come è evidente – in tema di amianto, così per la prevenzione della salute e sicurezza sul lavoro – le normative più stringenti e i controlli non possono garantire, come unici interventi, maggiori tutele, non assicurando una protezione dai rischi certa per ogni operatore, in ogni contesto lavorativo. Per raggiungere tale obiettivo occorre, quindi, un impegno corale, a partire dal diffondere la conoscenza e aumentare la consapevolezza dei rischi da esposizione in tutti coloro che a diverso titolo si trovino ad operare in presenza di materiali contenenti fibre di amianto. Perché se oggi nelle grandi e specializzate aziende il rischio è indubbiamente gestito, attuando interventi di prevenzione e protezione adeguati, è nelle micro e piccole imprese che permane un’alta percentuale di sottovalutazione colposa (o, talvolta, purtroppo dolosa) del rischio da esposizione.

Il riferimento, in particolare, va alle piccole imprese che operano in edilizia, spesso con poca o assente esperienza (quand’anche a gestione e occupazione straniera), moltiplicatesi già solo a seguito del superbonus (incentivo, in forme diverse, ancora confermato), o nell’ambito degli interventi nel settore ferroviario e trasporto, caratterizzati dal ricorso frequente ad appalti e subappalti (dove prevale spesso la logica del “penalizzante” criterio del massimo ribasso).

Fondo nazionale per le Vittime dell’Amianto: funzioni e attività

È in questo senso che il Fondo nazionale per le Vittime dell’Amianto (istituito con D.I. n.30/2011), mediante l’attività del relativo Comitato, a composizione tripartita (parti datoriali, sindacali e istituzioni), si adopera da sempre per favorire e mantenere alta l’attenzione sul tema – costituendo l’unico tavolo permanente istituzionale di livello nazionale –, oltre a presidiare l’erogazione e monitorare i tempi delle prestazioni e dell’andamento dei riconoscimenti economici erogati dall’INAIL, a carico oggi della finanza pubblica, previsti per gli affetti da patologie correlate all’amianto, per i superstiti e per chi ha contratto la malattia anche per cause non professionali (ambientali o familiari). Ristori economici diversificati, aggiuntivi alle rendite previste per le inabilità contratte o riconosciuti per i danni subiti; un dovuto assistenziale cresciuto negli anni, seppur sempre minimo rispetto alle pesanti conseguenze patite e alle sofferenze delle vittime, dei superstiti e di chi si trova a combattere malattie gravissime.

Prestazioni per le vittime dell’amianto e iniziative informative

Avendo l’onore di ricoprire il ruolo di Presidente del Fondo, condividendo l’attività con i sedici componenti del Comitato per i prossimi quattro anni, l’impegno a favore di un ritorno a una elevata attenzione al tema, riportando al centro del dibattito l’innalzamento concreto, garantito e diffuso delle tutele, sarà il principale obiettivo che perseguiremo durante l’intero mandato, sollecitando a tal fine tutte le istituzioni preposte (a partire dalle Regioni), e nei riguardi delle forze parlamentari e di governo.
Imminente, in questo senso, la pubblicazione di due strumenti informativi, espressamente voluti dal Comitato – e realizzati dall’INAIL, presso il quale tale organo opera –:

  • l’uno di approfondimento sulle prestazioni garantite dal Fondo,
  • l’altro di guida pratica per la presentazione delle domande da parte dei malati per causa non professionale e per i loro familiari.

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