06.11.26 - Redazione InSic
È disponibile il nuovo fact sheet della Ctss INAIL intitolato “Silice cristallina respirabile nei cantieri – Dal materiale alla prevenzione dell’esposizione“. Il documento intende fornire alle figure della sicurezza, una sequenza operativa per monitorare le lavorazioni in tutte le fasi di cantiere, offrendo strumenti mirati per individuare le criticità, pianificare le verifiche in fase di progettazione e controllare l’effettiva efficacia delle misure adottate in fase di esecuzione.
Nell'articolo
Nei cantieri, la presenza di quarzo all’interno di rocce, terreni o manufatti non si traduce automaticamente in un’esposizione pericolosa per i lavoratori. Come evidenziato dall’INAIL, infatti, «la composizione mineralogica individua una sorgente di pericolo, ma il rischio di esposizione dipende dalle modalità di lavorazione del materiale, dalla frazione respirabile dell’aerosol generato e disperso, nonché dalle condizioni effettive di lavoro e di transito dei lavoratori».
Un materiale ricco in quarzo, se mantenuto integro, non comporta di per sé un’esposizione a silice cristallina respirabile. Al contrario, lavorazioni ad alta energia possono generare ingenti quantità di particelle fini.
Il rischio è legato, dunque, alle attività che comportano l’emissione di polveri di silice generate da un procedimento di lavorazione. Il valore limite di esposizione professionale è fissato a 0,1 mg/m³ come media ponderata sulle otto ore (D.Lgs. 81/08, Titolo IX, Capo II, Allegato XLIII). Trattandosi di un agente cancerogeno, il rispetto di tale soglia non esaurisce gli obblighi di prevenzione: l’esposizione deve essere ridotta al livello più basso tecnicamente possibile, applicando rigorosamente la gerarchia delle misure di prevenzione e protezione.
Tra le attività da esaminare e monitorare rientrano, ad esempio:
Ma vanno tenute in considerazione anche le attività di movimentazione di materiali polverulenti, di pulizia a secco, nonché il transito dei mezzi e la possibile risospensione delle polveri depositate.
Anche l’efficacia delle misure di mitigazione (come i sistemi di abbattimento a umido o l’aspirazione localizzata) deve essere verificata durante l’uso reale, poiché «quantità d’acqua insufficiente, getti non correttamente orientati, interruzioni nell’erogazione, velocità elevate dell’utensile o zone non raggiunte dall’acqua possono ridurre l’efficacia dell’abbattimento».
Limitare la valutazione del rischio esposizione al solo addetto all’operazione, in molti casi può non essere sufficiente. Il documento richiama infatti l’attenzione sulla possibilità di coinvolgimento di persone che non utilizzano direttamente l’attrezzatura, come «autisti, operatori dei mezzi, assistenti, manutentori, tecnici e lavoratori in transito» i quali condividono il medesimo profilo espositivo a causa della vicinanza o delle lavorazioni interferenti.
La prevenzione del rischio da silice cristallina deve agire prioritariamente sulla sorgente e sul processo, affiancando alle misure tecniche interventi organizzativi coerenti. L’efficacia delle soluzioni adottate deve poi essere verificata durante l’utilizzo reale, monitorando eventuali scostamenti tra la fase di pianificazione e le condizioni operative effettive sul cantiere.
Come evidenziato nel fact sheet INAIL, una lettura integrata dei materiali e dei processi consente di anticipare le criticità e validare l’effettiva tenuta delle misure tecniche e organizzative messe in campo.
Arricchisci le tue conoscenze in materia, con i libri di EPC Editore e con i Corsi di formazione dell’Istituto Informa:
