25.05.26 - Redazione InSic
L’adeguamento antincendio del patrimonio monumentale impone una sintesi critica tra l’inderogabile salvaguardia della vita umana e l’istanza di conservazione dell’identità materiale del bene.
Un recente studio pubblicato sulla rivista Antincendio n. 4/2026 illustra come conciliare le moderne strategie di fire engineering con il rispetto dei vincoli storici e architettonici. Lo studio è a cura dell’Arch. Barbara Giammaria, Ph.D.
Nell'articolo
La prevenzione incendi nel patrimonio monumentale ha smesso di essere un’imposizione esogena per diventare una componente intrinseca del pro getto di restauro. La transizione dal metodo prescrittivo a quello prestazionale ha permesso di risolvere il conflitto tra sicurezza e conservazione, tra sformando i limiti fisici del monumento in parametri di un calcolo ingegneristico rigoroso. L’impiego coordinato di tecnologie d’avanguardia — dalla rivelazione ASD ai sistemi Water Mist e Aerosol — dimostra che la protezione di ciò che è insostituibile non richiede la rinuncia alla bellezza, ma un’applicazione colta e “chirurgica” della tecnica.
La progettazione prestazionale assicura che il patrimonio monumentale sopravviva al fuoco senza dover sacrificare la propria anima e autenticità materiale, garantendo una resilienza invisibile che è, a tutti gli effetti, la massima espressione del restauro scientifico contemporaneo.
Superando la rigidità degli approcci prescrittivi — storicamente responsabili di manomissioni irreversibili dei tessuti edilizi antichi — lo studio pubblicato sul numero 4/2026 della rivista Antincendio, analizza l’efficacia della Fire Safety Engineering (FSE) come protocollo scientifico di mediazione tra sicurezza e tutela.
Sulla scorta dei paradigmi del “minimo intervento” e della “reversibilità”, l’integrazione tecnologica viene analizzata come componente organica del processo di restauro, subordinando le dotazioni impiantistiche alla compatibilità materica e alla leggibilità del palinsesto architettonico.
Attraverso l’analisi quantitativa dei tempi di esodo (ASET/RSET) e la caratterizzazione dei carichi d’incendio reali, l’articolo dimostra come la progettazione prestazionale consenta di convalidare soluzioni alternative ad alto contenuto tecnologico e ridotto impatto visivo.
Viene approfondito:
L’integrazione di tali dispositivi, armonizzata con i protocolli del Piano di Limitazione dei Danni, permette di assolvere ai livelli di protezione del Codice di Prevenzione Incendi senza alterare l’equilibrio termofisico e il valore storico artistico dell’organismo architettonico, in linea con i più avanzati standard internazionali di gestione del rischio.