25.09.26
Un approfondimento pubblicato sulla rivista Antincendio analizza, attraverso un caso concreto, le scelte progettuali per lo smaltimento di fumo e calore nei grandi edifici logistici.
L’articolo completo, pubblicato sulla rivista Antincendio, è disponibile a fondo pagina
Nella foto: ENFC in copertura. Nella soluzione secondo Appendice G contano superficie utile, certificazione e governabilità del componente
Nell'articolo
L’articolo, a cura dell’Ing. Luca Marzola, managing director Bovema Italia, parte dall’analisi di un edificio logistico di 20.000 m², alto mediamente 10 metri, dotato di impianto di rivelazione e allarme incendio e di impianto sprinkler, con un carico d’incendio dichiarato di 1.400 MJ/m². Un caso particolarmente significativo per evidenziare come lo smaltimento di fumo e calore non possa essere valutato considerando soltanto la superficie complessiva delle aperture disponibili.
Un primo elemento riguarda la distinzione tra smaltimento di fumo e calore di livello di prestazione II ed evacuazione di fumo e calore di livello III. Nel primo caso, l’obiettivo è agevolare l’intervento delle squadre di soccorso e dei Vigili del fuoco, senza garantire condizioni di esodo degli occupanti.
Nel caso analizzato, la soluzione conforme al capitolo S.8 richiederebbe 800 m² di aperture, mentre quelle effettivamente disponibili in copertura raggiungono 465 m². Le baie di carico possono invece essere considerate per l’afflusso dell’aria e non come uscite di fumo.
L’approfondimento presenta quindi l’applicazione dell’Appendice G della UNI 9494-1, che consente di sviluppare una soluzione calibrata sulle caratteristiche dell’edificio, sui sistemi di protezione presenti e sui tempi di intervento. Nel caso studio, il metodo porta a una superficie utile richiesta di 115 m², con 21 ENFC da 3×2,3 metri.