09.10.26
13.09.26 - Tommaso Palazzesi
Prima di una trasferta internazionale, molte aziende si fermano a un solo controllo: il colore del Paese sulla mappa del Ministero degli Esteri. È un’informazione utile, ma non è una valutazione del rischio. Il rischio reale dipende da chi viaggia, dove va esattamente, cosa deve fare sul posto — non solo dal profilo generale del Paese di destinazione.
Nell'articolo
Le schede Paese dell’Unità di Crisi della Farnesina, consultabili su Viaggiare Sicuri, sono un punto di partenza corretto: forniscono un quadro aggiornato su sicurezza, situazione sanitaria e mobilità in oltre 220 destinazioni. Ma descrivono il rischio di un Paese, non quello di un viaggio.
Un errore che si incontra frequentemente è considerare esaurito l’obbligo di valutazione con la semplice lettura di questa scheda, magari allegata a una mail prima della partenza. La normativa, invece, chiede qualcosa di più preciso: la valutazione dei rischi prevista dal D.Lgs. 81/2008 si applica anche al lavoratore in trasferta, e il datore di lavoro resta responsabile della sua sicurezza indipendentemente dal luogo in cui la prestazione viene resa.
Due persone che si recano nello stesso Paese possono essere esposte a livelli di rischio molto diversi. Cambiano:
Una valutazione che non tiene conto di questi elementi rischia di essere corretta sulla carta e inutile nella pratica.
La formazione pre-partenza viene spesso ridotta a un elenco di comportamenti da evitare. È utile, ma non basta. Chi parte dovrebbe sapere cosa fare nei primi minuti di un imprevisto, non solo quali quartieri evitare: come contattare l’azienda, chi allertare sul posto, quali strutture sanitarie sono raggiungibili, come comportarsi in caso di controlli o fermi non previsti.
Una formazione costruita su questi elementi cambia il modo in cui una persona reagisce a un evento imprevisto — e riduce il tempo che intercorre tra l’evento e la prima risposta corretta.
Una trasferta internazionale gestita con metodo richiede una procedura strutturata, non un unico momento informativo prima della partenza:
Non serve un piano diverso per ogni destinazione. Serve una struttura comune, che venga poi adattata al rischio specifico della missione.
Un aspetto spesso trascurato: il livello di rischio di un Paese può cambiare mentre il viaggiatore è già sul posto. Un evento politico, un’emergenza sanitaria, un deterioramento improvviso dell’ordine pubblico possono modificare lo scenario nel giro di ore. Una procedura di trasferta che non prevede un meccanismo di aggiornamento e comunicazione in tempo reale resta valida solo finché non serve davvero.
Trattare la sicurezza delle trasferte come un adempimento da chiudere prima della partenza è comprensibile, ma riduttivo. La responsabilità del datore di lavoro accompagna il lavoratore per tutta la durata della missione, non si esaurisce nel momento in cui sale sull’aereo.
Costruire una procedura specifica, aggiornabile e conosciuta da chi parte non elimina il rischio di un viaggio all’estero — nessuna procedura può farlo. Ma sposta l’organizzazione da un atteggiamento reattivo, che si attiva solo quando qualcosa è già andato storto, a un atteggiamento che prepara davvero le persone a gestire l’imprevisto.
Sicurezza dei lavoratori all’estero: distacco, trasferte e responsabilità