25.09.26
05.06.26 - Redazione InSic
La progressiva eliminazione dei PFAS dal settore antincendio sta imponendo nuove sfide tecniche e normative agli operatori del comparto. Un approfondimento pubblicato sulla rivista Antincendio analizza criticità, limiti delle tecnologie tradizionali e possibili sviluppi per una gestione più efficace della contaminazione. Un tema destinato a incidere sempre più sulle strategie di manutenzione e adeguamento degli impianti.
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Nell'articolo
L’articolo pubblicato sul numero di maggio 2026 della rivista Antincendio affronta uno dei temi più attuali per il settore della protezione attiva: la presenza delle sostanze poli- e perfluoroalchiliche (PFAS) nei sistemi antincendio e le difficoltà legate alla loro rimozione.
Le caratteristiche che hanno reso i PFAS particolarmente efficaci nelle schiume antincendio di Classe B — elevata stabilità chimica, resistenza termica e capacità di formare film acquosi altamente performanti — sono le stesse che oggi ne fanno un problema ambientale di rilevanza crescente. La loro persistenza nell’ambiente, infatti, ha portato queste sostanze a essere definite “inquinanti eterni”, determinando un progressivo irrigidimento del quadro normativo europeo.
Uno degli aspetti più interessanti dell’approfondimento riguarda l’analisi delle tecnologie oggi maggiormente utilizzate per il trattamento dei PFAS. Carbone attivo, resine a scambio ionico e osmosi inversa rappresentano soluzioni consolidate per la rimozione dei contaminanti dall’acqua, ma mostrano un limite strutturale: trasferiscono il contaminante senza eliminarlo definitivamente.
L’articolo evidenzia inoltre il peso economico e gestionale dei processi successivi di smaltimento, spesso affidati all’incenerimento ad alte temperature, unico sistema attualmente riconosciuto per la distruzione completa del legame carbonio-fluoro.
Fluoraway è il sistema sviluppato da Vanity Fire per la decontaminazione di impianti e attrezzature antincendio: un approccio differente rispetto ai tradizionali processi di separazione. L’obiettivo non è soltanto rimuovere i PFAS dalla matrice contaminata, ma eliminarne il rischio residuo e prevenire il fenomeno della contaminazione di ritorno. Tra i vantaggi evidenziati figurano la possibilità di operare direttamente in sito, la riduzione dei tempi di fermo impianto e l’ottenimento di livelli di contaminazione inferiori alle soglie di rilevabilità analitica.